Art. 576 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Contenuto del provvedimento che dispone la vendita

Articolo 576 - codice di procedura civile

Il giudice dell’esecuzione (484), quando ordina l’incanto (569, 572, 573, 575, 587), stabilisce, sentito quando occorre un esperto (68; 161 att.):
1) se la vendita si deve fare in uno o più lotti (577, 578);
2) il prezzo base dell’incanto determinato a norma dell’art. 568;
3) il giorno e l’ora dell’incanto;
4) il termine che deve decorrere tra il compimento delle forme di pubblicità e l’incanto, nonché le eventuali forme di pubblicità straordinaria a norma dell’art. 490 ultimo comma;
5) l’ammontare della cauzione in misura non superiore al decimo del prezzo base d’asta e il termine entro il quale tale ammontare deve essere prestato dagli offerenti (1);
6) la misura minima dell’aumento da apportarsi alle offerte (581);
7) il termine, non superiore a sessanta giorni dall’aggiudicazione, entro il quale il prezzo deve essere depositato e le modalità del deposito (585). L’ordinanza è pubblicata (490) a cura del cancelliere.

Articolo 576 - Codice di Procedura Civile

Il giudice dell’esecuzione (484), quando ordina l’incanto (569, 572, 573, 575, 587), stabilisce, sentito quando occorre un esperto (68; 161 att.):
1) se la vendita si deve fare in uno o più lotti (577, 578);
2) il prezzo base dell’incanto determinato a norma dell’art. 568;
3) il giorno e l’ora dell’incanto;
4) il termine che deve decorrere tra il compimento delle forme di pubblicità e l’incanto, nonché le eventuali forme di pubblicità straordinaria a norma dell’art. 490 ultimo comma;
5) l’ammontare della cauzione in misura non superiore al decimo del prezzo base d’asta e il termine entro il quale tale ammontare deve essere prestato dagli offerenti (1);
6) la misura minima dell’aumento da apportarsi alle offerte (581);
7) il termine, non superiore a sessanta giorni dall’aggiudicazione, entro il quale il prezzo deve essere depositato e le modalità del deposito (585). L’ordinanza è pubblicata (490) a cura del cancelliere.

Note

(1) Questo numero è stato così sostituito dall’art. 2, comma 3, lett. e), n. 29), del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, nella L. 14 maggio 2005, n. 80.
A norma dell’art. 2, comma 3
sexies, dello stesso provvedimento, come sostituito dall’art. 1, comma 6, della L. 28 dicembre 2005, n. 263 e successivamente modificato dall’art. 39 quater del D.L. 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, nella L. 23 febbraio 2006, n. 51, questa disposizione entra in vigore il 1° marzo 2006 e si applica anche alle procedure esecutive pendenti a tale data di entrata in vigore. Quando tuttavia è già stata ordinata la vendita, la stessa ha luogo con l’osservanza delle norme precedentemente in vigore. L’intervento dei creditori non muniti di titolo esecutivo conserva efficacia se avvenuto prima del 1° marzo 2006.

Massime

In tema di vendita fallimentare di un immobile locato per uso alberghiero, nel cui contratto sia subentrato il curatore del fallimento del locatore ex art. 80 legge fall., riconoscendo il diritto di prelazione al conduttore, quest’ultimo può esercitare il predetto diritto non solo dopo che si sia verificata l’aggiudicazione del bene al migliore offerente all’esito del primo incanto, ma anche, qualora sia stato presentato un aumento di sesto, pure all’esito della nuova gara, perché solo a seguito di quest’ultima il prezzo di aggiudicazione è divenuto definitivo. Cass. Civ. Sez. I, sentenza del 28 gennaio 2013 n. 1808

In tema di liquidazione fallimentare, il termine per il versamento del prezzo, di cui agli artt. 576 n. 7 e 585, primo comma, cod. proc. civ., si inserisce nel procedimento di vendita coattiva e deve considerarsi di natura processuale, in quanto prodromico al trasferimento dell’immobile e, quindi. alla definitiva attribuzione del bene, essendo diretto a concludere una fase esecutiva; ne consegue la soggezione alla sospensione feriale dei termini, ai sensi dell’art. 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742. Cass. Civ. Sez. I, sentenza del 13 luglio 2012 n. 12004

