Art. 829 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Casi di nullità

Articolo 829 - codice di procedura civile

L’impugnazione per nullità è ammessa, nonostante qualunque preventiva rinuncia, nei casi seguenti:
1) se la convenzione d’arbitrato è invalida, ferma la disposizione dell’articolo 817, terzo comma;
2) se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi prescritti nei capi II e VI del presente titolo, purché la nullità sia stata dedotta nel giudizio arbitrale;
3) se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell’articolo 812;
4) se il lodo ha pronunciato fuori dei limiti della convenzione d’arbitrato, ferma la disposizione dell’articolo 817, quarto comma, o ha deciso il merito della controversia in ogni altro caso in cui il merito non poteva essere deciso;
5) se il lodo non ha i requisiti indicati nei numeri 5), 6), 7) dell’articolo 823;
6) se il lodo è stato pronunciato dopo la scadenza del termine stabilito, salvo il disposto dell’articolo 821;
7) se nel procedimento non sono state osservate le forme prescritte dalle parti sotto espressa sanzione di nullità e la nullità non è stata sanata;
8) se il lodo è contrario ad altro precedente lodo non più impugnabile o a precedente sentenza passata in giudicato tra le parti purché tale lodo o tale sentenza sia stata prodotta nel procedimento;
9) se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio;
10) se il lodo conclude il procedimento senza decidere il merito della controversia e il merito della controversia doveva essere deciso dagli arbitri;
11) se il lodo contiene disposizioni contraddittorie;
12) se il lodo non ha pronunciato su alcuna delle domande ed eccezioni proposte dalle parti in conformità alla convenzione di arbitrato.
La parte che ha dato causa a un motivo di nullità, o vi ha rinunciato, o che non ha eccepito nella prima istanza o difesa successiva la violazione di una regola che disciplina lo svolgimento del procedimento arbitrale, non può per questo motivo impugnare il lodo.
L’impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è ammessa se espressamente disposta dalle parti o dalla legge. È ammessa in ogni caso l’impugnazione delle decisioni per contrarietà all’ordine pubblico.
L’impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è sempre ammessa:
1) nelle controversie previste dall’articolo 409;
2) se la violazione delle regole di diritto concerne la soluzione di questione pregiudiziale su materia che non può essere oggetto di convenzione di arbitrato.
Nelle controversie previste dall’articolo 409, il lodo è soggetto ad impugnazione anche per violazione dei contratti e accordi collettivi.

Articolo 829 - Codice di Procedura Civile

L’impugnazione per nullità è ammessa, nonostante qualunque preventiva rinuncia, nei casi seguenti:
1) se la convenzione d’arbitrato è invalida, ferma la disposizione dell’articolo 817, terzo comma;
2) se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi prescritti nei capi II e VI del presente titolo, purché la nullità sia stata dedotta nel giudizio arbitrale;
3) se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell’articolo 812;
4) se il lodo ha pronunciato fuori dei limiti della convenzione d’arbitrato, ferma la disposizione dell’articolo 817, quarto comma, o ha deciso il merito della controversia in ogni altro caso in cui il merito non poteva essere deciso;
5) se il lodo non ha i requisiti indicati nei numeri 5), 6), 7) dell’articolo 823;
6) se il lodo è stato pronunciato dopo la scadenza del termine stabilito, salvo il disposto dell’articolo 821;
7) se nel procedimento non sono state osservate le forme prescritte dalle parti sotto espressa sanzione di nullità e la nullità non è stata sanata;
8) se il lodo è contrario ad altro precedente lodo non più impugnabile o a precedente sentenza passata in giudicato tra le parti purché tale lodo o tale sentenza sia stata prodotta nel procedimento;
9) se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio;
10) se il lodo conclude il procedimento senza decidere il merito della controversia e il merito della controversia doveva essere deciso dagli arbitri;
11) se il lodo contiene disposizioni contraddittorie;
12) se il lodo non ha pronunciato su alcuna delle domande ed eccezioni proposte dalle parti in conformità alla convenzione di arbitrato.
La parte che ha dato causa a un motivo di nullità, o vi ha rinunciato, o che non ha eccepito nella prima istanza o difesa successiva la violazione di una regola che disciplina lo svolgimento del procedimento arbitrale, non può per questo motivo impugnare il lodo.
L’impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è ammessa se espressamente disposta dalle parti o dalla legge. È ammessa in ogni caso l’impugnazione delle decisioni per contrarietà all’ordine pubblico.
L’impugnazione per violazione delle regole di diritto relative al merito della controversia è sempre ammessa:
1) nelle controversie previste dall’articolo 409;
2) se la violazione delle regole di diritto concerne la soluzione di questione pregiudiziale su materia che non può essere oggetto di convenzione di arbitrato.
Nelle controversie previste dall’articolo 409, il lodo è soggetto ad impugnazione anche per violazione dei contratti e accordi collettivi.

