Art. 50 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Riassunzione della causa

Articolo 50 - codice di procedura civile

Se la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente (44, 492) avviene nel termine fissato nella ordinanza (1) dal giudice e, in mancanza, in quello di tre mesi (2) dalla comunicazione (136) della ordinanza di regolamento (375) o della ordinanza (1) che dichiara l’incompetenza del giudice adito (44), il processo continua davanti al nuovo giudice (125 att.) .
Se la riassunzione non avviene nei termini su indicati, il processo si estingue (307, 310, 393).

Articolo 50 - Codice di Procedura Civile

Se la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente (44, 492) avviene nel termine fissato nella ordinanza (1) dal giudice e, in mancanza, in quello di tre mesi (2) dalla comunicazione (136) della ordinanza di regolamento (375) o della ordinanza (1) che dichiara l’incompetenza del giudice adito (44), il processo continua davanti al nuovo giudice (125 att.) .
Se la riassunzione non avviene nei termini su indicati, il processo si estingue (307, 310, 393).

Note

(1) L’ originaria parola: «sentenza» è stata così sostituita dall’art. 45, comma 6, lett. a), della L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Ai sensi dell’art. 58, comma 1, della predetta legge, tale disposizione si applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore.
(2) Le originarie parole: «sei mesi» sono state così sostituite dall’art. 45, comma 6, lett. b), della L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Ai sensi dell’art. 58, comma 1, della predetta legge, tale disposizione si applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore.

Massime

Il processo che, a seguito di tempestiva riassunzione conseguente ad una pronuncia declinatoria della giurisdizione, si instaura innanzi al giudice indicato come munito di essa, non è un nuovo ed autonomo procedimento, ma la naturale prosecuzione dell’unico giudizio sicché, mentre nella ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 59, comma 3, della l. n. 69 del 2009 (e dell’art. 11, comma 3, del c.p.a.) e sempre che la causa riassunta costituisca la riproposizione di quella originaria, il giudice successivamente adito può sollevare d’ufficio la questione di giurisdizione, al contrario, nel giudizio riassunto non può essere sollevato il regolamento preventivo ex art. 41 c.p.c., giacché la pronuncia declinatoria emessa nella prima fase integra una decisione sulla giurisdizione assunta nell’unitario giudizio e, pertanto, ostativa alla proposizione del regolamento preventivo, il quale è utilizzabile solo nella prima fase del medesimo giudizio, ove tale decisione ancora manca. Cass. civ. Sezioni Unite 5 aprile 2019, n. 9683

Quando, a norma dell’art. 50 c.p.c., la riassunzione della causa – disposta a seguito di una pronuncia dichiarativa di incompetenza – davanti al giudice dichiarato competente avviene nel termine fissato dal giudice o, in mancanza, dalla legge, il processo continua davanti al nuovo giudice mantenendo una struttura unitaria e, perciò, conservando tutti gli effetti sostanziali e processuali di quello svoltosi davanti al giudice incompetente, poiché la riassunzione non comporta l’instaurazione di un nuovo processo, bensì costituisce la prosecuzione di quello originario.(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice di merito che aveva ritenuto improponibile una domanda di equa riparazione per l’ingiustificata durata di un processo amministrativo ritendo erroneamente, ai fini dell’applicabilità dell’art. 54, comma 2, del d.l. n. 112 del 2008, che il procedimento di equa riparazione dovesse intendersi introdotto, piuttosto che alla data di proposizione del ricorso avanti al giudice dichiaratosi incompetente, alla data della riassunzione del processo dinanzi al giudice competente).  Cass. civ. sez.  II 9 aprile 2019, n. 9915

L’atto di riassunzione del giudizio a seguito di una pronuncia di incompetenza, ex art. 50 cod. proc. civ., può contenere una domanda nuova in aggiunta a quella originaria, poiché la particolare funzione dell’istituto della riassunzione (conservazione degli effetti sostanziali della litispendenza) non è di ostacolo a che esso cumuli in sé quella introduttiva di un nuovo giudizio, purchè sia rispettato il contraddittorio, tanto più che, ove la nuova domanda fosse ritenuta inammissibile, la necessità di introdurre, per quest’ultima, un nuovo giudizio, da riunire al precedente, si tradurrebbe in un inutile dispendio di attività processuale, in contrasto con il principio della ragionevole durata del processo. Cass. civ. sez. III 10 luglio 2014, n. 15753

