Art. 739 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Reclami delle parti

Articolo 739 - codice di procedura civile

Contro i decreti del giudice tutelare (344 ss. c.c.; 43 att. c.c.) si può proporre reclamo con ricorso al tribunale (45 att. c.c.), che pronuncia in camera di consiglio. Contro i decreti pronunciati dal tribunale in camera di consiglio in primo grado si può proporre reclamo con ricorso alla corte d’appello, che pronuncia anch’essa in camera di consiglio.
Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio (152, 153) di dieci giorni dalla comunicazione (136) del decreto (741) se è dato in confronto di una sola parte, o dalla notificazione (137 ss.) se è dato in confronto di più parti.
Salvo che la legge disponga altrimenti (2883 c.c.), non è ammesso reclamo contro i decreti della corte di appello e contro quelli del tribunale pronunciati in sede di reclamo (1).

Articolo 739 - Codice di Procedura Civile

Contro i decreti del giudice tutelare (344 ss. c.c.; 43 att. c.c.) si può proporre reclamo con ricorso al tribunale (45 att. c.c.), che pronuncia in camera di consiglio. Contro i decreti pronunciati dal tribunale in camera di consiglio in primo grado si può proporre reclamo con ricorso alla corte d’appello, che pronuncia anch’essa in camera di consiglio.
Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio (152, 153) di dieci giorni dalla comunicazione (136) del decreto (741) se è dato in confronto di una sola parte, o dalla notificazione (137 ss.) se è dato in confronto di più parti.
Salvo che la legge disponga altrimenti (2883 c.c.), non è ammesso reclamo contro i decreti della corte di appello e contro quelli del tribunale pronunciati in sede di reclamo (1).

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 27 giugno 1986, n. 156: a) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 26 e 23, primo comma, R.D. 267/42, in relazione all’art. 188 stesso decreto, nella parte in cui assoggettano al reclamo al tribunale nel termine di tre giorni decorrente dalla data del decreto del giudice delegato anziché dalla data di comunicazione dello stesso debitamente eseguita i decreti, adottati dal giudice delegato, di determinazione dei compensi ad incaricati per opera prestata nell’interesse della procedura di amministrazione controllata; b) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 739 e 741 del c.p.c. nella parte in cui, disciplinando il reclamo avverso i decreti del giudice delegato di cui sub a), fanno decorrere il termine per reclamo dal deposito del decreto in cancelleria, anziché dalla comunicazione eseguita con il rispetto delle vigenti disposizioni procedurali.

Massime

La decisione con la quale l’autorità giudiziaria dispone l’affidamento del minore ai servizi sociali rientra nei provvedimenti convenienti per l’interesse del minore di cui all’art. 333 c.c. in quanto diretta a superare la condotta pregiudizievole di uno o di entrambi i genitori senza dar luogo alla pronuncia di decadenza dalla responsabilità genitoriale ex art. 330 c.c.; tale provvedimento ha natura di atto di giurisdizione non contenziosa e anche quando non sia previsto un termine finale dell’affidamento è privo del carattere della definitività risultando sempre revocabile e reclamabile secondo il disposto di cui all’art. 333 comma 2 c.c. come desumibile pure dalle previsioni generali di cui agli artt. 739 e 742 c.p.c. (La S.C. ha affermato il principio rigettando la censura del ricorrente che lamentava il carattere definitivo e non temporaneo del provvedimento di affidamento del figlio minore ai servizi sociali non essendo stato disposto un termine di cessazione degli effetti precisando che la previsione di un termine finale dell’affidamento non risultava necessaria poiché la decisione risulta suscettibile di essere riesaminata in qualsiasi momento) Cass. civ. sez. I 10 dicembre 2018 n. 31902

È reclamabile davanti alla corte d’appello il decreto emesso dal tribunale in composizione monocratica ai sensi dell’art. 13 del r.d. 28 marzo 1929 n. 499 che abbia provveduto sul ricorso per il rilascio del certificato di eredità e legato nel sistema tavolare di pubblicità immobiliare sia perché in base alle regole generali e dopo la novella di cui al d.l.vo 19 febbraio 1998 n. 51 sulle impugnazioni dei decreti camerali del tribunale in composizione monocratica deve pronunciarsi la Corte d’appello sia in virtù dell’art. 739 c.p.c. richiamato dall’art. 23 del r.d. 28 marzo 1929 n. 499; non potendo pervenirsi a diversa conclusione mediante il richiamo all’art. 126 del citato r.d. n. 499 del 1929 norma che riguarda il reclamo davanti al Tribunale collegiale avverso i decreti tavolari aventi ad oggetto il regolamento secondo legge dell’interesse pubblico alla pubblicità immobiliare i quali sono atti aventi contenuto natura finalità e presupposti del tutto diversi dal certificato di eredità Cass. civ. sez. II 29 ottobre 2010 n. 22153

