Art. 343 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Modo e termine dell'appello incidentale

Articolo 343 - codice di procedura civile

L’appello incidentale (33) si propone, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, all’atto della costituzione in cancelleria ai sensi dell’art. 166.
Se l’interesse a proporre l’appello incidentale sorge dall’impugnazione proposta da altra parte che non sia l’appellante principale, tale appello si propone nella prima udienza successiva alla proposizione dell’impugnazione stessa (334).

Articolo 343 - Codice di Procedura Civile

L’appello incidentale (33) si propone, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, all’atto della costituzione in cancelleria ai sensi dell’art. 166.
Se l’interesse a proporre l’appello incidentale sorge dall’impugnazione proposta da altra parte che non sia l’appellante principale, tale appello si propone nella prima udienza successiva alla proposizione dell’impugnazione stessa (334).

Massime

Nel giudizio di appello in materia di usi civici, la preclusione della facoltà di proporre appello incidentale è determinata esclusivamente dall’inizio dell’udienza di discussione fissata dal presidente, cioè dalla comparizione della parte, atteso che l’art. 4 della l. n. 1078 del 1930 (applicabile “ratione temporis” alla fattispecie) è una norma speciale che prevale sugli artt. 166 e 343 c.p.c., incompatibili con essa. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9373 del 21 maggio 2020

In tema di appello incidentale, il differimento del termine, ai sensi dell’art. 168-bis, comma 5, c.p.c., per la tempestiva proposizione del gravame, nel caso in cui nel giorno fissato con l’atto di citazione il giudice non tenga udienza, non si applica ove il rinvio della prima udienza sia stato disposto direttamente dal Presidente di sezione, avendo la richiamata disposizione natura eccezionale e non essendo, pertanto, suscettibile di applicazione analogica. Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 8638 del 7 maggio 2020

Una pronuncia di primo grado che, senza affermare espressamente l’ammissibilità di una domanda riconvenzionale, rigetti la stessa per ragioni di merito, non implica alcuna statuizione implicita sull’ammissibilità di tale domanda, destinata a passare in giudicato se non specificamente impugnata. Ne consegue che, in tale ipotesi, il giudice di secondo grado, investito dell’appello principale della parte rimasta soccombente sul merito, conserva – pur in assenza di appello incidentale, sul punto, della parte rimasta vittoriosa sul merito – il potere, e quindi il dovere, di rilevare d’ufficio l’inammissibilità di detta domanda e l’omissione di tale rilievo è censurabile in cassazione come “error in procedendo”. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7941, 20 aprile 2020

proposto in via principale da chi, essendo stata la sentenza già impugnata da un’altra parte, avrebbe potuto proporre soltanto appello incidentale, non è inammissibile, ma può convertirsi, per il principio di conservazione degli atti giuridici, in gravame incidentale, purché depositato nel termine prescritto per quest’ultima impugnazione. Cassazione civile, Sez. VI-III, ordinanza n. 26811 del 21 ottobre 2019

Le parti hanno la facoltà, per effetto del principio dispositivo, di disporre dell’ordine logico delle questioni poste, salvo che queste non siano rilevabili d’ufficio, e, quindi, possono condizionare l’appello incidentale all’accoglimento di quello principale concernente il merito della causa, ancorché, con l’impugnazione incidentale, ripropongano una questione di carattere pregiudiziale o preliminare (di rito o di merito), giacché, se l’appello principale, che deve essere sottoposto ad un preventivo esame, risultasse totalmente infondato, l’appellante incidentale non avrebbe più interesse a che il proprio gravame fosse deciso, poiché il suo eventuale esito positivo non potrebbe portare ad un risultato a lui più favorevole relativamente all’oggetto della controversia. Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 5134 del 21 febbraio 2019

