Art. 703 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Domande di reintegrazione e di manutenzione nel possesso

Articolo 703 - codice di procedura civile

Le domande di reintegrazione (1168 ss. c.c.) e di manutenzione (1170 ss. c.c.) nel possesso (1140 c.c.) si propongono con ricorso (125) al giudice (1) competente (8) a norma dell’art. 21 (28; 374).
Il giudice provvede ai sensi degli articoli 669 bis e seguenti, in quanto compatibili (2).
L’ordinanza che accoglie o respinge la domanda è reclamabile ai sensi dell’articolo 669 terdecies (3).
Se richiesto da una delle parti, entro il termine perentorio di sessanta giorni decorrente dalla comunicazione del provvedimento che ha deciso sul reclamo ovvero, in difetto, del provvedimento di cui al terzo comma, il giudice fissa dinanzi a sé l’udienza per la prosecuzione del giudizio di merito. Si applica l’articolo 669 novies, terzo comma (3).

Articolo 703 - Codice di Procedura Civile

Le domande di reintegrazione (1168 ss. c.c.) e di manutenzione (1170 ss. c.c.) nel possesso (1140 c.c.) si propongono con ricorso (125) al giudice (1) competente (8) a norma dell’art. 21 (28; 374).
Il giudice provvede ai sensi degli articoli 669 bis e seguenti, in quanto compatibili (2).
L’ordinanza che accoglie o respinge la domanda è reclamabile ai sensi dell’articolo 669 terdecies (3).
Se richiesto da una delle parti, entro il termine perentorio di sessanta giorni decorrente dalla comunicazione del provvedimento che ha deciso sul reclamo ovvero, in difetto, del provvedimento di cui al terzo comma, il giudice fissa dinanzi a sé l’udienza per la prosecuzione del giudizio di merito. Si applica l’articolo 669 novies, terzo comma (3).

Note

(1) La parola: «pretore» è stata sostituita dalla parola: «giudice» dall’art. 105 del D.L.vo 19 febbraio 1998, n. 51, recante l’istituzione del giudice unico, a decorrere dal 2 giugno 1999.
(2) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 2, comma 3, lett. e bis), n. 7.1), del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, nella L. 14 maggio 2005, n. 80.
A norma dell’art. 2, comma 3 quinquies, dello stesso provvedimento, come modificato dall’art. 1, comma 6, della L. 28 dicembre 2005, n. 263 e dall’art. 39 quater del D.L. 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, nella L. 23 febbraio 2006, n. 51, questa disposizione entra in vigore il 1° marzo 2006 e si applica ai procedimenti instaurati successivamente a tale data.
(3) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 2, comma 3, lett. e bis), n. 7.2), del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, nella L. 14 maggio 2005, n. 80.
A norma dell’art. 2, comma 3 quinquies, dello stesso provvedimento, come modificato dall’art. 1, comma 6, della L. 28 dicembre 2005, n. 263 e dall’art. 39 quater del D.L. 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, nella L. 23 febbraio 2006, n. 51, questa disposizione entra in vigore il 1° marzo 2006 e si applica ai procedimenti instaurati successivamente a tale data.

Massime

Nel caso di spoglio attuato per mezzo dell’ufficiale giudiziario in forza di un titolo esecutivo l’azione possessoria è proponibile nelle sole ipotesi in cui il titolo esecutivo sia inefficace nei confronti dello “spoliatus” ovvero l’avente diritto sia stato immesso nel possesso di un immobile diverso da quello contemplato nel titolo esecutivo dovendosi far valere mediante le opposizioni esecutive tutti gli altri vizi del titolo posto a fondamento del rilascio Cass. civ. sez. III 13 giugno 2019 n. 15874