Massime

La denuncia di nullità del lodo arbitrale postula in quanto ancorata agli elementi accertati dagli arbitri l’esplicita allegazione dell’erroneità del canone di diritto applicato rispetto a detti elementi e non è pertanto proponibile in collegamento con la mera deduzione di lacune d’indagine e di motivazione che potrebbero evidenziare l’inosservanza di legge solo all’esito del riscontro dell’omesso o inadeguato esame di circostanze di carattere decisivo. (Nella specie il ricorrente aveva censurato per violazione di legge i criteri di determinazione temporale del danno di cui aveva chiesto il risarcimento così formulando una censura infondata perchè involgente la valutazione di merito degli arbitri e non i limiti della clausola compromissoria la S.C. in applicazione del principio ha rigettato il ricorso) Cass. civ. sez. I 12 novembre 2018 n. 28997

In tema di arbitrato soltanto nelle ipotesi di inesistenza del lodo arbitrale (per inesistenza del compromesso o della clausola compromissoria o per essere la materia affidata alla decisione degli arbitri estranea a quelle suscettibili di formare oggetto di compromesso) alla corte d’appello è precluso il passaggio alla fase rescissoria mancando in radice la “potestas decidendi” e configurandosi quindi l’eventuale pronuncia arbitrale come una vera e propria usurpazione di potere. Al contrario le eventuali difformità dai requisiti e dalle forme del giudizio arbitrale possono provocare solo la nullità del lodo con la conseguenza che la corte d’appello è tenuta sempre a pronunciare nel merito senza possibilità di distinguere tra le varie ipotesi che abbiano dato luogo alla rilevata censura Cass. civ. sez. I 16 ottobre 2009 n. 22083 

Nel giudizio di impugnazione per nullità del lodo arbitrale che è giudizio a critica limitata proponibile entro i limiti stabiliti dall’art. 829 c.p.c. trova applicazione la regola della specificità della formulazione dei motivi in considerazione della natura rescindente di tale giudizio e del fatto che solo il rispetto di detta regola può consentire al giudice ed alla parte convenuta di verificare se le contestazioni formulate corrispondano esattamente ai casi di impugnabilità stabiliti dall’art. 829 cit. Pur non essendo indispensabile che l’impugnazione contenga la specifica indicazione delle disposizioni di legge in tesi violate è necessario che dall’atto di impugnazione risulti quale sia stata la norma violata dagli arbitri ovvero il principio di diritto leso atteso che tali oneri competono a colui che impugna il lodo Cass. civ. sez. I 20 febbraio 2004 n. 3383

In tema di arbitrato rituale attesa l’applicabilità del principio di cui all’art. 112 c.p.c. anche al procedimento arbitrale è inibito agli arbitri di esaminare aspetti nuovi della vicenda che non si traducano in mere argomentazioni difensive ed è altresì precluso l’inserimento fra i motivi di impugnazione del lodo di specifiche questioni tratte da clausole negoziali mai poste all’attenzione degli arbitri Cass. civ. sez. I 22 maggio 2003 n. 8038