Le impugnazioni incidentali possono essere proposte, in sede di gravame, con la comparsa di risposta tempestivamente depositata, purché risulti rispettato il termine ordinario di trenta giorni dalla notificazione della sentenza di primo grado, sicchè, mentre l’inammissibilità dell’appello principale non priva di efficacia l’appello incidentale che sia stato proposto (oltre che tempestivamente ai sensi dell’art. 343 c.p.c. anche) nei termini per impugnare previsti dagli artt. 325, 326 e 327 c.p.c., un’impugnazione incidentale avanzata quando tali termini siano scaduti non potrebbe mai essere ritenuta “tempestiva”, anche se rispettosa del termine di cui all’art. 343 c.p.c. (In applicazione dell’enunciato principio la S.C. ha confermato la decisione di secondo grado che aveva dichiarato inefficace l’appello incidentale tardivo a seguito della declaratoria di inammissibilità del ricorso principale perchè non sottoscritto da un avvocato legalmente esercente). Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 20963 del 22 agosto 2018

In tema di impugnazioni, anche il vizio di omessa pronuncia su una domanda della parte vincitrice in relazione ad altre domande deve costituire oggetto di un puntuale motivo di appello incidentale, con il quale si segnali l’errore commesso dal giudice di primo grado, sebbene la specificazione delle ragioni poste a fondamento del motivo possa esaurirsi nell’evidenziare la mancata adozione in sentenza di una decisione sulla domanda ritualmente proposta; sicchè deve reputarsi inammissibile la mera riproposizione in sede di gravame della relativa questione. Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 20690 del 9 agosto 2018

La parte pienamente vittoriosa nel merito in primo grado, in ipotesi di gravame formulato dal soccombente, non ha l’onere di proporre appello incidentale per richiamare in discussione le proprie domande o eccezioni non accolte nella pronuncia, da intendersi come quelle che risultino superate o non esaminate perché assorbite; in tal caso la parte è soltanto tenuta a riproporle espressamente nel giudizio di appello o nel giudizio di cassazione in modo tale da manifestare la sua volontà di chiederne il riesame, al fine di evitare la presunzione di rinunzia derivante da un comportamento omissivo. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto implicitamente rigettata un’eccezione di prescrizione, da considerarsi, invece, semplicemente assorbita dalla pronuncia fondata sulla c.d. ragione più liquida). Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 13195 del 25 maggio 2018

In tema di impugnazioni, qualora un’eccezione di merito sia stata respinta in primo grado, in modo espresso o attraverso un’enunciazione indiretta che ne sottenda, chiaramente ed inequivocamente, la valutazione di infondatezza, la devoluzione al giudice d’appello della sua cognizione, da parte del convenuto rimasto vittorioso quanto all’esito finale della lite, esige la proposizione del gravame incidentale, non essendone, altrimenti, possibile il rilievo officioso ex art. 345, comma 2, c.p.c. (per il giudicato interno formatosi ai sensi dell’art. 329, comma 2, c.p.c.), né sufficiente la mera riproposizione, utilizzabile, invece, e da effettuarsi in modo espresso, ove quella eccezione non sia stata oggetto di alcun esame, diretto o indiretto, ad opera del giudice di prime cure, chiarendosi, altresì, che, in tal caso, la mancanza di detta riproposizione rende irrilevante in appello l’eccezione, se il potere di sua rilevazione è riservato solo alla parte, mentre, se competa anche al giudice, non ne impedisce a quest’ultimo l’esercizio ex art. 345, comma 2, c.p.c. (Principio enunciato dalla S.C. ex art. 363, comma 3, c.p.c.). Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 11799 del 12 maggio 2017

Nel giudizi soggetti al rito del lavoro, la mancanza di prova della notificazione dell’appello incidentale, al pari di quanto avviene per il gravame principale, impedendo la verifica della regolarità dell’instaurazione del contraddittorio, che é “condicio sine qua non” per l’ulteriore sviluppo del procedimento, preclude al giudice, ove l’appellante incidentale non sia comparso all’udienza di discussione, il rinvio di quest’ultima ai sensi dell’art. 348, comma 2, c.p.c., con conseguente improcedibilità di quella impugnazione. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 8595 del 3 aprile 2017

