Art. 816 bis – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Svolgimento del procedimento

Articolo 816 bis - codice di procedura civile

Le parti possono stabilire nella convenzione d’arbitrato, o con atto scritto separato, purché anteriore all’inizio del giudizio arbitrale, le norme che gli arbitri debbono osservare nel procedimento e la lingua dell’arbitrato. In mancanza di tali norme gli arbitri hanno facoltà di regolare lo svolgimento del giudizio e determinare la lingua dell’arbitrato nel modo che ritengono più opportuno. Essi debbono in ogni caso attuare il principio del contraddittorio, concedendo alle parti ragionevoli ed equivalenti possibilità di difesa. Le parti possono stare in arbitrato per mezzo di difensori. In mancanza di espressa limitazione, la procura al difensore si estende a qualsiasi atto processuale, ivi compresa la rinuncia agli atti e la determinazione o proroga del termine per la pronuncia del lodo. In ogni caso, il difensore può essere destinatario della comunicazione della notificazione del lodo e della notificazione della sua impugnazione.
Le parti o gli altri arbitri possono autorizzare il presidente del collegio arbitrale a deliberare le ordinanze circa lo svolgimento del procedimento.
Su tutte le questioni che si presentano nel corso del procedimento gli arbitri, se non ritengono di provvedere con lodo non definitivo, provvedono con ordinanza revocabile non soggetta a deposito.

Articolo 816 bis - Codice di Procedura Civile

Le parti possono stabilire nella convenzione d’arbitrato, o con atto scritto separato, purché anteriore all’inizio del giudizio arbitrale, le norme che gli arbitri debbono osservare nel procedimento e la lingua dell’arbitrato. In mancanza di tali norme gli arbitri hanno facoltà di regolare lo svolgimento del giudizio e determinare la lingua dell’arbitrato nel modo che ritengono più opportuno. Essi debbono in ogni caso attuare il principio del contraddittorio, concedendo alle parti ragionevoli ed equivalenti possibilità di difesa. Le parti possono stare in arbitrato per mezzo di difensori. In mancanza di espressa limitazione, la procura al difensore si estende a qualsiasi atto processuale, ivi compresa la rinuncia agli atti e la determinazione o proroga del termine per la pronuncia del lodo. In ogni caso, il difensore può essere destinatario della comunicazione della notificazione del lodo e della notificazione della sua impugnazione.
Le parti o gli altri arbitri possono autorizzare il presidente del collegio arbitrale a deliberare le ordinanze circa lo svolgimento del procedimento.
Su tutte le questioni che si presentano nel corso del procedimento gli arbitri, se non ritengono di provvedere con lodo non definitivo, provvedono con ordinanza revocabile non soggetta a deposito.

Massime

In tema di arbitrato qualora le parti non abbiano determinato nel compromesso o nella clausola compromissoria le regole processuali da adottare gli arbitri sono liberi di regolare l’articolazione del procedimento nel modo che ritengano più opportuno anche discostandosi dalle prescrizioni dettate dal codice di rito con l’unico limite del rispetto dell’inderogabile principio del contraddittorio posto dall’art. 101 cod. proc. civ. il quale tuttavia va opportunamente adattato al giudizio arbitrale nel senso che deve essere offerta alle parti al fine di consentire loro un’adeguata attività difensiva la possibilità di esporre i rispettivi assunti di esaminare ed analizzare le prove e le risultanze del processo anche dopo il compimento dell’istruttoria e fino al momento della chiusura della trattazione nonché di presentare memorie e repliche e conoscere in tempo utile le istanze e richieste avverse Cass. civ. sez. II 26 maggio 2015 n. 10809

Nel procedimento arbitrale ispirato al principio delle libertà delle forme gli arbitri non sono tenuti all’osservanza delle norme del codice di procedura civile relative al giudizio ordinario di cognizione non espressamente richiamate all’atto del conferimento dell’incarico arbitrale con il solo limite dell’osservanza delle norme di ordine pubblico come il principio del contraddittorio. Ne consegue che l’omessa comunicazione al consulente tecnico di parte già nominato delle indagini predisposte dal consulente d’ufficio non é causa di nullità ove il consulente della parte interessata avrebbe potuto essere informato di tali operazioni dal difensore della medesima regolarmente avvisato Cass. civ. sez. I 28 febbraio 2014 n. 4808