In tema di tutela possessoria non assumono rilevanza la legittimità dell’esercizio del vantato possesso e la sua rispondenza ad un valido titolo quanto piuttosto la mera situazione di fatto esistente al momento dello spoglio o della turbativa sicché ove si controvertita in ordine ad una servitù di passaggio su fondo privato per l’accesso alla strada pubblica rimane estranea al giudizio la presenza o meno di un titolo autorizzativo rilasciato dalla competente autorità amministrativa stradale a compiere gli atti che esteriorizzano il possesso di tale servit Ne consegue che anche in mancanza di detto titolo la domanda possessoria tra privati è ammissibile e quindi valutabile nel merito pure ai fini dell’eventuale condanna al risarcimento dei danni eventualmente prodotti dall’avversa condotta illecita Cass. civ. sez. II 31 gennaio 2019 n. 2991

Il soggetto leso che invochi la tutela possessoria ove intenda ottenere la condanna dell’autore dello spoglio o della turbativa anche al risarcimento dei danni deve necessariamente richiedere al giudice nel termine previsto dall’art. 703 quarto comma cod. proc. civ. la fissazione dell’udienza per la prosecuzione del giudizio di merito ovvero proporre un autonomo giudizio in quanto le questioni inerenti le pretese risarcitorie possono essere esaminate solo nel giudizio di cognizione piena. Ne consegue che qualora il giudice adito con azione possessoria esaurita la fase a cognizione sommaria non si limiti a pronunciare sulla domanda di reintegrazione o di manutenzione ma travalicando i limiti del contenuto del provvedimento interdittale decida altresì sulla domanda accessoria di risarcimento danni il provvedimento adottato anche se emesso nella forma dell’ordinanza va qualificato come sentenza e come tale è impugnabile con appello Cass. civ. sez. II 30 settembre 2014 n. 20635

In tema di azioni possessorie quando la successione a titolo particolare nel possesso avvenga dopo la proposizione della domanda di reintegrazione o di manutenzione nei confronti dell’autore dello spoglio la sentenza ha effetto ai sensi dell’art. 111 quarto comma cod. proc. civ. nei confronti dell’avente causa senza che operi la clausola di salvezza degli effetti della trascrizione ivi prevista in quanto la domanda di reintegrazione o di manutenzione non va trascritta ai sensi e per gli effetti dell’art. 2653 n. 1 cod. civ. e perciò resta irrilevante la trascrizione del titolo d’acquisto. Ne consegue che la sentenza pronunciata contro il dante causa è titolo eseguibile nei confronti dell’acquirente Cass. civ. sez. III 13 aprile 2015 n. 7365

In tema di tutela possessoria qualora la reintegrazione o la manutenzione del possesso richieda per il ripristino dello stato dei luoghi la demolizione di un’opera in proprietà o possesso di piùpersone il comproprietario o compossessore non autore dello spoglio è litisconsorte necessario non solo quando egli nella disponibilità materiale o solo “in iure” del bene su cui debba incidere l’attività ripristinatoria abbia manifestato adesione alla condotta già tenuta dall’autore dello spoglio o abbia rifiutato di adoperarsi per l’eliminazione degli effetti dell’illecito ovvero al contrario abbia dichiarato la disponibilità all’attività di ripristino ma anche nell’ipotesi in cui colui che agisca a tutela del suo possesso ignori la situazione di compossesso o di comproprietà perché in tutte queste fattispecie anche il compossessore o comproprietario non autore della condotta di spoglio è destinatario del provvedimento di tutela ripristinatoria Cass. civ. Sezioni Unite 23 gennaio 2015 n. 1238

