Art. 823 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Deliberazione e requisiti del lodo

Articolo 823 - codice di procedura civile

Il lodo è deliberato a maggioranza di voti con la partecipazione di tutti gli arbitri ed è quindi redatto per iscritto. Ciascun arbitro può chiedere che il lodo, o una parte di esso, sia deliberato dagli arbitri riuniti in conferenza personale.
Il lodo deve contenere:
1) il nome degli arbitri;
2) l’indicazione della sede dell’arbitrato;
3) l’indicazione delle parti;
4) l’indicazione della convenzione di arbitrato e delle conclusioni delle parti;
5) l’esposizione sommaria dei motivi;
6) il dispositivo;
7) la sottoscrizione degli arbitri. La sottoscrizione della maggioranza degli arbitri è sufficiente, se accompagnata dalla dichiarazione che esso è stato deliberato con la partecipazione di tutti e che gli altri non hanno voluto o non hanno potuto sottoscriverlo;
8) la data delle sottoscrizioni.

Articolo 823 - Codice di Procedura Civile

Il lodo è deliberato a maggioranza di voti con la partecipazione di tutti gli arbitri ed è quindi redatto per iscritto. Ciascun arbitro può chiedere che il lodo, o una parte di esso, sia deliberato dagli arbitri riuniti in conferenza personale.
Il lodo deve contenere:
1) il nome degli arbitri;
2) l’indicazione della sede dell’arbitrato;
3) l’indicazione delle parti;
4) l’indicazione della convenzione di arbitrato e delle conclusioni delle parti;
5) l’esposizione sommaria dei motivi;
6) il dispositivo;
7) la sottoscrizione degli arbitri. La sottoscrizione della maggioranza degli arbitri è sufficiente, se accompagnata dalla dichiarazione che esso è stato deliberato con la partecipazione di tutti e che gli altri non hanno voluto o non hanno potuto sottoscriverlo;
8) la data delle sottoscrizioni.

Massime

In tema di lodo arbitrale quando dallo stesso atto contenente il lodo risulti la sottoscrizione di tutti gli arbitri adottata in un luogo ed in una data risultanti dal medesimo documento non ricorre la necessità dell’apposizione della data a fianco delle singole sottoscrizioni dovendosene presumere la contestualità Cass. civ. sez. I 12 settembre 2014 n. 19324

In tema di lodo arbitrale l’attestazione che la deliberazione è stata adottata in conferenza personale di tutti gli arbitri e che in ipotesi di omessa sottoscrizione da parte di arbitro dissenziente questi non abbia voluto sottoscriverlo benché costituisca – ai sensi del combinato disposto degli artt. 823 commi primo secondo n. 6 e terzo e 829 comma primo, n. 5 cod. proc. civ. nel testo vigente “ratione temporis” – requisito di validità della pronuncia non richiede formule particolari essendo sufficiente che dal testo del provvedimento risulti anche in modo implicito l’osservanza di dette modalità di deliberazione. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto la validità di un lodo nel quale pur in mancanza della espressa dichiarazione della volontà o possibilità di sottoscriverlo si dava atto dell’avvenuta deliberazione in conferenza personale e della mancata sottoscrizione da parte di uno degli arbitri in ragione del suo dissenso rispetto alla decisione assunta e non già della sua assenza) Cass. civ. sez. I 30 aprile 2014 n. 9544

In tema di arbitrato è valido il lodo in cui il dispositivo e la relativa motivazione siano redatti e depositati in tempi diversi perché da un lato il procedimento arbitrale è ispirato alla libertà delle forme e dall’altro tale lodo ancorché non contenuto in unico documento (come del resto si verifica in alcuni procedimenti speciali previsti dal codice di procedura civile) consente il raggiungimento dello scopo a cui è destinato ex art. 156 terzo comma cod. proc. civ. componendosi di una parte dispositiva e di una motivazione Cass. civ. sez. I 16 aprile 2014 n. 8868 

In tema di arbitrato l’obbligo di esposizione sommaria dei motivi della decisione imposto agli arbitri dall’art. 823 n. 5 cod. proc. civ. il cui mancato adempimento integra la possibilità di impugnare il lodo ai sensi dell’art. 829 primo comma nn. 4 e 5 cod. proc. civ. può ritenersi non soddisfatto solo quando la motivazione manchi del tutto o sia talmente carente da non consentire di comprendere l’iter logico che ha determinato la decisione arbitrale o contenga contraddizioni inconciliabili nel corpo della motivazione o del dispositivo tali da rendere incomprensibile la “ratio” della decisione Cass. civ. sez. I 18 dicembre 2013 n. 28218

In tema di arbitrato la mancata indicazione nel lodo della sede dell’arbitrato requisito prescritto ai sensi dell’art. 823 primo comma n. 5 c.p.c. non ne determina la nullità allorchè la sede stessa possa desumersi in via interpretativa tenuto conto da una parte della natura sostanziale del requisito richiesto che non richiede necessariamente per la sua esplicazione formule sacramentali e dall’altra della natura di atto di autonomia privata ascrivibile alla pronuncia arbitrale e della conseguente applicabilità delle disposizioni in materia di interpretazione negoziale dettate nel codice civile di cui agli artt. 1362 e seg. (Nella specie la S.C. ha ritenuto corretta l’applicazione del principio enunciato in un caso in cui la corte d’appello nel decidere sull’eccezione di nullità aveva desunto la sede dell’arbitrato dalla trascrizione nel lodo della clausola compromissoria che recava quale sede la città di Pisa ) Cass. civ. sez. I 23 aprile 2008 n. 10576

