Art. 44 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Efficacia dell'ordinanza che pronuncia sulla competenza

Articolo 44 - codice di procedura civile

L’ordinanza (1) che, anche a norma degli artt. 39 e 40, dichiara l’incompetenza del giudice che l’ha pronunciata, se non è impugnata con l’istanza di regolamento (47), rende incontestabile l’incompetenza dichiarata e la competenza del giudice in essa indicato se la causa è riassunta (125 att.) nei termini di cui all’art. 50, salvo che si tratti di incompetenza per materia o di incompetenza per territorio nei casi previsti nell’art. 28.

Articolo 44 - Codice di Procedura Civile

L’ordinanza (1) che, anche a norma degli artt. 39 e 40, dichiara l’incompetenza del giudice che l’ha pronunciata, se non è impugnata con l’istanza di regolamento (47), rende incontestabile l’incompetenza dichiarata e la competenza del giudice in essa indicato se la causa è riassunta (125 att.) nei termini di cui all’art. 50, salvo che si tratti di incompetenza per materia o di incompetenza per territorio nei casi previsti nell’art. 28.

Note

(1) L’originaria parola: «sentenza» è stata così sostituita dall’art. 45, comma 4, della L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Ai sensi dell’art. 58, comma 1, della predetta legge, tale disposizione si applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore.

Massime

La dichiarazione di incompetenza territoriale diviene incontestabile se, effettuata tempestiva riassunzione della causa innanzi al giudice dichiarato competente, non sia impugnata con istanza di regolamento di competenza, fatte salve le sole eccezioni indicate dall’art. 44 c.p.c. (In applicazione dell’anzidetto principio, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso atteso che il giudice adito, declinata la propria competenza per territorio, aveva indicato come competenti due fori alternativi, ma la parte convenuta in riassunzione non aveva proposto tempestivamente regolamento di competenza). Cass. civ. sez.  L. 7 settembre 2015, n. 17705

In materia di competenza per ragioni di territorio derogabile, qualora, a seguito di pronuncia di incompetenza, il giudice indicato come competente abbia, a sua volta, declinato, sia pur in violazione dell’art. 44 cod. proc. civ., la propria competenza e le parti, senza proporre istanza per il relativo regolamento, abbiano riassunto la causa innanzi al primo giudice, quest’ultimo non può sollevare conflitto di competenza assumendo la violazione dell’art. 44 cod. proc. civ., in quanto la riassunzione – in assenza della proposizione dell’istanza di regolamento di competenza a fronte della nuova declinatoria su eccezione di parte – ha determinato il definitivo radicarsi della causa.  Cass. civ. sez. VI-III 9 gennaio 2014, n. 308

La pronuncia che dichiari l’incompetenza, a seguito di eccezione rilevata, d’ufficio o dalla parte, in violazione dei limiti temporali stabiliti per la sua rilevabilità, non è impugnabile con il regolamento necessario di competenza ex art. 42 c.p.c., ma deve essere impugnata con l’appello (o, nel caso di declaratoria emessa in sede d’appello con il ricorso per cassazione ex art. 360 n. 4 c.p.c.), in quanto l’error in procedendo così verificatosi non riguarda la competenza, ma la violazione delle norme del procedimento attinenti al rilievo dell’eccezione. Ne consegue che, qualora si tratti di pronuncia dichiarativa dell’incompetenza per ragioni di materia o per territorio inderogabile, il giudice avanti al quale la causa viene riassunta, ove ritenga la competenza per tali ragioni di altro giudice, non può sollevare conflitto di competenza d’ufficio (tuttora ammissibile nell’ordinamento, anche dopo la riforma di cui alla legge n. 353 del 1990 e successive modifiche), ma deve prendere atto della tardività del rilievo dell’incompetenza avanti al giudice remittente e considerare preclusa, in conseguenza della mancata proposizione dell’appello, la contestazione sulla propria competenza per quelle ragioni. Qualora contro la suddetta pronuncia la parte proponga regolamento necessario di competenza ovvero, a seguito della riassunzione e trattandosi di declaratoria dell’incompetenza per materia o territorio inderogabile, il giudice ad quem formuli istanza di regolamento di competenza d’ufficio, la Corte di cassazione, quale giudice dell’ammissibilità del ricorso innanzi ad essa proposto, ha il potere di rilevare anche d’ufficio l’intempestività della rilevazione dell’eccezione di incompetenza e deve dichiarare inammissibile il regolamento. (In applicazione di tale principio le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibile il regolamento di competenza d’ufficio, proposto da un pretore del lavoro, il quale aveva rilevato la propria incompetenza per territorio inderogabile, a seguito della rimessione da parte del tribunale del suo circondario di una controversia in materia di lavoro, erroneamente avanti ad esso introdotta con il rito ordinario e riguardo alla quale era stata eccepita soltanto l’incompetenza per materia del tribunale e non anche la sussistenza della competenza per territorio inderogabile del pretore del lavoro di altro circondario. Le Sezioni Unite hanno ritenuto che tale questione fosse preclusa in quanto non rilevata né d’ufficio né su istanza di parte avanti al giudice a quo entro i termini stabiliti dall’art. 428 c.p.c., affermando, altresì, che tali termini erano comunque applicabili nonostante l’introduzione della causa avanti al tribunale con il rito ordinario).  Cass. civ. Sezioni Unite 12 novembre 1999, n. 764

