Art. 828 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Impugnazione per nullità

Articolo 828 - codice di procedura civile

L’impugnazione per nullità si propone, nel termine di novanta giorni dalla notificazione del lodo, davanti alla Corte d’appello nel cui distretto è la sede dell’arbitrato.
L’impugnazione non è più proponibile decorso un anno dalla data dell’ultima sottoscrizione.
L’istanza per la correzione del lodo non sospende il termine per l’impugnazione; tuttavia il lodo può essere impugnato relativamente alle parti corrette nei termini ordinari, a decorrere dalla comunicazione dell’atto di correzione.

Articolo 828 - Codice di Procedura Civile

L’impugnazione per nullità si propone, nel termine di novanta giorni dalla notificazione del lodo, davanti alla Corte d’appello nel cui distretto è la sede dell’arbitrato.
L’impugnazione non è più proponibile decorso un anno dalla data dell’ultima sottoscrizione.
L’istanza per la correzione del lodo non sospende il termine per l’impugnazione; tuttavia il lodo può essere impugnato relativamente alle parti corrette nei termini ordinari, a decorrere dalla comunicazione dell’atto di correzione.

Massime

La notificazione del lodo arbitrale alla parte personalmente è idonea a far decorrere il termine d’impugnazione fissato dall’art. 828 c.p.c. anche quando la parte stessa sia stata assistita nel giudizio arbitrale da un procuratore eleggendo domicilio presso il medesimo; infatti in tale giudizio il rapporto con il difensore si svolge sul piano contrattuale del mandato con rappresentanza senza vera e propria costituzione sì da rendere inapplicabile la disciplina degli artt. 170 e 285 c.p.c. Cass. civ. sez. I 9 dicembre 2019 n. 32028

Nel giudizio di impugnazione per nullità del lodo arbitrale si applicano gli istituti e le regole del processo ordinario di cognizione in appello laddove manchi una disciplina specifica del mezzo d’impugnazione. Ne consegue che all’inerzia reiterata delle parti conseguono gli effetti previsti dalle norme processuali applicabili risultando del tutto infondata la tesi secondo cui il giudizio di impugnazione del lodo una volta che sia stato promosso deve comunque proseguire anche per effetto di impulso ufficioso salva solo la rinuncia del ricorrente Cass. civ. sez. I 22 maggio 2019 n. 13927

In tema di arbitrato ove si deduca la nullità del lodo per inesistenza della clausola compromissoria alla cognizione del giudice ordinario non possono essere applicati i limiti stabiliti per la valutazione delle altre clausole né la sanatoria per decadenza dal termine di impugnazione o l’applicazione del principio generale di conversione dei motivi di nullità in motivi di impugnazione o ancora la sanatoria del vizio per il comportamento delle parti poiché in tale ipotesi il giudice deve interpretare previamente la detta previsione contrattuale oggetto di contestazione per accertare se contenga o meno la volontà di compromettere in arbitri presupposto per la regolare instaurazione del relativo giudizio Cass. civ. sez. VI 9 agosto 2017 n. 19917 C

In caso di domanda di nullità del lodo la qualificazione dell’arbitrato come rituale o irrituale costituisce un fatto impeditivo modificativo o estintivo del diritto tutelato non potendo quindi qualificarsi come domanda o eccezione “nuova” in quanto non si tratta di questione attinente alla competenza ma preliminare di merito Cass. civ. sez. I 31 gennaio 2014 n. 2127 

