Art. 361 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Riserva facoltativa del ricorso contro sentenze non definitive

Articolo 361 - codice di procedura civile

Contro le sentenze previste dall’articolo 278 e contro quelle che decidono una o alcune delle domande senza definire l’intero giudizio, il ricorso per cassazione può essere differito, qualora la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per la proposizione del ricorso, e in ogni caso non oltre la prima udienza successiva alla comunicazione della sentenza stessa.
Qualora sia stata fatta la riserva di cui al precedente comma (133 att.), il ricorso deve essere proposto unitamente a quello contro la sentenza che definisce il giudizio, o con quello che venga proposto, dalla stessa o da altra parte, contro altra sentenza successiva che non definisca il giudizio.
La riserva non può farsi, e se già fatta rimane priva di effetto, quando contro la stessa sentenza da alcuna delle altre parti sia proposto immediatamente ricorso.

Articolo 361 - Codice di Procedura Civile

Contro le sentenze previste dall’articolo 278 e contro quelle che decidono una o alcune delle domande senza definire l’intero giudizio, il ricorso per cassazione può essere differito, qualora la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per la proposizione del ricorso, e in ogni caso non oltre la prima udienza successiva alla comunicazione della sentenza stessa.
Qualora sia stata fatta la riserva di cui al precedente comma (133 att.), il ricorso deve essere proposto unitamente a quello contro la sentenza che definisce il giudizio, o con quello che venga proposto, dalla stessa o da altra parte, contro altra sentenza successiva che non definisca il giudizio.
La riserva non può farsi, e se già fatta rimane priva di effetto, quando contro la stessa sentenza da alcuna delle altre parti sia proposto immediatamente ricorso.

Note

(1) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 3 del D.L.vo 2 febbraio 2006, n. 40. A norma dell’art. 27, comma 2, del citato decreto legislativo, tale disposizione si applica ai ricorsi per cassazione proposti avverso le sentenze e gli altri provvedimenti pubblicati a decorrere dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto.

Massime

In presenza di cumulo nello stesso processo di domande nei confronti di soggetti diversi, qualora il giudice si pronunci sul merito di una domanda avanzata verso una parte e, adottando un espresso e formale provvedimento di separazione ai sensi dell’art. 279, comma 2, n. 5, c.p.c., dichiari la necessità di ulteriore istruzione in relazione alla pretesa rivolta verso l’altra, la sentenza assume il carattere di pronuncia definitiva nei confronti del primo soggetto e, come tale, è impugnabile da quest’ultimo solo in via immediata e sottratta alla riserva di impugnazione differita ex artt. 340 e 361 c.p.c. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello che, oltre a pronunciarsi sul merito della domanda proposta nei confronti di una parte appellata respingendo l’appello, aveva altresì regolato le spese di lite del grado e, contestualmente, provveduto a separare la causa nei confronti dell’altra appellata, rispetto alla quale aveva emesso decisione non definitiva su alcune questioni preliminari, rinviando la disamina del merito all’esito di ulteriore istruttoria). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 22854 del 13 settembre 2019

Il ricorso per cassazione proposto sia contro la sentenza definitiva, pubblicata in data successiva all’11.9.2012, sia contro la sentenza non definitiva, pubblicata anteriormente a tale data, in virtù della riserva di gravame di cui all’art. 361 c.p.c., formulata in precedenza, va considerato soggetto alle modifiche in materia di processo di cassazione introdotte dall’art. 54, comma 3, d.l. n. 83 del 2012, conv. con modificazioni nella l. n. 134 del 2012, ivi compresa quella concernente l’art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c., dovendosi in tale ipotesi intendere la sentenza non definitiva pronunciata nella stessa data di quella definitiva, come parte della statuizione dell’intera controversia. Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 20958 del 22 agosto 2018

Con riguardo alla disciplina dettata dall’art. 361, comma 2, c.p.c., la possibilità che il ricorso avverso la sentenza non definitiva, per la quale sia stata precedentemente espressa riserva di impugnazione, sia fatto unitamente al ricorso contro la sentenza che definisce il giudizio, non esclude che la parte, anche dopo la pubblicazione di quella definitiva, possa optare per l’impugnazione della sola sentenza non definitiva, la cui eventuale cassazione comporta comunque la caducazione anche della sentenza definitiva quando le statuizioni di quest’ultima dipendono da quelle della prima. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 194 del 8 gennaio 2018

