(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Ammissione e assunzione di prove

Articolo 356 - Codice di Procedura Civile

Ferma l’applicabilità della norma di cui al n. 4) del secondo comma dell’art. 279, il giudice d’appello, se dispone l’assunzione di una prova oppure la rinnovazione totale o parziale dell’assunzione già avvenuta in primo grado o comunque dà disposizioni per effetto delle quali il procedimento deve continuare, pronuncia ordinanza e provvede a norma degli articoli 191 e seguenti (354).
Quando sia stato proposto appello immediato contro una delle sentenze previste dal n. 4 del secondo comma dell’articolo 279, il giudice d’appello non può disporre nuove prove riguardo alle domande e alle questioni, rispetto alle quali il giudice di primo grado, non definendo il giudizio, abbia disposto, con separata ordinanza (280), la prosecuzione dell’istruzione (125 bis att.).

Articolo 356 - Codice di Procedura Civile

Ferma l’applicabilità della norma di cui al n. 4) del secondo comma dell’art. 279, il giudice d’appello, se dispone l’assunzione di una prova oppure la rinnovazione totale o parziale dell’assunzione già avvenuta in primo grado o comunque dà disposizioni per effetto delle quali il procedimento deve continuare, pronuncia ordinanza e provvede a norma degli articoli 191 e seguenti (354).
Quando sia stato proposto appello immediato contro una delle sentenze previste dal n. 4 del secondo comma dell’articolo 279, il giudice d’appello non può disporre nuove prove riguardo alle domande e alle questioni, rispetto alle quali il giudice di primo grado, non definendo il giudizio, abbia disposto, con separata ordinanza (280), la prosecuzione dell’istruzione (125 bis att.).

Note

Massime

La preclusione di cui all’art. 38, comma 3, c.p.c. (il quale dispone che l’incompetenza per materia, per valore e per territorio inderogabile sono eccepite o rilevate entro l’udienza di trattazione) trova applicazione anche nelle ipotesi di regolamento di competenza d’ufficio proposto dal giudice di secondo grado ai sensi dell’art.45 c.p.c., con la conseguenza che detto regolamento, dovendo immediatamente seguire al rilievo dell’incompetenza, deve essere richiesto entro il termine di esaurimento delle attività di trattazione contemplate dall’art.350 c.p.c., ossia prima che il giudice del gravame provveda all’eventuale ammissione delle prove a norma dell’art.356 c.p.c., ovvero – in caso di non espletamento di attività istruttoria – prima che proceda ad invitare le parti alla precisazione delle conclusioni e a dare ingresso alla fase propriamente decisoria. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 11866 del 18 giugno 2020

Nel giudizio di cassazione, è inammissibile il ricorso incidentale condizionato con il quale la parte vittoriosa nel giudizio di merito sollevi questioni che siano rimaste assorbite, ancorché in virtù del principio cd. della ragione più liquida, non essendo ravvisabile alcun rigetto implicito, in quanto tali questioni, in caso di accoglimento del ricorso principale, possono essere riproposte davanti al giudice di rinvio. (Nella specie è stato dichiarato inammissibile il ricorso incidentale proposto per mancato esame dell’eccezione di giudicato nell’ambito di controversia per il pagamento di contributi previdenziali). Cassazione civile, Sez. Lav., sentenza n. 19503 del 23 luglio 2020

Il mancato esercizio, da parte del giudice di appello, del potere discrezionale di invitare le parti a produrre la documentazione mancante o di ammettere una prova testimoniale non può essere sindacato in sede di legittimità, al pari di tutti i provvedimenti istruttori assunti dal giudice ai sensi dell’art. 356 c.p.c., salvo che le ragioni di tale mancato esercizio siano giustificate in modo palesemente incongruo o contraddittorio. (Nella specie, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la sentenza di merito, che aveva ritenuto di non ammettere una prova testimoniale a conferma del testo di un documento non reperito in atti). Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1754 del 8 febbraio 2012