L’impugnazione di lodi arbitrali rituali deve essere sempre proposta dinanzi alla corte d’appello nella cui circoscrizione è la sede dell’arbitrato ai sensi dell’art. 828 c.p.c. costituendo essa l’unica disposizione diretta alla determinazione del giudice cui spetta giudicare su detta impugnazione. Pertanto deve escludersi che la giurisdizione possa spettare al Consiglio di Stato inteso quale giudice non solo dell’appello contro la pronuncia del giudice amministrativo di primo grado ma anche dell’impugnazione del lodo arbitrale ad esso alternativo con l’ulteriore conseguenza che il giudice ordinario siccome giudice naturale dell’impugnazione del lodo qualora accolga l’impugnazione ha anche il potere-dovere salvo contraria volontà di tutte le parti di decidere nel merito ai sensi dell’art. 830 secondo comma c.p.c. a nulla rilevando che la controversia sarebbe stata affidata ove non fosse stata deferita in arbitri alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo Cass. civ. Sezioni Unite 5 luglio 2013 n. 16887

L’art. 11 del r.d. 30 ottobre 1933 n. 1611 ha inteso sancire la necessità di recapitare presso l’Avvocatura dello Stato non soltanto l’atto di promovimento del giudizio arbitrale ma anche la sua decisione indipendentemente dalla natura di questa; pertanto nel caso in cui la notificazione del lodo non avvenga presso l’Avvocatura dello Stato non trova applicazione il termine breve di cui all’art. 828 primo comma cod. proc. civ. bensì quello del secondo comma di tale disposizione secondo cui l’impugnazione non è piproponibile decorso un anno dalla data dell’ultima sottoscrizione Cass. civ. sez. I 20 luglio 2012 n. 12718

Anche nel giudizio di impugnazione per nullità del lodo arbitrale è applicabile il principio secondo cui la proposizione dell’impugnazione principale determina nei riguardi di tutti coloro cui il relativo atto venga notificato l’onere a pena di decadenza di esercitare il proprio diritto di impugnazione nei modi e nei termini previsti per l’impugnazione incidentale in applicazione della regola fondamentale della concentrazione delle impugnazioni contro la stessa sentenza; infatti tale impugnazione pur non costituendo un comune appello avverso la pronunzia degli arbitri essendo limitata all’accertamento dei vizi previsti dall’art. 829 c.p.c. dedotti con il mezzo di gravame introduce comunque dinanzi al giudice ordinario un procedimento giurisdizionale nel quale valgono in mancanza di diversa disciplina le norme processuali ordinarie Cass. civ. sez. I 1 marzo 2012 n. 3229

In caso di correzione del lodo arbitrale l’impugnazione del lodo nel testo originario non preclude la successiva impugnazione delle parti corrette ai fini della quale la parte soccombente dispone dell’intero termine decorrente dalla pronuncia di correzione anche nel caso in cui ne abbia avuto conoscenza legale in data anteriore alla notificazione della prima impugnazione. La correzione infatti pur non sospendendo il termine per l’impugnazione ne provoca la riapertura la quale in quanto volta a consentire di impugnare le parti del lodo che risultano corrette e di far valere l’insussistenza dei presupposti o la violazione dei limiti entro i quali è ammessa la correzione riguarda le sole parti del lodo che sono state oggetto della relativa pronuncia le quali sono diverse nel contenuto dal provvedimento originario con la conseguente inapplicabilità del principio di consumazione del potere di impugnazione il quale opera solo in presenza di successive impugnazioni del medesimo provvedimento. (Principio enunciato dalla S.C. in una fattispecie soggetta “ratione temporis” alla disciplina del codice di procedura civile come modificata dalla legge 18 aprile 1994 n. 25) Cass. civ. sez. I 18 giugno 2009 n. 14215

Qualora in assenza della notifica del lodo il giudizio di impugnazione del medesimo venga erroneamente introdotto innanzi al tribunale anzichè innanzi alla corte d’appello la notificazione del relativo atto di citazione vale a far decorrere il termine breve per l’impugnazione di cui all’art. 828 c.p.c. essendo idonea a dimostrare col medesimo grado di certezza della notificazione del lodo la conoscenza legale del medesimo. (Nella specie la S.C. ha cassato senza rinvio la sentenza della corte d’appello che aveva ritenuto tempestiva l’impugnazione del lodo prima di un anno ma decorsi novanta giorni dalla notifica di un precedente irrituale atto di citazione innanzi al tribunale) Cass. civ. sez. I 21 febbraio 2007 n. 4092