Il reclamo contro i provvedimenti resi dal giudice tutelare (nella specie rimozione dalla carica di tutore) va proposto al tribunale in composizione collegiale e non alla Corte d’Appello in conformità alla regola generale sul reclamo dei provvedimenti cautelari di cui all’art. 669 terdecies c.p.c Cass. civ. sez. I 7 febbraio 2008 n. 2937

Il regime delle impugnazioni dei decreti emessi in sede di reclamo dalla sezione per i minorenni della Corte d’Appello in tema di disciplina del regime delle visite al figlio naturale non è stato modificato dall’introduzione nell’ordinamento processualistico dell’art. 2 comma 2 della legge 8 febbraio 2006 n. 54 con la conseguenza che i decreti menzionati essendo suscettibili di revoca e modifica in ogni momento sono inidonei ad acquisire efficacia definitiva e pertanto non sono ricorribili per cassazione ex art. 111 Cost. Cass. civ. sez. I 11 settembre 2007 n. 19094

Il decreto pronunciato dal tribunale sul ricorso dello straniero avverso il diniego del permesso di soggiorno per motivi familiari è impugnabile con il reclamo alla corte di appello ai sensi dell’art. 739 c.p.c. (richiamato con l’intera disciplina del rito camerale dall’art. 30 comma sesto D.L.vo 25 luglio 19989 n. 286) e non con il ricorso per cassazione Cass. civ. sez. I 8 febbraio 2005 n. 2539

In tema di disciplina degli stranieri la revoca del permesso di soggiorno per motivi familiari rilasciato ai sensi dell’art. 30 comma primo D.L.vo n. 286 del 1998 la quale risulti fondata sul profilo della mancata convivenza dopo il matrimonio con il cittadino italiano va impugnata davanti al tribunale del luogo di residenza dell’interessato che provvede «nei modi di cui agli artt. 737 ss. c.p.c.» con la conseguenza che il decreto poi emesso dal giudice di primo grado deve essere reclamato ai sensi dell’art. 739 del codice di rito davanti alla Corte d’appello la cui decisione potrà poi impugnarsi in Cassazione con preclusione per l’impugnativa diretta in sede di legittimità del provvedimento del tribunale. Cass. civ. sez. I 16 giugno 2004 n. 11308

Il reclamo ai sensi dell’art. 739 primo comma c.p.c. avverso il decreto del tribunale in composizione monocratica emesso su ricorso dello straniero extracomunitario avverso provvedimento dell’autorità amministrativa in materia di diritto all’unità familiare (nella fattispecie diniego di visto d’ingresso in Italia) va proposto alla corte di appello e non al tribunale in composizione collegiale al quale compete esclusivamente il reclamo avverso i provvedimenti del giudice tutelare Cass. civ. sez. I 9 gennaio 2004 n. 122

È reclamabile davanti alla Corte d’appello il decreto emesso dal giudice monocratico di tribunale sul ricorso dell’interessato proposto ex art. 30 comma sesto del D.L.vo 25 luglio 1998 n. 286 avverso il diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari (nonché contro gli altri provvedimenti in materia di diritto all’unità familiare) Cass. civ. sez. I 20 agosto 2003 n. 12223

È inammissibile il reclamo alla Corte di appello ai sensi dell’art. 739 c.p.c. avverso il decreto ex art. 745 c.p.c. con cui il presidente del tribunale ordina al conservatore dei registri immobiliari di procedere alla trascrizione di un atto privato essendo il reclamo in questione previsto con riferimento ai provvedimenti emessi in camera di consiglio tra i quali non rientra quello contemplato dall’art. 745 cit. che è di competenza del presidente del tribunale Cass. civ. sez. II 12 maggio 2003 n. 7259

