Art. 393 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Estinzione del processo

Articolo 393 - codice di procedura civile

Se la riassunzione non avviene entro il termine di cui all’articolo precedente, o si avvera successivamente a essa una causa di estinzione (306 ss) del giudizio di rinvio, l’intero processo si estingue (310); ma la sentenza della Corte di cassazione conserva il suo effetto vincolante anche nel nuovo processo che sia instaurato con la riproposizione della domanda (384).

Articolo 393 - Codice di Procedura Civile

Se la riassunzione non avviene entro il termine di cui all’articolo precedente, o si avvera successivamente a essa una causa di estinzione (306 ss) del giudizio di rinvio, l’intero processo si estingue (310); ma la sentenza della Corte di cassazione conserva il suo effetto vincolante anche nel nuovo processo che sia instaurato con la riproposizione della domanda (384).

Massime

In tema di imposta di registro su atti giudiziari, costituisce presupposto del tributo, ai sensi dell’art. 37 del d.P.R. n. 131 del 1986, l’esistenza di un titolo giudiziale soggetto a registrazione, tra cui non rientrano i provvedimenti giurisdizionali che definiscono il processo senza entrare nel merito ovvero ne dichiarano l’estinzione per rinuncia, in quanto equiparabili, sotto il profilo fiscale, ai casi di estinzione del giudizio conseguente all’inattività delle parti perché idonei a determinare l’estinzione dell’intero processo e la conseguente caducazione di tutte le attività espletate. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione del giudice del merito che aveva ritenuto dovuta l’imposta, benché il processo si fosse estinto per omessa riassunzione del giudizio di rinvio a seguito di pronuncia di legittimità). Cassazione civile, Sez. TRI, sentenza n. 13372 del 1 luglio 2020

La mancata riassunzione del giudizio di rinvio determina, ai sensi dell’art. 393 c.p.c., l’estinzione dell’intero processo, con conseguente caducazione di tutte le attività espletate, salva la sola efficacia del principio di diritto affermato dalla Corte di cassazione, non assumendo rilievo che l’eventuale sentenza d’appello, cassata, si sia limitata a definire in rito l’impugnazione della decisione di primo grado ovvero abbia rimesso la causa al primo giudice e, dunque, manchi un effetto sostitutivo rispetto a quest’ultima pronuncia, poiché tale disciplina risponde ad una valutazione negativa del legislatore in ordine al disinteresse delle parti alla prosecuzione del procedimento. (In causa avente ad oggetto la ripetizione di quanto versato a titolo di clausola penale e spese di lite nel corso di diverso giudizio tra le stesse parti, concluso con la mancata riassunzione davanti al giudice del rinvio successivamente all’accoglimento del ricorso per cassazione, la S.C. ha chiarito, in applicazione del principio massimato, che, avendo la medesima Cassazione espresso, nel precedente processo, il principio di diritto solo in materia di rideterminazione d’ufficio della clausola penale, la decisione circa la spettanza di una somma a tale titolo non era passata in giudicato perché, in conseguenza della detta mancata riassunzione, quell’intero processo era rimasto caducato e la restituzione di quanto versato, essendone venuto meno il titolo giudiziale, competeva all’istante). Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 8891 del 13 maggio 2020

In tema di effetti del giudizio di rinvio su quello per la dichiarazione di fallimento, ove la sentenza di rigetto del reclamo contro la sentenza dichiarativa, di cui all’art. 18 l.fall., sia stata cassata con rinvio e il processo non sia stato riassunto nel termine prescritto, trova piena applicazione la regola generale di cui all’art. 393 c.p.c., alla stregua della quale alla mancata riassunzione consegue l’estinzione dell’intero processo e, quindi, anche l’inefficacia della sentenza di fallimento. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3022 del 10 febbraio 2020

In tema di giudizio di rinvio, la cancellazione dal ruolo della causa, non seguita dalla riassunzione nel termine prescritto, determina l’estinzione dell’intero processo, ma non preclude la riproposizione della domanda. In tal caso, la precedente statuizione della Corte di cassazione è ancora vincolante, ma, poiché la decisione di annullamento ha effetto soltanto sulle parti della decisione di merito in relazione alle quali essa è operante, e cioè soltanto sulle parti cassate, i capi di pronuncia non cassati non sono travolti dall’estinzione e acquistano autorità di giudicato. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la decisione del giudice di appello, che aveva dichiarato la rescissione del contratto preliminare, non essendo stata cassata nel giudizio di legittimità, era passata in giudicato a seguito dell’estinzione del giudizio di rinvio, cosicché la riproposizione della domanda volta ad ottenere la riduzione ad equità del contratto, non poteva essere accolta). Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 21469 del 31 agosto 2018

