Art. 808 ter – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Arbitrato irrituale

Articolo 808 ter - codice di procedura civile

Le parti possono, con disposizione espressa per iscritto, stabilire che, in deroga a quanto disposto dall’articolo 824 bis, la controversia sia definita dagli arbitri mediante determinazione contrattuale. Altrimenti si applicano le disposizioni del presente titolo.
Il lodo contrattuale è annullabile dal giudice competente secondo le disposizioni del libro I:
1) se la convenzione dell’arbitrato è invalida, o gli arbitri hanno pronunciato su conclusioni che esorbitano dai suoi limiti e la relativa eccezione è stata sollevata nel procedimento arbitrale;
2) se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi stabiliti dalla convenzione arbitrale;
3) se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell’articolo 812;
4) se gli arbitri non si sono attenuti alle regole imposte dalle parti come condizione di validità del lodo;
5) se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio. Al lodo contrattuale non si applica l’articolo 825.

Articolo 808 ter - Codice di Procedura Civile

Le parti possono, con disposizione espressa per iscritto, stabilire che, in deroga a quanto disposto dall’articolo 824 bis, la controversia sia definita dagli arbitri mediante determinazione contrattuale. Altrimenti si applicano le disposizioni del presente titolo.
Il lodo contrattuale è annullabile dal giudice competente secondo le disposizioni del libro I:
1) se la convenzione dell’arbitrato è invalida, o gli arbitri hanno pronunciato su conclusioni che esorbitano dai suoi limiti e la relativa eccezione è stata sollevata nel procedimento arbitrale;
2) se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi stabiliti dalla convenzione arbitrale;
3) se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell’articolo 812;
4) se gli arbitri non si sono attenuti alle regole imposte dalle parti come condizione di validità del lodo;
5) se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio. Al lodo contrattuale non si applica l’articolo 825.

Massime

Al fine di distinguere tra arbitrato rituale o irrituale occorre interpretare la clausola compromissoria con riferimento al dato letterale alla comune intenzione delle parti ed al comportamento complessivo delle stesse senza che il mancato richiamo nella clausola alle formalità dell’arbitrato rituale deponga univocamente nel senso dell’irritualità dell’arbitrato dovendosi tenere conto delle maggiori garanzie offerte dall’arbitrato rituale quanto all’efficacia esecutiva del lodo ed al regime delle impugnazioni. (In applicazione di tale principio la S.C. ha cassato la sentenza impugnata ritenendo che le espressioni presenti nella clausola compromissoria: “giudizio arbitrale” “giudizio inappellabile” decisione da assumere “senza formalità di rito e secondo equità” non potessero essere interpretate con sicurezza come espressive della volontà delle parti di pattuire che la decisione sarebbe stata assunta dagli arbitri nelle forme dell’arbitrato irrituale) Cass. civ. sez. I 7 agosto 2019 n. 21059

È valida la clausola compromissoria per arbitrato irrituale la quale attribuisca soltanto ad una delle parti la facoltà di declinare la competenza arbitrale e di chiedere che la controversia sia decisa dal giudice ordinario poiché tale derogabilità unilaterale della clausola è in linea con i limiti di esercizio dell’autonomia privata ed è coerente con la tendenza di sistema favorevole al riconoscimento della giustizia pubblica quale forma primaria di soluzione dei conflitti Cass. civ. sez. VI-II ord. 22 maggio 2015 n. 10679

L’arbitrato irrituale pur avendo natura negoziale costituisce fonte di regolamentazione eteronoma degli interessi in conflitto sicché la diligenza degli arbitri deve essere valutata in riferimento all’oggetto dell’incarico conferito che non consiste nella composizione della controversia in modo necessariamente transattivo ed appagante per tutte le parti in causa ma nella pronuncia di una decisione secondo diritto o equità e nel rispetto del principio del contraddittorio al termine di un procedimento in cui previa definizione del “thema decidendum” sia stato consentito a ciascuna delle parti lo svolgimento di attività di allegazione eccezione e prova su di un piano di parità. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso la negligenza degli arbitri e la conseguente sussistenza di una giusta causa di loro revoca per avere gli stessi rigettato tutte le istanze probatorie dell’attore sul duplice presupposto che era stato regolarmente consentito alle parti lo svolgimento di attività assertiva e deduttiva e che l’obbligo degli arbitri di motivare i provvedimenti istruttori poteva essere rinviato al momento della loro decisione rimasta per preclusa dall’intervenuta precedente richiesta di revoca dei primi) Cass. civ. sez. I 15 luglio 2014 n. 16164