Ai sensi dell’art. 343, comma 1, c.p.c., l’appello incidentale si propone, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, e poiché tale costituzione deve avvenire almeno venti giorni prima dell’udienza di comparizione fissata nell’atto di citazione, ovvero differita d’ufficio dal giudice giusta l’art. 168-bis, comma 5, c.p.c., ove il giudice si avvalga di tale facoltà di differimento il termine per la proposizione dell’appello incidentale va calcolato assumendo come riferimento la data dell’udienza differita, e non quella originariamente indicata nell’atto di citazione. Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 3081 del 6 febbraio 2017

L’avvenuta impugnazione della sentenza comporta la necessità che tutte le altre impugnazioni avverso la medesima decisione siano proposte in via incidentale nello stesso giudizio entro il termine di cui all’art. 343 cod. proc. civ., sicché l’impugnazione incidentale proposta oltre tale termine è inammissibile, ancorché non siano ancora decorsi i termini generali di cui agli artt. 325 e 327 cod. proc. civ., che conservano rilevanza solo per l’operatività delle conseguenze previste dal secondo comma dell’art. 334 cod. proc. civ. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12724 del 19 giugno 2015

Qualora la sentenza di primo grado abbia, unitamente alla domanda risarcitoria dell’attore contro il convenuto, parzialmente accolto quella di garanzia impropria formulata dal convenuto contro un terzo, dichiarando la responsabilità del chiamato nella misura del 50 per cento, l’appello principale del garante, che contesti la responsabilità del convenuto quale presupposto della garanzia, consente a quest’ultimo di appellare in via incidentale tardiva, ai sensi dell’art. 334 cod. proc. civ., avverso l’accoglimento della pretesa del danneggiato, poiché, per effetto dell’impugnazione principale, è posto in discussione l’assetto di interessi derivante dalla sentenza impugnata. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 26154 del 12 dicembre 2014

Nel giudizio di risarcimento del danno cagionato da un fatto illecito, l’appello del danneggiato, inteso ad ottenere una somma maggiore di quella liquidata in suo favore a titolo risarcitorio, legittima il responsabile, assicurato contro i rischi della responsabilità civile, a proporre appello incidentale tardivo anche avverso capi della sentenza non impugnati con l’appello principale ovvero nei confronti di parti diverse dall’appellante principale, in quanto, a seguito di siffatta iniziativa del danneggiato, insorge in capo al responsabile la titolarità di un interesse, altrimenti insussistente, correlato all’eventualità, in caso di accoglimento del gravame, di dover sopportare le conseguenze dell’incapienza del massimale assicurato. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 25848 del 9 dicembre 2014

La parte, alla quale sia stato notificato l’appello principale, ove intenda proporre appello incidentale tempestivo, deve comunque osservare i termini di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c., sicché essa, qualora l’appello principale sia stato notificato in prossimità della scadenza dei termini medesimi, allo scopo di evitare l’eventuale sanzione di inefficacia di cui all’art. 334, secondo comma, c.p.c., per il caso in cui volontariamente o involontariamente l’appellato principale (omettendo di costituirsi in giudizio o determinandone comunque le relative condizioni) dia poi luogo ad una causa di inammissibilità o improcedibilità della propria impugnazione, può, alternativamente, procedere all’iscrizione a ruolo della causa depositando la propria comparsa di risposta con appello incidentale entro la scadenza del termine di cui all’art. 325 c.p.c., ovvero proporre la sua impugnazione con citazione notificata entro lo tesso termine. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7519 del 1 aprile 2014

Nel caso di cosiddetto litisconsorzio “alternativo”, sussistente allorché il convenuto nel giudizio di danno chiami in causa un terzo, assumendo che questi debba ritenersi in via esclusiva tenuto al risarcimento domandato dall’attore, quest’ultimo deve ritenersi vittorioso tanto se la domanda venga accolta nei confronti del convenuto, quanto se venga accolta nei confronti del chiamato in causa, al quale l’originaria domanda si estende automaticamente. Ne consegue che, proposto appello dal chiamato in causa soccombente, il danneggiato non ha l’onere di proporre appello incidentale condizionato per fare dichiarare la responsabilità di uno dei possibili responsabili, per l’ipotesi in cui venisse accolto l’appello proposto dall’altro. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3613 del 17 febbraio 2014