In tema di ricongiungimento familiare richiesto dallo straniero extracomunitario per i propri familiari la circostanza che il visto di ingresso che deve essere rilasciato dall’Autorità consolare una volta che la Questura cui la domanda viene presentata rilasci il nulla osta condizionato ai sensi dell’art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999 n. 394 non si configuri come esercizio di poteste discrezionale non essendo consentita una valutazione di opportunità del rilascio stesso non incide sulla possibilità che all’esito delle verifiche demandate a tale autorità il visto venga negato per difetto del requisito della «vivenza a carico» La natura non discrezionale del provvedimento di diniego puperaltro rilevare al fine di configurare la posizione soggettiva del richiedente in termini di diritto soggettivo ma non anche ad escludere la legittimazione dell’Autorità consolare e per essa del Ministero degli affari esteri una volta che il diniego del visto venga impugnato dinnanzi al giudice ordinario a resistere nel relativo procedimento camerale e a proporre eventualmente reclamo avverso il decreto che accolga il ricorso e imponga il rilascio del visto. (Nella specie il decreto impugnato cassato dalla Corte di cassazione aveva dichiarato inammissibile il reclamo proposto dal Ministero degli affari esteri sulla base del rilievo che essendo il rilascio del visto di ingresso un atto assolutamente vincolato e difettando quindi una potestà discrezionale dell’autorità consolare non sussisteva neanche la legittimazione della medesima amministrazione a proporre reclamo avverso il provvedimento giurisdizionale che riconosciuta la sussistenza dei requisiti già accertati dalla questura aveva ordinato il rilascio del visto) Cass. civ. sez. I 5 gennaio 2005 n. 209

Il giudizio conseguente al ricorso dell’interessato ex art. 30 comma sesto D.L.vo n. 286 del 1998 (T.U. immigrazione) avverso il diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari (nonché contro gli altri provvedimenti dell’autorità amministrativa in materia di diritto all’unità familiare) investendo la denunciata lesione di veri e propri diritti soggettivi ha natura contenziosa e si svolge nelle forme del procedimento camerale di cui agli artt. 737 e ss. c.p.c. nel contraddittorio nei confronti dell’Amministrazione onde quest’ultima nella persona del Ministro dell’interno è legittimata a proporre reclamo avverso il decreto del tribunale Cass. civ. sez. I 20 agosto 2003 n. 12223

Nei procedimenti in camera di consiglio che si svolgono nei confronti di piparti ed anche in quelli contenziosi assoggettati per legge al rito camerale è la notificazione del decreto effettuata ad istanza di parte e non la comunicazione del cancelliere a far decorrere tanto per il destinatario della notifica quanto per il notificante – il termine di dieci giorni per la proposizione del reclamo ai sensi dell’art. 739 comma 2 c.p.c. Cass. civ. sez. VI 25 settembre 2017 n. 22314

In tema di procedimento di impugnazione con rito camerale poiché il termine per la notifica del ricorso e del decreto presidenziale di fissazione dell’udienza ha la mera funzione di instaurare il contraddittorio la sua inosservanza senza preventiva presentazione dell’istanza di proroga non ha alcun effetto preclusivo implicando soltanto la necessità di fissarne uno nuovo ove la controparte non si sia costituita mentre l’avvenuta costituzione di quest’ultima ha efficacia sanante “ex tunc” di tale vizio. (Così statuendo la S.C. ha cassato l’impugnato decreto che aveva ritenuto improcedibile il reclamo avverso il provvedimento di modifica delle condizioni previste in una sentenza di divorzio per carenza di notificazione del relativo ricorso con il pedissequo decreto di fissazione dell’udienza non essendosi attivato il difensore del reclamante per venire a conoscenza di quest’ultimo e notificarlo benché emesso diversi mesi prima dell’udienza ivi fissata) Cass. civ. sez. I 8 novembre 2013 n. 25211

Nei procedimenti di impugnazione che si svolgono con rito camerale (nella specie in materia di dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore) l’omessa notificazione del ricorso nel termine assegnato nel decreto di fissazione d’udienza determina l’improcedibilità dell’appello in quanto pur trattandosi di un termine ordinatorio ex art. 154 c.p.c. si determina la decadenza dell’attività processuale cui è finalizzato in mancanza d’istanza di proroga prima della scadenza Cass. civ. sez. I 11 luglio 2013 n. 17202

