(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

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Articolo 82 - Codice di Procedura Civile

Davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore (10) non eccede € 1.100 (1).
Negli altri casi, le parti non possono stare in giudizio se non col ministero o con l’assistenza di un difensore (317). Il giudice di pace tuttavia, in considerazione della natura ed entità della causa, con decreto emesso anche su istanza verbale della parte, può autorizzarla a stare in giudizio di persona.
Salvi i casi in cui la legge dispone altrimenti (86, 107), davanti [al pretore,] (2) al tribunale e alla corte d’appello le parti debbono stare in giudizio col ministero di un procuratore legalmente esercente (163); e davanti alla Corte di cassazione col ministero di un avvocato iscritto nell’apposito albo (365).

Articolo 82 - Codice di Procedura Civile

Davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore (10) non eccede € 1.100 (1).
Negli altri casi, le parti non possono stare in giudizio se non col ministero o con l’assistenza di un difensore (317). Il giudice di pace tuttavia, in considerazione della natura ed entità della causa, con decreto emesso anche su istanza verbale della parte, può autorizzarla a stare in giudizio di persona.
Salvi i casi in cui la legge dispone altrimenti (86, 107), davanti [al pretore,] (2) al tribunale e alla corte d’appello le parti debbono stare in giudizio col ministero di un procuratore legalmente esercente (163); e davanti alla Corte di cassazione col ministero di un avvocato iscritto nell’apposito albo (365).

Note

(1) Le parole: «euro 516,46» sono state così sostituite dalle attuali: «euro 1.100» dall’art. 13, comma 1, lett. a), del D.L. 22 dicembre 2011, n. 212, convertito, con modificazioni, nella L. 17 febbraio 2012, n. 10.
(2) Le parole: «al pretore,» sono state soppresse dall’art. 61 del D.L.vo 19 febbraio 1998, n. 51, recante l’istituzione del giudice unico, a decorrere dal 2 giugno 1999.

Massime

Il diritto di ogni cittadino di difendersi da sé o con il ministero di un difensore in ogni stato e grado di giudizio, previsto dall’art. 6 della C.E.D.U., non comprende la facoltà della parte che abbia già nominato il proprio difensore di esercitare attività difensiva (nella specie, di inviare atti al giudice) indipendentemente e, quindi, eventualmente anche in potenziale contrasto con le scelte tecniche del proprio difensore, potendo tale condotta costituire fonte di inefficienza e confusione per l’intero processo (particolarmente per quello civile) e, quindi, di potenziale menomazione per la difesa della stessa parte. Cass. civ. sez. III 20 ottobre 2009, n. 22186

Il difetto di rappresentanza – difesa tecnica che colpisce la citazione introduttiva del giudizio comporta una nullità insanabile all’interno e nello sviluppo del processo, non l’inesistenza dello stesso, posto che il contraddittorio, pur se gravemente viziato, non è radicalmente assente; detta nullità, a sua volta, si riflette sulla sentenza, tramutandosi in motivo di gravame avverso la stessa, secondo la regola dell’art. 161, primo comma, c.p.c., restando sanata soltanto dal giudicato.  Cass. civ. sez. I 9 settembre 2002, n. 13069

Nei processi che si svolgono dinanzi alla corte di appello, le parti devono necessariamente essere assistite da difensori (art. 82 c.p.c.) e, pertanto, viola la norma di cui all’art. 24, comma secondo, della Costituzione, nonché quelle di cui agli artt. 82 e 437 c.p.c. (ed è, conseguentemente, nulla) quella deliberazione del collegio, dinanzi al quale si sia svolta l’udienza di discussione di una controversia agraria, qualora il difensore di una delle parti abbia dichiarato di aderire alla astensione proclamata dal consiglio dell’ordine territoriale, che sia stata adottata omettendo di compiere, e di rendere sufficientemente manifesto, il (necessario) giudizio di comparazione tra il diritto della parte di essere difesa e l’interesse all’esercizio, celere e corretto, della funzione giurisdizionale quale servizio pubblico essenziale ordinato a tutela del bene costituzionalmente garantito della tutela giudiziaria dei diritti, non potendosi, all’uopo, legittimamente ritenere incombente, in capo al difensore che dichiari di volersi astenere, uno specifico obbligo di indicazione espressa e compiuta delle attività processuali che egli si riprometta di svolgere (pur potendo ciò qualificarsi, per il predetto, in termini di onere volto all’arricchimento del complessivo quadro degli elementi sottoposti al vaglio del giudicante), e dovendosi, al contrario, presumere, giusto disposto dell’art. 88 c.p.c., che il detto difensore, nel formulare la richiesta di rinvio, avesse in animo di svolgere una concreta attività difensiva.  Cass. civ. sez. III 1 ottobre 1997, n. 9576

