Art. 390 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Rinuncia

Articolo 390 - codice di procedura civile

La parte può rinunciare al ricorso principale (360) o incidentale (371) finché non sia cominciata la relazione all’udienza (379), o sino alla data dell’adunanza camerale, o finché non siano notificate le conclusioni scritte del pubblico ministero nei casi di cui all’articolo 380 ter (1).
La rinuncia deve farsi con atto sottoscritto dalla parte e dal suo avvocato (365) o anche da questo solo se è munito di mandato speciale a tale effetto (84).
L’atto di rinuncia è notificato (137) alle parti costituite o comunicato (170) agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto (306).

Articolo 390 - Codice di Procedura Civile

La parte può rinunciare al ricorso principale (360) o incidentale (371) finché non sia cominciata la relazione all’udienza (379), o sino alla data dell’adunanza camerale, o finché non siano notificate le conclusioni scritte del pubblico ministero nei casi di cui all’articolo 380 ter (1).
La rinuncia deve farsi con atto sottoscritto dalla parte e dal suo avvocato (365) o anche da questo solo se è munito di mandato speciale a tale effetto (84).
L’atto di rinuncia è notificato (137) alle parti costituite o comunicato (170) agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto (306).

Note

(1) Le originarie parole: «o sia notificata la richiesta del pubblico ministero di cui all’articolo 375» sono state sostituite dalle parole «o siano notificate le conclusioni scritte del pubblico ministero nei casi di cui all’articolo 380 ter» dall’art. 75, comma 1, lett. c), del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, nella L. 9 agosto 2013, n. 98. Successivamente tali parole sono state così ulteriormente sostituite dalle attuali: «o sino alla data dell’adunanza camerale, o finché non siano notificate le conclusioni scritte del pubblico ministero nei casi di cui all’articolo 380 ter» dall’art. 1 bis, comma 1, lett. h), del D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito, con modificazioni, nella L. 25 ottobre 2016, n. 197. Tali disposizioni si applicano ai ricorsi depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto (giorno successivo alla data di pubblicazione della Gazzetta Ufficiale Serie gen. – n. 254 del 29 ottobre 2016) nonché a quelli già depositati alla medesima data per i quali non è stata fissata udienza o adunanza in camera di consiglio.

Massime

Nel giudizio di cassazione, il ricorrente può rinunciare al ricorso, ai sensi dell’art. 390 c.p.c., fino a quando non sia cominciata la relazione all’udienza, o sino alla data dell’adunanza camerale, o finché non gli siano state notificate le conclusioni scritte del Procuratore generale nei casi di cui all’art. 380-ter c.p.c.; in caso di rinuncia tardiva, l’atto, benché invalido, esprime tuttavia in modo univoco la sopravvenuta carenza d’interesse del ricorrente alla decisione, con conseguente sopravvenuta inammissibilità del ricorso. Cassazione civile, Sez. Unite, ordinanza n. 28182 del 10 dicembre 2020

Nel giudizio di cassazione, la dichiarazione di sopravvenuto difetto di interesse alla definizione del ricorso, resa dal difensore munito di mandato speciale, non può comportare la cessazione della materia del contendere – che presuppone che le parti si diano atto reciprocamente del sopravvenuto mutamento della situazione sostanziale dedotta in giudizio e sottopongano al giudice conclusioni conformi in tal senso -, ma deve essere equiparata alla rinuncia ex art. 390 c.p.c., con la conseguenza che, in mancanza dei requisiti previsti dal comma 3 di tale disposizione, la predetta dichiarazione, pur inidonea a determinare l’estinzione del processo, comporta la sopravvenuta inammissibilità del ricorso, atteso che l’interesse posto a fondamento di quest’ultimo deve sussistere non soltanto al momento dell’impugnazione, ma anche successivamente fino alla decisione della causa. Cassazione civile, Sez. Lavoro, ordinanza n. 25625 del 12 novembre 2020