In tema di impugnazione nei procedimenti attivati su istanza di parte ove un termine sia prescritto per il compimento di attività la cui ommissione si risolva in un pregiudizio per la situazione tutelata deve essere assicurata all’interessato la conoscibilità del momento di iniziale decorrenza del termine stesso onde poter utilizzare nella sua interezza il tempo assegnatogli; pertanto va esclusa l’improcedibilità del reclamo proposto avverso il provvedimento di affidamento esclusivo del figlio naturale ad un genitore non notificato per non avere il reclamante avuto comunicazione del decreto presidenziale di fissazione dell’udienza di merito contenente anche il termine per notificarlo dovendo essere disposta la rinnovazione della notifica e fissato un nuovo termine Cass. civ. sez. I 5 aprile 2012 n. 5493

Nei procedimenti camerali indicati nell’art. 38 disp. att. c.c. tra i quali rientra quello disciplinato dall’art. 262 c.c. relativo alla domanda di attribuzione del cognome paterno in via aggiuntiva o sostitutiva a quello materno il reclamo avverso la pronuncia di primo grado del tribunale per i minorenni deve essere proposto con ricorso sia perché tale è la forma dell’atto introduttivo dei procedimenti camerali sia perché trova applicazione il principio secondo il quale ai procedimenti di secondo grado si applicano (salvo incompatibilità) le regole processuali proprie dei procedimenti di primo grado. Ne consegue che ai fini dell’osservanza del termine perentorio previsto dall’art. 739 c.p.c. per la proposizione del reclamo è sufficiente il tempestivo deposito del ricorso potendo la nullità o l’omissione della notifica dell’atto introduttivo e del decreto di fissazione d’udienza essere sanate in applicazione dell’art. 162 primo comma c.p.c. mediante l’ordine di rinnovazione emesso dal giudice Cass. civ. sez. I 5 giugno 2009 n. 12983

Nei procedimenti in camera di consiglio che si svolgono nei confronti di piparti la notificazione del decreto è idonea a far decorrere – tanto per il destinatario della notifica che del notificante – il termine di dieci giorni per la proposizione del reclamo ai sensi dell’art. 739 secondo comma c.p.c. solo se eseguita nei confronti del procuratore costituito ovvero della parte nel domicilio eletto presso il procuratore costituito secondo i principi elaborati in relazione alla norma generale in materia di decorrenza dei termini per le impugnazioni posta dall’art. 326 nel suo coordinamento con gli artt. 285 e 170 c.p.c. Pertanto la notifica del decreto (nella specie a fini esecutivi) alla parte personalmente nel suo domicilio essendo inidonea a far decorrere il termine breve per il reclamo rende applicabile per entrambe le parti il termine di un anno dalla pubblicazione del provvedimento stabilito dall’art. 327 c.p.c Cass. civ. sez. I 26 marzo 2003 n. 4482

In tema di decadenza dal diritto di impugnazione dei decreti del tribunale (impugnazione che secondo il combinato disposto degli artt. 739 285 c.p.c. va proposta sotto forma di reclamo nel termine di «dieci giorni dalla notifica qualora il decreto sia stato pronunciato nei confronti di piparti» notifica che ai fini della decorrenza del termine predetto va eseguita «su istanza di parte») deve ritenersi inammissibile perché tardivo il reclamo presentato oltre i dieci giorni dalla notifica richiesta ed eseguita a cura dell’Avvocatura distrettuale dello Stato quale rappresentante ex lege della Presidenza del Consiglio dei Ministri avverso il decreto del tribunale di inammissibilità della domanda proposta ex lege n. 117/1988 (in tema di responsabilità dei magistrati) atteso che la notifica del decreto de quo deve ritenersi ritualmente richiesta da soggetto (l’Avvocatura distrettuale dello Stato) a ciò abilitato Cass. civ. sez. I 20 settembre 2002 n. 13772

Il reclamo ex art. 739 cod. proc. civ. non purisolversi nella mera riproposizione delle questioni già affrontate e risolte dal primo giudice ma deve contenere specifiche critiche al provvedimento impugnato ed esporre le ragioni per le quali se ne chiede la riforma Cass. civ. sez. I 14 dicembre 2018 n. 32525

