Art. 819 bis – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Sospensione del procedimento arbitrale

Articolo 819 bis - codice di procedura civile

Ferma l’applicazione dell’articolo 816 sexies, gli arbitri sospendono il procedimento arbitrale con ordinanza motivata nei seguenti casi:
1) quando il processo dovrebbe essere sospeso a norma del comma terzo dell’articolo 75 del codice di procedura penale, se la controversia fosse pendente davanti all’autorità giudiziaria;
2) se sorge questione pregiudiziale su materia che non può essere oggetto di convenzione d’arbitrato e per legge deve essere decisa con autorità di giudicato;
3) quando rimettono alla Corte costituzionale una questione di legittimità costituzionale ai sensi dell’articolo 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87.
Se nel procedimento arbitrale è invocata l’autorità di una sentenza e questa è impugnata, si applica il secondo comma dell’articolo 337.
Una volta disposta la sospensione, il procedimento si estingue se nessuna parte deposita presso gli arbitri istanza di prosecuzione entro il termine fissato dagli arbitri stessi o, in difetto, entro un anno dalla cessazione della causa di sospensione. Nel caso previsto dal primo comma, numero 2), il procedimento si estingue altresì se entro novanta giorni dall’ordinanza di sospensione nessuna parte deposita presso gli arbitri copia autentica dell’atto con il quale la controversia sulla questione pregiudiziale è proposta davanti all’autorità giudiziaria.

Articolo 819 bis - Codice di Procedura Civile

Ferma l’applicazione dell’articolo 816 sexies, gli arbitri sospendono il procedimento arbitrale con ordinanza motivata nei seguenti casi:
1) quando il processo dovrebbe essere sospeso a norma del comma terzo dell’articolo 75 del codice di procedura penale, se la controversia fosse pendente davanti all’autorità giudiziaria;
2) se sorge questione pregiudiziale su materia che non può essere oggetto di convenzione d’arbitrato e per legge deve essere decisa con autorità di giudicato;
3) quando rimettono alla Corte costituzionale una questione di legittimità costituzionale ai sensi dell’articolo 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87.
Se nel procedimento arbitrale è invocata l’autorità di una sentenza e questa è impugnata, si applica il secondo comma dell’articolo 337.
Una volta disposta la sospensione, il procedimento si estingue se nessuna parte deposita presso gli arbitri istanza di prosecuzione entro il termine fissato dagli arbitri stessi o, in difetto, entro un anno dalla cessazione della causa di sospensione. Nel caso previsto dal primo comma, numero 2), il procedimento si estingue altresì se entro novanta giorni dall’ordinanza di sospensione nessuna parte deposita presso gli arbitri copia autentica dell’atto con il quale la controversia sulla questione pregiudiziale è proposta davanti all’autorità giudiziaria.

Massime

Il procedimento arbitrale iniziato dopo l’entrata in vigore della legge 5 gennaio 1994 n. 25 è soggetto al disposto dell’art. 819 bis c.p.c. alla stregua del quale la «competenza» degli arbitri (termine adottato dal legislatore in senso atecnico per designare il potere di giudicare attribuito agli arbitri dall’apposita convenzione) non è esclusa dalla connessione tra la controversia ad essi deferita ed una causa pendente dinanzi al giudice; tale regola – come si desume a fortiori dall’art. 27 della legge n. 25 del 1994 che esclude dall’ambito applicativo dell’art. 819 bis c.p.c. solo i procedimenti arbitrali ormai esauriti – si applica anche quando la causa pendente dinanzi al giudice ordinario sia stata promossa prima dell’entrata in vigore della citata legge n. 25 del 1994 allorché operava l’opposta regola della vis attractiva del giudizio ordinario rispetto al procedimento arbitrale essendo d’altra parte da escludere che l’art. 5 c.p.c. possa essere in tal caso utilmente richiamato per configurare una cristallizzazione di detta vis attractiva atteso che il citato art. 5 disciplina il momento determinante della (giurisdizione e della) competenza quest’ultima intesa in senso proprio come complesso di criteri attinenti alla ripartizione tra i vari giudici della funzione giurisdizione e per ciò non spiega effetto là dove come nella specie rilevi la (diversa) questione (di merito) concernente la potestas iudicandi degli arbitri la cui cognizione ha fonte pattizia ed è radicata nell’autonomia privata Cass. civ. sez. I 21 luglio 2004 n. 13516

La controversia rimessa ad arbitri sulla base di valida clausola compromissoria non è attratta per ragioni di connessione da altra causa pendente dinanzi al giudice ordinario giusto disposto dell’art. 819 bis c.p.c. senza che spieghi all’uopo influenza la circostanza che dinanzi agli arbitri la causa sia stata già instaurata ovvero non sia ancora pendente Cass. civ. sez. II 7 marzo 2001 n. 3316 

Nell’ipotesi in cui siano proposte dinanzi al giudice ordinario anche nello stesso giudizio più domande di cui alcune devolute alla competenza arbitrale non può legittimamente ritenersi esclusa per queste ultime la competenza arbitrale giusta disposto della novella 5 gennaio 1994 n. 5 (art. 819 bis c.p.c.) Cass. civ. sez. III 5 novembre 1999 n. 12336

Ai fini dell’applicazione ai giudizi arbitrali dell’art. 819 bis c.p.c. (introdotto dall’art. 11 della legge 5 gennaio 1994 n. 25) – in base al quale la competenza degli arbitri non è esclusa dalla connessione tra la controversia ad essi deferita ed una causa pendente dinanzi al giudice – non rientrano tra i procedimenti arbitrali in corso cui fa riferimento la disposizione transitoria contenuta nell’art. 27 comma primo della medesima legge i procedimenti che si trovano nella fase di impugnazione della sentenza arbitrale dinanzi alla corte di appello ex art. 828 comma primo c.p.c Cass. civ. sez. I 15 luglio 1996 n. 6403 

 

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