La rinuncia ad uno o più motivi di ricorso, che rende superflua una decisione in ordine alla fondatezza o meno di tali censure, è efficace anche in mancanza della sottoscrizione della parte o del rilascio di uno specifico mandato al difensore nel caso in cui, all’esito di un accertamento “a posteriori”, risulti implicare una valutazione tecnica in ordine alle più opportune modalità di esercizio della facoltà d’impugnazione e non comporti la disposizione del diritto in contesa, essendo così rimessa alla discrezionalità del difensore stesso e, quindi, sottratta alla disciplina di cui all’art. 390 c.p.c. per la rinuncia al ricorso. Cassazione civile, Sez. VI-III, ordinanza n. 17983 del 27 agosto 2020

In tema di giudizio di cassazione, la previsione dell’art. 390, comma 1, ultima parte, c.p.c. si deve intendere riferibile, quanto alla tempestività dell’atto di rinuncia, esclusivamente al caso in cui la decisione venga adottata con il rito previsto dall’art. 380 ter c.p.c., mentre, allorquando tale decisione abbia luogo con il rito di cui all’art. 380 bis 1 c.p.c., il termine utile per la rinuncia va individuato nel passaggio in decisione del ricorso, non potendosi istituire una analogia tra la notificazione delle conclusioni del P.M. e la notificazione della relazione di cui al medesimo 380 bis c.p.c. Cassazione civile, Sez. Unite, ordinanza n. 34432 del 24 dicembre 2019

La rinuncia al ricorso per cassazione non è disciplinata dall’art. 306 c.p.c. e determina, pertanto, l’estinzione del giudizio anche in assenza di accettazione, considerato che, peraltro, comportando il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, fa venire meno l’interesse a contrastare il ricorso. Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 11033 del 19 aprile 2019

Alla dichiarazione di estinzione del giudizio di legittimità, pronunciata a seguito di rituale rinuncia della parte ricorrente, non può conseguire la condanna ex art. 96 c.p.c., tenuto conto che la responsabilità aggravata, in tutte le sue ipotesi, involge una peculiare ed approfondita valutazione della complessiva condotta della parte a cui carico è richiesta, prevalendo l’immediatezza del rilievo estintivo della rinuncia anche sulle altre valutazioni pregiudiziali e preliminari in rito, quali l’inammissibilità o l’improcedibilità. Cassazione civile, Sez. VI, ordinanza n. 32584 del 17 dicembre 2018

L’atto di rinuncia al ricorso per cassazione, in assenza dei requisiti di cui all’art. 390, ultimo comma, c.p.c.(notifica alle parti costituite o comunicazione agli avvocati delle stesse per l’apposizione del visto), sebbene non idoneo a determinare l’estinzione del processo, denota il definitivo venire meno di ogni interesse alla decisione e comporta, pertanto, l’inammissibilità del ricorso. Cassazione civile, Sez. VI-5, ordinanza n. 14782 del 7 giugno 2018

In tema di procedimento di cassazione, qualora, dopo la notificazione del ricorso, ancorché non seguita dalla iscrizione a ruolo e dalla costituzione in giudizio, il ricorrente notifichi alla controparte, in pari data, rinuncia agli atti del procedimento instaurato con detto ricorso ed una rinnovazione dello stesso gravame, il perfezionarsi della rinuncia, per effetto di accettazione della controparte, ovvero, anche a prescindere dall’accettazione, se la controparte non abbia interesse alla prosecuzione del giudizio, determina l’estinzione del procedimento ed il passaggio in giudicato della sentenza di appello, sicché, a prescindere dagli eventuali diversi scopi che il rinunciante si fosse proposto, detta rinnovazione è inidonea a riattivare il precedente ricorso per cassazione ovvero ad instaurarne uno nuovo Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 20112 del 16 agosto 2017

La rinuncia condizionata al ricorso per cassazione (nella specie, formulata subordinandone l’efficacia all’eventuale riscontro di un motivo di inammissibilità), anche se accettata dalla controparte, non può avere alcun effetto estintivo del procedimento, attesa l’impossibilita di constatare il verificarsi della condizione apposta. Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 10934 del 5 maggio 2017