Nel giudizio di reintegra nel possesso non ricorre in linea di principio un’ipotesi di litisconsorzio necessario neppure nel caso in cui pisoggetti siano autori dello spoglio ben potendo l’azione essere intentata nei confronti di uno soltanto di essi se egli sia in grado di provvedere alla reintegra; tuttavia allorché per l’attuazione della tutela richiesta sia necessaria la rimozione dello stato di fatto mediante l’abbattimento di un’opera in proprietà o in possesso di più persone esse devono partecipare al giudizio quali litisconsorti necessari in quanto la sentenza resa nei confronti di alcuno e non anche degli altri comproprietari o compossessori dell’opera sarebbe “inutiliter data” per il fatto che la demolizione della cosa pregiudizievole incide sulla sua stessa esistenza e di conseguenza sulla proprietà o sul possesso di tutti coloro che sono partecipi di tali signorie di fatto o di diritto sul bene non essendo invero configurabile una demolizione limitatamente alla quota indivisa del comproprietario o compossessore convenuto in giudizio Cass. civ. sez. II 20 gennaio 2010 n. 921

In caso di azione possessoria proposta da una persona giuridica privata contro lo spossessamento dei beni posto in essere da commissario straordinario nominato dal Comune in forza di una legge reg. (nella specie l. reg. Toscana 3 ottobre 1997 n. 72) che consente la nomina di commissari alle IPAB la giurisdizione appartiene al giudice amministrativo in quanto il comportamento della P.A. si ricollega ad un provvedimento amministrativo emesso nell’esercizio di un potere autoritativo non assumendo alcun rilievo la natura privatistica dell’ente la quale non comporta la nullità ma solo l’illegittimità del provvedimento Cass. civ. Sezioni Unite 26 gennaio 2009 n. 1847

Le azioni possessorie sono esperibili davanti al giudice ordinario nei confronti della P.A. quando il comportamento perseguito non si ricolleghi ad un formale provvedimento amministrativo emesso nell’ambito e nell’esercizio di poteri autoritativi e discrezionali ad essa spettanti ma si concreti e si risolva in una mera attività materiale lesiva di diritti soggettivi o quando il provvedimento risulti adottato in stato d’evidente carenza d’attribuzione di funzioni di modo che l’atto ha l’apparenza ma non la sostanza del provvedimento amministrativo idoneo a produrre l’effetto di degradazione del diritto soggettivo (nella specie relativa a controversia insorta prima dell’entrata in vigore del D.L.vo n. 80 del 1998 il Comune aveva ordinato ed eseguito coattivamente lo «sgombero immediato» dei legittimi occupanti di un immobile al di fuori dello schema procedimentale delle requisizioni e dell’occupazione d’urgenza e dato luogo ad un’occupazione usurpativa inidonea pur a seguito di realizzazione di alcune opere a realizzare gli effetti dell’accessione invertita) Cass. civ. Sezioni Unite 8 giugno 2007 n. 13397

Va ascritta alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia possessoria instaurata dal proprietario di un fondo occupato da impresa incaricata della realizzazione di un lotto dell’opera pubblica dal contraente generale aggiudicatario dell’opera in base ad accordo di occupazione provvisoria di detto fondo resa necessaria per operazioni di cantiere per la realizzazione localizzata su altre aree dell’opera pubblica attesa la veste privatistica dell’occupante di cui non risulti la delega alla conduzione della procedura espropriativa Cass. civ. Sezioni Unite 19 aprile 2007 n. 9325

P.A. (e di chi agisca per conto di essa) solo quando il comportamento perseguito dalla medesima non si ricolleghi ad un formale provvedimento amministrativo emesso nell’ambito e nell’esercizio di poteri autoritativi e discrezionali ad essa spettanti (di fronte ai quali le posizioni soggettive del privato hanno natura non di diritto soggettivo bensì di interessi legittimi tutelabili quindi davanti al giudice amministrativo) ma si concreti e si risolva in una mera attività materiale disancorata e non sorretta da atti o provvedimenti amministrativi formali. Ne consegue che ove dette azioni siano proposte in relazione a comportamenti attuati in esecuzione di poteri pubblici o comunque di atti amministrativi va dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario ai sensi dell’art. 37 primo comma c.p.c. (Nella specie relativa al presunto spossessamento esercitato mediante chiusura di un passaggio a livello ferroviario la S.C. ha affermato la giurisdizione del giudice amministrativo poichè l’atto era conseguenza ed effetto di una circolare e di una connessa ordinanza ministeriale contestabili eventualmente innanzi al Tar) Cass. civ. Sezioni Unite 31 ottobre 2006 n. 23397