Nel caso in cui sia stata pronunciata sentenza declinatoria della competenza, l’atto di riassunzione ex art. 50 c.p.c. – posto in essere malgrado la pednenza di impugnazione avverso la suddetta decisione – innanzi al giudice indicato come competente è nullo in quanto effettuato durante la sospensione del processo, senza che assuma rilievo al corretta individuazione del giudice davanti al quale è compiuto poiché la successiva conferma di tale designazione da parte della Corte di cassazione non ha efficacia sanante. Cass. civ. sez. III 20 marzo 2014, n. 6512

A seguito della tempestiva riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente, ai sensi dell’art. 50 cod. proc. civ., devono ritenersi utilizzabili gli atti istruttori (nella specie, consulenza tecnica relativa all’indennità di occupazione legittima) disposti ed espletati dal giudice che ha dichiarato la propria incompetenza, considerato che tale declaratoria non spiega di per sè effetti invalidanti sugli atti medesimi e che la riassunzione determina la prosecuzione del processo originariamente instaurato. Cass. civ. sez. I 10 maggio 2013, n. 11234

La disciplina della “translatio iudicii”, di cui all’art. 59 della legge 18 giugno 2009, n. 69, riguarda esclusivamente la decisione delle questioni di giurisdizione e non trova applicazione con riferimento alle questioni di competenza; ne consegue che è inammissibile il ricorso in riassunzione di domanda di equa riparazione per violazione della ragionevole durata del processo, proposto, al fine di ottenere il trasferimento del rapporto processuale, davanti alla medesima corte d’appello la quale, già in precedenza adita con identica domanda, aveva dichiarato la propria incompetenza territoriale ed individuato come competente altra corte, rimanendo tale individuazione irretrattabile ove non impugnata dall’interessato, senza che venga così sottratta l’effettività della tutela del diritto della CEDU, in quanto rimessa, piuttosto, al giudice stabilito dalle regole interne di competenza. Cass. civ. sez. VI 15 marzo 2013, n. 6691

Ove il giudice, sia pure erroneamente, dichiari la propria incompetenza “ratione materiae” e fissi un termine per la riassunzione del processo dinanzi al giudice indicato come competente, essa deve avvenire con le forme e nei termini prescritti dalla legge per i procedimenti da celebrarsi dinanzi a quest’ultimo, costituendo detta dichiarazione di incompetenza una consapevole scelta circa il rito applicabile alla controversia. Se, pertanto, il primo giudice abbia erroneamente qualificato la controversia come agraria e fissato un termine per la riassunzione dinanzi alla competente sezione specializzata, tale termine non sarà soggetto alla sospensione feriale, a prescindere dal fatto che nella specie la controversia rientrasse effettivamente tra quelle agrarie.  Cass. civ. sez. III 31 maggio 2012, n. 8723

In caso di declaratoria di incompetenza del giudice adito e di fissazione alle parti di un termine di riassunzione, al fine di verificare se l’atto introduttivo proposto nei termini da una delle parti costituisca un autonomo atto introduttivo di un ordinario giudizio di primo grado, o piuttosto un atto di riassunzione del processo precedentemente introdotto dinanzi al giudice incompetente, è necessario che il giudice adito proceda ad un attento esame del contenuto sostanziale di detto atto in tutto il suo contesto, onde verificare la possibilità di ravvisare dal suo tenore complessivo una implicita ma in equivoca volontà di proseguire il giudizio inizialmente promosso, configurabile pur in assenza della manifestazione di un espresso intendimento di voler proseguire il precedente processo. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, in presenza di un atto di citazione dinanzi al tribunale che richiamava tutte le pregresse vicende processuali e in particolare l’atto di citazione dinanzi al pretore, la domanda riconvenzionale dei convenuti eccedente la competenza per valore del giudice adito, la sentenza di incompetenza emessa dal pretore contenente la fissazione dei termini per la riassunzione dinanzi al tribunale, aveva escluso potesse qualificarsi l’atto come di riassunzione in difetto di una espressa dichiarazione, contenuta nell’atto, in tal senso). Cass. civ. sez. II 23 novembre 2007, n. 24444