Il reclamo alla Corte d’appello ai sensi dell’art. 739 c.p.c. avverso il decreto emesso dal tribunale sulla richiesta di permesso di soggiorno per motivi familiari ex D.L.vo n. 286 del 1998 non postula la specifica articolazione dei motivi richiesta dall’art. 342 c.p.c. il quale contiene un espresso richiamo alla necessità della allegazione dei fatti e della specificazione delle censure in coerenza con la natura del provvedimento impugnato e con la ritualità del procedimento introdotto con l’atto di appello laddove nel reclamo l’effetto devolutivo è assicurato attraverso la semplice deduzione delle ragioni per le quali si sollecita la revisione del provvedimento reclamato in un quadro di informalità e speditezza del rito. (Nella specie alla stregua del principio di cui alla massima la S.C. ha confermato il decreto della corte di appello che aveva accolto il reclamo del Ministero dell’interno avverso il provvedimento del tribunale di accoglimento del ricorso di una cittadina extracomunitaria contro il diniego del permesso di soggiorno per motivi familiari richiesto dopo aver contratto matrimonio con un cittadino italiano ritenendo legittimo nell’ambito del rito ex art. 739 c.p.c. il mero richiamo nel gravame ad una relazione della Polizia di Stato allegata al gravame stesso e condivisa dall’amministrazione reclamante.)  Cass. civ. sez. I 18 luglio 2005 n. 15151

È legittima la condanna alle spese giudiziali nel procedimento promosso in sede di reclamo ex art. 739 c.p.c. avverso provvedimento reso in camera di consiglio atteso che ivi si profila comunque un conflitto tra parte impugnante e parte destinataria del reclamo la cui soluzione implica una soccombenza che resta sottoposta alle regole dettate dagli artt. 91 e s. c.p.c.; per la relativa liquidazione si applicano gli onorari di cui ai paragrafi I II e IV della tabella A del d.m. n. 127 del 2004 ai sensi dell’art. 11 comma 2 del medesimo d.m. il quale con riferimento ai procedimenti camerali prevede l’applicabilità delle tariffe relative ai procedimenti contenziosi qualora sorgano contestazioni il cui esame è devoluto al giudice di cognizione Cass. civ. sez. I 12 maggio 2010 n. 11503

Nel rito camerale in appello l’acquisizione dei mezzi di prova e segnatamente dei documenti è ammissibile sino all’udienza di discussione in camera di consiglio sempre che sulla produzione si possa considerare instaurato un pieno e completo contraddittorio che costituisce esigenza irrinunziabile anche nei procedimenti in discorso. (Nella fattispecie la S.C. ha ritenuto la nullità per violazione del principio del contraddittorio della decisione del giudice di appello sulla determinazione dell’assegno di mantenimento in favore di coniuge separato fondata sull’allegazione di un fatto nuovo documentato mediante il deposito di documenti in cancelleria oltre il termine all’uopo assegnato dal giudice e senza che all’udienza lo stesso giudice avesse in proposito consentito l’esplicarsi del contraddittorio nell’unico modo che lo stato del procedimento consentiva ossia mediante il rinvio dell’udienza camerale richiesto dalla parte interessata.) Cass. civ. sez. I 28 maggio 2003 n. 8547

L’art. 739 c.p.c. secondo il quale il provvedimento emesso in camera di consiglio dal tribunale se pronunciato in confronto di piparti è reclamabile entro dieci giorni dalla notificazione non deroga alla regola generale dettata dall’art. 326 c.p.c. con la conseguenza che anche il termine per proporre ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso i decreti pronunciati in camera di consiglio decorre dalla notificazione del provvedimento. A tal riguardo occorre che la notificazione sia eseguita ad istanza di parte non essendo sufficiente che sia stata effettuata a cura della cancelleria del giudice nel qual caso il ricorso per cassazione resta soggetto al termine ordinario di cui all’art. 327 c.p.c.. (Nella specie la S.C. ha disatteso l’eccezione avanzata da un fallimento tesa a far constare la tardività del ricorso per cassazione sul presupposto che il termine di proposizione decorresse dalla comunicazione di cancelleria del decreto di rigetto del reclamo ex art. 739 c.p.c. proposto da un istituto di credito avverso il decreto di accoglimento della domanda di revocatoria avanzata dalla procedura concorsuale ex art. 67 comma 2 l. fall. in relazione a rimesse bancarie eseguite su conto corrente intrattenuto dalla società fallita) Cass. civ. sez. I 24 maggio 2018 n. 12972

