Art. 402 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Decisione

Articolo 402 - codice di procedura civile

Con la sentenza che pronuncia la revocazione il giudice decide il merito della causa e dispone l’eventuale restituzione di ciò che siasi conseguito con la sentenza revocata.
Il giudice, se per la decisione del merito della causa ritiene di dover disporre nuovi mezzi istruttori, pronuncia, con sentenza, la revocazione della sentenza impugnata e rimette con ordinanza le parti davanti all’istruttore (280).

Articolo 402 - Codice di Procedura Civile

Con la sentenza che pronuncia la revocazione il giudice decide il merito della causa e dispone l’eventuale restituzione di ciò che siasi conseguito con la sentenza revocata.
Il giudice, se per la decisione del merito della causa ritiene di dover disporre nuovi mezzi istruttori, pronuncia, con sentenza, la revocazione della sentenza impugnata e rimette con ordinanza le parti davanti all’istruttore (280).

Note

Il giudice dell’impugnazione, il quale riformi (per ragioni di rito o di merito) la decisione gravata, ha il potere, ma non l’obbligo, purché ne ricorrano i presupposti e non siano necessari accertamenti in fatto che comportino un ampliamento del “thema decidendum”, di pronunciarsi d’ufficio sui conseguenti effetti restitutori e/o ripristinatori poiché – come si evince dagli artt. 389 e 402 c.p.c. – tali effetti non discendono “ipso facto” dalla sentenza riformata o cassata, con la conseguenza che la parte interessata può proporre la relativa domanda in sede di impugnazione ovvero instaurando un autonomo giudizio. Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 24171 del 30 ottobre 2020

Nella fase rescindente del giudizio di revocazione, il giudice, verificato l’errore di fatto (sostanziale o processuale) esposto ai sensi del n. 4 dell’art. 395 c.p.c., deve valutarne la decisività alla stregua del solo contenuto della sentenza impugnata, operando un ragionamento di tipo controfattuale che, sostituita mentalmente l’affermazione errata con quella esatta, provi la resistenza della decisione stessa; ove tale accertamento dia esito negativo, nel senso che la sentenza impugnata risulti, in tal modo, priva della sua base logico-giuridica, il giudice deve procedere alla fase rescissoria attraverso un rinnovato esame del merito della controversia, che tenga conto dell’effettuato emendamento. Cassazione civile, Sez. VI-II, ordinanza n. 8051 del 23 aprile 2020

In seguito all’accoglimento del giudizio di impugnazione per revocazione di una sentenza non definitiva emessa in sede di legittimità, il giudice della revocazione, definendo l’intero giudizio, è tenuto a regolare le spese non solo della fase rescindente, ma anche di quella rescissoria, ovverosia di quella riguardante l’eliminazione della pronuncia fondata sull’errore, sia di quella in cui si sostituisce quest’ultima con altra decisione. (Nella specie, la S.C. ha condannato il ricorrente alle spese del giudizio di revocazione, in quanto, pur vittorioso con riguardo al giudizio rescindente, era rimasto soccombente in quello rescissorio). Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 975 del 16 gennaio 2019

La revocazione travolge completamente i capi della sentenza che sono frutto di errore, sicché il giudice della fase rescissoria, chiamato nuovamente a decidere, deve procedere ad un nuovo esame prescindendo dalle “rationes decidendi” della sentenza revocata. Infatti, il giudizio ex art. 402 c.p.c. è nuovo e non la mera correzione di quello precedente, per cui la nuova decisione sul merito è del tutto autonoma e non può certo essere la risultante di singoli elementi correttivi nell’”iter” logico-giuridico espresso dalla decisione revocata. Cassazione civile, Sez. VI-5, ordinanza n. 12215 del 16 maggio 2017

A seguito dell’accoglimento dell’impugnazione per revocazione di una sentenza non definitiva emessa in secondo grado, il giudice della revocazione, definendo l’intero giudizio in qualità di giudice d’appello, ha il potere-dovere di regolare le spese non solo della fase rescindente, ma anche di quella rescissoria, ovvero sia per la fase afferente l’eliminazione della pronuncia fondata sull’errore, sia per la fase in cui si sostituisce quest’ultima con altra decisione. Cassazione civile, Sez. VI-II, sentenza n. 17552 del 3 settembre 2015

