Art. 775 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Processo

Articolo 775 - codice di procedura civile

Il processo verbale (126) d’inventario contiene:
1) la descrizione degli immobili (812 c.c.), mediante l’indicazione della loro natura, della loro situazione, dei loro confini, e dei numeri del catasto e delle mappe censuarie;
2) la descrizione e la stima (773) dei mobili, con la specificazione del peso e del marchio per gli oggetti d’oro e d’argento;
3) l’indicazione della quantità e specie delle monete per il danaro contante;
4) l’indicazione delle altre attività e passività;
5) la descrizione delle carte, scritture e note relative allo stato attivo e passivo, le quali debbono essere firmate in principio e in fine dall’ufficiale procedente. Lo stesso ufficiale deve accertare sommariamente lo stato dei libri e dei registri di commercio (2214 ss. c.c.), firmarne i fogli, e lineare gli intervalli.
Se alcuno degli interessati contesta l’opportunità d’inventariare qualche oggetto, l’ufficiale lo descrive nel processo verbale (126) facendo menzione delle osservazioni e istanze delle parti (192 att.).

Articolo 775 - Codice di Procedura Civile

Il processo verbale (126) d’inventario contiene:
1) la descrizione degli immobili (812 c.c.), mediante l’indicazione della loro natura, della loro situazione, dei loro confini, e dei numeri del catasto e delle mappe censuarie;
2) la descrizione e la stima (773) dei mobili, con la specificazione del peso e del marchio per gli oggetti d’oro e d’argento;
3) l’indicazione della quantità e specie delle monete per il danaro contante;
4) l’indicazione delle altre attività e passività;
5) la descrizione delle carte, scritture e note relative allo stato attivo e passivo, le quali debbono essere firmate in principio e in fine dall’ufficiale procedente. Lo stesso ufficiale deve accertare sommariamente lo stato dei libri e dei registri di commercio (2214 ss. c.c.), firmarne i fogli, e lineare gli intervalli.
Se alcuno degli interessati contesta l’opportunità d’inventariare qualche oggetto, l’ufficiale lo descrive nel processo verbale (126) facendo menzione delle osservazioni e istanze delle parti (192 att.).

Massime

La presunzione di esistenza nell’asse ereditario di gioielli denari e mobilia in una percentuale predeterminata rispetto al valore dell’asse ereditario medesimo non è vinta ai sensi dell’art. 31 comma primo R.D. 30 dicembre 1923 n. 3270 (legge tributaria sulle successioni) [v. ora art. 5 26 ottobre 1972 n. 637] da un verbale di inventario redatto nello studio del notaio rogante da cui risulti l’inesistenza di tali beni ove siffatto verbale non rechi l’indicazione che il notaio si è recato nell’abitazione del de cuius per effettuare la ricognizione diretta dei beni ivi esistenti atteso che l’incompletezza quantunque non ascrivibile a colpa dell’erede concerne proprio gli elementi afferenti alla presunzione. Peraltro ai predetti fini è irrilevante una successiva attestazione rilasciata dallo stesso notaio e certificante che egli si era recato nell’abitazione del de cuius prima di procedere alla relazione trattandosi di una semplice scrittura privata al di fuori dell’ambito della funzione documentativa pubblica. Un verbale d’inventario anche se inidoneo a superare la presunzione di esistenza nell’asse ereditario di gioielli denari e mobilia in una percentuale predeterminata rispetto al valore dell’asse ereditario medesimo in quanto non recante l’attestazione della ricerca direttamente effettuata nell’abitazione del de cuius per accertare l’inesistenza di tali beni è però valido ad evitare la decadenza degli eredi dal beneficio dello spostamento del termine per la presentazione della denuncia di successione ai sensi dell’art. 56 comma secondo R.D. n. 3270 del 1923 Cass. civ. sez. I 28 giugno 1984 n. 3837

La presunzione di esistenza nell’eredità di gioielli denaro e mobilia in percentuale predeterminata rispetto al valore dell’asse ai sensi e sotto il vigore del primo comma dell’art. 31 del R.D. 30 dicembre 1923 n. 3270 [v. ora art. 5 D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637] può essere vinta dalle risultanze di un inventario di eredità beneficiata di tutela di fallimento od effettuato in seguito ad apposizione di sigilli secondo la previsione del terzo comma della citata norma solo alla duplice condizione che l’inventario stesso risulti completo di tutte le indicazioni prescritte dall’art. 775 c.p.c. e che sia stato tempestivamente redatto nei termini all’uopo fissati dalla legge o dal giudice a titolo di proroga. Gli indicati effetti pertanto vanno esclusi con riguardo ad un inventario redatto in sede di accettazione dell’eredità devoluta a un minore il quale sia stato completato ed integrato dopo la scadenza dei termini con l’esclusione di beni del de cuius originariamente pretermessi ancorché per fatto non ascrivibile a colpa dell’erede Cass. civ. sez. I 10 aprile 1979 n. 2048.

La questione di legittimità costituzionale dell’art. 775 n. 5. c.p.c. secondo cui vanno incluse nel contenuto del processo verbale di inventario le carte le scritture e le note relative allo stato passivo è manifestamente infondata in relazione all’art. 15 della Costituzione giacché la corrispondenza alla quale si riferisce la norma costituzionale è soltanto quella che rappresenta mezzo di comunicazione in atto con esclusione dei mezzi di comunicazione non più attuali Cass. civ. sez. I 12 maggio 1973 n. 1293.

Perché gli inventari di tutela di eredità beneficiata o fallimentare o fatti in seguito ad apposizione di suggelli disposta dall’autorità giudiziaria immediatamente dopo l’apertura della successione possano ritenersi idonei a vincere la presunzione di cui al primo comma dell’art. 31 del R.D. 30 dicembre 1923 n. 3270 [v. ora art. 5 D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637] (con le conseguenze previste nei successivi commi della stessa norma) è necessario che i detti inventari siano redatti secondo le tassative disposizioni dell’art. 775 c.p.c. e che contengano – in ogni caso – o la certificazione della inesistenza di gioielli denari e mobilia ovvero l’indicazione del loro valore (minore rispetto a quello risultante dall’applicazione del criterio presuntivo) sul quale possa essere concretamente computata l’aliquota dell’imposta. In particolare non è idoneo a vincere la suindicata presunzione l’inventario per accettazione di eredità beneficiata che di fronte alla contestata opportunità da parte degli interessati di inventariare alcuni oggetti (nella specie mobili) contenga la semplice descrizione di essi e non anche la stima giacché in questa ipotesi pur producendo l’inventario effetti civili difetta di un dato essenziale per i calcoli richiesti dalla norma tributaria Cass. civ. sez. I 15 febbraio 1973 n. 474.

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