La rinuncia ad uno o più motivi di ricorso, che rende superflua una decisione in ordine alla fondatezza o meno di tali censure, è efficace anche in mancanza della sottoscrizione della parte o del rilascio di uno specifico mandato al difensore, in quanto, implicando una valutazione tecnica in ordine alle più opportune modalità di esercizio della facoltà d’impugnazione e non comportando la disposizione del diritto in contesa, è rimessa alla discrezionalità del difensore stesso, e resta, quindi, sottratta alla disciplina di cui all’art. 390 c.p.c. per la rinuncia al ricorso. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 22269 del 3 novembre 2016

La rinuncia al ricorso per cassazione, quale atto unilaterale recettizio, è inidonea a determinare l’estinzione del giudizio se non notificata alle controparti costituite o comunicata ai loro difensori con apposizione del visto, ma vale comunque a far venire meno l’interesse alla decisione, determinando l’inammissibilità sopravvenuta del ricorso, restandone esclusa la reviviscenza ove la parte, con successiva memoria ex art. 378 c.p.c., sia tornata ad insistere per l’accoglimento dell’impugnazione. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12743 del 21 giugno 2016

La rinuncia al ricorso per cassazione, determinando l’estinzione del processo analogamente a quanto previsto per l’appello e la revocazione ex art. 395, n. 4 e 5, c.p.c., comporta, normalmente, il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, salvo il caso in cui la stessa sia stata modificata nei suoi effetti nel corso del procedimento di impugnazione, attraverso atti adottati e con provvedimenti intervenuti al suo interno, da identificarsi esclusivamente nelle sentenze non definitive, di rito o di merito, sicché non è idonea ad influire sul suddetto passaggio in giudicato la transazione, intercorsa tra le parti, in cui sia stato precisato che, in conseguenza della rinuncia al ricorso, accettata dalla società “in bonis”, doveva ritenersi passata in giudicato la sentenza, dichiarativa dello stato di insolvenza della medesima società – benchè opposta in primo grado ed ivi ritenuta nulla, con pronuncia confermata in sede di gravame – non rientrando quell’atto nel novero dei provvedimenti rilevanti ai fini dell’applicazione dell’art. 338 c.p.c.. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9611 del 11 maggio 2016

La rinuncia al ricorso per cassazione produce l’estinzione del processo anche in assenza di accettazione, in quanto tale atto non ha carattere “accettizio” (non richiede, cioè, l’accettazione della controparte per essere produttivo di effetti processuali), e, determinando il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, comporta il venir meno dell’interesse a contrastare l’impugnazione, rimanendo, comunque, salva la condanna del rinunciante alle spese del giudizio. Cassazione civile, Sez. VI-lav., sentenza n. 3971 del 26 febbraio 2015

L’atto di rinuncia al ricorso per cassazione é invalido e, quindi, inidoneo a produrre effetti ove non sia sottoscritto congiuntamente dalla parte e dal difensore, salvo che quest’ultimo non sia munito di mandato speciale a questo effetto, poiché la formalità della duplice sottoscrizione è prescritta “ad substantiam”. Cassazione civile, Sez. VI-lav., sentenza n. 901 del 20 gennaio 2015

Nel giudizio di cassazione, la rinuncia al ricorso formulata dal ricorrente, ancorché espressa in via subordinata, determina senz’altro una pronuncia di estinzione del giudizio in quanto pregiudiziale anche rispetto alla declaratoria di inammissibilità del medesimo ricorso. Cassazione civile, Sez. VI-3, sentenza n. 25824 del 5 dicembre 2014

La rinuncia al ricorso per cassazione, potendo avvenire fino a che non sia cominciata la relazione e, quindi, anche direttamente in udienza, risulta perfezionata nel caso in cui la controparte ne abbia comunque avuto conoscenza prima dell’inizio di quest’ultima, benchè non le sia stata notificata, e, trattandosi di atto unilaterale recettizio, produce l’estinzione del processo a prescindere dall’accettazione, che rileva solo ai fini delle spese. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17187 del 29 luglio 2014