In tema di amministrazione della cosa comune il decreto emesso ai sensi dell’art. 1105 quarto comma c.c. ha natura di provvedimento di volontaria giurisdizione che essendo suscettibile di revoca e modifica ex art. 742 c.p.c. è privo del carattere di definitività e quindi non è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. a meno che il provvedimento travalicando i limiti previsti per la sua emanazione abbia risolto in sede di volontaria giurisdizione una controversia su diritti soggettivi. (Nella specie il giudice di merito atteso il disaccordo tra i comunisti aveva nominato un amministratore affinchè procurasse la condanna del locatario a rimuovere le opere abusive eseguite sugli immobili comuni; in applicazione dell’enunciato principio la S.C. negando la consistenza di diritto soggettivo all’interesse di alcuni comunisti di ottenere la sanatoria degli illeciti edilizi ne ha dichiarato inammissibile il ricorso) Cass. civ. sez. II 22 marzo 2012 n. 4616

Il decreto emesso in camera di consiglio dalla corte d’appello a seguito di reclamo avverso i provvedimenti emanati dal tribunale sull’istanza di revisione delle disposizioni accessorie alla separazione in quanto incidente su diritti soggettivi delle parti nonché caratterizzato da stabilità temporanea che lo rende idoneo ad acquistare efficacia di giudicato sia pure “rebus sic stantibus” è impugnabile dinanzi alla Corte di cassazione con il ricorso straordinario ai sensi dell’art. 111 Cost. e dovendo essere motivato sia pure sommariamente può essere censurato anche per carenze motivazionali le quali sono prospettabili in rapporto all’ultimo comma dell’art. 360 c.p.c. nel testo novellato dal D.L.vo 2 febbraio 2006 n. 40 che qualifica come violazione di legge il vizio di cui al n. 5 del primo comma alla luce dei principi del giusto processo che deve svolgersi nel contraddittorio delle parti e concludersi con una pronuncia motivata Cass. civ. Sezioni Unite 21 ottobre 2009 n. 22238

I provvedimenti modificativi ablativi o restitutivi della potestà dei genitori resi dal giudice minorile ai sensi degli artt. 330 332 333 e 336 c.c. configurano espressione di giurisdizione volontaria non contenziosa perchè non risolvono conflitti fra diritti posti su un piano paritario ma sono preordinati alla esigenza prioritaria della tutela degli interessi dei figli e sono altresì soggetti alle regole generali del rito camerale sia pure con le integrazioni e specificazioni previste dalle citate norme sicchè detti provvedimenti sebbene adottati dalla corte d’appello in esito a reclamo non sono idonei ad acquistare autorità di giudicato nemmeno “rebus sic stantibus” in quanto sono modificabili e revocabili non solo “ex nunc” per nuovi elementi sopravvenuti ma anche “ex tunc” per un riesame (di merito o di legittimità) delle originarie risultanze con la conseguenza che esulano dalla previsione dell’art.111 Cost. e non sono impugnabili con ricorso straordinario per cassazione. (Nella specie la S.C. in applicazione di tale principio ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso il decreto con cui la corte d’appello in esito all’interposto reclamo aveva confermato la sospensione dei rapporti tra il minore e i nonni) Cass. civ. sez. I 17 giugno 2009 n. 14091

I provvedimenti emessi in sede di reclamo ai sensi dell’art. 739 c.p.c. non sono impugnabili con il ricorso ordinario per cassazione mentre sono ricorribili per cassazione ex art. 111 Cost. solo ove presentino i caratteri della decisorietà e della definitività con conseguente idoneità al passaggio in giudicato. (Omissis) Cass. civ. sez. I 4 dicembre 2003 n. 18514

Anche nel procedimento camerale previsto dall’art. 2192 c.c. nel quale il tribunale provvede su reclamo avverso il decreto emesso dal giudice del registro è legittima – benché esso sia destinato a concludersi con un decreto non direttamente incidente su posizioni di diritto soggettivo bensì volto alla gestione di un pubblico registro a tutela di interessi generali – la condanna al pagamento delle spese processuali pronunciata in favore di colui il quale partecipando al procedimento in forza di interessi giuridicamente qualificati le abbia anticipate e tale condanna ben può fondarsi sulla soccombenza processuale dei controinteressati o del ricorrente nei confronti di questi ultimi nel contrasto delle rispettive posizioni soggettive Cass. civ. sez. I 23 febbraio 2012 n. 2757

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