Art. 54 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Ordinanza sulla ricusazione

Articolo 54 - codice di procedura civile

L’ordinanza che accoglie il ricorso designa il giudice che deve sostituire quello ricusato.
La ricusazione è dichiarata inammissibile, se non è stata proposta nelle forme e nei termini fissati nell’art. 52.
Il giudice, con l’ordinanza con cui dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, provvede sulle spese e può condannare la parte che l’ha proposta ad una pena pecuniaria non superiore a euro 250 (1).
Dell’ordinanza è data notizia (136) dalla cancelleria al giudice e alle parti, le quali debbono provvedere alla riassunzione (125 att.) della causa nel termine perentorio (152) di sei mesi.

Articolo 54 - Codice di Procedura Civile

L’ordinanza che accoglie il ricorso designa il giudice che deve sostituire quello ricusato.
La ricusazione è dichiarata inammissibile, se non è stata proposta nelle forme e nei termini fissati nell’art. 52.
Il giudice, con l’ordinanza con cui dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, provvede sulle spese e può condannare la parte che l’ha proposta ad una pena pecuniaria non superiore a euro 250 (1).
Dell’ordinanza è data notizia (136) dalla cancelleria al giudice e alle parti, le quali debbono provvedere alla riassunzione (125 att.) della causa nel termine perentorio (152) di sei mesi.

Note

(1) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 45, comma 7, della L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Ai sensi dell’art. 58, comma 1, della predetta legge, tale disposizione si applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore.
Il testo precedente così disponeva: «L’ordinanza, che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, provvede sulle spese e condanna la parte o il difensore che l’ha proposta a una pena pecuniaria non superiore a € 5».

Massime

In tema di ricusazione, l’ordinanza di condanna della parte al pagamento della pena pecuniaria di cui all’art. 54, terzo comma, cod. proc. civ., non costituisce provvedimento definitivo e, pertanto, non è suscettibile d’impugnazione con il ricorso straordinario per cassazione, attesa la possibilità di dedurre, contro di essa, censure nel giudizio di merito, in via consequenziale rispetto alla richiesta di riesame della statuizione d’inammissibilità o di rigetto dell’istanza di ricusazione o anche in via autonoma. Cass. civ. sez. VI ord. 7 maggio 2015, n. 9260

L’istanza di ricusazione non sospende automaticamente il processo quando il giudice “a quo” ne valuti l’inammissibilità per carenza “ictu oculi” dei requisiti formali, sicchè esso può proseguire senza necessità di impulsi di parte o d’ufficio; ciò trova fondamento nel contemperamento tra il diritto delle parti all’imparzialità di giudizio nella specifica controversia, assicurato dalla circostanza che la delibazione di inammissibilità del giudice “a quo” non può comunque assumere valore ostativo alla rimessione del ricorso al giudice competente, ed il dovere di impedire al contempo l’uso distorto dell’istituto, altrimenti causato dall’automatismo dell’effetto sospensivo. Cass. civ. sez. VI, ord. 4 dicembre 2014, n. 25709

L’ordinanza di rigetto dell’istanza di ricusazione non è impugnabile con il ricorso straordinario per Cassazione, in quanto essa, pur avendo natura decisoria – atteso che decide su un’istanza diretta a far valere concretamente l’imparzialità del giudice, che costituisce non soltanto un interesse generale dell’amministrazione della giustizia, ma anche un diritto soggettivo della parte, alla luce sia dell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sia del nuovo testo dell’art. 111 Cost. – manca tuttavia del necessario carattere di definitività, dal momento che la non impugnabilità in via autonoma dell’ordinanza non esclude che il contenuto di essa possa essere riesaminato nel corso dello stesso processo, attraverso il controllo sulla pronuncia resa dal (o con il concorso del) iudex suspectus l’eventuale vizio causato dalla incompatibilità del giudice ricusato risolvendosi in motivo di nullità dell’attività svolta dal giudice stesso e, quindi, di gravame della sentenza da lui emessa. Cass. civ. sez. I 27 luglio 2004

L’ordinanza che, in accoglimento di istanza di ricusazione, anziché designare nominativamente il giudice sostituto, sostituisca il ricusato con un ufficio impersonalmente indicato, comporta la nullità (e non l’inesistenza) della sentenza emessa dal giudice così designato, per vizio di costituzione del giudice stesso. Tale nullità, in base al richiamo operato dall’art. 158 c.p.c. al successivo art. 161, non si sottrae al principio della conversione dei motivi di nullità in motivi di impugnazione, con la conseguenza che, se non è stata rilevata – d’ufficio o su eccezione – dal giudice mal costituito, deve essere denunziata in sede di gravame, dovendosi altrimenti ritenere sanata a seguito del formarsi del giudicato sul punto.  Cass. civ. sez. I, 25 giugno 2002, n. 9240

In caso di astensione del giudice, il relativo procedimento si esaurisce fra il giudice che si astiene ed il presidente del collegio, senza che la sostituzione del giudice astenutosi con altro magistrato incida sul principio costituzionale del giudice naturale. Cass. civ. sez. II, 22 maggio 1997, n. 4577

La riunione di due procedimenti, in relazione ad esigenze di più comoda ed economica trattazione, non interferisce sulla loro autonomia ed individualità. Ciò comporta che la pronuncia resa sull’istanza di ricusazione del giudice, in uno di detti procedimenti, non osta all’emanazione di un diverso provvedimento sulla ricusazione dello stesso giudice nell’altro procedimento.  Cass. civ. sez. I 14 febbraio 1984, n. 1113

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