La regola contenuta nell’art. 2929 cod. civ., secondo il quale la nullità degli atti esecutivi che hanno preceduto la vendita e l’assegnazione non ha effetto riguardo all’acquirente o all’assegnatario, non trova applicazione quando la nullità riguardi proprio la vendita o l’assegnazione, sia che si tratti di vizi che direttamente la concernano, sia che si tratti di vizi che rappresentino il riflesso della tempestiva e fondata impugnazione di atti del procedimento esecutivo anteriori ma ad essi obbligatoriamente prodromici. (Nella specie, la nullità dell’aggiudicazione e del conseguente decreto di trasferimento sono state dichiarate, in sede di cassazione con rinvio della sentenza di rigetto dell’opposizione agli atti esecutivi, perché l’udienza di vendita, rifissata dopo un rinvio disposto d’ufficio, non era stata preceduta dalle formalità obbligatorie di pubblicità). Cass. Civ. Sez. III, sentenza del 9 giugno 2010 n. 13824

In tema di opposizione agli atti esecutivi, qualora sia dedotta l’omessa comunicazione della vendita e la nullità del successivo svolgimento del processo esecutivo, postulandosi, di conseguenza, la sospensione della vendita ai sensi dell’art. 586 cod. proc. civ. per le ragioni da tale norma supposte e non la mera necessità di rinnovazione delle operazioni funzionali alla vendita a far tempo dall’ordinanza dispositiva della stessa, il giudice dell’esecuzione, se ritenga insussistenti le nullità prospettate ovvero reputi inammissibile l’opposizione in relazione ad esse, può considerarsi investito immediatamente della questione della sospensione in virtù del citato art. 586 e, quindi, dopo aver adottato i provvedimenti previsti dall’art. 618, secondo comma, cod. proc. civ., tra i quali si ricomprende la stessa sospensione di cui al menzionato art. 586 in via provvisoria, può, poi, esaminare, nella fase a cognizione piena, la fondatezza delle deduzioni giustificative della relativa istanza. Cass. Civ. Sez. III, sentenza del 17 marzo 2010 n. 6487

Il procedimento di espropriazione — se, dopo l’aggiudicazione provvisoria, prosegue con l’eventuale offerta di aumento di sesto e con la gara tra gli offerenti — è retto, anche nella nuova fase, dall’ordinanza ex art. 576 c.p.c., la quale trova il suo momento esecutivo (art. 487 c.p.c.) nell’aggiudicazione, sicché fino a tale momento può sempre essere revocata o modificata dal giudice che l’ha emessa. Pertanto il giudice dell’esecuzione può modificarla anche nella parte che concerne la cauzione, senza che sia prevista alcuna pubblicità del provvedimento quando, come nella specie, la modifica sia contenuta nello stesso verbale di vendita, di cui chi non sia stato presente all’incanto prende conoscenza con la lettura del verbale, che è in ogni caso indispensabile al fine di conoscere il prezzo raggiunto dall’incanto. (Fattispecie anteriore all’approvazione della modifica di cui all’art. 584 c.p.c., con la quale è stato espressamente previsto il raddoppio della cauzione da parte dell’offerente in aumento di sesto). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 14842 del 27 giugno 2007

In tema di impugnazioni, il ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell’articolo 111 della Costituzione, è proponibile avverso provvedimenti giurisdizionali emessi in forma di ordinanza o di decreto solo quando essi siano definitivi e abbiano carattere decisorio, cioè siano in grado di incidere con efficacia di giudicato su situazioni soggettive di natura sostanziale. (Nella specie la S.C. ha dichiarato inammissibile, sulla base del citato principio, il ricorso per cassazione avverso l’ordinanza con cui il giudice della esecuzione, nell’ambito di una procedura esecutiva, revocata una precedente ordinanza, aveva fissato l’udienza per la vendita dell’azienda staggita ad un prezzo superiore a quello indicato nell’ordinanza revocata; ha conclusivamente affermato la S.C. che l’ordinanza suddetta non solo era del tutto priva dei requisiti formali e procedurali necessari per riconoscerle natura di sentenza, ma, soprattutto, non aveva carattere decisorio, in quanto non definiva la controversia ma era un solo atto interlocutorio di impulso processuale nell’ambito del procedimento esecutivo: lo strumento per impugnare la predetta ordinanza non era, pertanto, il ricorso per cassazione bensì la opposizione agli atti esecutivi di cui al secondo comma dell’articolo 617 c.p.c.). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12115 del 23 maggio 2006

