Art. 710 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Modificabilità dei provvedimenti relativi alla separazione dei coniugi

Articolo 710 - codice di procedura civile

(1) Le parti possono sempre chiedere, con le forme del procedimento in camera di consiglio (737 ss.), la modificazione dei provvedimenti riguardanti i coniugi e la prole conseguenti la separazione (155 ss. c.c.).
Il tribunale, sentite le parti, provvede alla eventuale ammissione di mezzi istruttori e può delegare per l’assunzione uno dei suoi componenti.
Ove il procedimento non possa essere immediatamente definito, il tribunale può adottare provvedimenti provvisori e può ulteriormente modificarne il contenuto nel corso del procedimento.

Articolo 710 - Codice di Procedura Civile

(1) Le parti possono sempre chiedere, con le forme del procedimento in camera di consiglio (737 ss.), la modificazione dei provvedimenti riguardanti i coniugi e la prole conseguenti la separazione (155 ss. c.c.).
Il tribunale, sentite le parti, provvede alla eventuale ammissione di mezzi istruttori e può delegare per l’assunzione uno dei suoi componenti.
Ove il procedimento non possa essere immediatamente definito, il tribunale può adottare provvedimenti provvisori e può ulteriormente modificarne il contenuto nel corso del procedimento.

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 416 del 9 novembre 1992, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo articolo, così come sostituito dall’art. 1 della L. 29 luglio 1988, n. 331, nella parte in cui non prevede la partecipazione del pubblico ministero per la modifica dei provvedimenti riguardanti la prole.

Massime

La proposizione della domanda di modifica delle condizioni della separazione personale dei coniugi è ammissibile anche qualora risulti pendente il giudizio di divorzio a meno che il giudice del divorzio non abbia adottato provvedimenti temporanei e urgenti nella fase presidenziale o istruttoria. (Nella specie la Corte d’appello aveva dichiarato inammissibile la richiesta di modifica dell’assegno sol perché proposta nel corso del giudizio di divorzio sebbene in questo giudizio non fosse stato adottato alcun provvedimento provvisorio in merito) Cass. civ. sez. I 23 ottobre 2019 n. 27205

Il carattere sostanzialmente alimentare dell’assegno di mantenimento a favore del figlio maggiorenne in regime di separazione comporta che la normale retroattività della statuizione giudiziale di riduzione al momento della domanda vada contemperata con i principi di irripetibilità impignorabilità e non compensabilità di dette prestazioni sicché la parte che abbia già ricevuto per ogni singolo periodo le prestazioni previste dalla sentenza di separazione non può essere costretta a restituirle né può vedersi opporre in compensazione per qualsivoglia ragione di credito quanto ricevuto a tale titolo mentre ove il soggetto obbligato non abbia ancora corrisposto le somme dovute per tutti i periodi pregressi tali prestazioni non sono più dovute in base al provvedimento di modificazione delle condizioni di separazione Cass. civ. sez. VI-I ord. 4 luglio 2016 n. 13609

La separazione consensuale è un negozio di diritto familiare avente un contenuto essenziale – il consenso reciproco a vivere separati l’affidamento dei figli l’assegno di mantenimento ove ne ricorrano i presupposti – ed un contenuto eventuale che trova solo occasione nella separazione costituito da accordi patrimoniali del tutto autonomi che i coniugi concludono in relazione all’instaurazione di un regime di vita separata (nella specie vendita della casa familiare e attribuzione del ricavato a ciascun coniuge in proporzione al denaro investito nel bene stesso). Ne consegue che questi ultimi non sono suscettibili di modifica (o conferma) in sede di ricorso “ad hoc” ex art. 710 c.p.c. o anche in sede di divorzio la quale può riguardare unicamente le clausole aventi causa nella separazione personale ma non i patti autonomi che restano a regolare i reciproci rapporti ai sensi dell’art. 1372 c.c Cass. civ. sez. I 19 agosto 2015 n. 16909

Il decreto pronunciato in sede di reclamo avverso un provvedimento provvisorio reso ai sensi dell’art. 710 terzo comma c.p.c. ha la stessa natura del provvedimento reclamato e non è quindi suscettibile di acquistate autorità di giudicato essendo destinato a perdere efficacia a seguito dell’emissione del provvedimento definitivo Cass. civ. sez. I 18 settembre 2013 n. 21336