In tema di appello incidentale, il differimento del termine ai sensi dell’art. 168 bis, quarto comma, cod. proc. civ. per la tempestiva proposizione del gravame, nel caso in cui nel giorno fissato con l’atto di citazione il giudice non tenga udienza, non si applica ove il rinvio della prima udienza sia stato disposto direttamente dal Presidente di sezione, trattandosi di disposizione di natura eccezionale non suscettibile di applicazione analogica. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 28571 del 20 dicembre 2013

L’appello incidentale adesivo, che si connota per l’adesione alle censure già dispiegate dall’appellante principale, a differenza dell’appello “per relationem” (il quale, invece, non esplicita le doglianze e fa rinvio a quelle esposte in primo grado), non pone problemi di specificità dei motivi, ma soltanto di tempestività o di tardività, agli effetti dell’art. 334 c.p.c.. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 18957 del 8 agosto 2013

L’appello incidentale proposto con atto autonomo, notificato dopo il deposito della comparsa di risposta relativa all’appello principale, è ammissibile, se proposto nel rispetto dei termini previsti dalla legge per tale tipo di impugnazione, da verificare in relazione alla data di notifica dell’atto di appello e non a quella successiva del suo deposito in cancelleria, perché è fin dal primo dei due suddetti momenti che la controparte è posta in condizione di conoscere il contenuto dell’impugnazione proposta e di approntare le conseguenti difese. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 16107 del 26 giugno 2013

Ai fini della verifica della tempestività della costituzione dell’appellato, necessaria per la proposizione dell’appello incidentale, ai sensi dell’art. 343, primo comma, cod. proc. civ., il termine di cui all’art. 166 cod. proc. civ., in applicazione dell’art. 155, primo comma, cod. proc. civ., va calcolato escludendo il giorno iniziale, ovvero il giorno dell’udienza di comparizione indicata nell’atto di citazione, ed invece computando quello finale, ovvero il ventesimo giorno precedente l’udienza stessa. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 11965 del 16 maggio 2013

Il deposito della comparsa di risposta contenente l’appello incidentale è idoneo a costituire il contraddittorio in ordine al gravame incidentale, ma solamente nei confronti delle parti costituite; nell’ipotesi di parti contumaci, invece, è sempre richiesto, per soddisfare tale specifica finalità di garantire un paritario esercizio del diritto della difesa, la notificazione del relativo atto alle stesse, in applicazione dell’art. 292 c.p.c., al fine di consentire loro di prendere conoscenza dell’appello incidentale e di svolgere le rispettive difese. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14635 del 24 agosto 2012

Il difensore dell’appellato – secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata della normativa processuale, idonea a dare attuazione ai principi di economia processuale e di tutela del diritto di azione e di difesa della parte stabiliti dagli artt. 24 e 111 Cost. – può proporre appello incidentale anche nel caso in cui la procura sia stata apposta in calce alla copia notificata dell’atto di citazione in appello, ossia ad uno degli atti previsti dall’art. 83, terzo comma, c.p.c., in quanto la facoltà di proporre tutte le domande ricollegabili all’interesse del suo assistito e riferibili all’originario oggetto della causa è attribuita al difensore direttamente dall’art. 84 dello stesso codice di rito e non dalla volontà della parte che conferisce la procura alle liti, rappresentando tale conferimento non un’attribuzione di poteri, ma semplicemente una scelta ed una designazione, con la conseguenza che la natura dell’atto con il quale od all’interno del quale viene conferita, o la sua collocazione formale, non costituiscono elementi idonei a limitare l’ambito dei poteri del difensore. Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 19510 del 14 settembre 2010