La tutela possessoria contro la P.A. è inammissibile in relazione ai comportamenti posti in essere in esecuzione di atti amministrativi ancorché viziati giacché i provvedimenti di reintegrazione e di manutenzione del possesso ripristinando la situazione modificata o turbata dall’attività denunziata andrebbero ad elidere gli effetti dell’azione amministrativa in contrasto con il divieto sancito per il giudice ordinario dell’art. 4 della legge n. 2248 all. E del 1865. (Nella specie la S.C. ha dichiarato il difetto assoluto di giurisdizione sulla domanda possessoria proposta dal proprietario dell’area adiacente ad una strada comunale atteso che i lavori di sistemazione della suddetta strada che secondo il privato avrebbero recato turbativa al possesso dell’area ad essa adiacente erano stati compiuti in esecuzione di specifica delibera consiliare) Cass. civ. Sezioni Unite 5 giugno 2000 n. 404

In seguito e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 281 del 2004 – con cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale parziale dell’art. 34 del D.L.vo 31 marzo 1998 n. 80 nel testo originario – rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la cognizione della domanda proposta dal privato per ottenere la reintegrazione nel possesso di un terreno di su proprietà occupato senza titolo dalla P.A. espropriante in quano non ricompreso nell’area oggetto dell’attivata procedura ablatoria Cass. civ. Sezioni Unite 29 dicembre 2004 n. 24071

La domanda di reintegrazione nel possesso proposta da un privato nei confronti di un Comune prospettando di avere subito uno spossessamento in mancanza della adozione di un provvedimento amministrativo adottato per fini di pubblica utilità quindi facendo valere una posizione di diritto soggettivo (ius possessionis) e deducendo un mero comportamento materiale della P.A. non connesso neppure implicitamente all’esercizio di poteri d’imperio deve ritenersi riservata alla giurisdizione del giudice ordinario ai sensi degli artt. 2 ss. legge n. 2248 del 1865 all. E; in quanto la regola generale stabilita in materia di riparto di giurisdizione non è stata derogata nella materia edilizia ed urbanistica dall’art. 34 commi primo e secondo D.L.vo n. 80 del 1998 – nel testo anteriore alla modifica introdotta dall’art. 7 legge n. 205 del 2000 applicabile nella specie ratione temporis stante l’irretroattività di quest’ultima norma – poiché la Corte costituzionale con la sentenza n. 281 del 2004 ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 34 commi primo e secondo cit. nella parte in cui aveva istituito una giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di edilizia e urbanistica anzichè limitarsi ad estendere in tale materia la giurisdizione del giudice amministrativo alle controversie aventi ad oggetto diritti patrimoniali consequenziali ivi comprese quelle relative al risarcimento del danno con pronuncia che ha riconosciuto la rilevanza della questione di illegittimità costituzionale sollevata sulla norma nel testo originario anche dopo la dichiarazione di illegittimità costituzionale delle disposizioni che la hanno sostituita (sentenza n. 204 del 2004) Cass. civ. Sezioni Unite 4 novembre 2004 n. 21099

Le dichiarazioni rese dagli informatori nella fase a cognizione sommaria del giudizio possessorio sono comunque idonee a fornire in sede di decisione di merito elementi indiziari liberamente valutabili dal giudice cui lo stesso può validamente fare ricorso per la formazione del proprio convincimento Cass. civ. sez. II 8 maggio 2019 n. 12089