In tema di procedimento per la modifica delle condizioni di separazione non è affetta da inammissibilità per tardività la domanda di affidamento condiviso formulata per la prima volta all’udienza di fronte al tribunale trattandosi di procedimenti in cui vengono in rilievo finalità di natura pubblicistica relative alla tutela e cura dei minori non governati quindi dal principio della domanda Cass. civ. sez. I 10 maggio 2013 n. 11218

Il provvedimento che modifica le condizioni di separazione tra i coniugi pronunciato ai sensi dell’art. 710 c.p.c. è immediatamente esecutivo in quanto ad esso non si applica il differimento dell’efficacia esecutiva previsto in via generale dall’art. 741 c.p.c. per gli altri provvedimenti camerali Cass. civ. sez. III 20 marzo 2012 n. 4376

In materia di revisione dell’assegno di mantenimento il diritto a percepirlo di un coniuge ed il corrispondente obbligo a versarlo dell’altro nella misura e nei modi stabiliti dalla sentenza di separazione o dal verbale di omologazione conservano la loro efficacia sino a quando non intervenga la modifica di tali provvedimenti rimanendo del tutto ininfluente il momento in cui di fatto sono maturati i presupposti per la modificazione o la soppressione dell’assegno con la conseguenza che in mancanza di specifiche disposizioni in base ai principi generali relativi all’autorità intangibilità e stabilità per quanto temporalmente limitata (rebus sic stantibus) del precedente giudicato impositivo del contributo di mantenimento la decisione giurisdizionale di revisione non può avere decorrenza anticipata al momento dell’accadimento innovativo rispetto alla data della domanda di modificazione Cass. civ. sez. I 7 gennaio 2008 n. 28

In tema di separazione consensuale applicandosi in via analogica l’art. 156 settimo comma c.c. i giustificati motivi che autorizzano il mutamento delle relative condizioni consistono in fatti nuovi sopravvenuti modificativi della situazione in relazione alla quale gli accordi erano stati stipulati; ne consegue che gli eventuali vizi (nullità o annullabilità) che inficiano la validità dell’accordo di separazione omologato e la sua eventuale simulazione non sono deducibili attraverso il giudizio camerale attivato a norma del combinato disposto degli artt. 710 e 711 c.p.c. ma attraverso un giudizio ordinario secondo le regole generali Cass. civ. sez. I 22 novembre 2007 n. 24321

La domanda ex art. 710 c.p.c. può essere esperita solo dopo che si sia formato il giudicato sulla separazione mentre la natura e la funzione dei provvedimenti diretti a regolare i rapporti economici tra i coniugi in conseguenza della separazione postulano la possibilità di adeguare l’ammontare del contributo al variare nel corso del giudizio delle loro condizioni patrimoniali o reddituali ed anche eventualmente di modularne la misura secondo diverse decorrenze riflettenti il verificarsi di dette variazioni con la conseguenza che il giudice di appello nel rispetto del principio di disponibilità e di quello generale della domanda è tenuto a considerare l’evoluzione delle condizioni delle parti verificatesi nelle more del giudizio Cass. civ. sez. I 24 luglio 2007 n. 16398

Il diritto a percepire l’assegno di mantenimento riconosciuto in sede di separazione personale tra i coniugi può essere modificato o estinguersi solo mediante la procedura di cui all’art. 710 c.p.c. con la conseguenza che il raggiungimento della maggiore età del figlio e la raggiunta autosufficienza economica dello stesso non sono di per sé condizioni sufficienti a legittimare ipso facto in assenza di un accertamento giudiziale la mancata corresponsione dell’assegno ma determinano unicamente la possibilità per il genitore obbligato di richiedere l’accertamento di tali circostanze Cass. civ. sez. I 19 ottobre 2006 n. 22491

La domanda con cui un coniuge facendo espresso riferimento e richiamo al provvedimento temporaneo ed urgente di assegnazione della casa familiare all’altro coniuge adottato nella sede presidenziale del giudizio di separazione personale richieda il rimborso di quanto spontaneamente e consapevolmente corrisposto a titolo di spese condominiali e di riscaldamento nonché a titolo di imposte e tasse si pone al di fuori dell’ambito del giudizio principale di separazione ex artt. 706 e ss. c.p.c. come pure del giudizio per la modifica delle conseguenti statuizioni ex art. 710 c.p.c. atteso che detta domanda non presenta dirette connessioni od interferenze con quelle statuizioni ma riguarda più semplicemente la sorte di oneri che trovano il loro presupposto in detta assegnazione. Ne deriva pertanto che la competenza in ordine a tale domanda va determinata secondo le regole comuni e non trova deroga in favore del giudice competente per la separazione o del giudice competente per la modifica dei relativi provvedimenti Cass. civ. sez. I 19 settembre 2005 n. 18476