Nell’espropriazione forzata immobiliare, la nullità derivante dalla omessa pubblicità straordinaria disposta dal giudice dell’esecuzione ai sensi dell’art. 490 c.p.c. con l’ordinanza che dispone l’incanto, idonea a riverberarsi, con effetti anche per l’acquirente, sull’atto di aggiudicazione, deve essere fatta valere con opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617 c.p.c., a pena di inammissibilità entro il termine di decadenza di cinque giorni dall’atto di aggiudicazione (che chiude la fase dell’incanto) se emesso in presenza della parte ovvero della sua comunicazione. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12653 del 11 dicembre 1995

In tema di espropriazione forzata immobiliare, il mandatario con procura speciale per la partecipazione all’incanto può compiere tutto il necessario per la realizzazione dell’incarico e può, quindi, anche opporsi alla richiesta di aumento di sesto, senza necessità di altra procura. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5621 del 9 giugno 1994

Nell’esecuzione per espropriazione forzata immobiliare, qualora, con l’ordinanza che dispone l’incanto a norma dell’art. 576 c.p.c., venga prescritta una forma di pubblicità straordinaria, secondo la previsione dell’art. 490 ultimo comma c.p.c., la mancanza od irregolarità di tale pubblicità, riguardando un atto strutturale di una fase del processo esecutivo che si chiude con l’ordinanza di aggiudicazione, determina la nullità di quest’ultimo provvedimento, e, ove fatta tempestivamente valere dall’interessato con opposizione ai sensi dell’art. 617 c.p.c. — prima della pronuncia del decreto di trasferimento — avverso tale aggiudicazione, comporta di conseguenza anche la nullità del decreto stesso, con effetti anche nei confronti dell’acquirente (non ricorrendo l’ipotesi di cui all’art. 2929 c.c.). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5826 del 23 novembre 1985

Nell’espropriazione forzata, il termine che a norma dell’art. 576 n. 4 c.p.c., deve decorrere tra il compimento delle forme di pubblicità e l’incanto ha carattere ordinatorio, con la conseguenza che la sua inosservanza non influisce sulla validità della vendita che abbia avuto luogo nel giorno fissato dal giudice dell’esecuzione. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6297 del 3 dicembre 1984

Sulla validità dell’ordinanza di vendita all’incanto dell’immobile pignorato non incide la circostanza che il prezzo base sia fissato con riferimento ad una stima effettuata da esperto alcuni anni prima, e, quindi, verosimilmente inferiore al valore attuale di mercato, atteso che trattasi di dato indicativo, che non pregiudica l’esito della vendita e la realizzazione del giusto prezzo in esito alla gara fra gli offerenti. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1766 del 26 marzo 1981

Le disposizioni date dal giudice dell’esecuzione, a norma dell’art. 576 c.p.c., con il provvedimento che stabilisce procedersi alla gara, vanno osservate a pena di nullità; ne consegue che, qualora il giudice, nonostante le irregolarità del provvedimento suddetto, proceda oltre nell’esecuzione ed emetta ordinanza di aggiudicazione, è ammissibile la successiva formale opposizione al detto atto, traducendosi i vizi del procedimento in vizi della vendita. Ciò comporta l’inapplicabilità della disposizione contenuta nell’art. 2929 c.c., dato che la preclusione delle eccezioni di nullità del processo esecutivo, stabiliti in detta norma, opera solo quando la vendita, come atto finale del processo esecutivo, sia esente da vizi formali, sia che si tratti di vizi che direttamente la concernano, sia che si tratti di vizi che rappresentino il riflesso della tempestiva e fondata impugnazione di atti anteriori, che della vendita costituiscano il presupposto. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2339 del 12 aprile 1980

 

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