Art. 671 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Sequestro conservativo

Articolo 671 - codice di procedura civile

(1) Il giudice (146, 151 l. fall.), su istanza del creditore che ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito (2740, 2769 c.c.), può autorizzare il sequestro conservativo (2793, 2905 ss. c.c.) di beni mobili o immobili del debitore o delle somme e cose a lui dovute (687), nei limiti in cui la legge ne permette il pignoramento (513 ss., 545, 558).

Articolo 671 - Codice di Procedura Civile

(1) Il giudice (146, 151 l. fall.), su istanza del creditore che ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito (2740, 2769 c.c.), può autorizzare il sequestro conservativo (2793, 2905 ss. c.c.) di beni mobili o immobili del debitore o delle somme e cose a lui dovute (687), nei limiti in cui la legge ne permette il pignoramento (513 ss., 545, 558).

Note

(1) Si veda l’art. 58, comma 4, della L. 18 giugno 2009, n. 69 che così dispone: «4. La trascrizione della domanda giudiziale, del pignoramento immobiliare e del sequestro conservativo sugli immobili eseguita venti anni prima dell’entrata in vigore della presente legge o in un momento ancora anteriore conserva il suo effetto se rinnovata ai sensi degli articoli 2668 bis e 2668 ter del codice civile entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.».

Massime

In tema di concordato preventivo anche nella vigenza dell’art. 168 l. fall. nella formulazione anteriore all’art. 33 comma 1 del d.l. n. 83 del 2012 conv. in l. n. 134 del 2012 pur in mancanza di una espressa previsione normativa doveva ritenersi improponibile il ricorso per sequestro conservativo sui beni del debitore trattandosi di un vincolo idoneo a convertirsi in pignoramento e quindi volto ad assicurare la garanzia patrimoniale in vista di una futura esecuzione. Cass. civ. sez. V 17 gennaio 2019 n. 1168

Allorchè un provvedimento di sequestro conservativo sugli immobili del debitore venga: (a) dapprima concesso con decreto “inaudita altera parte” ai sensi dell’art. 669 sexies comma secondo c.p.c.; (b) quindi revocato dallo stesso giudice che l’ha concesso in esito all’udienza di discussione con ordine di cancellazione della trascrizione; (c) infine nuovamente concesso dal collegio in sede di reclamo ai sensi dell’art. 669 terdecies c.p.c. gli effetti di esso si producono rispetto ai terzi sin dalla data della trascrizione del primo decreto concesso “inaudita altera parte” qualora prima della pronuncia collegiale non si sia comunque provveduto alla sua cancellazione Cass. civ. sez. III 7 agosto 2012 n. 14190

In tema di dichiarazione di fallimento, ai fini della verifica della legittimazione del creditore istante a proporre il relativo ricorso, ai sensi del novellato art. 6 legge fall., l’accertamento del tribunale fallimentare in ordine alla sussistenza degli elementi costitutivi del credito, assunto a fondamento dell’istanza, non è precluso dalla delibazione positiva condotta, ex art. 671 cod. proc. civ., dal giudice che abbia emesso, sulla sua base, la misura del sequestro conservativo in danno dello stesso soggetto destinatario del ricorso di fallimento; infatti, tale giudice si è limitato a delibare l’esistenza del “fumus bonis iuris”, che esprime un giudizio di mera probabilità delle ragioni del creditore, mentre il credito legittima il ricorso in sede fallimentare, pur non necessitando di riconoscimento con sentenza definitiva, se accertato nei suoi elementi costitutivi, vale a dire “an” e “quantum”, così da risultare titolo legittimante il concorso, cioè prospettandosi in termini tali da consentire la sua ammissione al passivo. Cass. civ. sez. I 18 novembre 2011 n. 24309

In presenza di un arbitrato irrituale è improponibile l’istanza di sequestro conservativo atteso che la rinuncia alla tutela giurisdizionale contenuta nel compromesso per arbitrato libero o irrituale non può non riferirsi anche alle misure cautelari le quali nel sistema processuale sono preordinate e strumentali ad un giudizio di merito Cass. civ. sez. I 25 novembre 1995 n. 12225

La legittimazione a chiedere il sequestro conservativo spetta solo a chi sia titolare di un credito attuale ancorché non esigibile. Non è pertanto legittimato l’eventuale erede di un soggetto nel caso in cui beni di quest’ultimo abbiano formato oggetto di alienazione da parte dell’erede legittimo non configurandosi tra dette parti un rapporto in virtù del quale alla prima possa essere attribuita la qualifica di creditore dell’altra Cass. civ. sez. I 28 gennaio 1994 n. 864