Ove la controversia veda più parti presenti dal lato passivo in posizione reciprocamente autonoma, l’appello incidentale proposto dagli originari attori a seguito dell’appello principale proposto da una delle controparti non è tardivo, sussistendo una situazione di litisconsorzio processuale in conseguenza dell’appello principale proposto da una parte avente una posizione processuale del tutto distinta rispetto agli altri appellanti incidentali, originari convenuti (nella specie, relativa ad una controversia che vedeva contrapposti, da un lato, un gruppo di specializzandi e, dall’altro, l’Università di Bologna, nonché i Ministeri del Tesoro, dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e della Sanità, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione impugnata che, valutata l’autonomia della posizione delle controparti, aveva ritenuto la regolarità dell’appello incidentale dei dottori specializzandi proposto a seguito dell’appello principale presentato dall’Università di Bologna, disattendendo l’eccezione di tardività sollevata da uno dei Ministeri, che, nel frattempo, aveva già presentato autonomo appello incidentale ). Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 16507 del 18 giugno 2008

In tema di impugnazioni, con riferimento all’azione di garanzia impropria, è ammissibile l’impugnazione incidentale tardiva — ancorché il relativo termine, breve od annuale, sia scaduto, nei modi e termini, secondo il grado, di cui agli articoli 343 e 371 c.p.c. — proposta dalla parte convenuta nel procedimento di primo grado, rimasta soccombente nei confronti dell’attore ma che abbia vittoriosamente avanzato domanda di manleva verso il terzo chiamato in garanzia impropria, allorquando le sia stata notificata l’impugnazione tempestivamente proposta dal medesimo terzo chiamato, con la quale venga rimessa in discussione l’esistenza o la misura dell’obbligazione garantita. (Nella specie la S.C. ha rigettato l’eccezione secondo cui era inammissibile, perché tardivo, il ricorso incidentale che la parte convenuta di primo grado, soccombente in appello nei confronti dell’originario attore — che con il controricorso ha formulato la detta eccezione — ma vittoriosa verso il proprio chiamato in manleva, aveva proposto a fronte del ricorso principale per Cassazione del medesimo terzo chiamato). Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1635 del 25 gennaio 2007

In tema di impugnazione, per la proposizione dell’appello incidentale della parte non totalmente vittoriosa in primo grado non occorrono formule sacramentali, essendo sufficiente che dal complesso delle deduzioni e delle conclusioni formulate dall’appellato nella comparsa di costituzione risulti in modo non equivoco la volontà di ottenere la riforma della decisione del primo giudice. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 21615 del 15 novembre 2004

Nel caso in cui il convenuto in primo grado abbia chiamato in causa un terzo per esercitare nei suoi confronti azione di regresso alla quale sia rimasto estraneo l’attore — ipotesi in cui la domanda del garantito nei confronti del garante presuppone necessariamente la soccombenza del primo rispetto alla causa principale — qualora la domanda attorea sia respinta e l’attore proponga appello chiedendo la condanna del convenuto, questi, se a sua volta intende riproporre la domanda di regresso, per il caso in cui l’appello venga in tutto o in parte accolto, deve necessariamente proporre appello incidentale condizionato all’accoglimento dell’impugnazione principale (non essendo sufficiente la riproposizione della domanda a norma dell’art. 346 c.p.c.), atteso che tale richiesta non tende alla conferma della sentenza impugnata, ma ne presuppone la riforma. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 19145 del 23 settembre 2004

Dopo la costituzione in giudizio dell’appellante principale, la quale nel rito del lavoro si perfeziona con il deposito del ricorso (art. 434 c.p.c.), la notifica allo stesso dell’appello incidentale deve essere eseguita presso il procuratore nominato nel ricorso in appello, indipendentemente dalla elezione di domicilio presso di lui, poiché l’art. 170 c.p.c., disponendo che dopo la costituzione in giudizio tutte le notificazioni si fanno al procuratore costituito individua in quest’ultimo il destinatario delle notificazioni degli atti cosiddetti endoprocessuali solo in base alla relazione che si determina tra il procuratore medesimo e la parte da lui rappresentata. (Nella specie, la notificazione dell’appello incidentale, eseguita direttamente all’Inps, nel domicilio eletto in una sua sede e senza alcuna menzione del procuratore, è stata considerata come effettuata non già al procuratore costituito e neppure alla parte presso lo stesso, ma alla parte personalmente, e quindi nulla). Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 6822 del 5 maggio 2003