Il provvedimento pronunciato ai sensi dell’art. 401 c.p.c., sull’istanza di sospensione dell’esecuzione della sentenza impugnata per revocazione, ha natura ordinatoria, poiché non contiene alcuna decisione in senso tecnico, né pregiudica in alcun modo la decisione della causa. Esso, pertanto, non è impugnabile per cassazione, nemmeno ai sensi dell’art. 111 della Costituzione. Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 14680 del 28 agosto 2012

Le pretese restitutorie conseguenti alla riforma in appello della sentenza di primo grado possono trovare ingresso nella fase di gravame al fine di precostituire il titolo esecutivo per la restituzione (non conseguendo tale effetto alla mera sentenza di riforma e fermo restando che la condanna restitutoria deve essere subordinata al passaggio in giudicato e, in ogni caso, non può essere eseguita prima di quel momento), in tal senso deponendo sia evidenti ragioni di economia processuale sia l’analogia con quanto stabilito nell’art. 96, comma secondo, e nell’art. 402, comma primo, c.p.c., rispettivamente per le esecuzioni ingiuste e per la pronuncia revocatoria. (Nella specie, il S.C., enunciando il suddetto principio, ha cassato con rinvio la sentenza di merito impugnata riguardante un processo relativo ad un’azione risarcitoria conseguente a sinistro derivante dalla circolazione stradale in cui il giudice di appello, accertata l’eguale colpa concorrente dei due conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro e così riformata la sentenza di primo grado che, invece, aveva posto interamente a carico di uno dei due conducenti i danni riportati dal proprietario dell’altro, aveva omesso di pronunciarsi sulla domanda proposta dalla società assicuratrice del veicolo ritenuto danneggiato in via esclusiva per le restituzioni delle somme in eccedenza corrisposte in seguito alla sentenza di primo grado e per effetto della sua provvisoria esecutività o, comunque, di separare la causa relativa a tale domanda riservandone al prosieguo la decisione). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 19299 del 3 ottobre 2005

A seguito dell’accoglimento dell’impugnazione per revocazione di una sentenza non definitiva emessa in secondo grado, il giudice della revocazione, definendo l’intero giudizio in qualità di giudice d’appello, ha il potere-dovere di regolare le spese non solo della fase rescindente, ma anche di quella rescissoria. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 381 del 26 gennaio 1985

Nell’ipotesi in cui l’azione di revocazione sia esercitata contro una sentenza su cui si è già pronunciata in sede di legittimità la Corte Suprema, il giudice della revocazione — chiamato a rivedere la sussistenza dei presupposti di fatto, sui quali la soluzione della lite in iure era stata fondata — è libero di rivalutare i presupposti stessi — alla stregua dei nuovi accertamenti — sui quali la Corte di cassazione non ha portato il suo esame se non per stabilire la esattezza delle conseguenze giuridiche da essa tratte nel giudizio di merito. Di conseguenza, accolta la domanda di revocazione e passata in giudicato la relativa sentenza, la pronuncia della Corte di cassazione resta travolta dalla nuova decisione. Cassazione civile, sentenza n. 586 del 27 febbraio 1959

Quando il giudice, investito della revocazione, ritenga questa ammissibile per il ricorso di taluno dei motivi indicati nell’art. 395 c.p.c., non è assolutamente necessario e indispensabile che, chiusa la fase del iudicium rescindens, giudichi anche la controversia nel merito; se la regola normale è quella fissata dall’art. 402, essa non può trovare applicazione quando, per ragioni di incompetenza funzionale o per difetto di giurisdizione, la controversia di merito sia sottratta alla cognizione del giudice della revocazione; onde, in tale ipotesi, non si può far carico alla parte istante di non aver concluso nel merito, né al giudice di non aver aperta la fase del giudizio rescissorio. Cassazione civile, sentenza n. 1680 del 5 giugno 1953

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