Nel giudizio di reintegrazione da spoglio sussiste domanda nuova inammissibile a norma dell’art. 183 c.p.c. soltanto nel caso in cui in corso di causa venga indicato come oggetto di spoglio un bene diverso da quello menzionato nell’atto introduttivo giacché alla privazione di un bene diverso corrisponde una controversia che esorbita dai limiti dell’originaria pretesa. Per contro il solo mutamento della prospettazione di elementi relativi al possesso dello stesso bene (modalità limiti titolo giustificativo) o allo spoglio (modi d’esecuzione clandestinità violenza) non integra un mutamento ma una semplice modificazione della domanda. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza del giudice d’appello che aveva reputato nuova la domanda di reintegrazione nel possesso di una servitù di passaggio che alla prima udienza di trattazione era stata estesa con riguardo alle modalità del suo esercizio a mezzi meccanici di più modeste dimensioni rispetto a quelli indicati nell’atto introduttivo) Cass. civ. sez. II 29 aprile 2019 n. 11369

Nel procedimento possessorio non è ammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione prima della conclusione della fase sommaria o interdittale e della introduzione della fase di merito ai sensi dell’art. 703 comma 4 c.p.c. atteso che l’art. 41 c.p.c. nello stabilire che la richiesta alle Sezioni unite della Corte di cassazione può essere formulata “finché la causa non sia decisa nel merito in primo grado” richiede quale condizione per la proposizione del detto regolamento che sia in corso l’esame di una causa nel merito in primo grado e che essa non sia stata ancora decisa Cass. civ. Sezioni Unite 24 aprile 2019 n. 11220

Nel procedimento possessorio qualora il giudice abbia accolto l’istanza a tutela del possesso senza rimettere le parti dinanzi a sé per la trattazione della causa di merito il provvedimento non è reclamabile ma ha natura di sentenza impugnabile con l’appello. Tuttavia ove il tribunale invece di dichiarare inammissibile il reclamo proposto lo esamini nel merito tale provvedimento avente natura di sentenza è ricorribile per cassazione; in questa ipotesi se il provvedimento gravato è firmato dal presidente e dal giudice incaricato di redigere la motivazione e sussistono le condizioni per la conversione del reclamo in appello la Corte decide il ricorso mentre in caso contrario deve dichiarare inammissibile il reclamo e cassare senza rinvio la decisione impugnata Cass. civ. sez. II 28 febbraio 2019 n. 6030

Il procedimento possessorio nel regime successivo alle modifiche introdotte dalla l. n. 353 del 1990 ma anteriore alle innovazioni di cui al d.l. n. 35 del 2005 conv. con mod. dalla l. n. 80 del 2005 è strutturato in due fasi entrambe rette dal ricorso ex art. 703 c.p.c. la prima a cognizione sommaria limitata all’emanazione con ordinanza reclamabile dei provvedimenti interdittali ed alla fissazione ai sensi dell’art. 183 c.p.c. di una udienza per la disamina del merito della pretesa possessoria e dell’eventuale richiesta di risarcimento del danno proposta con il suddetto ricorso la seconda invece a cognizione piena avente ad oggetto tale disamina che si conclude con sentenza soggetta alle impugnazioni ordinarie. La domanda di risarcimento del danno da lesione del possesso ove non sia stata formulata a pena di inammissibilità nel ricorso introduttivo può essere comunque ancora avanzata all’udienza di trattazione individuata con il provvedimento interinale ma solo ove sia consequenziale alla domanda riconvenzionale o alle eccezioni del convenuto Cass. civ. sez. II 21 febbraio 2019 n. 5154

In caso di spoglio o turbativa del possesso la reintegrazione o la cessazione della turbativa anche se intervenute per iniziativa spontanea del soggetto attivo prima che il giudice gliene abbia fatto ordine ai sensi dell’art. 703 c.p.c. non eliminano l’interesse del soggetto passivo ad ottenere una sentenza che benché non possa contenere quell’ordine ormai inutile esamini la fondatezza nel merito dell’azione possessoria sia ai fini del necessario regolamento delle spese sia per la valutazione dell’eventuale ed accessoria domanda risarcitoria dovendosi considerare altresì che una pronuncia di cessazione della materia del contendere oltre all’esecuzione spontanea della rimessione in pristino deve implicare pure il riconoscimento da parte del convenuto della illegittimità del suo operato Cass. civ. sez. II 31 gennaio 2019 n. 2991