In caso di riassunzione conseguente a declaratoria di incompetenza, sussiste l’obbligo del rispetto dei termini di comparizione, come si desume dal tenore dell’art. 125, n. 4, disp. att. c.p.c., che espressamente dispone che la comparsa di riassunzione deve contenere l’indicazione dell’udienza in cui le parti devono comparire, «osservati i termini stabiliti dall’art. 163 bis del codice». Ne discende, con riferimento a controversia agraria, che, qualora il decreto presidenziale non si attenga al disposto dell’art. 415 comma 5 c.p.c. e stabilisca un termine inferiore a trenta giorni tra la notificazione del decreto e la data dell’udienza, si verifica una nullità della vocatio in jus sicché ove tale nullità non resti sanata dalla costituzione della parte convenuta, risultano altresì nulli tutti gli atti successivi, comprese le sentenze di primo e secondo grado.  Cass. civ. sez. III 22 maggio 2007, n. 11869

A seguito di declaratoria di incompetenza e riassunzione innanzi al giudice dichiarato competente, il processo continua dinanzi a questo con tutte le preclusioni già verificatesi. Pertanto, chiamato tardivamente in causa un terzo innanzi al giudice originariamente adito, la chiamata in causa del terzo contenuta nell’atto di riassunzione non integra una nuova e autonoma vocatio in ius.  Cass. civ. sez. I 28 febbraio 2007, n. 4775

Sia nel caso di ricorso ordinario ex articolo 306 n. 1 codice procedura civile – previsto per il solo giudizio ordinario e poi esteso ex articolo 111 della Costituzione a tutte le decisioni, assumendo la veste di ricorso per contestare innanzi alle Sezioni Unite la giurisdizione del giudice che ha emesso la sentenza impugnata – sia nel caso di regolamento preventivo di giurisdizione proponibile innanzi al giudice ordinario, ma anche innanzi al giudice amministrativo, contabile o tributario, deve poter operare la translatio iudicii. In tal modo si consente al processo, iniziato erroneamente davanti a un giudice che non ha la giurisdizione indicata, di poter continuare così com’è iniziata davanti al giudice effettivamente dotato di giurisdizione, onde dar luogo a una pronuncia di merito che conclude la controversia processuale, comunque iniziata, realizzando in modo più sollecito ed efficiente quel servizio giustizia, costituzionalmente rilevante.  Cass. civ. Sezioni Unite 22 febbraio 2007, n. 4109

Quando, a norma dell’art. 50 c.p.c. la riassunzione della causa – l’attuazione della quale attraverso la citazione, invece che nella forma dell’apposita comparsa, non prevista a pena di nullità, è ugualmente utile allo scopo di consentire la prosecuzione del processo – davanti al giudice dichiarato competente avviene nel termine fissato dal giudice o, in difetto, in quello di legge, la conseguente traslatio judicii comporta che correttamente, ai sensi del combinato disposto dagli artt. 125 att. c.p.c. e 170 stesso codice, viene notificato l’atto riassuntivo presso il procuratore della parte già costituito innanzi al giudice incompetente. Cass. civ. sez. I, , 18 settembre 1992, n. 10692

A differenza della riassunzione della causa nel giudizio di rinvio, nelle ipotesi di cui all’art. 383 c.p.c., che va fatta con citazione notificata personalmente alla parte a norma dell’art. 392 stesso codice, la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente dalla corte di cassazione, a seguito di accoglimento dell’istanza di regolamento di competenza, va fatta a norma degli artt. 170 c.p.c. e 125 disp. att., e cioè mediante notificazione dell’atto di riassunzione al procuratore costituito; ciò perché il regolamento di competenza, pur avendo natura di mezzo di impugnazione, opera come un semplice incidente del processo di merito, con la conseguenza che il procuratore domiciliatario in quest’ultimo giudizio è legittimato a ricevere la notifica dell’atto di riassunzione dopo la pronuncia della Corte di cassazione, regolatrice della competenza. Cass. civ. sez. III 25 novembre 1989, n. 5117