In tema di impugnazione di lodo rituale ai sensi dell’art. 829 secondo comma c.p.c. mentre l’interpretazione degli arbitri in ordine al contenuto di una clausola contrattuale non può essere contestata per la ricostruzione operata dalla volontà delle parti né sostituita con un’interpretazione diversa il sindacato della corte d’appello può invece essere utilmente sollecitato in merito alla inosservanza o alla violazione delle regole di diritto applicate alla clausola ed ai suoi effetti Cass. civ. sez. I 22 aprile 2003 n. 6423

L’esame delle censure di nullità del lodo per violazione delle regole di diritto in iudicando è limitato nella fase rescindente del giudizio all’accertamento della disapplicazione da parte degli arbitri delle regole di diritto che si assumano di volta in volta violate senza possibilità per la Corte d’appello investita del gravame di procedere ad un’interpretazione della volontà delle parti diversa da quella accertata dagli arbitri Cass. civ. sez. I 13 settembre 2002 n. 13439

La previsione nella clausola compromissoria di «inappellabilità del lodo arbitrale» non è nulla atteso che non esclude il rimedio della impugnazione per nullità del lodo ma lo limita alle censure per errores in procedendo di cui al primo comma dell’art. 829 c.p.c. rendendo soltanto inammissibili eventuali censure per inosservanza di regole di diritto sostanziale Cass. civ. sez. I 4 aprile 2001 n. 4943

Nel giudizio arbitrale la questione concernente l’esistenza o la validità della convenzione giustificativa della “potestas iudicandi” degli arbitri ha natura pregiudiziale di rito in quanto funzionale all’accertamento di un “error in procedendo” che vizia una decisione giurisdizionale quale è il lodo Cass. civ. Sezioni Unite 18 novembre 2016 n. 23463

Qualora il lodo abbia pronunciato su una controversia in nessun modo riconducibile al compromesso o all’oggetto della clausola compromissoria viene meno la stessa investitura degli arbitri sicchè è configurabile il vizio di cui all’art. 829 primo comma n. 1 cod. proc. civ. (nel testo applicabile “ratione temporis” anteriore alle modificazioni introdotte dal d.lgs. 2 febbraio 2006 n. 40) secondo cui il lodo è nullo non solo nell’ipotesi di sua inesistenza o di specifici vizi genetici del negozio compromissorio ma anche nel caso in cui si riveli insussistente la potestà decisoria arbitrale e tale vizio è rilevabile anche d’ufficio dal giudice dell’impugnazione a cui compete il potere di accertare la volontà delle parti di deferire ad arbitri la risoluzione di talune controversie attraverso l’interpretazione delle espressioni in cui si coagula il consenso negoziale Cass. civ. sez. I 8 ottobre 2014 n. 21215

La sentenza della corte d’appello che dichiara la nullità del lodo per invalidità della clausola compromissoria e conseguente carenza di “potestas iudicandi” in capo agli arbitri non costituisce una pronuncia resa sulla competenza ma decide una questione di merito; tale sentenza è pertanto impugnabile con il ricorso ordinario per cassazione non già con il regolamento necessario di competenza Cass. civ. sez. I 21 ottobre 2011 n. 21878

Negli arbitrati per l’esecuzione di lavori pubblici cui sia applicabile il d.P.R 16 luglio 1962 n. 1063 la nomina come arbitro da parte del committente di un avvocato del libero foro invece che di un soggetto appartenente alle categorie individuate dall’art. 45 del d.p.r. citato non configura l’ipotesi di cui al n. 3 dell’art. 829 c.p.c. la quale riguarda l’incapacità ad essere arbitro di cui all’art. 812 c.p.c. ma quella prevista dal n. 2 della stessa disposizione per essere la nomina avvenuta in modo difforme da quanto disposto dalla norma al caso applicabile; ne deriva che tale violazione deve essere dedotta nel giudizio arbitrale e non può essere dedotta per la prima volta nel giudizio di impugnazione del lodo. Cass. civ. sez. I 14 ottobre 2011 n. 21222