Il bene immobile oggetto di preliminare di vendita non può essere assoggettato a sequestro conservativo in danno del promittente acquirente configurandosi al suo riguardo soltanto il credito alla prestazione di un facere infungibile – il consenso del promittente venditore per la conclusione del contratto definitivo – insuscettibile di esecuzione forzata potendosi soltanto chiedere in sua mancanza la sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c Cass. civ. sez. III 11 febbraio 1988 n. 1479

Il danneggiato da reato può chiedere al giudice civile a tutela del suo diritto al risarcimento del danno anche durante la pendenza della sua costituzione di parte civile nel procedimento penale a carico del danneggiante sequestro conservativo con la conseguenza che davanti allo stesso giudice deve essere promosso il relativo giudizio di convalida Cass. civ. sez. III 26 agosto 1985 n. 4547

Con riguardo a sentenza di primo grado provvisoriamente esecutiva di pagamento di una somma di denaro la parte condannata non può essere autorizzata al sequestro conservativo di quella somma che abbia richiesto (previa effettuazione del suo deposito presso un istituto di credito) deducendo l’inesistenza del suo debito e quindi il credito alla restituzione di quanto deve pagare atteso che l’accertamento a cognizione piena ancorché non definitivo contenuto nella sentenza esclude la sussistenza del fumus boni iuris necessario per la concessione della misura cautelare restando esperibile per la parte soccombente con la impugnazione della detta sentenza soltanto la richiesta al giudice dell’appello di sospensione o revoca della clausola di provvisoria esecuzione (cosiddetta inibitoria) ex art. 351 c.p.c Cass. civ. sez. III 25 giugno 1988 n. 4293

Ai fini della concessione del sequestro conservativo e della sua convalida ricorre il requisito del fumus boni iuris quando sia accertata con un’indagine sommaria la probabile esistenza del credito restando riservata al giudizio di merito ogni altro accertamento in ordine alla sua effettiva sussistenza e al suo ammontare mentre il requisito del periculum in mora può desumersi sia da elementi oggettivi riguardanti la consistenza patrimoniale del debitore i quali vanno valutati anche in rapporto proporzionale alla presumibile entità del credito sia da elementi soggettivi inerenti al comportamento del medesimo tali da rendere verosimile l’eventuale depauperamento del suo patrimonio Cass. civ. sez. I 19 aprile 1983 n. 2672

Costituisce elemento oggettivo per valutare il pericolo nel ritardo condizione di ammissibilità per la concessione del sequestro conservativo il rapporto di proporzione quantitativo e qualitativo tra patrimonio del debitore e presunto ammontare del credito da tutelare nella cui valutazione occorre tener conto che è insufficiente la sussistenza dell’idoneità del patrimonio del debitore a garantire il credito al momento in cui la misura cautelare è richiesta essendo invece necessario che tale garanzia permanga fino al momento in cui potrebbero realizzarsi le condizioni per il soddisfacimento coattivo del credito stesso. Cass. civ. sez. III 29 ottobre 2001 n. 13400

Con riguardo ad obbligazioni contrattuali l’inadeguatezza patrimoniale del debitore può giustificare la concessione del sequestro conservativo – integrando il «fondato timore» di perdere la garanzia del credito a norma dell’art. 671 c.p.c. – solo se successiva al sorgere del credito con la conseguenza che non può aspirare alla misura cautelare de qua il creditore che abbia avuto modo di rendersi conto dell’inadeguatezza del patrimonio del debitore nel momento in cui il credito è sorto Cass. civ. sez. I 6 maggio 1998 n. 4542

In tema di sequestro conservativo il requisito del periculum in mora può essere desunto sia da elementi obiettivi concernenti la capacità patrimoniale del debitore in rapporto all’entità del credito sia da elementi soggettivi evincibili dal comportamento del debitore tale da lasciar presumere che egli al fine di sottrarsi all’adempimento ponga in essere atti dispositivi idonei a provocare l’eventuale deprezzamento del suo patrimonio sottraendolo all’esecuzione forzata; pertanto non è necessario che il pericolo consista in un depauperamento in atto del patrimonio del debitore purché esso sia desumibile alla stregua degli elementi innanzi indicati Cass. civ. sez. I 9 febbraio 1990 n. 902

Nel caso in cui più persone abbiano prestato fideiussione per un medesimo debitore e per un medesimo debito non configura periculum in mora idoneo a giustificare la concessione del sequestro conservativo in favore del fideiussore che avendo pagato eserciti il regresso nei confronti degli altri fideiussori per la loro rispettiva porzione il comportamento di minore prontezza di questi ultimi a soddisfare il comune creditore in mancanza di ulteriori elementi che rendano verosimile la eventualità di un depauperamento del loro patrimonio o comunque il proposito di sottrarsi all’adempimento delle obbligazioni attinenti ai rapporti interni ai sensi degli artt. 1298 1299 e 1954 c.c Cass. civ. sez. III 27 giugno 1989 n. 3119