Il ricorso per cassazione proposto sia contro la sentenza definitiva, pubblicata in data successiva al 2 marzo 2006, che contro la sentenza non definitiva, pubblicata anteriormente a tale data, in virtù della riserva di gravame di cui all’art. 361 c.p.c., formulata in precedenza, va considerato soggetto alle modifiche in materia di processo di cassazione introdotte dal d.l.vo 2 febbraio 2006, n. 40, ai sensi dell’art. 27, secondo comma, del citato d.l.vo n. 40, dovendosi in tale ipotesi intendere la sentenza non definitiva pronunciata nella stessa data di quella definitiva, come parte della statuizione dell’intera controversia. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 23363 del 18 dicembre 2012

Nel caso di giudizio nel quale si trovino cumulate più domande fra le stesse parti, anche connesse soltanto soggettivamente, la sentenza che, con riguardo a taluna o talune delle domande, abbia deciso solo alcune questioni senza definire il giudizio, e che invece, con riguardo ad altre domande, abbia contemporaneamente definito il giudizio, è soggetta esclusivamente al regime di impugnazione per cassazione di cui all’art. 361 c.p.c., restandone escluso l’assoggettamento al regime di impugnazione per cassazione necessariamente differita, previsto dall’art. 360, terzo comma, c.p.c., per la decisione soltanto su questioni. Ne consegue che la sentenza è alternativamente impugnabile immediatamente, ovvero suscettibile di riserva di impugnazione da ciascuna delle parti interessate, con riferimento a tutte le statuizioni e, quindi, anche a quelle che altrimenti sarebbero state soggette al regime dell’art. 360, terzo comma, c.p.c.. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 16734 del 29 luglio 2011

A seguito della riserva di ricorso per cassazione differito avverso sentenza d’appello non definitiva, l’impugnazione della sentenza pronunziata in sede di revocazione non rende attuale l’onere di proporre contestualmente anche l’impugnazione riservata, perché la “sentenza che definisce il giudizio” e “la sentenza successiva che non definisca il giudizio”, che, ai sensi dell’art. 361, comma secondo, prima e seconda ipotesi, c.p.c., implicano l’insorgere di detto onere, sono unicamente quelle che esauriscono il processo “principale” ovvero, senza esaurirlo, hanno ad oggetto altra parte dello stesso processo. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8396 del 7 aprile 2009

Posto che, al fine di stabilire se un provvedimento abbia natura di sentenza o di ordinanza, è decisiva non già la forma adottata ma il suo contenuto (cosiddetto principio della prevalenza della sostanza sulla forma), al provvedimento del giudice, il quale — nel delibare come rilevante e non manifestamente infondata, ai sensi dell’art. 23 della legge n. 87 del 1953, la questione di legittimità costituzionale della norma che è tenuto ad applicare, rimettendo gli atti alla Corte costituzionale, con sospensione del giudizio in corso — affermi, altresì, la propria giurisdizione nella materia controversa, va riconosciuta, per questa parte, natura non già di ordinanza (priva di carattere decisorio e, dunque, non impugnabile, qual è appunto quella con cui viene proposto l’incidente di costituzionalità), bensì di sentenza non definitiva ai sensi dell’art. 279, comma secondo, n. 4, c.p.c., con l’ulteriore conseguenza che, a norma dell’art. 361 c.p.c., avverso la stessa va fatta riserva di ricorso per cassazione o deve essere proposto ricorso immediato, determinandosi, in difetto, il passaggio in giudicato della decisione, senza che rilevi in contrario che, nella sentenza definitiva, lo stesso giudice abbia poi ribadito la propria giurisdizione. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 25837 del 11 dicembre 2007

Qualora contro una sentenza pronunciata ai sensi dell’art. 279, secondo comma n. 4 c.p.c. sia stata fatta la riserva di cui all’art. 361, primo comma, c.p.c., il ricorso per cassazione si propone unitamente a quello avente ad oggetto la sentenza che definisce il giudizio, anche se sia decorso il termine ordinario per la proposizione dell’impugnazione. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 13006 del 31 maggio 2006

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza non definitiva d’appello, unitamente a quello contro la sentenza che definisce il giudizio, senza che sia stata proposta tempestiva riserva di impugnazione.

