Art. 825 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Deposito del lodo

Articolo 825 - codice di procedura civile

La parte che intende fare eseguire il lodo nel territorio della Repubblica ne propone istanza depositando il lodo in originale, o in copia conforme, insieme con l’atto contenente la convenzione di arbitrato, in originale o in copia conforme, nella cancelleria del tribunale nel cui circondario è la sede dell’arbitrato. Il tribunale, accertata la regolarità formale del lodo, lo dichiara esecutivo con decreto. Il lodo reso esecutivo è soggetto a trascrizione o annotazione, in tutti i casi nei quali sarebbe soggetta a trascrizione o annotazione la sentenza avente il medesimo contenuto.
Del deposito e del provvedimento del tribunale è data notizia dalla cancelleria alle parti nei modi stabiliti dall’articolo 133, secondo comma.
Contro il decreto che nega o concede l’esecutorietà del lodo, è ammesso reclamo mediante ricorso alla corte d’appello, entro trenta giorni dalla comunicazione; la corte, sentite le parti, provvede in camera di consiglio con ordinanza.

Articolo 825 - Codice di Procedura Civile

La parte che intende fare eseguire il lodo nel territorio della Repubblica ne propone istanza depositando il lodo in originale, o in copia conforme, insieme con l’atto contenente la convenzione di arbitrato, in originale o in copia conforme, nella cancelleria del tribunale nel cui circondario è la sede dell’arbitrato. Il tribunale, accertata la regolarità formale del lodo, lo dichiara esecutivo con decreto. Il lodo reso esecutivo è soggetto a trascrizione o annotazione, in tutti i casi nei quali sarebbe soggetta a trascrizione o annotazione la sentenza avente il medesimo contenuto.
Del deposito e del provvedimento del tribunale è data notizia dalla cancelleria alle parti nei modi stabiliti dall’articolo 133, secondo comma.
Contro il decreto che nega o concede l’esecutorietà del lodo, è ammesso reclamo mediante ricorso alla corte d’appello, entro trenta giorni dalla comunicazione; la corte, sentite le parti, provvede in camera di consiglio con ordinanza.

Massime

In tema di arbitrato è inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 comma 7 Cost. avverso il provvedimento della corte d’appello che in sede di reclamo abbia negato l’esecutorietà del lodo; invero anche se la decisione incide sul diritto della parte vittoriosa nel procedimento arbitrale al conseguimento del titolo esecutivo per il rifiuto dell’atto che conferisce al lodo tale efficacia essa non le preclude definitivamente l’esercizio della facoltà di procedere ad esecuzione forzata ben potendo agire in via ordinaria per fare accertare in un giudizio a cognizione piena la sussistenza dei requisiti cui è subordinata l’efficacia esecutiva del lodo ovvero in alternativa provvedere nuovamente al deposito dello stesso corredato eventualmente della documentazione della quale sia stata precedentemente rilevata la mancanza o l’irregolarità Cass. civ. sez. I 27 ottobre 2016 n. 21739 

In tema di arbitrato è inammissibile il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di rigetto del reclamo nei confronti del decreto di dichiarazione di esecutorietà del lodo; invero avendo il lodo efficacia vincolante fra le parti dalla data della sua ultima sottoscrizione deve escludersi che il decreto di esecutorietà sia in alcun modo assistito dal requisito della decisorietà che è propria della sentenza arbitrale né da quello della definitività esistendo diversi modi per rimuoverne l’efficacia con conseguente esclusione dell’attitudine di tale decreto a pregiudicare i diritti soggettivi derivanti dal rapporto definito con il lodo arbitrale avendo rilevanza limitata alla sola possibilità di mettere in esecuzione il lodo Cass. civ. sez. I 14 maggio 2014 n. 10450

In tema di arbitrato è inammissibile il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di rigetto del reclamo nei confronti del decreto di dichiarazione di esecutorietà del lodo opposta nella specie con decreto di un giudice onorario del tribunale ex art. 825 c.p.c. nella vigenza dell’art. 824 bis c.p.c. conseguente alla novella del d.l.vo 2 febbraio 2006 n. 40; invero avendo il lodo efficacia vincolante fra le parti dalla data della sua ultima sottoscrizione deve escludersi che il decreto di esecutorietà sia in alcun modo assistito dal requisito della decisorietà questa pertinendo alla sentenza arbitrale nè da quello della definitività esistendo diversi modi per rimuoverne l’efficacia con conseguente esclusione dell’attitudine di tale decreto a pregiudicare i diritti soggettivi scaturibili dal rapporto definito con il lodo arbitrale avendo rilevanza limitata alla sola possibilità di mettere in esecuzione il lodo Cass. civ. sez. I 21 ottobre 2011 n. 21894

Il lodo arbitrale dichiarato esecutivo ai sensi dell’art. 825 comma quinto (nel testo vigente prima dell’introduzione della legge n. 25/1994) perdendo la natura e l’efficacia di atto negoziale assume il valore di sentenza idonea a produrre gli effetti del giudicato nel caso in cui non siano stati tempestivamente esperiti i mezzi di impugnazione o siano stati infruttuosamente consumati. Ne consegue che ove la Corte di cassazione cassando con rinvio la pronuncia della Corte di appello dichiarativa della nullità del lodo l’eventuale estinzione del procedimento ex art. 393 c.p.c. per mancata riassunzione dinanzi al giudice di rinvio comportando l’efficacia prevista dall’art. 310 c.p. della sentenza di nullità del lodo dichiarata dalla Corte di appello travolge la decisione degli arbitri che – quale provvedimento ormai di natura esclusivamente giurisdizionale – non conserva alcuna validità Cass. civ. sez. II 6 agosto 2003 n. 11842

Il provvedimento con il quale un collegio arbitrale (nella specie per arbitrato rituale) dichiari «non luogo a provvedere» rilevando la decorrenza del termine prefissato per il deposito del lodo a causa della totale inerzia delle parti non si limita ad evidenziare il mero decorso del termine per il deposito del lodo ma contiene in realtà una valutazione sostanziale dei termini della lite sia pure di segno negativo con la conseguenza che la competenza a conoscere della relativa controversia non può ritenersi attribuita in via successiva ed automatica al giudice ordinario poiché diversamente opinando alla parte intenzionata a sottrarsi all’operatività della clausola compromissoria sarebbe sufficiente promuovere il giudizio arbitrale per rimanere poi del tutto inerte in ordine alla determinazione della domanda ed alla formulazione delle prove (onde precludere al collegio arbitrale la possibilità di decidere) realizzando così il proprio intento di devolvere la controversia al giudice ordinario. Ne consegue che l’esaurimento del potere decisorio del collegio arbitrale in ordine alla definizione della lite deve in tal caso ritenersi preclusivo di ogni possibilità di trasferire la controversia dinanzi al giudice ordinario essendosi il procedimento arbitrale svolto (e concluso) con un provvedimento esaustivo della funzione decisoria degli arbitri Cass. civ. sez. II 22 gennaio 2001 n. 890

Qualora sia stato conferito l’incarico di emettere un arbitrato irrituale il deposito del provvedimento arbitrale effettuato ex art. 825 c.p.c. per tuziorismo o per altra ragione ed il decreto di esecutorietà emesso dal pretore non valgono a dar vita ad una sentenza arbitrale con la conseguenza che avverso tale provvedimento non è ammissibile l’impugnazione per nullità ex art. 828 c.p.c. ma solo un’azione per eventuali vizi del negozio da proporre con l’osservanza delle norme ordinarie sulla competenza e del doppio grado di giurisdizione Cass. civ. sez. I 28 maggio 1998 n. 5280 

 

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