Quando, a seguito della cassazione di una sentenza, la causa non sia stata riassunta dinanzi al giudice del rinvio, ma sia stato instaurato un nuovo giudizio, trova applicazione l’art. 393 cod. proc. civ., secondo il quale la pronuncia della Corte di cassazione conserva effetto vincolante anche nel nuovo processo che sia stato instaurato con la riproposizione della originaria domanda. Peraltro, detta pronuncia vincola anche il giudice di un diverso processo introdotto in data anteriore, a condizione che esso riguardi le medesime parti e il medesimo oggetto. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13974 del 19 giugno 2014

Nel giudizio di rinvio, successivo alla cassazione della sentenza di appello per violazione del litisconsorzio necessario di natura processuale, determinato dalla chiamata del terzo “iussu iudicis” in primo grado, l’omessa integrazione del contraddittorio comporta l’inammissibilità dell’impugnazione ex art. 331, secondo comma, cod. proc. civ., non trovando applicazione l’art. 393 cod. proc. civ., che riguarda esclusivamente la mancata riassunzione del giudizio di rinvio nel termine perentorio di cui all’art. 392 cod. proc. civ. ovvero il verificarsi di una nuova causa di estinzione del medesimo giudizio di rinvio. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10282 del 12 maggio 2014

La mancata riassunzione del giudizio di rinvio determina, ai sensi dell’art. 393 cod. proc. civ., l’estinzione dell’intero processo, con conseguente caducazione di tutte le attività espletate, salva la sola efficacia del principio di diritto affermato dalla Corte di cassazione, senza che assuma rilievo che l’eventuale sentenza d’appello, cassata, si sia limitata a definire in rito l’impugnazione della decisione di primo grado ovvero abbia rimesso la causa al primo giudice e, dunque, manchi un effetto sostitutivo rispetto a quest’ultima pronuncia, rispondendo tale disciplina ad una valutazione negativa del legislatore in ordine al disinteresse delle parti alla prosecuzione del procedimento. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 6188 del 18 marzo 2014

Nel caso di estinzione del giudizio di rinvio per mancata o tardiva riassunzione e di successiva instaurazione di un nuovo processo mediante riproposizione della domanda, conserva efficacia, ai sensi dell’art. 310, secondo comma, c.p.c., il giudicato di merito che si sia formato, in ordine all’ “an debeatur”, sulla domanda di condanna al risarcimento dei danni, quale conseguenza, nella specie, del rigetto del motivo di ricorso per cassazione riguardante la spettanza di interessi e rivalutazione e dell’accoglimento della sola censura riguardante il calcolo degli stessi, caratterizzandosi il giudizio di rinvio come fase rescissoria, il cui “thema decidendum” rimane fissato dalla sentenza rescindente della Corte di cassazione.

Nel caso di estinzione del giudizio di rinvio per mancata o tardiva riassunzione, ove si sia formato il giudicato di merito, in ordine all’ “an debeatur”, sulla domanda di condanna al risarcimento dei danni, quale conseguenza, nella specie, del rigetto del motivo di ricorso per cassazione riguardante la spettanza di interessi e rivalutazione e dell’accoglimento della sola censura riguardante il calcolo degli stessi, rimane fermo l’effetto interruttivo della prescrizione del credito del danneggiato e la stessa, ai sensi dell’art. 2943, secondo comma, c.c., decorre soltanto dal momento del passaggio in giudicato della sentenza contenente l’accertamento dell’obbligo risarcitorio. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 23813 del 21 dicembre 2012

Qualora il giudice di merito, investito di una domanda risarcitoria formalmente unica, emetta distinte pronunce, autonome tra loro, con l’una parzialmente accogliendo la domanda sul solo “an debeatur” e disponendo il prosieguo del giudizio sul “quantum”, e con l’altra parzialmente rigettando la domanda medesima, e qualora soltanto tale ultima pronuncia sia cassata con rinvio, la mancata riassunzione davanti al giudice di rinvio non comporta l’estinzione del giudizio per il “quantum”, che nel frattempo sia proseguito, rilevando il giudicato interno formatosi sulla pronuncia affermativa di “an debeatur”. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 14927 del 6 settembre 2012