La competenza in ordine alla controversia avente ad oggetto l’adempimento delle obbligazioni di natura economica imposte al coniuge in sede di separazione consensuale (nella specie relative al pagamento delle spese straordinarie relative ai figli sostenute dal coniuge affidatario) va determinata in ragione del valore della causa secondo i criteri ordinari trattandosi di controversia diversa da quella concernente il regolamento dei rapporti tra coniugi ovvero la modifica delle condizioni della separazione rientrante nella competenza funzionale del tribunale Cass. civ. sez. I 19 marzo 2014 n. 6297

Ai giudizi di modifica delle condizioni economiche stabilite nella separazione si applicano gli ordinari criteri di competenza e quindi oltre al foro generale delle persone fisiche è competente anche il foro concorrente relativo alle obbligazioni; pertanto sussiste la competenza del tribunale che ha pronunziato o ha omologato la separazione nel cui circondario sono sorte le obbligazioni di cui si tratta Cass. civ. sez. I 5 settembre 2008 n. 22394

In tema di competenza per territorio la domanda di modifica dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge consensualmente separato proposta a norma degli artt. 710 e 711 c.p.c. la quale investe rapporti obbligatori non è equiparabile alla domanda di separazione personale e si sottrae alle speciali regole di competenza stabilite per il giudizio di separazione. Ciò vale ovviamente rispetto sia alle regole di competenza dettate specificamente per la separazione sia per quelle dettate per il divorzio ma dichiarate applicabili anche al giudizio di separazione. Inapplicabile sembra anche l’art. 12 quater della legge n. 898 del 1970 sul divorzio introdotto dall’art. 18 della legge n. 74 del 1987 che regola la competenza per le cause di obbligazione di cui a quella legge. Per tali giudizi di modifica dell’assegno di mantenimento è territorialmente competente ai sensi dell’art. 20 c.p.c. anche il giudice del luogo in cui è sorto il debito di mantenimento che si identifica nel luogo in cui è stata omologata la separazione consensuale e non in quello in cui il matrimonio è stato contratto. Con la riforma del diritto di famiglia introdotta con la legge 19 maggio 1975 n. 151 infatti all’obbligo del coniuge di contribuire ai bisogni della famiglia sussistente durante la convivenza coniugale subentra con la cessazione di tale convivenza conseguente alla separazione personale ove ricorrano le prescritte condizioni (art. 156 primo comma c.c.) un obbligo di mantenimento destinato al soddisfacimento dei bisogni individuali dell’altro coniuge. Deve pertanto escludersi che dopo la riforma l’obbligazione derivante dalla separazione sia la stessa che sussisteva durante la convivenza coniugale. D’altra parte appaiono manifestamente infondati i dubbi di costituzionalità per non essere prevista la sussistenza del medesimo foro alternativo nel giudizio di modifica dell’assegno di divorzio non comportando il parallelismo dei procedimenti la necessità di adottare le stesse regole di competenza e non potendo estendersi previsioni che fanno eccezione a regole generali a casi non espressamente previsti Cass. civ. sez. I 22 marzo 2001 n. 4099.

Nei procedimenti che si svolgono con il rito camerale quale quello avverso una sentenza di separazione personale di coniugi l’omessa notificazione del ricorso nel termine assegnato nel decreto di fissazione d’udienza determina l’improcedibilità dell’appello in quanto pur trattandosi di un termine ordinatorio ex art. 154 c.p.c. si determina la decadenza dell’attività processuale cui è finalizzato in mancanza d’istanza di proroga prima della scadenza. Tale sanzione non è esclusa dalla mancata comunicazione a cura della cancelleria del decreto di fissazione d’udienza atteso che nei procedimenti camerali il giudice è tenuto solo al deposito del decreto ma non anche a disporne la relativa comunicazione incombendo sul ricorrente l’obbligo di attivarsi per prendere cognizione dell’esito del proprio ricorso Cass. civ. sez. I 15 dicembre 2011 n. 27086