Avendo l’art. 6 della legge 24 febbraio 1997, n. 27 abrogato l’art. 5 del regio decreto- legge n. 1578 del 1933, convertito nella legge n. 36 del 1994 (che ammetteva il procuratore legale ad esercitare la professione solo entro il distretto), ed avendo l’art. 8 della legge 16 dicembre 1999, n. 479 attribuito efficacia retroattiva a tale abrogazione (estendendone gli effetti a tutti i processi in corso alla data di entrata in vigore della citata legge n. 27 del 1997), il difensore munito di procura può, con la suddetta decorrenza, svolgere in ogni caso il suo patrocinio senza limitazioni territoriali. Cass. civ. sez. I 28 settembre 2001, n. 12133

Le disposizioni degli artt. 82 e 83 c.p.c., sul patrocinio delle parti e la procura alla lite, trovano applicazione anche nei procedimenti di esecuzione. Pertanto, nel processo esecutivo per espropriazione forzata immobiliare, devoluto al tribunale, l’intervento del creditore, per partecipare alla distribuzione della somma ricavata, ovvero anche, se munito di titolo esecutivo, per compiere o promuovere il compimento di singoli atti del processo, richiede il ministero di un procuratore legale abilitato nel distretto in cui ha sede detto tribunale e ciò anche nel caso di intervento di un’esattoria delle imposte ove rappresentata dal collettore, non trovando deroga il citato art. 82 c.p.c. nel disposto dell’art. 130 del D.P.R. 15 maggio 1963, n. 858. Ne deriva che l’intervento effettuato in detto processo dal creditore personalmente, in quanto proveniente da soggetto privo dello ius postulandi, si traduce in un atto giuridicamente inesistente, per inidoneità assoluta a raggiungere lo scopo cui è destinato, e come tale non è suscettibile di sanatoria per effetto di successiva comparizione di procuratore munito di regolare mandato (la quale, nel concorso dei prescritti requisiti, può eventualmente integrare un intervento tardivo con valore ex nunc), con l’ulteriore conseguenza che l’opposizione agli atti esecutivi, esperibile dagli interessati per far valere detta inesistenza, non è soggetta al termine perentorio di cinque giorni, ma può essere proposta in qualunque momento durante il corso del processo esecutivo.  Cass. civ. sez. III 17 dicembre 1984, n. 8603.

Il provvedimento col quale il giudice di pace autorizza la parte a stare in giudizio di persona ex art. 82, secondo comma, c.p.c., sebbene intervenuto durante il processo e in forma implicita, non può essere revocato, con l’effetto di rendere invalida la costituzione del rapporto processuale, potendo il giudice di pace, con la sentenza che definisce il giudizio, unicamente dichiarare l’eventuale nullità della concessa autorizzazione. Cass. civ. sez. VI 12 marzo 2012, n. 3874

Il provvedimento col quale il giudice di pace autorizza la parte a stare in giudizio di persona ex art. 82, secondo comma, c.p.c. non deve necessariamente precedere l’instaurazione del giudizio, né manifestarsi in forma espressa, in quanto anche l’autorizzazione sopravvenuta durante il processo e resa implicitamente “per facta concludentia” garantisce l’effettività della difesa e la regolarità del contraddittorio. Cass. civ. sez. VI 12 marzo 2012, n. 3874

Nei giudizi dinanzi al giudice di pace, nei casi in cui è ammessa la difesa personale della parte, deve ritenersi consentito alla stessa la facoltà di delegare la partecipazione all’udienza ad altro soggetto. Cass. civ. sez. I 6 aprile 2006, n. 8026