Il termine per la riassunzione della causa decorre, ai sensi dell’art. 50 c.p.c., dalla data di comunicazione della sentenza che abbia dichiarato l’incompetenza ovvero, in mancanza, da quella della sua notificazione, a nulla rilevando che il giudice, con statuizione da considerare “tamquam non esset”, lo abbia fissato con riferimento alla data di pubblicazione della sentenza, la quale costituisce un atto interno alla cancelleria, di cui la parte non ha notizia. Cass. civ., sez. VI, 9 maggio 2019, n. 12313

L’omessa fissazione, ad opera del giudice di merito, del termine per operare la riassunzione a seguito di provvedimento di incompetenza, non implica nullità della decisione, né priva la pronunzia della propria natura di statuizione sulla competenza, soccorrendo all’uopo il termine ex art. 50 c.p.c., destinato a trovare applicazione anche allorché si tratti di pronunzia resa ai sensi dell’art. 427 c.p.c. Cass. civ. sez. III 27 gennaio 2017, n. 2033

Qualora il giudice declini la propria competenza per valore, indicando il giudice competente ed operi al contempo una diversa qualificazione della domanda, il provvedimento emesso ha natura sostanziale di sentenza, e se la parte si limita a riassumere la causa dinanzi al giudice indicato come competente anziché impugnarlo, la qualificazione della domanda effettuata dal primo giudice è vincolante. (Nella specie, la S.C. ha tenuto ferma la decisione in cui il giudice di merito, adito per una licenza per finita locazione aveva dichiarato la propria incompetenza per valore qualificando il rapporto come di affitto di azienda, e la domanda come domanda di rilascio di azienda, atteso che le parti avevano riassunto la causa dinanzi al giudice indicato come competente senza impugnare la diversa qualificazione della domanda). Cass. civ. sez. III 9 marzo 2004, n. 4749.

Il solo dispositivo della sentenza con cui il giudice adito in una controversia soggetta al rito del lavoro abbia dichiarato la propria incompetenza è inidonea a far decorrere il termine previsto dall’art. 50, primo comma, c.p.c. per la riassunzione del giudizio avanti al giudice competente (così come il termine di trenta giorni previsto dall’art. 47, secondo comma, dello stesso codice per la proposizione dell’istanza di regolamento). Tali termini, infatti, decorrono dalla comunicazione – che ne presuppone il deposito – della sentenza completa anche della motivazione, mentre l’efficacia del dispositivo ex art. 431 c.p.c. è limitata all’ipotesi di sentenze di condanna in favore del lavoratore. Cass. civ. sez. lav. 13 dicembre 2000, n. 15699

Qualora, in sede d’appello avverso sentenza del pretore in causa di lavoro, il tribunale adito rilevi la propria incompetenza per territorio (nella specie, in base ai principi sul foro erariale), e rimetta le parti davanti ad altro tribunale, la riassunzione del giudizio davanti a quest’ultimo è soggetta al termine semestrale di cui all’art. 50 c.p.c., mentre resta esclusa l’applicabilità del minor termine contemplato dall’art. 428 c.p.c., riguardante la sola ipotesi della traslatio judicii per ragioni di competenza di primo grado.  Cass. civ. Sezioni Unite 9 dicembre 1986, n. 7290.

In tema di competenza, non comporta nullità l’omessa fissazione nella sentenza del termine di riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente, giacché espressamente l’articolo 50, primo comma, c.p.c. prevede che, in tale caso, la riassunzione debba avvenire nel termine di sei mesi dalla comunicazione della sentenza. Cass. civ. sez. II 15 settembre 2008, n. 23587

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