In ipotesi di arbitrato collegiale qualora il lodo non rechi tutte le sottoscrizioni ma solo una o più sottoscrizioni complete di data non contestuali tra loro o con la redazione del documento e si verta pertanto in una ipotesi di nullità e non di inesistenza del lodo il termine di un anno per l’impugnazione stabilito all’art. 823 secondo comma c.p.c. decorre dalla data in cui è stata apposta l’unica o l’ultima sottoscrizione datata o databile anche se anteriore ad altra sottoscrizione non datata (fattispecie precedente alla riforma di cui al D.L.vo n. 40 del 2006) Cass. civ. sez. I 7 febbraio 2007 n. 2704

In tema di lodo arbitrale l’attestazione che la deliberazione è stata adottata in conferenza personale di tutti gli arbitri e che in ipotesi di omessa sottoscrizione da parte di arbitro dissenziente questi non abbia voluto sottoscriverlo benché costituisca – ai sensi del combinato disposto degli artt. 823 primo e secondo comma n. 5 e terzo e 829 primo comma, n. 5 del codice di procedura civile – requisito di validità della pronuncia non richiede formule particolari essendo sufficiente che dal testo del provvedimento risulti anche in modo implicito l’osservanza di dette modalità di deliberazione Cass. civ. sez. I 30 luglio 2002 n. 11241

Il lodo arbitrale costituisce un tutt’uno inscindibile e nessuna specifica disposizione prescrive che il dispositivo sia formalmente distinto dalla motivazione e che a pena di nullità debba costituire la parte finale della decisione nella quale conseguentemente il dispositivo va coordinato con la motivazione (nella specie la Suprema Corte ha negato la ricorrenza di un’ipotesi di nullità nel lodo non contenente in dispositivo statuizioni su una domanda di risoluzione per inadempimento rigettata in motivazione) Cass. civ. sez. I 25 luglio 2002 n. 10924

Costituisce requisito di forma essenziale del lodo arbitrale a pena di nullità pur non essendo contemplato espressamente dall’art. 829 primo comma n. 5 c.p.c. non derogabile dalle parti ai sensi del n. 7 del medesimo articolo la conferenza personale di tutti i componenti del collegio richiesta dall’art. 823 c.p.c. primo comma nel medesimo luogo e in ogni fase del procedimento deliberativo del lodo fino a quella finale in cui è adottata la decisione definitiva – salvo che l’arbitro dopo aver partecipato alla discussione si allontani in tale ultima fase al momento della votazione per astenersi dal voto – al fine di garantire alle parti medesime che le questioni oggetto di controversia siano esaminate con la massima accuratezza e completezza da tutti gli arbitri ai quali è conferito il relativo potere. Per la deliberazione del lodo internazionale è ammissibile anche la conferenza videotelefonica ai sensi dell’art. 837 c.p.c Cass. civ. sez. I 27 aprile 2001 n. 6115

In tema di nullità di un lodo arbitrale il requisito della «riunione in conferenza personale» degli arbitri è condizione di validità della pronuncia essendo il relativo precetto testualmente dettato dal primo comma dell’art. 823 c.p.c. ed espressamente richiamato dal successivo comma secondo punto 5 del medesimo articolo (che prescrive appunto «l’indicazione del luogo o del modo in cui il lodo è stato deliberato») sicché se dal testo del provvedimento non risulti neppure per implicito l’osservanza di tali modalità di deliberazione ne deriverebbe il difetto del requisito di cui al citato art. 823 comma secondo n. 5 indicato come caso di nullità dal successivo art. 829 comma primo n. 3 c.p.c. (Nell’affermare il principio di diritto che precede la S.C. ha peraltro escluso che nel caso di specie potesse dirsi violata la regola de qua specificando ancora che le concrete modalità con le quali il presidente del collegio arbitrale diriga il processo di formazione della volontà conclusiva del collegio – nella specie asseritamente maturata tra due dei tre arbitri separatamente – qualora non si traduca nella violazione di uno dei requisiti formali del lodo ovvero non assurga a motivo di revocazione per dolo del giudice non assume alcuna rilevanza ai fini di una pronuncia di nullità della deliberazione ex art. 829 c.p.c.) Cass. civ. sez. I 19 gennaio 2001 n. 793

Anche nell’arbitrato rituale la pronunzia arbitrale ha natura di atto di autonomia privata e correlativamente il compromesso si configura quale deroga alla giurisdizione. Pertanto il contrasto sulla non deferibilità agli arbitri di una controversia per essere questa devoluta per legge alla giurisdizione di legittimità o esclusiva del giudice amministrativo costituisce questione non già di giurisdizione in senso tecnico ma di merito in quanto inerente alla validità del compromesso o della clausola compromissoria. Consegue che rispetto a siffatta questione è inammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione di cui all’art. 41 c.p.c. sia nell’ambito del processo arbitrale che del giudizio d’impugnazione ex art. 828 c.p.c. essendo il relativo mezzo proponibile con esclusivo riferimento alle questioni di giurisdizione in senso tecnico giuridico riconducibili al paradigma dell’art. 37 c.p.c Cass. civ. Sezioni Unite 3 agosto 2000 n. 527

 

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