Nel procedimento arbitrale l’omessa osservanza del principio del contraddittorio (sancito dall’art. 816 bis primo comma cod. proc. civ. già in precedenza ricondotto all’art. 816 cod. proc. civ.) non è un vizio formale ma di attività. Ne consegue che ai fini della declaratoria di nullità è necessario accertare la concreta menomazione del diritto di difesa tenendo conto della modalità del confronto tra le parti (avuto riguardo alle rispettive pretese) e delle possibilità per le stesse di esercitare nel rispetto della regola “audiatur et altera pars” su un piano di uguaglianza le facoltà processuali loro attribuite. (In applicazione di tale principio la S.C. ha rigettato il ricorso con il quale una delle parti sosteneva che l’altra avesse modificato le proprie domande nel “foglio conclusioni” introducendo nuovi temi i quali invece erano stati ampiamente discussi davanti agli arbitri) Cass. civ. sez. I 27 dicembre 2013 n. 28660

In materia di arbitrato l’indubbia natura negoziale dell’atto di nomina non esclude che esso produca anche gli effetti della “vocatio in ius”; infatti nel quadro normativo formatosi con la legge 5 gennaio 1994 n. 25 la notifica della domanda di arbitrato segna l’inizio a tutti gli effetti del procedimento arbitrale Cass. civ. sez. I 10 luglio 2013 n. 17099 

Il procedimento arbitrale è ispirato alla libertà delle forme con la conseguenza che gli arbitri non sono tenuti all’osservanza delle norme del codice di procedura civile relative al giudizio ordinario di cognizione a meno che le parti non vi abbiano fatto esplicito richiamo nel conferimento dell’incarico arbitrale. (In applicazione del principio la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso che avesse comportato una violazione del contraddittorio l’ammissione e l’espletamento della prova testimoniale richiesta dalla parte in una memoria istruttoria tardivamente depositata senza concedere all’altra parte un termine per formulare controdeduzioni o per un differimento avendo il suo difensore partecipato all’udienza di assunzione della prova senza opporsi al suo espletamento) Cass. civ. sez. I 17 febbraio 2011 n. 3917

Nel giudizio arbitrale qualora le parti non abbiano determinato nel compromesso o nella clausola compromissoria le regole processuali da adottare gli arbitri sono liberi di regolare l’articolazione del procedimento nel modo che ritengano più opportuno e quindi anche di discostarsi dalle prescrizioni dettate dal codice di rito con l’unico limite del rispetto del principio inderogabile del contraddittorio posto dall’art. 101 c.p.c. il quale adattato al procedimento dinanzi agli arbitri deve essere opportunamente riferito al momento della chiusura della trattazione in modo da consentire alle parti non solo un’adeguata attività difensiva per tutto il corso del procedimento pur dopo la chiusura dell’istruttoria ma anche la possibilità di esercitare su un piano di eguaglianza le facoltà processuali loro attribuite e quindi da assicurare – senza che ne risulti leso l’altro principio della libertà delle forme posto dall’art. 816 secondo e terzo comma – l’osservanza della regola audiatur et altera pars secondo il precetto inderogabile di cui al quarto comma della medesima disposizione. (In applicazione di tale principio la S.C. ha confermato la sentenza impugnata la quale aveva ritenuto che la produzione di documenti oltre il termine all’uopo fissato dagli arbitri non avesse comportato alcuna violazione del contraddittorio essendo avvenuta comunque prima dell’udienza di discussione e non avendo la controparte che pure ne aveva avuto conoscenza richiesto la concessione di un nuovo termine per produrre a sua volta ulteriore documentazione) Cass. civ. sez. I 6 novembre 2006 n. 23670ì

In tema di arbitrato a norma dell’art. 816 c.p.c. in mancanza di esplicita previa indicazione delle parti gli arbitri hanno facoltà di regolare lo svolgimento del giudizio nel modo che ritengono più opportuno ma debbono in ogni caso assegnare alle parti i termini per presentare documenti e memorie ed esporre le loro repliche onde assicurare il corretto svolgimento del procedimento con il pieno rispetto del principio della regolarità del contraddittorio che presiede anche allo svolgimento del giudizio arbitrale. Da ciò consegue la tardività e l’inammissibilità di quesiti formulati per la prima volta con la comparsa conclusionale che è destinata solo a illustrare le ragioni delle pretese e delle richieste delle parti senza possibilità alcuna di ampliare l’oggetto della controversia poiché ciò comporterebbe violazione del diritto di difesa della controparte Cass. civ. sez. I 21 settembre 2004 n. 18918

In tema di arbitrato a seguito dell’entrata in vigore della legge di riforma n. 25 del 1994 il momento iniziale del giudizio arbitrale va determinato non pi– come accadeva nella vigenza del precedente quadro normativo – con riguardo alla costituzione del collegio bensì alla notificazione della domanda di accesso agli arbitri in quanto idonea a costituire un rituale rapporto processuale: con tale notifica infatti vengono identificati dall’istante sulla base della clausola compromissoria tanto l’organo deputato a decidere la controversia quanto la controparte che è quella risultante dalla clausola stessa nei confronti della quale il lodo deve essere pronunciato Cass. civ. sez. I 28 maggio 2003 n. 8532 