Per il principio di concentrazione delle impugnazioni, applicabili anche con riguardo alle impugnazioni contro la sentenza non definitiva, la parte soccombente nella sentenza non definitiva ed in quella definitiva, ove quest’ultima venga impugnata per prima dalla controparte risultata parzialmente soccombente, è tenuta, nei limiti temporali indicati dall’art. 343 c.p.c., a proporre impugnazione incidentale contro la sentenza non definitiva nello stesso procedimento introdotto con la impugnazione principale avverso la sentenza definitiva. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 16022 del 14 novembre 2002

Nel vigente sistema processuale, l’impugnazione proposta per prima assume la qualifica d’impugnazione principale e determina la pendenza dell’unico processo nel quale sono destinate a confluire tutte le impugnazioni proposte contro la medesima sentenza. Le impugnazioni successive alla prima rivestono, pertanto, carattere di impugnazioni incidentali – pur se irritualmente proposte nella forma dell’impugnazione principale – sia che si tratti di impugnazioni incidentali tipiche, sia che si tratti di impugnazioni incidentali autonome, dirette cioè a tutelare un interesse non nascente dal gravame, ma rivolte contro un capo autonomo e diverso della pronuncia, con la conseguenza che, nel caso di appello, le impugnazioni successive alla prima, le quali, anziché essere proposte nelle forme e nei termini di cui all’art. 343 c.p.c., siano state introdotte in via autonoma, non sono inammissibili, ma si convertono, per il principio di conservazione degli atti giuridici, in gravami incidentali, purché proposte nel termine prescritto per quest’ultima impugnazione. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 14167 del 14 novembre 2001

È inammissibile, perché tardivo, l’appello incidentale, quando sia stato proposto con comparsa di risposta depositata successivamente all’udienza fissata nell’atto di citazione in appello anche se questa sia stata rinviata d’ufficio ai sensi dell’art. 168 bis, quarto comma, c.p.c. La relativa inammissibilità deve essere rilevata d’ufficio ed, in mancanza, può essere eccepita per la prima volta dalla controparte anche in sede di legittimità. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 13427 del 29 ottobre 2001

Il principio dell’unicità del processo di impugnazione contro la stessa sentenza comporta che, una volta notificata la prima impugnazione, tutte le altre parti che intendano impugnare (ancorché contro parti diverse dal primo impugnate o relativamente a capi della sentenza non investiti dalla prima impugnazione) debbono farlo secondo le disposizioni e nei termini previsti per le impugnazioni incidentali; ne consegue che ogni impugnazione successiva alla prima, tanto se intempestiva con riferimento ai termini annuale e abbreviato, tanto se tardiva nel senso di cui all’art. 134 c.p.c., deve rispettare i termini previsti, per l’appello e il ricorso per cassazione incidentali, dagli artt. 343 e 371 c.p.c., onde va dichiarata l’ammissibilità delle impugnazioni successive alla prima che, pur non rispettose dei termini annuali o abbreviato, intervengano nei termini previsti dai citati artt. 343 e 371, mentre va dichiarata l’inammissibilità delle impugnazioni che non rispettino tali ultimi termini, pur configurandosi come tempestive con riferimento agli artt. 325 e 327 c.p.c. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12920 del 29 settembre 2000

La notifica dell’appello incidentale al procuratore domiciliatario nominato per il giudizio di primo grado anziché al domicilio eletto e al procuratore nominato con l’atto d’appello è inesistente in quanto difetta qualsiasi riferimento con il destinatario della notificazione. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 12047 del 13 settembre 2000

Nel sistema processuale vigente, l’impugnazione proposta per prima determina la costituzione del rapporto processuale, nel quale devono confluire le eventuali impugnazioni di altri soccombenti perché sia mantenuta l’unità del procedimento e sia resa possibile la decisione simultanea. Ne consegue che, in caso d’appello, le impugnazioni successive alla prima assumono necessariamente carattere incidentale, siano esse impugnazioni incidentali tipiche (proposte, cioè contro l’appellante principale), siano, invece, impugnazioni incidentali autonome (dirette, cioè, a tutelare un interesse del proponente che non nasce dall’impugnazione principale, ma per un capo autonomo e diverso della domanda). Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 3045 del 16 marzo 2000