Ai fini dell’emissione e della convalida del sequestro conservativo il requisito del periculum in mora che non può essere escluso in base alla sola considerazione della consistenza patrimoniale (qualitativa o quantitativa) del debitore non può essere affermato in base al mero rifiuto di adempiere occorrendo che questo s’inserisca in un comportamento – processuale od extraprocessuale – dell’obbligato che renda verosimile l’eventualità di un depauperamento del suo patrimonio e fondato il timore del creditore di perdere le garanzie del credito. Il compito di stabilire nei casi concreti se il detto pericolo sussista o no – tenuto conto degli elementi oggettivi e soggettivi congiuntamente o anche alternativamente apprezzati e senza trascurare inoltre il rapporto di proporzionalità tra l’ammontare del credito e gli elementi valutativi appresi – è riservato al giudice del merito la cui valutazione se sorretta da motivazione congrua sul piano logico ed immune da errori di diritto si sottrae al sindacato di legittimità Cass. civ. sez. I 10 agosto 1988 n. 4906

Il periculum in mora considerato dall’art. 671 c.p.c. per la concessione del sequestro conservativo non deve consistere soltanto nel subbiettivo timore del creditore di perdere le garanzie del proprio credito ma deve corrispondere ad una situazione di pericolo reale ed obiettiva in cui si concreti la possibilità che il patrimonio del debitore venga sottratto o diminuito sì da non soddisfare pila funzione di garanzia assegnatagli dall’art. 2740 c.c. L’insufficienza di un patrimonio staticamente considerato a soddisfare determinati crediti non legittima in sé l’adozione del sequestro perché questo è condizionato alla esigenza del timore che il patrimonio oggetto di responsabilità dell’obbligato sia sottratto diminuito o comunque pregiudicato e alla nozione di siffatto timore è estraneo il concetto di sproporzione tra il patrimonio stesso e l’ammontare del credito. La garanzia generale che a norma dell’art. 2740 c.c. spetta al creditore anche sui beni futuri del debitore opera nei confronti del debitore stesso da quando quei beni sia pure consistenti in crediti siano divenuti «suoi» ossia da quando essi siano entrati a far parte del suo patrimonio. Ciò non può dirsi degli stipendi non ancora maturati e delle indennità non ancora dovute al momento del concesso sequestro cui deve aversi riguardo ai fini della valutazione del periculum in mora. Le mere aspettative non rientrano nella garanzia di cui all’art. 2740 c.c. e perciò la possibilità che esse non si avverino è estranea al timore di perdere le garanzie stesse Cass. civ. sez. III 15 settembre 1970 n. 1448

 

Il sequestro conservativo e l’azione revocatoria hanno la caratteristica comune di essere mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale del creditore implicando l’inefficacia nei confronti di costui degli eventuali atti dispositivi posti in essere dal debitore ma differiscono profondamente nei loro presupposti e nei loro effetti anche sotto il profilo processuale. Il creditore infatti che abbia ottenuto il sequestro conservativo sui beni del debitore non è tenuto ad instaurare il processo di espropriazione forzata nelle forme previste dagli artt. 602 e ss. c.p.c. contro il terzo al quale il debitore abbia alienato i beni stessi giacché questi si considerano come mai usciti dal patrimonio del debitore il quale rimane il soggetto passivo sia dell’azione cautelare sia di quella esecutiva senza soluzione di continuità. Diversamente invece deve ritenersi nell’ipotesi in cui il creditore abbia dovuto sperimentare l’azione revocatoria per far dichiarare l’inefficacia dell’alienazione posta in essere in pregiudizio delle sue ragioni; in questo caso invero i beni erano ormai usciti dal patrimonio del debitore ed è il terzo acquirente ad acquistare la qualità di soggetto passivo della azione esecutiva Cass. civ. sez. III 23 gennaio 1970 n. 148

Gli artt. 2901 c.c. e 671 c.p.c. non prescrivono che il provvedimento di sequestro conservativo debba contenere tra l’altro l’indicazione dell’ammontare del credito per il quale la misura cautelare viene autorizzata (anche se un eccesso nella attuazione del sequestro medesimo da parte del creditore procedente legittima la richiesta del debitore di un provvedimento di riduzione in applicazione del disposto di cui all’art. 496 c.p.c.) ma ove il provvedimento cautelare contenga tale indicazione l’attuazione del sequestro non potrà avvenire se non entro il limite indicatovi Cass. civ. sez. III 5 agosto 1997 n. 7218