Il provvedimento con il quale il consigliere istruttore del processo di appello abbia disatteso la decisione collegiale di procedere a nuova consulenza tecnica di ufficio non può, al pari di tutti i provvedimenti istruttori assunti dal giudice di appello ai sensi dell’art. 356 c.p.c., essere sindacato in sede di legittimità, salvo che esso non sia motivato in modo palesemente incongruo o contraddittorio. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11593 del 19 maggio 2009

Allorquando il giudice di appello sia stato investito della valutazione che il giudice di primo grado ha compiuto delle emergenze di un mezzo di prova e non sia stato in alcun modo sollecitato a disporne la rinnovazione, l’omesso esercizio da parte dello stesso giudice di appello del potere di rinnovazione di cui al primo comma dell’art. 356 c.p.c. non è di per sé deducibile come motivo di ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 360 n. 5 c.p.c., non essendo consentito l’esame del motivo sulla base dell’analisi della motivazione del giudice di primo grado. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3267 del 12 febbraio 2008

La prova testimoniale ritenuta anche implicitamente inammissibile in primo grado per essere la parte incorsa in decadenza o perché in contrasto con il principio dell’unicità della prova, non può essere riproposta in appello, sia pure con le opportune integrazioni, in quanto non si tratta di prova nuova, ma di prova già dedotta in prime cure in modo non conforme a legge. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14598 del 9 novembre 2000

Il mancato esercizio, da parte del giudice d’appello, della facoltà discrezionale di invitare le parti a produrre il documento mancante non è denunciabile in sede di legittimità, integrando esercizio di una facoltà rimessa al potere discrezionale del giudice, il cui mancato esercizio non può rilevare in sede di legittimità, al pari di tutti i provvedimenti istruttori del giudice d’appello, assunti ai sensi dell’articolo 356 del c.p.c., i quali non sono impugnabili con ricorso per cassazione, neppure ai sensi dell’articolo 111 della Costituzione. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4796 del 13 aprile 2000

Il principio di unità ed infrazionabilità della prova, come non preclude l’escussione in appello di testimoni ritualmente indicati in primo grado e depennati dal primo giudice con la riduzione di lista sovrabbondante, così non impedisce al giudice d’avvalersi della facoltà di ordinare d’ufficio la chiamata a deporre dei cosiddetti testi di riferimento. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 346 del 14 gennaio 2000

Il provvedimento con il quale il giudice di appello abbia disposto, nella forma dell’ordinanza collegiale ex art. 356 c.p.c., l’assunzione di nuovi mezzi di prova (o, comunque, abbia impartito disposizioni funzionali alla prosecuzione del processo) conserva il suo carattere ordinatario sotto il profilo tanto formale quanto sostanziale, e non è, pertanto, in alcun caso idoneo a pregiudicare la decisione della causa (essendo ad essa meramente strumentale), essendo sempre modificabile e revocabile, anche implicitamente, attraverso la successiva decisione di merito, per effetto di un diverso e libero apprezzamento delle risultanze istruttorie. (Nella specie, la corte di appello, dopo aver disposto, con ordinanza, un supplemento di indagine istruttoria consistente nella convocazione del consulente tecnico di primo grado dinanzi all’istruttore, veniva nuovamente investita del procedimento per effetto della concorde richiesta delle parti di nomina di un nuovo consulente, avendo il precedente rinunciato all’incarico, ciononostante decidendo la causa nel merito sulla base delle conclusioni dell’indagine tecnica di primo grado. La Suprema Corte, nel ritenere immune da vizi procedurali la decisione, ha enunciato il principio di diritto che precede). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7953 del 23 luglio 1999

Il giudice di appello, investito dal soccombente della censura della sentenza di rigetto della domanda di condanna al pagamento di una somma di danaro, può disporre di ufficio il rinnovo della consulenza tecnica anche in mancanza di contestazioni, sia da parte dell’appellante, sia dell’appellato sul quantum valutato dal C.T.U. in primo grado, perché quest’ultimo, se ha contestato in primo grado an e quantum, non ha l’onere di riproporre in appello tali contestazioni, non essendo eccezioni, ma mere difese, e può quindi limitarsi a chiedere la conferma della sentenza impugnata. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2541 del 19 marzo 1999

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