Il decreto pronunciato dalla corte d’appello in sede di reclamo avverso il provvedimento del tribunale in materia di modifica delle condizioni della separazione personale concernenti l’affidamento dei figli ed il rapporto con essi ovvero la revisione delle condizioni inerenti ai rapporti patrimoniali fra i coniugi ed il mantenimento della prole ha carattere decisorio e definitivo ed è pertanto ricorribile in cassazione ai sensi dell’art.111 Cost. Cass. civ. sez. I 7 maggio 2019 n. 12018

Nei giudizi di separazione personale dei coniugi la proposizione dell’appello si perfeziona ex art. 8 della l. n. 74 del 1987 applicabile in forza dell’art,. 23 della stessa legge con il deposito nei termini di cui agli artt. 325 e 327 cod. proc. civ. del ricorso nella cancelleria del giudice “ad quem” che impedisce ogni decadenza dell’impugnazione sicché ogni eventuale vizio o inesistenza giuridica o di fatto della notificazione del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza di discussione non si comunica all’impugnazione ormai perfezionatasi ma impone al giudice che rilevi il vizio di indicarlo all’appellante perché provveda a rimuoverlo nel termine all’uopo assegnatogli. (Nella specie la S.C. ha ritenuto l’inesistenza della notificazione del ricorso in appello non rinvenuta nel fascicolo di parte sebbene risultasse indicata tra i documenti prodotti e la cui relata da cui sola può evincersi l’effettiva notifica degli atti processuali non è stata nemmeno trascritta nel controricorso nel rispetto del principio di autosufficienza) Cass. civ. sez. I 20 luglio 2015 n. 15137

Nel procedimento camerale di modifica delle condizioni di divorzio il reclamo proposto alla corte di appello avverso il provvedimento reso dal tribunale non è improcedibile se sia stata omessa nel termine assegnato dal giudice e non prorogato anteriormente alla sua scadenza la notificazione del ricorso con l’unito decreto di fissazione dell’udienza poiché alla parte può essere concesso un nuovo termine ex art. 291 cod. proc. civ. per la rinotifica. Cass. civ. sez. VI-I 14 ottobre 2014 n. 21669

Il procedimento relativo alla revisione per fatti sopravvenuti delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli ed i rapporti patrimoniali fra i coniugi divorziati è di tipo camerale e va definito anche in sede di reclamo con decreto soggetto a ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. e tanto vale ai sensi dell’art. 394 primo comma c.p.c. anche per il provvedimento assunto all’esito del giudizio di rinvio né tale regime muta per il sol fatto che la corte di rinvio abbia adottato la forma della sentenza anziché del decreto atteso che l’erronea adozione della forma della sentenza non incide sul regime giuridico della pronuncia corrispondente a quello previsto in via generale dalla legge Cass. civ. sez. I 21 dicembre 2007 n. 27082

Ai sensi dell’articolo 23 della legge 6 marzo 1987 n. 74 l’appello avverso le sentenze di separazione deve essere trattato con il rito camerale il quale si applica all’intero procedimento dall’atto introduttivo – ricorso anziché citazione – alla decisione in camera di consiglio; detto atto introduttivo con la forma del ricorso deve essere depositato in cancelleria nel termine perentorio di cui agli art. 325 e 327 c.p.c. con la conseguenza che l’appello che sia proposto con citazione anziché con ricorso può considerarsi tempestivo in applicazione del principio di conservazione degli atti processuali solo se il relativo atto risulti depositato nel rispetto di tali termini Cass. civ. sez. I 10 agosto 2007 n. 17645

Proposta nel giudizio di separazione personale tra coniugi domanda di divisione dei beni in comunione e ritenuta la stessa ammissibile in primo grado fuori dalle ipotesi di «connessione qualificata» (art. 31 32 34 35 e 36 c.p.c.) – per le quali l’art. 40 c.p.c. novellato dalla legge n. 353 del 1990 consente nello stesso processo il cumulo di domande soggette a riti diversi – e ritenuta la stessa ammissibile in primo grado l’appello contro il solo capo della relativa sentenza concernente la domanda di divisione va proposto con il rito ordinario cui detta domanda è soggetta e non già con il rito camerale previsto con riferimento alla impugnazione delle sentenze in materia di separazione personale Cass. civ. sez. I 10 marzo 2006 n. 5304

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