(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Casi di revocazione

Articolo 395 - Codice di Procedura Civile

Le sentenze pronunciate in grado d’appello (353 ss., 396) o in unico grado (339) possono essere impugnate (325327, 397; 2652, 2690 c.c.) per revocazione:
1) se sono l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra (88, 1439 c.c.) (1);
2) se si è giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza (221 ss., 326, 656; 372374 c.p.; 2738 c.c.);
3) se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi (2699, 2702 c.c.) che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario (326);
4) se la sentenza è l’effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. Vi è questo errore quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, e tanto nell’uno quanto nell’altro caso se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare (324, 327, 328) (2);
5) se la sentenza è contraria ad altra precedente avente fra le parti autorità di cosa giudicata (324; 2909 c.c.), purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione (327; 124 att.);
6) se la sentenza è effetto del dolo del giudice (55), accertato con sentenza passata in giudicato (324, 326).

Articolo 395 - Codice di Procedura Civile

Le sentenze pronunciate in grado d’appello (353 ss., 396) o in unico grado (339) possono essere impugnate (325327, 397; 2652, 2690 c.c.) per revocazione:
1) se sono l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra (88, 1439 c.c.) (1);
2) se si è giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza (221 ss., 326, 656; 372374 c.p.; 2738 c.c.);
3) se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi (2699, 2702 c.c.) che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario (326);
4) se la sentenza è l’effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. Vi è questo errore quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, e tanto nell’uno quanto nell’altro caso se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare (324, 327, 328) (2);
5) se la sentenza è contraria ad altra precedente avente fra le parti autorità di cosa giudicata (324; 2909 c.c.), purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione (327; 124 att.);
6) se la sentenza è effetto del dolo del giudice (55), accertato con sentenza passata in giudicato (324, 326).

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 51 del 20 febbraio 1995, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo articolo, prima parte e numero 1, nella parte in cui non prevede la revocazione avverso i provvedimenti di convalida di sfratto per morosità che siano l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra.
(2) La Corte costituzionale, con sentenza n. 17 del 30 gennaio 1986, ha dichiarato l’incostituzionalità di questo articolo, prima parte, e n. 4, nella parte in cui non prevede la revocazione di sentenze dalla Corte di cassazione rese sui ricorsi basati sul n. 4 dell’art. 360 del c.p.c. e affette dall’errore di cui al n. 4 dell’art. 395 dello stesso codice.
Analogamente la stessa Corte, con sentenza n. 558 del 20 dicembre 1989, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dello stesso n. 4, nella parte in cui non prevede la revocazione per errore di fatto avverso i provvedimenti di convalida di sfratto o licenza per finita locazione emessi in assenza o per mancata opposizione dell’intimato.
E, ancora, la stessa Corte, con sentenza n. 36 del 31 gennaio 1991, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dello stesso n. 4, nella parte in cui non prevede la revocazione di sentenze della Corte di cassazione per errore di fatto nella lettura di atti interni al suo stesso giudizio.

Massime

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