Il procedimento possessorio così come risultante dalle modifiche apportate all’art. 703 c.p.c. dal n. 35 del 2005 (convertito dalla legge n. 80 del 2005) pur essendo diviso in due fasi conserva una struttura unitaria nel senso che la fase eventuale di merito non è che la prosecuzione della fase sommaria. Da ciò consegue che la procura conferita al difensore per l’introduzione di un giudizio possessorio legittima l’avvocato in mancanza di una diversa ed esplicita volontà della parte a depositare altresì l’istanza di fissazione della trattazione del merito Cass. civ. sez. II 26 marzo 2012 n. 4845

Allorché il giudice accogliendo un ricorso possessorio ordini allo spogliante di reintegrare lo spogliato nel possesso di una servitù di passaggio coessenziale al provvedimento in questione è l’ordine di riduzione in pristino dello stato dei luoghi se la modifica di essi ha reso impossibile l’esercizio del possesso della servitù non ostando a tale pronuncia il divieto posto dall’art. 705 c.p.c. che concerne il convenuto e a nulla rilevando che l’accertamento della sussistenza del diritto di servitù formi oggetto di un separato giudizio petitorio Cass. civ. sez. II 27 gennaio 2011 n. 1896

Nel procedimento possessorio la sentenza che definisce il giudizio a cognizione piena può basarsi esclusivamente sugli elementi raccolti in fase di cognizione sommaria allorché questi consentano al giudice di decidere la causa senza escludere le sommarie informazioni fornite dai testimoni nella prima fase del procedimento in quanto idonee a fondare in sede di decisione il libero convincimento del giudice Cass. civ. sez. II 20 gennaio 2009 n. 1386

Quando il giudice adito con la prospettazione della idoneità di determinati fatti ad integrare la fattispecie costitutiva di una domanda di tutela del possesso ritiene che essi integrerebbero invece astrattamente i fatti costitutivi di una domanda diversa e anziché limitarsi a rigettare la domanda possessoria si considera investito della diversa domanda che i fatti prospettati sarebbero stati idonei a integrare e si dichiara incompetente sulla medesima la decisione così assunta deve ritenersi erroneamente dichiarativa di incompetenza poiché quella che il giudice ha considerato come qualificazione della domanda non è tale essendo egli chiamato a decidere solo sulla domanda possessoria. (In applicazione di tale principio la S.C. ha dichiarato la competenza del tribunale che investito di una domanda possessoria ritenendo che la medesima fosse fondata sull’esistenza di un titolo contrattuale agrario aveva invece dichiarato la propria incompetenza per essere competente la sezione specializzata agraria ) Cass. civ. sez. III 7 maggio 2008 n. 11164

La tempestività della riassunzione di un procedimento possessorio si determina sulla base della data di notifica dell’atto di riassunzione che deve assumere la forma della comparsa così come richiesto nell’art. 125 disp. att. c.p.c. Ove al contrario si sia proceduto con ricorso non ha rilievo la data di deposito essendo necessaria la notificazione tempestiva dell’atto di riassunzione e del decreto di fissazione d’udienza poiché l’adozione del ricorso è richiesta esclusivamente per la fase sommaria del procedimento mentre nella fase successiva a cognizione piena così come nei gradi successivi del giudizio trova integrale applicazione il rito ordinario Cass. civ. sez. II 26 settembre 2007 n. 19957

La riduzione in pristino cui è diretta l’azione di manutenzione può consistere non già nella mera riproduzione della situazione dei luoghi modificata o alterata da una determinata azione lesiva dell’altrui possesso ma anche nell’esecuzione di un “quid novi” qualora il rifacimento puro e semplice sia inidoneo a realizzare il ripristino stesso Cass. civ. sez. II 13 agosto 2018 n. 20726