Al fine di determinare se si verta in tema di arbitrato rituale o irrituale occorre interpretare la clausola compromissoria alla stregua dei normali canoni ermeneutici ricavabili dall’art. 1362 cod. civ. e dunque fare riferimento al dato letterale alla comune intenzione delle parti e al comportamento complessivo delle stesse anche successivo alla conclusione del contratto senza che il mancato richiamo nella clausola alle formalità dell’arbitrato rituale deponga univocamente nel senso dell’irritualità dell’arbitrato ovvero possa essere invocato il criterio residuale della natura eccezionale dell’arbitrato rituale dovendosi tenere conto delle maggiori garanzie offerte da tale forma di arbitrato quanto all’efficacia esecutiva del lodo al regime delle impugnazioni alle possibilità per il giudice di concedere la sospensiva Cass. civ. sez. I 21 novembre 2013 n. 26135

La clausola compromissoria per arbitrato irrituale anche quando la forma scritta sia richiesta soltanto “ad probationem” necessita comunque di un’espressa approvazione da parte dei contraenti; ne consegue che tale clausola se predisposta e sottoscritta in relazione ad un contratto di compravendita dal solo mediatore in forma generica ed indeterminata e senza la previsione di garanzia secondo cui le parti hanno comunque la facoltà di opporvisi (cd. clausola di salvaguardia) deve ritenersi non legittimamente stipulata Cass. civ. sez. II 12 settembre 2011 n. 18679

Nell’arbitrato irrituale il contraddittorio va inteso e seguito in relazione al contenuto della pronunzia arbitrale voluta dai compromettenti. Esso non si articola quindi necessariamente in forme rigorose e in fasi progressive regolate dall’arbitro – eventualmente – anche mediante richiamo a quelle del giudizio ordinario fra cui quelle relative alle udienze di comparizione e di audizione delle parti ma si realizza nei limiti in cui possa assicurarsi alle parti la possibilità di conoscere le rispettive ragioni e difendersi di modo che ognuna deve avere la possibilità di farle valere e di contrastare le ragioni avversarie. Pertanto è sufficiente che l’attività assertiva e deduttiva delle parti si sia potuta esplicare in qualsiasi modo e tempo in rapporto agli elementi utilizzati dall’arbitro per la sua pronuncia e ove questi siano acquisiti mediante l’assunzione di prove la relativa istruttoria non può essere segreta ma deve essere svolta dando alle parti la possibilità d’intervenire e di conoscere i suoi risultati. (In applicazione di tale principio la Corte ha respinto il ricorso con il quale una delle parti si doleva della mancata redazione di un verbale delle operazioni e della mancata comunicazione delle attività compiute prima dell’emissione della decisione finale senza allegare e provare il compimento di uno specifico atto istruttorio diverso dall’esame dei documenti versati da ciascuna di esse) Cass. civ. sez. I 8 settembre 2004 n. 18049

Nell’arbitrato irrituale o libero le parti si affidano alla volontà espressa dagli arbitri quali loro mandatari in sostituzione della volontà delle parti stesse; tale manifestazione di volontà non esige forme particolari né è soggetta all’obbligo della motivazione Cass. civ. sez. lav. 9 agosto 2004 n. 15353

Nell’arbitrato libero o irrituale traducendosi questo in una regolamentazione negoziale della contesa in esecuzione di mandato ricevuto gli arbitri non sono tenuti a prefissare termini alle parti nemmeno per quanto attiene al potere di presentare documenti e memorie ed esporre le loro repliche essendo sufficiente che le parti stesse abbiano avuto comunque – in qualsiasi tempo e modo prima della pronuncia arbitrale – la possibilità di esplicare la loro attività assertiva e deduttiva; tuttavia una volta che gli arbitri hanno assegnato alle parti termini per la presentazione di memorie repliche e per la discussione qualora si presenti la necessità di modificare tali termini (come avvenuto nel caso di specie per la proroga concessa al consulente tecnico d’ufficio per il deposito della sua relazione) restano vincolati in virtù del generale principio di correttezza e buona fede da questo loro comportamento e conseguentemente sono tenuti a fissare nuovi termini e a darne tempestiva comunicazione alle parti avendo il comportamento tenuto in precedenza circa la regolamentazione dell’attività delle parti ingenerato in queste un legittimo affidamento sulla rigorosa regolamentazione mediante la fissazione di termini della loro attività. Qualora omettano di adottare una simile condotta gli arbitri violano i fondamentali principi di diligenza collaborazione e buona fede incombenti agli stessi nell’esecuzione del mandato Cass. civ. sez. I 9 marzo 2001 n. 3463