Nel procedimento dinanzi al giudice di pace, l’autorizzazione a stare in giudizio di persona, «in considerazione della natura e entità della causa» ex art. 82 c.p.c., attiene all’accertamento che nulla osti a che il soggetto possa agire senza il patrocinio di un difensore, ed è volta a rimuovere un limite al potere della parte di agire personalmente, essendo pertanto volta a tutelare, oltre a quello delle parti, anche l’interesse generale e costituzionalmente garantito dell’effettività del diritto di difesa. Tale mancanza di autorizzazione dà luogo all’invalida costituzione del rapporto processuale, deducibile dalla controparte e rilevabile anche d’ufficio dal giudice, ma sanabile con effetto ex tunc qualora essa autorizzazione venga concessa successivamente alla costituzione del soggetto, rimanendo anche in tal caso assicurate le esigenze di tutela perseguite dalla norma. Cass. civ. sez. I 26 agosto 2004, n. 17008

La Comunità europea che sia parte in una lite può giovarsi dell’assistenza e difesa di un avvocato del libero foro, non avendo l’obbligo, in quanto ente sovranazionale, di avvalersi dell’Avvocatura dello Stato, significativamente rivolgendosi il tenore letterale del d.p.r. 17 febbraio 1981, n. 173, non alla Comunità o alla Commissione, bensì all’Avvocatura stessa, la quale può assumere il patrocinio legale di un ente soltanto in presenza di un’espressa disposizione legislativa al riguardo. Cass. civ. Sezioni Unite 2 dicembre 2013, n. 26935

In tema di sanzioni amministrative, ai fini della regolarità della costituzione in giudizio della P.A. nel giudizio di opposizione all’ordinanza-ingiunzione, è sufficiente la sottoscrizione della comparsa di risposta da parte del funzionario delegato e la sua dichiarazione di stare in giudizio in tale qualità, in quanto la delega rilasciata dall’autorità amministrativa al funzionario incaricato della difesa in tale giudizio, ai sensi dell’art. 23, comma quarto, della legge 24 novembre 1981, n. 689, non è equiparabile alla procura alle liti rilasciata al difensore a norma dell’art. 83 c.p.c., ma si concreta in un atto amministrativo di investitura di funzioni, riferibile anche ad una generalità indistinta di controversie future.  Cass. civ., sez. II 24 aprile 2010, n. 9842

In tema di contratti della P.A., che devono essere stipulati ad substantiam per iscritto, il requisito della forma del contratto di patrocinio è soddisfatto con il rilascio al difensore della procura ex art. 83 c.p.c., atteso che il relativo esercizio della rappresentanza giudiziale, tramite la redazione e la sottoscrizione dell’atto difensivo perfeziona – con l’incontro di volontà fra le parti – l’accordo contrattuale in forma scritta, che, rendendo possibile l’identificazione del contenuto negoziale e i controlli dell’Autorità tutoria, risponde ai requisiti previsti per i contratti della P.A. Cass. civ. sez. II 5 maggio 2004, n. 8500

L’Avvocatura dello Stato, cui spetta, senza bisogno di mandato, la rappresentanza processuale delle amministrazioni dello Stato, anche se ad ordinamento autonomo, ha la capacità di compiere tutti gli atti processuali consentiti al difensore munito di mandato, con la sola esclusione (in mancanza di un espresso conferimento del relativo potere), di quelli che importano una disposizione del diritto in contesa; il rapporto sottostante a quello di mandato ex lege fra l’amministrazione e l’Avvocatura e relativo alla gestione della lite costituisce un rapporto meramente interno all’amministrazione medesima, senza alcuna necessità che questa deliberi, con atti di rilievo esterno, la sua volontà di agire o resistere in giudizio, nei vari gradi e fasi di esso. Cass. civ. sez. lav. 3 settembre 2003, n. 12831.

Per la costituzione in giudizio del Prefetto la delega al funzionario incaricato, pur in assenza di forme particolari, deve essere conferita per iscritto, sia per ragioni processuali in conformità con l’art. 83 c.p.c., sia per regolarità amministrativa ex legge 7 agosto 1990, n. 241. (Fattispecie: costituzione di funzionario, delegato dal Prefetto, in giudizio di opposizione all’ordinanza ingiunzione di pagamento di sanzione amministrativa pecuniaria per violazione delle norme sulla circolazione stradale).  Cass. civ. sez. I 15 marzo 2001, n. 3761

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