I provvedimenti possessori pur restando efficaci indipendentemente dall’instaurazione del giudizio di merito in applicazione dell’art. 669 octies ultimo comma c.p.c. sono inidonei ad acquisire efficacia di giudicato non avendo carattere decisorio come le misure cautelari per le quali opera detta disposizione e stante l’omesso richiamo compiuto invece per altre ipotesi di procedimenti a cognizione sommaria agli effetti di cui all’art. 2909 c.c Cass. civ. sez. II 3 ottobre 2016 n. 19720

Il giudice che accordi la tutela possessoria al detentore senza titolo dell’immobile ovvero la neghi a colui che la richieda nei confronti di quello non legittima con ciò stesso il possesso nei confronti del proprietario né esclude il diritto di quest’ultimo di ottenere la restituzione ed il risarcimento dei danni subiti per non aver potuto disporre liberamente del suo bene Cass. civ. sez. II 6 marzo 2003 n. 3290

È inammissibile il ricorso straordinario per cassazione avverso l’ordinanza sul reclamo nel procedimento possessorio a struttura eventualmente bifasica delineata dall’art. 703 cod. proc. civ. come modificato dal d.l. 14 marzo 2005 n. 35 conv. in legge 14 maggio 2005 n. 80 atteso che in caso di prosecuzione del giudizio di merito l’ordinanza rimane assorbita nella sentenza unico provvedimento decisorio mentre in caso contrario l’ordinanza stessa acquista una stabilità puramente endoprocessuale inidonea al giudicato o determina una preclusione “pro iudicato” da estinzione del giudizio Cass. civ. sez. VI-II 17 febbraio 2014 n. 3629

La pronuncia d’improponibilità della domanda di reintegra nel possesso cui segue la statuizione di compensazione delle spese di lite ha natura di sentenza ed è impugnabile esclusivamente attraverso l’appello dovendosi escludere che la natura bifasica del procedimento possessorio sia ostativa alla concentrazione delle due fasi e alla definizione del giudizio con un unico provvedimento conclusivo dell’intero procedimento Cass. civ. sez. II 24 giugno 2008 n. 17177

Non è ricorribile neppure ai sensi dell’art. 111 della Costituzione il provvedimento emesso dal tribunale in sede di reclamo ai sensi dell’art. 669 terdecies c.p.c. avverso l’ordinanza con la quale il pretore adito in possessorio ai sensi dell’art. 704 secondo comma c.p.c. nel corso del giudizio petitorio abbia negato i provvedimenti temporanei limitandosi a chiudere così la fase sommaria senza rimettere espressamente le parti davanti al giudice del petitorio. Né conta che vi sia stata condanna alle spese del giudizio atteso che contro tale provvedimento conclusivo della fase sommaria è espressamente prevista l’opposizione ai sensi degli artt. 645 e seguenti c.p.c. entro venti giorni dalla comunicazione salvo che la parte in mancanza di rimessione da parte del pretore non ritenga di proseguire nel giudizio riassumendolo per la seconda fase davanti al tribunale competente per il petitorio ai sensi dell’art. 50 c.p.c. nel qual caso in quella sede si potrà richiedere la revoca della pronuncia sulle spese. Invero il provvedimento urgente di interdizione o di rigetto del quale la decisione sulle spese è parte integrante ha carattere strumentale rispetto al successivo giudizio ed è passibile quindi di revisione nella fase ordinaria relativa al merito possessorio. Non può pertanto considerarsi definitiva neppure la condanna alle spese non essendo idonea a produrre effetti di diritto sostanziale e processuale con autorità di giudicato sicché neanche sotto tale profilo il ricorso sarebbe ammissibile Cass. civ. sez. II 2 febbraio 2000 n. 1136