A norma dell’art. 829 c.p.c. il difetto di potestas iudicandi del collegio arbitrale può essere rilevato anche d’ufficio indipendentemente dalla sua precedente deduzione nella fase apud arbitros soltanto qualora derivi dalla nullità del compromesso o della clausola compromissoria (che ad esempio prevedano l’affidamento di un incarico arbitrale a soggetti diversi da quelli previsti dalla normativa in tema di appalti pubblici dispongano la devoluzione delle controversie fra società e soci ad un collegio di probiviri nominato senza il voto favorevole del socio in conflitto ecc.) mentre in tutti gli altri casi – e cioè nelle più semplici ipotesi di nomine avvenute con modalità diverse da quelle previste dalle parti o in mancanza dal codice di rito civile – l’irregolare composizione del collegio decidente può costituire motivo di impugnazione soltanto quando essa sia stata già denunciata nel corso del giudizio arbitrale (nella specie asserite violazioni dei criteri di nomina degli arbitri di cui alla clausola compromissoria; asserito superamento dei limiti del compromesso afferente alle sole controversie in tema di interpretazione ed esecuzione del contratto) Cass. civ. sez. I 3 giugno 2004 n. 10561

In tema di impugnazione del lodo per motivi attinenti alla nomina degli arbitri (art. 829 comma primo n. 2 c.p.c.) l’ammissibilità dell’impugnazione stessa è condizionata alla deduzione della relativa nullità nell’arco dell’intero giudizio arbitrale senza che possa conseguentemente porsi alcuna questione di limiti temporali nell’ambito dello stesso giudizio che non derivi dal necessario rispetto del principio del contraddittorio restando per l’effetto irrilevante che la relativa deduzione sia sollevata non nella prima difesa della parte eccipiente ma (come nella specie) in una memoria successiva Cass. civ. sez. I 14 febbraio 2003 n. 2208 

L’eccezione di nullità della clausola compromissoria in relazione alle modalità di nomina del terzo arbitro in quanto disciplinate in difformità da quanto previsto dall’art. 809 secondo comma c.p.c. deve essere dedotta nel giudizio arbitrale e non può essere sollevata per la prima volta nel giudizio di impugnazione del lodo Cass. civ. sez. I 13 febbraio 2003 n. 2139

La dichiarazione di nullità del lodo che si fondi non già sulla negazione della competenza degli arbitri a risolvere la controversia inter partes per essere competente o per essere divenuto competente il giudice ordinario ma sulla illegittimità della composizione del collegio arbitrale per essere stato uno dei suoi membri nominato da soggetto non legittimato non contiene una statuizione sulla competenza ma una pronuncia sul difetto di potestà indicanti di quel collegio non incidente sulla validità ed efficacia della clausola compromissoria; detta pronuncia pertanto deve essere impugnata non con regolamento necessario di competenza ma con l’ordinario ricorso per cassazione Cass. civ. sez. I 21 febbraio 2001 n. 2490

La positiva verifica dei poteri degli arbitri postula l’identità tra le parti del giudizio e quelle che hanno stipulato il contratto e la clausola compromissoria sicché l’accertamento della “legitimatio ad causam” di queste ultime coinvolge la stessa “potestas iudicandi” dei primi il cui difetto comportando un vizio insanabile del lodo ex art. 829 cod. proc. civ. (nel testo applicabile “ratione temporis” anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. 2 febbraio 2006 n. 40) è rilevabile d’ufficio nel giudizio d’impugnazione anche in sede di legittimità indipendentemente dalla sua deduzione nel procedimento arbitrale quando derivi da nullità del compromesso o della clausola compromissoria Cass. civ. sez. I 7 ottobre 2014 n. 21100 

Il difetto di “potestas indicandi” del collegio arbitrale comportando un vizio insanabile del lodo può essere rilevato di ufficio nel giudizio di impugnazione indipendentemente dalla sua precedente deduzione nella fase arbitrale soltanto qualora derivi dalla nullità del compromesso o della clausola compromissoria Cass. civ. sez. I 8 maggio 2013 n. 10729  