Per il disposto dell’art. 44 c.p.c. la sentenza che dichiara l’incompetenza del giudice che l’ha pronunciata, qualora non sia stata impugnata con il regolamento di competenza e la causa non sia stata riassunta nel termine previsto dall’art. 50 c.p.c., non spiega alcuna influenza sul diverso giudizio fra le stesse parti proposto davanti allo stesso giudice. Cass. civ. sez. III, 11 febbraio 1999, n. 1169

La sentenza che dichiara l’incompetenza del giudice che l’ha pronunciata deve indicare davanti a quale giudice il processo deve proseguire; con la conseguenza che, nelle ipotesi in cui il giudice ha il potere di rilevare d’ufficio la propria incompetenza (art. 28 e art. 38 primo comma, c.p.c., quest’ultimo nel testo sub art. 4 legge n. 353 del 1990), alla mancanza di elementi per l’individuazione del foro competente (che, invece nei casi di incompetenza eccepita dalle parti devono risultare dalle allegazioni di queste) il giudice medesimo deve supplire avvalendosi dei propri poteri e, così, nell’indicare alle parti l’esistenza di una questione rilevabile di ufficio, chiedere ad esse i chiarimenti necessari ai fini della concreta individuazione del giudice competente.  Cass. civ.sez. III 9 gennaio 1997, n. 109

La sentenza che dichiara l’incompetenza del giudice adito, anche se pronunciata in tema di competenza per materia, se non è impugnata con l’istanza di regolamento (necessario) di competenza e il giudice indicato come competente non solleva conflitto, ai sensi dell’art. 45 c.p.c., rende incontestabili l’incompetenza del giudice che l’ha pronunciata e la competenza del giudice dinanzi al quale la causa sia stata tempestivamente riassunta, con la conseguenza che, nei successivi gradi del giudizio, né le parti, né il giudice possono rimettere in discussione l’incompetenza dichiarata dal giudice originariamente adito. Cass. civ. sez. I 10 febbraio 1994, n. 1347

L’omessa indicazione – nella sentenza dichiarativa d’incompetenza – del giudice ritenuto competente da quello adito non comporta il consolidarsi della competenza di quest’ultimo, trovando detto vizio il suo correttivo nella sentenza emessa dalla Corte di cassazione in sede di regolamento di competenza. Cass. civ. sez. lav. 12 agosto 1992, n. 9515

Le sentenze che statuiscono sulla competenza – salvo quanto stabilito per le decisioni della Corte di cassazione in sede di regolamento – non sono mai suscettibili di passare in cosa giudicata in senso sostanziale. Invero, la decisione sulla questione di competenza, emessa dal giudice di merito con sentenza non più impugnabile, dà luogo soltanto al giudicato formale il quale si concreta in una preclusione alla riproposizione della questione soltanto davanti al giudice del relativo processo, a differenza delle sentenze su questioni di merito, le quali spiegano i loro effetti fuori del processo e sono vincolanti in tutti i futuri giudizi.  Cass. civ. sez. III 7 gennaio 1983, n. 112

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