In tema di ricorso per cassazione, qualora intervenga rituale dichiarazione di rinuncia al ricorso principale ed il difensore del resistente, ricorrente incidentale tardivo, la sottoscriva “per accettazione”, deve ritenersi che tale sottoscrizione esprima un’implicita dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse alla decisione dell’impugnazione incidentale, donde la necessità della declaratoria di inammissibilità della stessa. Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 18707 del 6 agosto 2013

La necessità di assicurare l’economia dei giudizi e di interpretare le norme processali – in conformità con l’art. 111 Cost. – nel senso di garantire la ragionevole durata del processo comporta ce, anche nel giudizio di cassazione, nell’ipotesi di estinzione per rinunzia o inattività delle parti, deve essere giudizialmente ordinata la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale ex art. 2668 c.c., a condizione, tuttavia, che sussista una concorde richiesta delle parti anche posteriore al giudizio di legittimità. (Nel caso di specie, la richiesta di cancellazione proposta dalla parte intimata, già ricorrente incidentale, è stata rigettata dalla Suprema Corte in base al rilievo che, intervenuta la dichiarazione di rinuncia al ricorso e la relativa accettazione dell’intimato, né nella dichiarazione di rinuncia agli atti del giudizio, né in quella di accettazione, e neppure nell’istanza di integrazione del dispositivo del decreto di estinzione del giudizio presentata dalla parte intimata, si è rinvenuta una concorde richiesta delle parti). Cassazione civile, Sez. VI-3, sentenza n. 13715 del 30 maggio 2013

L’atto di rinuncia al ricorso per cassazione, in assenza dei requisiti di cui all’art. 390, ultimo comma, c.p.c. (notifica alle parti costituite o comunicazione agli avvocati delle stesse per l’apposizione del visto), sebbene non idoneo a determinare l’estinzione del processo, denota il venire meno definitivo di ogni interesse alla decisione e, comporta, pertanto, l’inammissibilità del ricorso, salvo che la controparte manifesti la volontà di ottenere, comunque, la pronuncia sull’oggetto del contendere. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2259 del 31 gennaio 2013

Ove il giudizio di cassazione si concluda con una dichiarazione di estinzione per rinuncia delle parti, ai sensi dell’art. 390 c.p.c., è consentito alla Corte di ordinare la cancellazione della trascrizione dell’atto di citazione introduttivo del giudizio di merito, e ciò sia con lo stesso provvedimento di estinzione, sia con un successivo decreto, se vi è concorde richiesta delle parti. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8991 del 5 giugno 2012

A norma dell’art. 390, ultimo comma, c.p.c., l’atto di rinuncia al ricorso per cassazione deve essere notificato alle parti costituite o comunicato agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto; ne consegue che, in difetto di tali requisiti, l’atto di rinuncia non è idoneo a determinare l’estinzione del processo, ma, poiché è indicativo del venir meno dell’interesse al ricorso, ne determina comunque l’inammissibilità. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 3876 del 18 febbraio 2010

La rinuncia al ricorso per cassazione produce l’estinzione del processo anche in assenza di accettazione, in quanto tale atto non ha carattere “accettizio” (non richiede cioè l’accettazione di controparte per essere produttivo di effetti processuali), e, determinando il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, comporta il venir meno dell’interesse a contrastare l’impugnazione. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 21894 del 15 ottobre 2009

La dichiarazione di rinunzia al ricorso per cassazione sottoscritta dal ricorrente e non dal suo difensore, pur non essendo idonea a produrre gli effetti dell’estinzione del processo, ancorché vi sia contestuale adesione del controricorrente e del difensore di questi, determina tuttavia l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 19800 del 15 settembre 2009