In materia di arbitrato l’art. 829 n. 4 cod. proc. civ. che sanziona con la nullità il lodo arbitrale che “ha pronunciato fuori dei limiti del compromesso o non ha pronunciato su alcuno degli oggetti del compromesso” si interpreta nel senso che gli arbitri hanno l’obbligo di decidere su tutto il “thema decidendum” ad essi sottoposto e non oltre i limiti di esso; tale concetto letteralmente espresso con riferimento al compromesso vale anche con riguardo al caso in cui la “potestas iudicandi” sia conferita agli arbitri in base a clausola compromissoria e in tal caso il “thema decidendum” è quello specificato nei quesiti posti agli arbitri non già quello genericamente indicato nella clausola fermo restando che la cognizione degli arbitri si estende (salvo eventuali ben precisi limiti legali) a qualsiasi aspetto della vicenda che risulti rilevante ai fini di stabilire se e in qual misura la pretesa fatta valere da una parte sia fondata Cass. civ. sez. I 22 marzo 2013 n. 7282

In tema di lodo arbitrale l’accertamento della “legitimatio ad causam” delle parti coinvolge la stessa “potestas judicandi” degli arbitri il cui difetto comportando un vizio insanabile del lodo a norma dell’art. 829 cod. proc. civ. (nel testo applicabile “ratione temporis” anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. 2 febbraio 2006 n. 40) è rilevabile di ufficio nel giudizio di impugnazione anche in sede di legittimità indipendentemente dalla sua precedente deduzione nell’ambito del procedimento arbitrale qualora derivi dalla nullità del compromesso o della clausola compromissoria Cass. civ. sez. I 13 marzo 2013 n. 6208

In tema di impugnazione di lodo arbitrale la carenza della potestas iudicandi degli arbitri è questione che attiene alla validità del compromesso o della clausola compromissoria nonchè ai relativi limiti sostanziali e temporali o alla composizione del collegio arbitrale. Pertanto a mente dell’articolo 829 c.p.c. il quale regola tassativamente le ipotesi che consentono di impugnare per nullità il lodo arbitrale non è consentito far valere con il relativo giudizio il vizio di motivazione del lodo arbitrale ad esclusione dell’ipotesi in cui essa manchi del tutto Cass. civ. sez. III 14 marzo 2006 n. 5466 

Il principio per cui l’impugnazione del lodo implica il potere dovere del giudice di decidere nello stesso grado della nullità (giudizio rescindente) e della domanda (giudizio rescissorio) non opera ove il lodo promani da arbitri privi del potere di giudicare perché in tal caso il compito del giudice dell’impugnazione non è quello di rinnovare più correttamente il giudizio arbitrale ma di eliminare dalla realtà giuridica la decisione emessa da un collegio non investito del potere di risolvere la controversia restando la competenza a decidere nel merito determinata dalle regole generali del codice di rito Cass. civ. sez. I 21 marzo 2001 n. 4035

L’eccesso di potere giurisdizionale in cui siano incorsi gli arbitri traducendosi in un vizio del lodo che ne comporta la nullità (ex art. 829 primo comma numero 4 c.p.c.) deve essere dedotto come motivo di impugnazione dinanzi alla corte d’appello e non anche per la prima volta in cassazione (pena l’inammissibilità del ricorso) applicandosi anche alle sentenze arbitrali il principio (art. 161 comma primo c.p.c.) della conversione in motivi di gravame delle cause di nullità della sentenza Cass. civ. sez. I 16 febbraio 2001 n. 2293 

In tema di impugnazione del lodo arbitrale il difetto di motivazione quale vizio riconducibile all’art. 829 n. 5 c.p.c. in relazione all’art. 823 n. 3 stesso codice è ravvisabile soltanto nell’ipotesi in cui la motivazione del lodo manchi del tutto ovvero sia a tal punto carente da non consentire l’individuazione della “ratio” della decisione adottata o in altre parole da denotare un “iter” argomentativo assolutamente inaccettabile sul piano dialettico sì da risolversi in una non-motivazione Cass. civ. sez. VI-I 18 maggio 2018 n. 12321 