Il procedimento possessorio sulla cui struttura non hanno inciso le modificazioni introdotte dalla legge n. 353 del 1990 ed in particolare la nuova formulazione dell’art. 703 c.p.c. è tuttora caratterizzato da una duplicità di fasi la prima delle quali di natura sommaria si conclude con ordinanza reclamabile e non ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost. avuto riguardo al carattere non decisorio né definitivo della stessa mentre la seconda fase a cognizione piena si conclude con un provvedimento che definendo l’intero processo possessorio si configura come sentenza come tale impugnabile con il rimedio dell’appello. Peraltro ove nei confronti di tale provvedimento sia proposto ed esaminato nel merito il reclamo anziché l’appello anche la relativa statuizione va qualificata come sentenza indipendentemente dalla forma adottata con la conseguenza della ricorribilità di tale provvedimento per cassazione. Ove peraltro il provvedimento stesso qualificato dal collegio decidente come ordinanza risulti in quanto tale a norma dell’art. 134 c.p.c. sottoscritto solo dal presidente (non estensore) e non anche dal giudice estensore come invece stabilito per le sentenze dall’art. 132 del codice di rito esso pur dovendo comunque essere definito come sentenza tenuto conto della sua natura sostanziale – restandone pertanto esclusa la inesistenza giuridica – deve essere dichiarato nullo ex art. 161 c.p.c. e rinviato al tribunale per la pronuncia sull’appello ove l’originario reclamo sia in questo convertibile per il fatto di possederne i requisiti (la relativa indagine spettando alla Corte di cassazione). Qualora invece manchino i presupposti della conversione deve essere dichiarato inammissibile il rimedio esperito e cassata senza rinvio la decisione del tribunale che sul reclamo si sia pronunciata. Alla medesima conclusione la corte di legittimità deve pervenire nella ipotesi in cui il provvedimento impugnato sia firmato anche dal giudice estensore ove valuti la insussistenza dei presupposti della conversione essendo al contrario tenuta a decidere il ricorso in caso di esito positivo di detta indagine Cass. civ. sez. II 22 gennaio 2000 n. 700

Nel procedimento possessorio qualora il giudice abbia accolto l’istanza a tutela del possesso senza rimettere le parti dinanzi a sé per la trattazione della causa di merito il provvedimento non è reclamabile ma ha natura di sentenza impugnabile con l’appello. Tuttavia qualora il tribunale invece di dichiarare inammissibile il reclamo proposto lo esamini nel merito il provvedimento avente natura di sentenza è ricorribile per cassazione. In tal caso se il provvedimento impugnato è firmato dal solo presidente del tribunale non indicato come relatore la Corte deve dichiararne la nullità e rinviare il processo al tribunale (ora alla Corte d’appello a seguito dell’entrata in vigore del d.l.vo 19 febbraio 1998 n. 51) per la pronuncia sull’appello se il reclamo sia convertibile in tale mezzo di gravame mentre in mancanza dei requisiti per la conversione deve dichiarare inammissibile il rimedio esperito e cassare senza rinvio la decisione impugnata. Se invece il provvedimento impugnato è firmato dal presidente e dal giudice incaricato di redigere la motivazione e sussistono le condizioni per la conversione del reclamo in appello la Corte decide il ricorso mentre in caso contrario deve dichiarare inammissibile il reclamo e cassare senza rinvio la decisione impugnata Cass. civ. sez. II 31 gennaio 2012 n. 1387

In materia di procedimento possessorio il giudice d’appello innanzi al quale – cessata l’originaria violazione del possesso – siano dedotti nuovi fatti di spoglio prima di provvedere sul merito del ricorso rigettandolo deve pronunciarsi sulla sussistenza (quanto meno all’atto del ricorso o della decisione in primo grado) del lamentato spoglio sia al fine della ripartizione delle spese che della successiva eventuale azione di risarcimento del danno ed esaminare i fatti sopravvenuti anche solo per escludere che costituiscano una prosecuzione dell’originario spoglio Cass. civ. sez. II 2 agosto 2001 n. 10572

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