La produzione, nel corso del giudizio di cassazione, del verbale di conciliazione tra le parti, dimostra che è venuto meno l’interesse del ricorrente all’impugnazione, con la conseguenza che il ricorso va dichiarato inammissibile per essere cessata la materia del contendere, dovendosi valutare la sussistenza dell’interesse ad agire, e quindi anche ad impugnare, avuto riguardo non solo al momento in cui è proposta l’azione o l’impugnazione, ma anche a quello della decisione. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 16341 del 13 luglio 2009

La rinuncia ad un diritto, se pure non può essere presunta, può tuttavia desumersi da un comportamento concludente, che manifesti, in quanto incompatibile con l’intenzione di avvalersi del diritto, la volontà di rinunciare. La valutazione in concreto di tali comportamenti forma oggetto di un giudizio di merito, insindacabile in sede di legittimità se non per contraddittorietà intrinseca della motivazione o per sua carenza o illogicità. (Nella fattispecie, relativa ad un rapporto di finanziamento per la vendita rateale di una vettura, la S.C. ha confermato la sentenza della corte di merito secondo cui la società finanziatrice, poiché aveva erogato il prestito all’acquirente per il tramite dell’autoconcessionaria venditrice, nonostante questa non le avesse trasmesso la documentazione comprovante l’iscrizione di ipoteca sul veicolo, ma avendola reclamata cinque anni dopo, implicitamente aveva rinunciato all’iscrizione ipotecaria). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 460 del 13 gennaio 2009

L’atto di rinuncia al ricorso per cassazione produce l’estinzione del processo anche in assenza di accettazione della parte cui sia stato notificato, determinando il passaggio in giudicato della sentenza impugnata ed il conseguente venir meno dell’interesse a contrastare l’impugnazione, rimanendo, comunque, salva la condanna del rinunciante alle spese del giudizio. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 23840 del 18 settembre 2008

In tema di giudizio di cassazione e di procedimento per la decisione in camera di consiglio, il difetto di coordinamento tra la disposizione dell’art. 390, primo comma, c.p.c., secondo cui la parte può rinunziare al ricorso per cassazione «finchè non sia cominciata la relazione all’udienza o sia notificata la richiesta del pubblico ministero» e il nuovo procedimento per la decisione in camera di consiglio di cui agli artt. 375, 380 bis e, nella specie, 380 ter c.p.c., va risolto nel senso che la rinunzia risulterà consentita solo se proposta prima della notifica ai difensori delle parti della relazione del consigliere relatore, non potendo la rinunzia al ricorso interrompere il procedimento decisorio attivato con il deposito della relazione, al pari di quanto avviene nella pubblica udienza, ove l’obbligo della decisione non può essere frustrato dopo l’inizio della relazione (principio affermato in procedimento per regolamento di competenza rimesso all’adunanza della S.C. in camera di consiglio, in cui il ricorrente aveva notificato alla controparte l’atto di rinunzia all’istanza di regolamento di competenza successivamente alla notifica della relazione del consigliere relatore) Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 21876 del 19 ottobre 2007

Nel regime processuale conseguente all’entrata in vigore del D.L.vo n. 40 del 2006, la previsione dell’art. 390 c.p.c. — che esclude che il ricorso per cassazione possa essere rinunciato dopo la notifica delle richieste del P.M. — si deve intendere riferibile esclusivamente al caso in cui la decisione venga adottata con il rito di cui all’art. 380 ter c.p.c., mentre, allorquando tale decisione abbia luogo con il rito di cui all’art. 380 bis c.p.c., il termine ultimo per la rinuncia è quello del passaggio in decisione del ricorso, non potendosi istituire un’analogia tra la notificazione delle conclusioni del P.M. e la notificazione della relazione di cui al medesimo art. 380 bis c.p.c. (fattispecie in tema di regolamento di competenza). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 19255 del 14 settembre 2007