In tema di impugnazione di lodo arbitrale l’art. 829 n. 5 c.p.c. richiama l’art. 823 n. 5 dello stesso codice il quale nel disporre che il lodo deve contenere l’esposizione sommaria dei motivi non distingue tra lodo pronunciato secondo diritto e quello pronunciato secondo equità; ne consegue che anche quest’ultimo può essere impugnato per la mancata esposizione sommaria dei motivi ossia per totale carenza di motivazione o per una motivazione che non consenta di comprendere la “ratio” della decisione e di apprezzare se l’iter logico seguito dagli arbitri per addivenire alla soluzione adottata sia percepibile e coerente Cass. civ. sez. I 4 luglio 2013 n. 16755 

In tema di giudizio arbitrale la valutazione dei mezzi di prova acquisiti al processo da parte degli arbitri non può essere denunciata quale vizio di nullità del lodo neppure sotto il profilo del difetto di motivazione ai sensi dell’art. 829 n. 5 in relazione all’art. 823 cod. proc. civ. essendo tale vizio ravvisabile nelle sole ipotesi in cui la motivazione manchi del tutto o sia a tal punto carente da non consentire di comprendere l’”iter” del ragionamento seguito dagli arbitri e di individuare la “ratio” della decisione adottata Cass. civ. Sezioni Unite 8 ottobre 2008 n. 24785

Il giudizio di impugnazione del lodo arbitrale ha ad oggetto unicamente la verifica della legittimità della decisione resa dagli arbitri non il riesame delle questioni di merito ad essi sottoposte: pertanto l’accertamento in fatto compiuto dagli arbitri qual è quello concernente l’interpretazione del contratto oggetto del contendere non è censurabile nel giudizio di impugnazione del lodo con la sola eccezione del caso in cui la motivazione del lodo stesso sia completamente mancate od assolutamente carente Cass. civ. sez. I 8 giugno 2007 n. 13511

Il senso della norma di cui all’art. 829 n. 4 c.p.c. che sanziona con la nullità il lodo arbitrale che «ha pronunciato fuori dei limiti del compromesso o non ha pronunciato su alcuno degli oggetti del compromesso» è che gli arbitri hanno l’obbligo di decidere su tutto il thema decidendum ad essi sottoposto e non oltre i limiti di esso; tale concetto letteralmente espresso con riferimento al «compromesso» vale indubbiamente anche con riguardo al caso in cui la potestas iudicandi sia agli arbitri conferita in base a clausola compromissoria e in tal caso il thema decidendum è quello specificato nei quesiti posti agli arbitri non già quello genericamente indicato nella clausola Cass. civ. sez. I 29 agosto 2003 n. 12694

In tema di arbitrato rituale l’instaurazione del procedimento arbitrale dopo la scadenza del termine all’uopo fissato dalle parti integra un vizio di incompetenza degli arbitri in quanto detta scadenza implica il venir meno del loro potere decisionale ed il risorgere della competenza del giudice ordinario al fine per assicurare il rispetto della volontà manifestata dalle parti attraverso la fissazione di un termine di circoscrivere temporalmente la facoltà di sollecitare l’intervento arbitrale; invece la scadenza del termine per il deposito del lodo a causa della totale inerzia delle parti non determina automaticamente la competenza del giudice ordinario poiché diversamente opinando alla parte intenzionata a sottrarsi all’operatività della clausola compromissoria sarebbe sufficiente promuovere il giudizio arbitrale per rimanere poi del tutto inerte onde precludere al collegio arbitrale la possibilità di decidere Cass. civ. sez. II 7 maggio 2013 n. 10599

L’inosservanza di forme prescritte per i giudizi sotto pena di nullità pudeterminare la nullità del lodo soltanto se le parti prima del giudizio arbitrale abbiano stabilito le regole procedimentali cui attenersi eventualmente anche mediante richiamo a quelle del giudizio ordinario Cass. civ. sez. I 31 gennaio 2007 n. 2201 