Il termine di novanta giorni stabilito dall’art. 828 primo comma c.p.c. per l’impugnazione del lodo decorre dalla data della notifica del lodo medesimo ad istanza di parte della quale non costituisce equipollente la comunicazione integrale a cura degli arbitri ai sensi dell’art. 825 primo comma c.p.c. ancorché tale comunicazione sia eseguita (con forma pirigorosa di quella prevista della spedizione in plico raccomandato) mediante notificazione dell’ufficiale giudiziario Cass. civ. sez. I 30 agosto 2004 n. 17420

Con riferimento alle impugnazioni per nullità del lodo arbitrale il difetto di integrità del contraddittorio per omessa citazione di un litisconsorte necessario non costituendo un’eccezione in senso proprio può essere sollevata per la prima volta anche nel giudizio di legittimità (con conseguente rimessione della causa ad altro giudice per l’integrazione del contraddittorio e per il giudizio di merito). Tuttavia tale eccezione può essere formulata solo alla duplice condizione che gli elementi di fatto posti a fondamento emergano con ogni evidenza dagli atti già ritualmente acquisiti nel giudizio di merito senza quindi la necessità di nuove prove e dello svolgimento di ulteriori attività – vietate in sede di legittimità – e che sulla questione non si sia formato il giudicato Cass. civ. sez. lav. 25 agosto 2003 n. 12462

Legittimato a proporre l’impugnazione per nullità del lodo arbitrale è soltanto colui il quale sia stato formalmente parte del giudizio arbitrale in cui è stato pronunciato il lodo da impugnare e non colui che a tale giudizio sia rimasto estraneo anche se sia l’effettivo titolare del rapporto sostanziale oggetto della controversia decisa dagli arbitri trattandosi rispetto al lodo pur sempre di un terzo il quale pufar valere il suo diritto con l’opposizione di cui all’art. 404 primo comma c.p.c. (richiamato dall’art. 831 stesso codice) a nulla rilevando che il lodo contenga un’espressa pronuncia anche nei confronti di detto terzo Cass. civ. sez. I 28 maggio 2003 n. 8545

In tema di impugnazione per nullità del lodo arbitrale la notificazione dell’atto di impugnazione al difensore che ha assistito la parte nel giudizio arbitrale sia pure effettuata a mandato esaurito e in difetto di rapporto di domiciliazione deve ritenersi non già inesistente bensì nulla con conseguente ammissibilità di sanatoria del vizio ex art. 156 c.p.c Cass. civ. Sezioni Unite 6 maggio 2003 n. 6856

Anche nel giudizio di impugnazione per nullità del lodo arbitrale è applicabile il principio secondo cui la proposizione dell’impugnazione principale determina nei riguardi di tutti coloro cui il relativo atto venga notificato l’onere a pena di decadenza di esercitare il proprio diritto di impugnazione nei modi e nei termini previsti per l’impugnazione incidentale in applicazione della regola fondamentale della concentrazione delle impugnazioni contro la stessa sentenza in forza della quale l’impugnazione proposta per prima determina la pendenza dell’unico processo nel quale sono destinate a confluire per essere decise simultaneamente tutte le successive che restano vincolate al canone dell’incidentalità rispetto a quella. Ne consegue che se pure ogni impugnazione proposta in via autonoma successivamente alla prima è suscettibile di conversione in impugnazione incidentale la sua ammissibilità resta comunque condizionata al rispetto dei termini per questa previsti Cass. civ. sez. I 16 maggio 2000 n. 6291

Il termine annuale di cui al comma 2 dell’articolo 828 del c.p.c. per l’impugnazione per nullità del lodo va considerato comprensivo della sospensione feriale al pari di quanto accade nell’ipotesi prevista dall’articolo 327 del codice di procedura civile Cass. civ. sez. I 3 maggio 2000 n. 5505

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