A differenza della rinuncia al ricorso per cassazione, la rinuncia ad uno o più motivi di ricorso non esige un ulteriore speciale mandato o, in mancanza di esso, la sottoscrizione anche della parte, ma è rimessa alla discrezionalità tecnico-professionale del difensore, non realizzandosi in tal modo alcuno svuotamento sostanziale dell’impugnazione, attuato mediante un aggiramento della disciplina di cui all’art. 390 c.p.c. (che richiede non solo il consenso «attivo» della parte, ma anche l’acquiescenza della controparte), bensì una gestione pienamente discrezionale dell’impugnazione, dovuta a ragioni tecniche, e spesso necessaria per corrispondere ai mutamenti intervenuti negli orientamenti giurisprudenziali tra la proposizione del ricorso e la sua discussione in udienza pubblica. Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 11154 del 15 maggio 2006

Qualora nel giudizio di cassazione venga prodotto un atto di rinuncia non sottoscritto da tutti i litisconsorti, non può essere dichiarata l’estinzione del giudizio, ma, ove sia allegato un atto di trasmissione della lite sottoscritto anche da coloro che non hanno sottoscritto la rinuncia, risultando documentata una situazione di sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente a coltivare il giudizio, il ricorso va dichiarato inammissibile per cessazione della materia del contendere, con compensazione delle spese del giudizio di cassazione tra le parti contratte. Cassazione civile, Sez. III, ordinanza n. 5679 del 15 marzo 2006

In tema di ricorso per Cassazione, la rinuncia nei confronti di uno solo degli intimati (rinuncia «parziale“) è inefficace allorquando si versi in ipotesi di litisconsorzio necessario. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 19968 del 14 ottobre 2005

Qualora nel giudizio di cassazione venga prodotta una dichiarazione di rinuncia al ricorso ritualmente sottoscritta dal difensore del ricorrente munito del relativo potere (ovvero di mandato speciale a tale effetto) e la stessa venga validamente accettata dal difensore della parte resistente, anch’esso munito del relativo potere, il processo deve ritenersi estinto per valida rinuncia al ricorso, da dichiarare con ordinanza. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 19648 del 7 ottobre 2005

Ove la parte che ha proposto ricorso per cassazione vi rinunci, alla manifestazione di detta volontà abdicativa segue sempre la declaratoria di estinzione, anche qualora sussista una causa di inammissibilità dell’impugnazione. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 3129 del 17 febbraio 2005

Ove la dichiarazione di rinunzia al ricorso per cassazione non sia stata sottoscritta dalla parte di persona, ma esclusivamente dal suo difensore nominato, senza che quest’ultimo risulti munito di mandato speciale a rinunziare, l’atto, siccome sprovvisto dei requisiti di cui al secondo comma dell’art. 390 c.p.c., non appare idoneo a produrre l’effetto dell’estinzione del processo per avvenuta rinunzia, ai sensi del combinato disposto del medesimo art. 390 e dell’art. 391 c.p.c., ma si palesa idoneo a rivelare il sopravvenuto difetto di interesse del ricorrente a proseguire il processo stesso (segnatamente quando la controparte non si sia neppure costituita) e di determinare così la cessazione della materia del contendere, con conseguente inammissibilità del ricorso stesso. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 22806 del 6 dicembre 2004

In tema di rinuncia al ricorso per cassazione, è rituale e comporta l’estinzione del procedimento di Cassazione quella inviata a mezzo fax e nella quale si evidenzia che la lite è stata transatta, quandanche vi sia solo la sottoscrizione del rinunciante e manchi la firma dell’avvocato, ma sia redatta su un foglio a lui intestato e con segni grafici ai margini di esso, interpretabili come la sua sottoscrizione e sia indice della sua provenienza. Infatti, è consentito trasmettere via fax atti relativi ad affari contenziosi e l’atto trasmesso si può considerare conforme all’originale ove non sorgano contestazioni sull’autenticità e provenienza di esso (nell’affermare tale principio la Corte ha rilevato che esso ha valore, a maggior ragione, quando — come nella specie — «vi è ragione di ritenere che seguirà il deposito dell’originale»). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10809 del 7 giugno 2004