In ipotesi di ricorso per cassazione congiuntamente avverso la sentenza definitiva e quella non definitiva, la Corte di Cassazione, ove rilevi — attraverso l’esame degli atti — la mancanza di una valida dichiarazione di riserva facoltativa di ricorso avverso la sentenza non definitiva e il mancato deposito di copia autentica della sentenza definitiva, deve, stante la autonomia delle due impugnazioni, dichiarare l’inammissibilità del ricorso contro la sentenza non definitiva e l’improcedibilità del ricorso avverso la sentenza definitiva. Cassazione civile, Sez. V, sentenza n. 13679 del 22 luglio 2004

Al fine di stabilire se un provvedimento abbia natura di ordinanza o di sentenza, e sia quindi soggetto o meno ai mezzi di impugnazione previsti per le sentenze, occorre aver riguardo, non già alla sua forma esteriore ed alla qualificazione attribuitagli dal giudice che lo ha emesso, ma agli effetti giuridici che esso è destinato a produrre. Pertanto, siccome il provvedimento — impropriamente qualificato ordinanza — con cui il giudice monocratico affermi la propria giurisdizione ha natura di sentenza non definitiva, deve ritenersi preclusa, in mancanza di riserva di impugnazione, la riproposizione della questione di giurisdizione attraverso l’impugnazione della sentenza definitiva. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 10946 del 9 giugno 2004

In tema di impugnazioni civili ed in ipotesi di sentenza non definitiva pronunciata ai sensi dell’art. 279, secondo comma, n. 4, c.p.c., l’effetto riconducibile all’omessa riserva di impugnazione nel termine fissato dall’art. 361 c.p.c. non è quello della decadenza del soccombente dal potere di impugnare la sentenza, ma quello più limitato della preclusione circa la facoltà di esercizio dell’impugnazione differita. Ne consegue che la sentenza non definitiva può essere correttamente impugnata entro gli ordinari termini di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6951 del 8 aprile 2004

Nel caso di soccombenza parziale di entrambe le parti, derivante da sentenza di appello non definitiva, la riserva di ricorso per cassazione di un soccombente giova, ai sensi dell’art. 361, primo comma, c.p.c., anche all’altro, che non intenda proporre impugnazione immediata. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 6701 del 6 aprile 2004

L’impugnazione immediata di una sentenza non definitiva di cui la parte si sia riservata l’impugnazione differita è inammissibile. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9387 del 11 giugno 2003

L’art. 361 c.p.c., nel testo sostituito dall’art. 60 della legge 26 novembre 1990, n. 353, nel consentire il differimento del ricorso per cassazione avverso la sentenza non definitiva qualora la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per la proposizione del ricorso, ed in ogni caso non oltre la prima udienza successiva alla comunicazione della sentenza stessa, non esclude, in mancanza di detta riserva, l’ammissibilità del ricorso immediato avverso la predetta sentenza. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 4729 del 3 aprile 2002

L’impugnazione immediata di una sentenza non definitiva, di cui la parte si sia riservata, ai sensi dell’art. 361 c.p.c., l’impugnazione differita, è inammissibile, ma non preclude, dopo la sentenza definitiva, l’esercizio del potere di impugnare anche quella non definitiva. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1916 del 4 marzo 1997

Dopo la riserva di ricorso per cassazione differito avverso sentenza d’appello non definitiva, l’impugnazione della sentenza — definitiva o non definitiva — pronunziata in sede di revocazione non rende attuale l’onere di proporre contestualmente anche l’impugnazione riservata, perché la «sentenza che definisce il giudizio» la quale, ai sensi dell’art. 361 secondo comma c.p.c. implica l’insorgere di detto onere, è unicamente quella che esaurisce il processo «principale». Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1999 del 18 febbraio 1993

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