Art. 408 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Decisione

Articolo 408 - codice di procedura civile

Il giudice, se dichiara inammissibile (325) o improcedibile (404) la domanda o la rigetta per infondatezza dei motivi, condanna l’opponente al pagamento di una pena pecuniaria di € 2 se la sentenza impugnata è del giudice di pace, [di lire quattromila se è del pretore,] (1) di € 2 se è del tribunale e di € 2 in ogni altro caso (127 att.).

Articolo 408 - Codice di Procedura Civile

Il giudice, se dichiara inammissibile (325) o improcedibile (404) la domanda o la rigetta per infondatezza dei motivi, condanna l’opponente al pagamento di una pena pecuniaria di € 2 se la sentenza impugnata è del giudice di pace, [di lire quattromila se è del pretore,] (1) di € 2 se è del tribunale e di € 2 in ogni altro caso (127 att.).

Note

(1) Le parole: «di lire quattromila se è del pretore,» sono state soppresse dall’art. 80 del D.L.vo 19 febbraio 1998, n. 51, recante l’istituzione del giudice unico, a decorrere dal 2 giugno 1999.

Massime

La sentenza che accoglie l’opposizione di terzo revocatoria proposta avverso sentenza passata in giudicato o comunque esecutiva, ovvero avverso decreto ingiuntivo divenuto esecutivo ai sensi dell’art. 647 c.p.c., non comporta soltanto l’inefficacia di quel provvedimento nei confronti del terzo opponente, mantenendolo invece fermo nel rapporto tra le parti originarie, ma la sua totale eliminazione nei confronti delle parti del processo originario, con effetto riflesso e consequenziale nei confronti del terzo opponente. (Nella specie i terzi oppositori in revocazione avevano denunciato il rilascio di un assegno, da parte di propri debitori, ad un inesistente creditore, il quale, in forza di quel titolo, aveva chiesto ed ottenuto un decreto ingiuntivo, reso poi esecutivo ex art. 647 c.p.c., iscrivendo, quindi, ipoteca sui beni dei debitori, così sottraendoli ai creditori effettivi o comunque pregiudicando le loro ragioni). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 24631 del 3 dicembre 2015

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