La rinuncia al ricorso per cassazione comporta l’estinzione del procedimento e questa, ai sensi dell’art. 338 c.p.c. – il quale esprime un principio di carattere generale valido anche per il giudizio di cassazione, – comporta l’effetto automatico del passaggio in giudicato della sentenza impugnata; nè impedisce (in tutto o in parte) detto effetto la conciliazione della controversia intervenuta tra le parti al di fuori del procedimento e non fatta valere al suo interno, atteso che tale efficacia parzialmente o totalmente impeditiva è attribuita dal citato art. 338 c.p.c. soltanto ai «provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto». Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 2534 del 20 febbraio 2003

L’intervenuta accettazione della rinunzia al ricorso per regolamento di competenza determina la estinzione del giudizio pure nella ipotesi di originaria proposizione anche di questione di giurisdizione, escludendo la persistenza dell’interesse della parte accettante anche alla decisione di detta questione. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 15758 del 8 novembre 2002

Nell’ipotesi di rinuncia ai sensi dell’art. 390 c.p.c. al ricorso per cassazione irritualmente notificato e di proposizione di un ulteriore ricorso avverso la medesima sentenza, non è necessario che sia rilasciata al difensore una apposita procura speciale da cui risulti l’espressa volontà di presentare un nuovo e successivo ricorso, essendo sufficiente che il mandato sia stato conferito in data anteriore o coeva alla notificazione dell’atto. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 7094 del 29 maggio 2000

Poiché non si può rinunciare ad un diritto processuale se non esistono le condizioni per il suo esercizio, non è possibile una rinuncia all’impugnazione quando il contraddittorio in ordine alla sua introduzione non sia stato instaurato, anche a seguito di un ordine di rinnovo della notifica dell’impugnazione stessa. Ne discende che, qualora sia stata ordinata la rinnovazione della notificazione di un ricorso per cassazione ed essa non sia stata eseguita dalla parte ricorrente entro il termine concesso, il ricorso dev’essere dichiarato improcedibile, restando irrilevante che quella stessa parte abbia rinunciato al ricorso. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 53 del 5 gennaio 2000

La «specialità» della procura richiesta per la proposizione del ricorso per Cassazione — volta a tutelare la specifica consapevolezza del conferente in ordine all’oggetto e al contenuto dell’impugnazione — rende indisponibili da parte del difensore i motivi del ricorso per la cui proposizione ha ottenuto mandato. Ne consegue che la rinunzia a uno o più motivi di ricorso non può essere rimessa alla discrezionalità tecnico-professionale del difensore, che deve perciò essere munito di ulteriore speciale mandato, in mancanza del quale l’atto di rinunzia deve essere sottoscritto anche dalla parte ai sensi dell’art. 390 c.p.c., atteso che, diversamente argomentando, si consentirebbe al difensore (privo di specifico mandato) di «svuotare» sostanzialmente l’impugnazione, così «aggirando» anche la disciplina di cui all’art. 390 c.p.c. (che prevede non solo la necessità del consenso «attivo» della parte, ma anche l’acquiescenza della controparte). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3941 del 6 maggio 1997

La rinunzia al ricorso sottoscritta solo dal difensore del ricorrente e non anche da quest’ultimo, produce tutti gli effetti di cui all’art. 391 c.p.c., in quanto il difensore — ove la procura rilasciatagli preveda la facoltà di transigere e conciliare — ben può ritenersi munito del mandato speciale richiesto dal secondo comma dell’art. 390 c.p.c., configurandosi la rinunzia al ricorso come effetto ultimo e «naturale» dell’accordo transattivo o conciliativo. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 279 del 8 aprile 1997

La dichiarazione, resa nell’udienza davanti alla Corte di cassazione dal procuratore della parte ricorrente non provvisto di procura ad hoc, di non voler insistere nel ricorso, non esonera la corte dal decidere il ricorso stesso, dovendo la rinuncia, per essere efficace, promanare dai soggetti previsti dall’art. 390 c.p.c. ed assumere le forme ivi prescritte. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 892 del 13 febbraio 1989