Nell’arbitrato libero il contenuto dell’obbligo assunto dagli arbitri secondo le regole del mandato è quello di emettere la decisione loro affidata contro un determinato termine non potendo ammettersi che le parti siano vincolate alla definizione extragiudiziale della controversia ed alla conseguente improponibilità della domanda giudiziale per un tempo non definito. Ne consegue che applicandosi all’arbitrato irrituale la disciplina dell’art. 1722 n. 1 c.c. il mandato conferito agli arbitri deve considerarsi estinto alla scadenza del termine prefissato dalle parti salvo che esse non abbiano inteso in modo univoco conferire a detto termine un valore meramente orientativo. (Nella specie la S.C. ha ritenuto corretta la decisione dei giudici di merito relativa alla non riferibilità alla volontà dei compromittenti – in quanto emessa dopo la scadenza del termine all’uopo concesso – della determinazione arbitrale decisione motivata alla stregua del rilievo che attesa la essenzialità in via generale del termine di cui si tratta non potesse ravvisarsi un univoco intendimento delle parti in senso contrario pur in presenza di iniziative apparentemente equivoche – quali la nomina del proprio arbitro da parte di uno dei compromittenti o la richiesta al Consiglio dell’Ordine di procedere alla nomina del terzo arbitro nella imminenza della scadenza del termine – nel fatto che le parti stesse avevano sottoscritto il verbale di udienza nel quale si era prorogato il termine per il deposito del lodo circostanza che alla luce della eccezione relativa alla avvenuta scadenza del termine sollevata proprio dalla parte cui risalivano le predette iniziative nella precedente udienza dinanzi agli arbitri doveva essere interpretata solo come accettazione della proroga della data della decisione su tale questione pregiudiziale). Cass. civ. sez. I 3 gennaio 2001 n. 58

 

In tema di arbitrato irrituale trova applicazione l’art. 1722 n. 1 cod. civ. con la conseguenza che il mandato conferito agli arbitri per la pronuncia del lodo deve ritenersi estinto alla scadenza del termine prefissato dalle parti da ritenersi essenziale. Nel caso in cui la controversia abbia ad oggetto diritti reali immobiliari detto termine non è prorogabile se non con patto avente la forma scritta “ad substantiam” poiché il mandato (o la modifica dei termini di un mandato) a concludere un negozio per il quale sia richiesta la forma scritta “ad substantiam” deve essere rilasciato per iscritto a pena di nullità; né in mancanza della forma scritta l’esistenza del patto di proroga può essere desunta da elementi presuntivi quale il comportamento delle parti Cass. civ. sez. I 11 giugno 2014 n. 13212

Data la specificità dell’incarico – diretto a porre fine anche se con l’espletamento di attività sul piano ed in forma negoziale ad una lite insorta tra i mandanti – anche nell’arbitrato libero o irrituale gli arbitri sono vincolati dall’obbligo di eseguire il loro mandato in posizione di equidistanza dalle parti e tale situazione sicuramente viene meno nel momento in cui tra gli arbitri e le parti insorga una qualche controversia. Pertanto qualora anche uno soltanto dei mandanti revochi il mandato per giusta causa e promuova azione giudiziale per l’accertamento in conseguenza della intimata revoca dell’estinzione del mandato il suddetto obbligo specifico oltre che il più generale dovere di correttezza impone agli arbitri di sospendere immediatamente ogni attività non essendo loro consentito valutare autonomamente trattandosi di fatti che li riguardano direttamente se detti fatti siano idonei o meno a giustificare la revoca del mandato ed esclusa – nell’esercizio di un non consentito potere di autotutela – tale idoneità proseguire nello svolgimento dell’incarico in situazione conflittuale con una delle parti Cass. civ. sez. I 9 marzo 2001 n. 3463