 

In tema di giudizio arbitrale l’atto introduttivo del relativo procedimento può ritenersi soggetto alle disposizioni di cui all’art. 163 c.p.c. – dettate in tema di citazione dinanzi al giudice ordinario – soltanto nell’ipotesi in cui le parti o gli arbitri abbiano disposto che il procedimento stesso si svolga secondo la disciplina del processo ordinario sicchè in mancanza di regole procedimentali stabilite dalle parti o dagli arbitri a pena di nullità pudenunciarsi l’invalidità del lodo soltanto se la formulazione dei quesiti oggetto di giudizio sia stata effettuata senza rispettare il principio del contraddittorio Cass. civ. sez. I 19 febbraio 2003 n. 2472

In tema di procedimento arbitrale il principio secondo cui l’esigenza del contraddittorio non è riferibile solo all’atto introduttivo del giudizio ma deve realizzarsi nella sua piena effettività durante tutto lo svolgimento del processo riceve specificazione nel senso che gli arbitri devono consentire alle parti di esporre i rispettivi assunti di conoscere le prove e le risultanze del processo di presentare entro un termine prefissato memorie e repliche e di prendere visione in tempo utile delle istanze e delle richieste avversarie Cass. civ. sez. I 2 febbraio 2001 n. 1496

Nel giudizio arbitrale allorché il lodo venga pronunciato immediatamente dopo la chiusura della istruzione senza che venga offerta alle parti la possibilità di esaminare ed analizzare le prove specificare le istanze conclusive ed esplicare le rispettive difese esso è nullo per violazione del principio del contraddittorio a nulla rilevando l’indagine ex post se le parti stesse abbiano o meno potuto discutere su quei fatti e quelle circostanze dal cui esame critico è scaturita la decisione. Il principio del contraddittorio costituisce infatti una regola processuale inderogabile di ordine pubblico il cui rispetto va verificato ex ante non apparendo ammissibile far dipendere la valutazione della sua osservanza dal contenuto concreto della decisione adottata Cass. civ. sez. I 23 giugno 2000 n. 8540

La norma contenuta nel terzo comma dell’art. 816 c.p.c. – in base al quale gli arbitri anche quando hanno la facoltà di regolare lo svolgimento del giudizio arbitrale nel modo che ritengono più opportuno debbono in ogni caso assegnare alle parti i termini per presentare documenti e memorie e per esporre le loro repliche – ha carattere inderogabile e serve a far conoscere alle parti i risultati dell’istruttoria per le loro deduzioni e difese a seguito dell’istruttoria espletata. Il collegio arbitrale che pur se autorizzato a decidere secondo equità conceda alle parti un unico termine per presentare documenti e memorie e per esporre le repliche viola la norma suddetta atteso che la facoltà di replica per poter essere concretamente esercitata postula che le parti dopo la chiusura dell’istruttoria (orale o documentale che sia) abbiano a disposizione un lasso di tempo in aggiunta a quello concesso per l’espletamento dell’istruttoria per valutare gli elementi raccolti e (eventualmente) controdedurre Cass. civ. sez. I 1 aprile 1996 n. 3006

Quando le parti compromittenti non hanno fissato regole procedimentali gli arbitri del giudizio arbitrale possono regolare il procedimento nel modo ritenuto più opportuno purché come è espressamente stabilito dall’art. 816 c.p.c. sia rispettato il principio del contraddittorio e perciò consentito alle parti il dialettico svolgimento delle rispettive deduzioni e controdeduzioni e la collaborazione nell’accertamento dei fatti o in altri termini di esporre i relativi assunti di conoscere le prove e le risultanze del processo di presentare entro i termini prefissati a norma dell’art. 816 comma 3 c.c. memorie repliche e documenti di conoscere in tempo utile le istanze e richieste delle parti. Tale principio è pertanto violato con conseguente nullità del lodo (art. 829 c.p.c.) e necessità di pronuncia nel merito da parte della corte d’appello presso la quale il lodo è stato impugnato (art. 830 c.p.c.) nel caso in cui concessa ad una parte la facoltà di depositare memorie e documenti anche dopo la chiusura dell’istruttoria non sia data comunicazione all’altra parte del deposito né assegnato termine per eventuali osservazioni Cass. civ. sez. II 13 luglio 1994 n. 6579

 

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