La prevenzione operata con l’impugnazione principale fa sì che ogni altra impugnazione debba proporsi non solo con le forme dell’appello incidentale, ma nel termine proprio di quest’ultimo, che è quello prescritto dall’art. 343 comma primo c.p.c. (nel testo previgente alla riforma applicabile al giudizio), ossia non oltre la prima udienza di trattazione davanti all’istruttore. L’impugnante principale, cioè, fissa il termine perentorio per tutti gli altri impugnanti, che resta così l’unico da rispettare, sostituendosi a quelli stabiliti in via generale dagli artt. 325 e 327 c.p.c., salvo quanto previsto dall’art. 343, comma secondo a proposito dell’appello il cui interesse sorge dalla proposizione dell’impugnazione proposta da parte che non sia l’appellante principale. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9862 del 5 ottobre 1998

Nell’ipotesi in cui l’appellante incidentale si sia costituito in cancelleria nello stesso giorno fissato per la udienza di prima comparizione senza comparire alla udienza e il fascicolo di parte sia stato accettato dal cancelliere senza la annotazione di alcun rilievo formale – il che fa presumere la regolarità degli atti depositati e quindi la regolare costituzione della parte, tranne che il contrario risulti da altre emergenze processuali – la proposizione dell’appello incidentale va ritenuta tempestiva, atteso che la questione dell’anteriorità o meno della costituzione in cancelleria rispetto alla prima udienza va risolta nel senso della anteriorità della costituzione, in coerenza con la norma dell’art. 343 c.p.c., che prevede la costituzione in cancelleria e la prima udienza quale termine ultimo per proporre, a pena di decadenza, l’eventuale appello incidentale, ed essendo contrario alla logica prima ancora che al diritto supporre che la parte, che ben poteva comparire alla prima udienza, non sia in questa comparsa e si sia poi costituita in cancelleria, quando si era già verificato l’effetto preclusivo per la proposizione dell’appello incidentale. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3688 del 29 marzo 1995

La proposizione dell’appello incidentale (art. 343 c.p.c.) è collegata alla disciplina della costituzione dell’appellato, il quale, nel momento in cui si costituisce, è anche tenuto a proporre le sue censure contro la sentenza impugnata in via principale nei suoi confronti, atteso che tale momento, comportando il passaggio in giudicato delle statuizioni che non abbiano formato oggetto dell’appello principale, segna il limite oltre il quale non è possibile ampliare l’ambito del quantum devolutum. Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 9655 del 16 novembre 1994

Nel caso in cui l’interesse a proporre l’appello incidentale sorga a seguito della impugnazione incidentale di parte diversa dall’appellante principale, il termine per la proposizione delle ulteriore impugnazione è costituito dalla udienza successiva a quella in cui è stata proposta tale impugnazione incidentale, sempre che con essa vengano dedotte questioni attinenti o collegate con le doglianze formulate nel primo appello incidentale. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 370 del 17 gennaio 1994

La notificazione dell’appello, a titolo di litis denuntiatio, nei confronti della parte di una causa scindibile, consente a questa di proporre gravame incidentale nei modi e nei termini di cui all’art. 343 c.p.c., sempre che non siano scaduti gli ordinari termini d’impugnazione previsti dagli artt. 325-327 c.p.c. Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13444 del 18 dicembre 1992

L’appello proposto in via principale da chi, essendo stata la sentenza già impugnata da un’altra parte, avrebbe potuto proporre soltanto appello incidentale può convertirsi, previa riunione dei gravami, in appello incidentale, con conseguente irrilevanza della mancata osservanza della forma prevista dall’art. 343 c.p.c., purché siano rispettati i termini perentori fissati dalla citata norma, che si sostituiscono a quelli stabiliti in via generale dagli artt. 325 e 327 c.p.c. Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 5025 del 21 luglio 1983

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