Costituisce requisito di forma essenziale del lodo arbitrale a pena di nullità pur non essendo contemplato espressamente dall’art. 829 primo comma n. 5 c.p.c. non derogabile dalle parti ai sensi del n. 7 del medesimo articolo la conferenza personale di tutti i componenti del collegio richiesta dall’art. 823 c.p.c. primo comma nel medesimo luogo e in ogni fase del procedimento deliberativo del lodo fino a quella finale in cui è adottata la decisione definitiva – salvo che l’arbitro dopo aver partecipato alla discussione si allontani in tale ultima fase al momento della votazione per astenersi dal voto – al fine di garantire alle parti medesime che le questioni oggetto di controversia siano esaminate con la massima accuratezza e completezza da tutti gli arbitri ai quali è conferito il relativo potere. Per la deliberazione del lodo internazionale è ammissibile anche la conferenza videotelefonica ai sensi dell’art. 837 c.p.c Cass. civ. sez. I 27 aprile 2001 n. 6115 

Nel caso in cui successivamente al deposito delle memorie autorizzato dagli arbitri vengano esperiti incombenti istruttori di qualsiasi tipo la verifica del rispetto del principio del contraddittorio (inteso quale diritto di difendersi compiutamente in contraddittorio) esige l’accertamento che le parti siano state poste non solo in condizione di partecipare alle prove ma anche che siano state rese edotte del fatto che gli arbitri consideravano chiusa l’istruttoria e siano state inoltre poste in grado di formulare le proprie conclusioni e difese definitive anche in relazione all’istruttoria espletata. (Nella specie gli arbitri esperirono due sopralluoghi dopo la scadenza dei termini concessi per memorie e repliche. Impugnato il lodo per nullità la Corte d’appello aveva escluso la nullità ai sensi dell’art. 829 n. 9 c.p.c. ritenendo che essendo stati i sopralluoghi effettuati dal collegio arbitrale nel contraddittorio delle parti informate tempestivamente alla presenza dei rispettivi consulenti tecnici non era necessario concedere un ulteriore termine per memorie. La S.C. sulla base del principio enunciato ha cassato la sentenza della Corte d’appello) Cass. civ. sez. I 12 aprile 2001 n. 5498

È nullo per violazione del diritto al contraddittorio e del diritto di difesa il lodo arbitrale nel quale sia posta a fondamento della decisione una questione rilevata d’ufficio e mai sottoposta alla valutazione delle parti. (In applicazione del predetto principio la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza della corte d’appello che in sede di impugnazione del lodo arbitrale aveva omesso di valutare la dedotta violazione del contraddittorio e del diritto di difesa nonostante la decisione fosse stata fondata sull’inefficacia del contratto per difetto di un progetto preliminare questione mai discussa dalle parti che nel giudizio arbitrale avevano chiesto reciprocamente la risoluzione del contratto per inadempimento con ciò presupponendo la validità del titolo originario) Cass. civ. sez. I 27 settembre 2018 n. 23325

Nel giudizio di impugnazione per nullità di un lodo arbitrale la competenza a conoscere del merito dopo l’esaurimento della fase rescindente presuppone un lodo emesso da arbitri effettivamente investiti di potestas iudicandi la violazione del contraddittorio pur costituendo un vizio idoneo a determinare la nullità del lodo ai sensi dell’art. 829 n. 9) c.p.c. non integra una situazione di totale carenza di potere degli arbitri e di inesistenza del lodo sicché accertata la nullità del lodo per aver gli arbitri pronunciato su una o più domande senza il rispetto del principio del contradditorio (perchè proposte solo nella comparsa conclusionale) il giudice dell’impugnazione deve esperire il giudizio rescissorio. Cass. civ. sez. I 21 maggio 2007 n. 11788 

In tema di arbitrato la sanzione di nullità prevista dall’art. 829 n. 4 c.p.c. per il lodo contenente disposizioni contraddittorie dev’essere intesa nel senso che detta contraddittorietà deve emergere tra le diverse componenti del dispositivo ovvero tra la motivazione ed il dispositivo mentre la contraddittorietà tra le diverse parti della motivazione non espressamente prevista tra i vizi che comportano la nullità del lodo può assumere rilevanza soltanto in quanto determini l’impossibilità assoluta di ricostruire l’iter logico e giuridico sottostante alla decisione per totale assenza di una motivazione riconducibile al suo modello funzionale Cass. civ. sez. I 21 febbraio 2006 n. 3768 