La rinuncia al ricorso per cassazione, che non sia formalmente perfezionata per il difetto della sottoscrizione dell’avvocato del rinunciante, richiesta dal secondo comma dell’art. 390 c.p.c., può tuttavia rivelare l’intervenuta cessazione della materia del contendere e la sopravvenuta mancanza d’interesse del ricorrente, quando la controparte abbia aderito a tale atto o non si sia neppure costituita. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 2103 del 27 febbraio 1988

A differenza della rinuncia al ricorso per cassazione (artt. 390 e 391 c.p.c.) — che la parte, o il suo difensore munito di procura ad hoc, possono proporre per conseguire l’effetto estintivo del processo — la pur concorde affermazione dei procuratori delle parti circa la cessazione della materia del contendere, non è di per sé preclusiva del riscontro dell’effettivo venir meno dell’interesse al giudizio, costituente il presupposto della declaratoria di cessazione della materia del contendere. (Nella specie è stato ritenuto persistente l’interesse al ricorso per cassazione contro l’ordinanza di esecutività della sentenza di nullità di un matrimonio ecclesiastico, pur dopo che i procuratori delle parti avevano concordemente dichiarato che la materia del contendere era cessata per sopravvenuta pronuncia definitiva di cessazione degli effetti civili del matrimonio). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7834 del 22 dicembre 1986

L’atto di transazione della lite dopo la proposizione del ricorso per cassazione, qualora, pur contenendo la rinuncia all’impugnazione, non sia idoneo a determinare l’estinzione del processo ai sensi degli artt. 390 e 391 c.p.c. (nella specie perché non sottoscritto anche dal difensore del ricorrente per il giudizio di legittimità, è atto idoneo a comportare l’improcedibilità del ricorso per cassazione della materia del contendere, essendo sopravvenuto il difetto d’interesse a proseguire il processo. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 6147 del 6 dicembre 1985

La rinuncia del difensore contenuta nel controricorso ed avente ad oggetto un credito riconosciuto dalla sentenza impugnata, gravata di ricorso per cassazione proposto dalla controparte, è inefficace e quindi è inidonea a far cessare la materia del contendere perché la procura alle liti conferita, anche se con l’indicazione di stile secondo cui la stessa comprende «ogni più ampia facoltà di legge», non vale ad attribuire al difensore poteri più ampi di quelli previsti dal primo comma dell’art. 84 c.p.c. e, quindi, non conferisce il potere di un atto dispositivo dell’oggetto della controversia, quale la rinuncia, neppure se la stessa sia limitata al diritto al rimborso delle spese processuali, mentre sono irrilevanti, nel senso che non determinano un’estensione dei poteri del difensore, la circostanza che nel giudizio di cassazione sia richiesta la procura speciale ex art. 365 c.p.c. (che persegue solo la finalità di limitare il conferimento del potere ad una determinata controversia ed ad un determinato giudizio) e l’evenienza che tale procura risulti apposta in calce al controricorso che, per essere meramente formale, non realizza da sola la prescrizione di cui al secondo comma dell’art. 84 cit. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1922 del 9 marzo 1985

L’accettazione della rinuncia al ricorso per cassazione non ha effetto ove provenga dal difensore della parte munito soltanto della procura ad litem che non lo legittima al compimento di questo atto. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1978 del 23 marzo 1984

Qualora il ricorrente per cassazione abbia rinunciato al ricorso davanti al notaio ed il resistente abbia accettato la rinuncia la Suprema Corte deve dichiarare l’estinzione del processo, anche se non siano state osservate le forme di cui all’art. 390 c.p.c., stante il maggior rigore formale dell’atto notarile. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4871 del 25 ottobre 1978

L’atto di rinuncia al ricorso per cassazione è invalido e, quindi, inidoneo a produrre gli effetti suoi propri, ove non sia sottoscritto congiuntamente dalla parte e dal suo avvocato, dovendosi tale formalità, cioè la duplice sottoscrizione, ritenere prescritta ad substantiam. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1844 del 21 maggio 1976

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