Nell’arbitrato libero il contenuto dell’obbligo assunto dagli arbitri secondo le regole del mandato è quello di emettere la decisione loro affidata entro un determinato termine non potendo ammettersi che le parti siano vincolate alla definizione extragiudiziale della controversia ed alla conseguente improponibilità della domanda giudiziale per un tempo non definito. Ne consegue che applicandosi all’arbitrato irrituale la disciplina dell’art. 1722 n. 1 c.c. il mandato conferito agli arbitri deve considerarsi estinto alla scadenza del termine prefissato dalle parti salvo che esse non abbiano inteso in modo univoco conferire a detto termine un valore meramente orientativo. (Nella specie la S.C. ha ritenuto corretta la decisione dei giudici di merito relativa alla non riferibilità alla volontà dei compromettenti – in quanto emessa dopo la scadenza del termine all’uopo concesso – della determinazione arbitrale decisione motivata alla stregua del rilievo che attesa la essenzialità in via generale del termine di cui si tratta non potesse ravvisarsi un univoco intendimento delle parti in senso contrario pur in presenza di iniziative apparentemente equivoche – quali la nomina del proprio arbitro da parte di uno dei compromittenti o la richiesta al Consiglio dell’Ordine di procedere alla nomina del terzo arbitro nella imminenza della scadenza del termine – nel fatto che le parti stesse avevano sottoscritto il verbale di udienza nel quale si era prorogato il termine per il deposito del lodo circostanza che alla luce della eccezione relativa alla avvenuta scadenza del termine sollevata proprio dalla parte cui risalivano le predette iniziative nella precedente udienza dinanzi agli arbitri doveva essere interpretata solo come accettazione della proroga della data della decisione su tale questione pregiudiziale). Cass. civ. sez. I 3 gennaio 2001 n. 58

In tema di arbitraggio l’accertamento dell’equità della determinazione della prestazione dedotta in contratto ad opera del terzo cui è stata rimessa dalle parti contraenti è deferito al prudente apprezzamento del giudice di merito che rimane sindacabile in sede di legittimità a seguito della riformulazione dell’art. 360 comma 1 n. 5 c.p.c. disposta dall’art. 54 del d.l. n. 83 del 2012 conv. con modif. dalla l. n. 134 del 2012 nella sua riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato della Cassazione sulla motivazione ossia solo per la «mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico» per la «motivazione apparente» per il «contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili» e per la «motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile» Cass. civ. sez. VI-I 1 ottobre 2015 n. 19677

Nel caso in cui le parti di un contratto di assicurazione affidino ad un terzo l’incarico di esprimere una valutazione tecnica sull’entità delle conseguenze di un evento al quale è collegata l’erogazione dell’indennizzo impegnandosi a considerare tale valutazione come reciprocamente vincolante ed escludendo dai poteri del terzo la soluzione delle questioni attinenti alla validità ed efficacia della garanzia assicurativa il relativo patto esula sia dall’arbitraggio che dall’arbitrato (rituale od irrituale) ed integra piuttosto una perizia contrattuale atteso che viene negozialmente conferito al terzo non già il compito di definire le contestazioni insorte o che possono insorgere tra le parti in ordine al rapporto giuridico ma la semplice formulazione di un apprezzamento tecnico che esse si impegnano ad accettare come diretta espressione della loro determinazione volitiva; pertanto non sono applicabili le norme relative all’arbitrato restando impugnabile la perizia contrattuale per i vizi che possono vulnerare ogni manifestazione di volontà negoziale (errore dolo violenza incapacità delle parti) Cass. civ. sez. III 8 novembre 2018 n. 28511

In tema di arbitrato la sentenza che neghi la propria competenza in relazione ad una convenzione di arbitrato irrituale non è impugnabile per regolamento di competenza in quanto tale tipologia di arbitrato determina l’inapplicabilità di tutte le norme dettate per quello rituale ivi compreso l’art. 819 ter cod. proc. civ. (Nella specie la S.C. ha qualificato come irrituale l’arbitrato previsto da una clausola compromissoria contenuta nello statuto di un consorzio che deferiva alla competenza di un arbitro la soluzione delle controversie fra consorziati attraverso uno strumento inappellabile e destinato a realizzare la volontà delle parti di comporre la controversia) Cass. civ. sez. VI-I 13 maggio 2014 n. 10300

Il patto compromissorio libero non demanda agli arbitri l’esercizio di una funzione giurisdizionale ma conferisce loro un mandato per l’espletamento di una attività negoziale e poichè il potere degli arbitri di dare esecuzione al mandato presuppone la validità e l’efficacia dell’atto di conferimento la cognizione in ordine alla ricorrenza di tale presupposto non può spettare a costoro ma permane in capo al giudice ordinario Cass. civ. sez. I 29 marzo 2012 n. 5105

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