Il vizio di contraddittorietà del lodo arbitrale è deducibile con impugnazione per nullità ai sensi dell’art. 829 comma primo nn. 4 e 5 c.p.c. solo quando si concreti in una inconciliabilità fra le parti del dispositivo o parti della motivazione di gravità tale da rendere impossibile la ricostruzione della ratio decidendi e quindi da tradursi in sostanziale mancanza della motivazione Cass. civ. sez. I 14 febbraio 2003 n. 2211

In tema di arbitrato l’art. 829 comma 3 c.p.c. come riformulato dall’art. 24 del d.lgs. n. 40 del 2006 si applica ai sensi della disposizione transitoria di cui all’art. 27 del d.lgs. n. 40 cit. a tutti i giudizi arbitrali promossi dopo l’entrata in vigore della novella ma per stabilire se sia ammissibile l’impugnazione per violazione delle regole di diritto sul merito della controversia la legge – cui l’art. 829 comma 3 c.p.c. rinvia – va identificata in quella vigente al momento della stipulazione della convenzione di arbitrato sicché in caso di convenzione cd. di diritto comune stipulata anteriormente all’entrata in vigore della nuova disciplina nel silenzio delle parti deve intendersi ammissibile l’impugnazione del lodo così disponendo l’art. 829 comma 2 c.p.c. nel testo previgente salvo che le parti stesse avessero autorizzato gli arbitri a giudicare secondo equità o avessero dichiarato il lodo non impugnabile Cass. civ. Sezioni Unite 9 maggio 2016 n. 9284

L’inammissibilità dell’impugnazione del lodo arbitrale per inosservanza di regole di diritto ai sensi dell’art 829 secondo comma c.p.c. nel caso in cui le parti abbiano autorizzato gli arbitri a decidere secondo equità sussiste anche qualora gli arbitri abbiano in concreto applicato norme di legge ritenendole corrispondenti alla soluzione equitativa della controversia non risultando per questo trasformato l’arbitrato di equità in arbitrato di diritto Cass. civ. sez. I 16 ottobre 2013 n. 23544 

La valutazione dei fatti dedotti dalle parti nel giudizio arbitrale e delle prove acquisite nel corso del procedimento non può essere contestata per mezzo dell’impugnazione per nullità del lodo; non è invece preclusa l’impugnazione del lodo per nullità con riguardo all’errore di diritto (nella specie circa la qualificazione di un disciplinare come contratto c.d. quadro) concernente l’esistenza e gli effetti di un contratto per prestazioni professionali per le quali si nega il pagamento Cass. civ. sez. I 10 luglio 2013 n. 17097

Gli arbitri autorizzati a pronunciare secondo equità sono svincolati nella formazione del loro convincimento dalla rigorosa osservanza delle regole del diritto oggettivo avendo facoltà di utilizzare criteri principi e valutazioni di prudenza e opportunità che appaiano i più adatti ed equi secondo la loro coscienza per la risoluzione del caso concreto restando così preclusa ai sensi dell’art. 829 comma secondo ultima parte c.p.c. l’impugnazione per nullità del lodo di equità per violazione delle norme di diritto sostanziale o in generale per “errores in iudicando” che non si traducano nell’inosservanza di norme fondamentali e cogenti di ordine pubblico dettate a tutela di interessi generali e perciò non derogabili dalla volontà delle parti né suscettibili di formare oggetto di compromesso Cass. civ. sez. I 4 luglio 2013 n. 16755

La denuncia di nullità del lodo arbitrale ai sensi dell’art. 829 secondo comma c.p.c. per inosservanza delle regole di diritto in iudicando è ammissibile solo se circoscritta entro i medesimi confini della violazione di legge opponibile con il ricorso per cassazione ex art. 360 n. 3 c.p.c Cass. civ. sez. I 11 ottobre 2006 n. 21802 

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