Le ordinanze del giudice istruttore (come pure del presidente del tribunale) in materia di sequestro (concessione cauzione revoca: artt. 672-687 c.p.c.) pur non potendo essere assimilate a quelle istruttorie a causa della loro incidenza su diritti soggettivi è pur vero che hanno efficacia circoscritta entro precisi limiti temporali stante il loro carattere strumentale rispetto al processo o ai processi di convalida o di merito o a cui si inseriscono di guisa che quell’efficacia è destinata a venir meno alla definizione del processo per qualsiasi causa e tutte le questioni relative alla loro legittimità sostanziale o processuale possono e debbono esser fatte valere al momento della decisione sulla convalida che è impugnabile nelle forme ordinarie. Ne consegue per quanto riguarda in particolare il provvedimento di riduzione del sequestro conservativo (non previsto espressamente nel nostro ordinamento ma invalso nella pratica in analogia alla riduzione del pignoramento ex art. 496 c.p.c.) insuscettibile di passaggio in giudicato potendo la parte interessata sempre chiedere anche nel corso del processo un nuovo sequestro sui beni relativamente ai quali il precedente è stato escluso che avverso il medesimo è inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. che riguarda provvedimenti decisori definitivi che spieghino i loro effetti con efficacia di giudicato per non essere dato contro di essi alcun rimedio Cass. civ. sez. II 9 febbraio 1994 n. 1336

In sede di convalida del sequestro conservativo deve ritenersi consentita ove risulti l’esorbitanza del valore dei beni originariamente staggiti rispetto allo ammontare del credito la riduzione della misura cautelare (con la sua convalida nei corrispondenti limiti) in quanto il potere di disporre tale riduzione è implicitamente conferito dall’art. 671 c.p.c. nella parte in cui rinvia alle norme sul pignoramento (ivi incluso l’art. 497 c.p.c. che espressamente contempla la riduzione del pignoramento) Cass. civ. sez. I 27 aprile 1985 n. 2746

Il sequestro conservativo ha la funzione cautelare di assicurare la destinazione della cosa assoggettata a sequestro al soddisfacimento – per mezzo dell’espropriazione forzata – del credito che il sequestrante farà valere nella successiva causa di merito se verrà accertato con sentenza esecutiva pronunciante la conseguente condanna. Pertanto legittimato ad intervenire in via principale nella causa di convalida ai sensi del primo comma dell’art. 105 c.p.c. è – analogamente a quanto avviene per l’opposizione di terzo all’esecuzione per espropriazione forzata – chi si affermi titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale sulla cosa assoggettata a sequestro che resterebbe (illegittimamente) pregiudicato dall’espropriazione forzata del bene sequestrato o pignorato Cass. civ. sez. III 26 marzo 1981 n. 1777

La tardiva introduzione del giudizio di merito conseguente all’autorizzazione del sequestro conservativo comporta l’inefficacia della misura cautelare concessa “ante causam” anche nel caso in cui la parte intimata si sia ritualmente costituita Cass. civ. sez. III 23 giugno 2009 n. 14641

I documenti prodotti nel corso di un procedimento per sequestro conservativo introdotto in pendenza del giudizio di merito sono utilizzabili anche in quest’ultimo processo alla sola condizione che la produzione sia avvenuta prima che nel giudizio di merito siano maturate le preclusioni istruttorie Cass. civ. sez. III 19 giugno 2009 n. 14338

Con riguardo a nave di armatore straniero ormeggiata in porto italiano l’istanza di sequestro conservativo a tutela dei crediti di lavoro dei marittimi alle dipendenze di detto armatore ed altresì la domanda di convalida di tale sequestro rientrano nella giurisdizione del giudice italiano in base ai criteri di collegamento di cui agli artt. 4 n. 3 e 672 terzo comma c.p.c. anche quando la causa di merito trattandosi di contratti di arruolamento intervenuti fra stranieri nonché stipulati ed eseguiti all’estero si sottragga a detta giurisdizione Cass. civ. Sezioni Unite 24 ottobre 1990 n. 10322

Con riguardo alla richiesta di sequestro conservativo di beni in Italia di uno stato estero che venga avanzata a tutela di crediti discendenti da prestazioni giornalistiche svolte in favore di detto Stato o di una sua agenzia statale di stampa deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano alla stregua dell’immunità giurisdizionale di cui godono gli stati stranieri (e gli altri soggetti di diritto internazionale) in relazione ai rapporti posti in essere nell’ambito delle loro attività sovrane o comunque diretti alla realizzazione delle loro finalità istituzionali nonché della stretta inerenza di quelle prestazioni a tali funzioni pubblicistiche Cass. civ. Sezioni Unite 7 luglio 1988 n. 4478

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