La mancata riassunzione del giudizio di rinvio determina, ai sensi dell’art. 393 c.p.c., l’estinzione non solo di quel giudizio ma dell’intero processo, con conseguente caducazione di tutte le sentenze emesse nel corso dello stesso, eccettuate quelle già coperte dal giudicato (in quanto non impugnate), restando inapplicabile al giudizio di rinvio l’art. 338 dello stesso codice, che regola gli effetti dell’estinzione del procedimento di impugnazione. Pertanto, la sentenza riformata in appello resta anch’essa definitivamente caducata, senza possibilità di reviviscenza a seguito della cassazione della sentenza di appello. Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 17372 del 6 dicembre 2002

La tempestiva instaurazione di un giudizio d’impugnazione della sentenza arbitrale, ai sensi dell’art. 828 c.p.c., dà luogo ad una vicenda processuale non riconducibile al parametro dell’impugnazione di un atto negoziale, bensì ad un vero e proprio giudizio di secondo grado, rispetto a quello già svoltosi dinanzi agli arbitri. Ne consegue che la cassazione con rinvio della sentenza della Corte d’appello che abbia dichiarato nulla la precedente decisione arbitrale comporta (nel regime anteriore alla legge n. 25 del 1994) che sia rimessa alla competenza esclusiva della stessa Corte, quale giudice di rinvio, la decisione sulla validità o invalidità del giudizio pronunciato dagli arbitri e che, se tale valutazione risulti negativa, sia sempre lo stesso giudice dell’impugnazione a dover decidere anche nel merito del giudizio rescissorio. Cosicché, nel caso in cui una siffatta pronuncia sia resa impossibile dalla mancata riassunzione del giudizio di rinvio, la decisione degli arbitri, al pari di una pronuncia di primo grado, non conserva validità, alla stregua della regola generale enunciata dall’art. 393 c.p.c., che prevede l’estinzione dell’intero processo. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10456 del 26 novembre 1996

Il giudizio di rinvio conseguente alla cassazione della sentenza di secondo grado per motivi di merito (cosiddetto giudizio di rinvio proprio) non costituisce la prosecuzione della pregressa fase di merito che ha preceduto il giudizio di cassazione, ma una nuova ed autonoma fase del processo che, pur essendo soggetta per ragioni di rito alle norme riguardanti il corrispondente procedimento disposto dalla sentenza rescindente, ha natura integralmente rescissoria, nel senso che esso mira ad una sentenza che, senza sostituirsi ad alcuna precedente pronuncia riformandola, statuisce per la prima volta sulle domande proposte dalle parti. Ne deriva che l’integrazione del contraddittorio disposta nel giudizio di rinvio ricade nell’ambito di applicazione non dell’art. 331 c.p.c., ma dell’art. 393, sicché non effettuata l’integrazione del contraddittorio nel termine stabilito dal giudice di rinvio, questi deve dichiarare l’estinzione dell’intero processo, senza che possa rivivere la pregressa sentenza di primo grado già riformata, a nulla rilevando che la parte pretermessa siasi costituita spontaneamente all’udienza dopo che si era verificata la causa di estinzione, dal momento che questa operando di diritto retroagisce a tale momento, impedendo al giudice l’esame di qualsiasi altra questione vertente sull’estinzione medesima, sempre che questa sia stata eccepita dalla parte interessata prima di ogni altra sua difesa. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5901 del 18 giugno 1994

Qualora, in seguito alla cassazione della sentenza d’appello che abbia dichiarato inammissibile il gravame, la causa non sia stata riassunta in sede di rinvio, o sia stata riassunta tardivamente, si verifica, a norma dell’art. 393 c.p.c., l’estinzione non solo della fase processuale nella quale è stata emessa la sentenza cassata, bensì dell’intero processo, con il conseguente venir meno della decisione di primo grado, poiché le uniche pronunce che resistono all’estinzione del giudizio di rinvio sono quelle già coperte da giudicato, in quanto non investite da appello o ricorso per cassazione, in base ai principi della formazione progressiva del giudicato. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5279 del 29 settembre 1988

La nullità dell’atto di riassunzione della causa davanti al giudice di rinvio comporta che l’intero processo si estingue (art. 393 c.p.c.), e che tutte le spese processuali restano a carico delle parti che le hanno anticipate (art. 310, ultimo comma, c.p.c.). Pertanto, con riguardo alla sentenza del giudice di rinvio, la quale, dichiarando detta nullità, abbia integralmente compensato le spese di ogni grado e fase del processo, deve negarsi l’interesse a ricorrere per cassazione, al fine di denunciare l’erroneità di tale pronuncia di compensazione, implicando essa una regolamentazione delle spese analoga a quella imposta dalla legge. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1368 del 18 febbraio 1985

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