(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Mancata prosecuzione o riassunzione

Articolo 305 - Codice di Procedura Civile

(1) Il processo deve essere proseguito o riassunto entro il termine perentorio (153) di tre mesi (2) dall’interruzione, altrimenti si estingue (307310).

Articolo 305 - Codice di Procedura Civile

(1) Il processo deve essere proseguito o riassunto entro il termine perentorio (153) di tre mesi (2) dall’interruzione, altrimenti si estingue (307310).

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 139 del 15 dicembre 1967, ha dichiarato la illegittimità costituzionale di quest’articolo, per la parte in cui fa decorrere dalla data dell’interruzione del processo il termine per la sua prosecuzione o la sua riassunzione anche nei casi regolati dal precedente art. 301.
Con successiva sentenza 6 luglio 1971, n. 159, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale anche nella parte in cui la norma dispone che il termine utile per la prosecuzione o per la riassunzione del processo interrotto a sensi dell’art. 299 e dell’art. 300 dello stesso codice decorre dall’interruzione anziché dalla data in cui le parti ne hanno avuto conoscenza.
(2) Le parole: «sei mesi» sono state così sostituite dall’art. 46, comma 14, della L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Ai sensi dell’art. 58, comma 1, della predetta legge, tale disposizione si applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore.

Massime

Nell’ipotesi di interruzione del processo a seguito di un provvedimento di sospensione del procuratore dall’esercizio della professione il termine per la riassunzione decorre per quanto concerne la parte colpita dall’evento dalla cessazione del periodo di sospensione atteso che il procuratore ben a conoscenza sia dell’accadimento interruttivo dipendente dalla subita sanzione sia della relativa durata ha l’obbligo alla scadenza di tale periodo di provvedere alla prosecuzione del giudizio nel termine di cui all’art. 305 c.p.c.; diversa è invece l’esigenza di protezione della parte rappresentata propria delle ipotesi di definitiva cessazione dello “ius postulandi” per le quali il detto termine deve decorrere dalla conoscenza legale del venir meno dell’accadimento interruttivo Cass. civ. sez. VI-II 11 novembre 2019 n. 29144

In caso di interruzione del processo determinata “ipso iure” dall’apertura del fallimento ai sensi dell’art. 43 comma 3 l. fall. il termine per la riassunzione del giudizio a carico della parte non colpita dall’evento interruttivo la quale abbia preso parte al procedimento fallimentare presentando domanda di ammissione allo stato passivo non decorre dalla legale conoscenza che abbia avuto della pendenza del procedimento concorsuale ma dal momento in cui essa abbia avuto conoscenza effettiva del procedimento concorsuale decorrente in assenza di ulteriori elementi dal momento in cui sia stata depositata o inviata la domanda di ammissione allo stato passivo Cass. civ. sez. V 14 giugno 2019 n. 15996

In tema di interruzione del processo per morte del procuratore di una delle parti il termine per la relativa riassunzione decorre dalla data in cui la parte rimasta senza difensore ha avuto dell’evento conoscenza legale acquisita tramite atti muniti di fede privilegiata quali dichiarazioni notificazioni o certificazioni rappresentative dell’evento medesimo alle quali non è equiparabile la conoscenza di fatto altrimenti acquisita e dovendo tale conoscenza avere ad oggetto tanto l’evento in sé considerato quanto lo specifico processo nel quale esso deve esplicare i suoi effetti. (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione gravata che aveva escluso che una missiva ancorché inviata a mezzo raccomandata AR ma avente ben diverse finalità potesse assicurare la conoscenza legale dell’evento interruttivo poiché non conteneva la specifica indicazione dell’evento stesso il quale risultava solo implicitamente ed era priva di fede privilegiata) Cass. civ. sez. II 16 aprile 2019 n. 10594

In caso di interruzione automatica del processo determinata dalla dichiarazione di fallimento di una delle parti il termine per la riassunzione di cui all’art. 305 c.p.c. decorre dalla dichiarazione o notificazione dell’evento interruttivo secondo la previsione dell’art. 300 c.p.c. ovvero se anteriore dalla conoscenza legale di detto evento procurata dal curatore del fallimento alle parti interessate Cass. civ. sez. I 30 gennaio 2019 n. 2658

In tema di interruzione del processo nel caso di evento con effetti interruttivi automatici il termine per la riassunzione del giudizio decorre dall’effettiva conoscenza dello stesso con la conseguenza che ove l’evento risulti dalla relata di notifica di un atto giudiziario detto termine decorre non dalla data della relata bensì da quella in cui l’atto sia restituito dall’ufficiale giudiziario al notificante Cass. civ. sez. III 31 ottobre 2017 n. 25831

La comunicazione della dichiarazione dell’evento interruttivo del giudizio effettuata mediante posta elettronica certificata dal difensore della parte interessata dallo stesso a quello della controparte è equivalente ai sensi dell’art. 48 commi 1 e 2 del d.l.vo n. 82 del 2005 alla notificazione a mezzo posta ed è pertanto idonea in mancanza di prova contraria a dimostrare la conoscenza legale dell’evento da parte del destinatario Cass. civ. sez. VI 15 settembre 2017 n. 21375

Il termine per la riassunzione del processo a seguito della cessazione della causa di sospensione costituita dall’esistenza di una controversia pregiudiziale decorre solo in forza di una conoscenza legale del provvedimento finale conseguita per effetto di un’attività svolta nel processo della quale la parte sia destinataria o che essa stessa ponga in essere che sia dunque normativamente idonea a determinare di per sé detta conoscenza o tale comunque da farla considerare acquisita con effetti esterni rilevanti sul piano processuale. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza con la quale la corte di appello aveva ritenuto che la cessazione della causa di sospensione fosse nota alla parte interessata posto che la controversia pregiudiziale pendeva tra le stesse parti e queste erano assistite dagli stessi difensori) Cass. civ. sez. I 10 agosto 2017 n. 19936

A seguito delle sentenze della Corte costituzionale n. 139 del 1967 n. 178 del 1970 159 del 1971 e n. 36 del 1976 il termine per la riassunzione o la prosecuzione del processo interrotto per la morte del procuratore costituito di una delle parti in causa decorre non già dal giorno in cui si è verificato l’evento interruttivo bensì da quello in cui la parte interessata alla riassunzione abbia avuto di tale evento conoscenza legale mediante dichiarazione notificazione o certificazione ovvero a seguito di lettura in udienza dell’ordinanza di interruzione Cass. civ. sez. VI-III ord. 25 febbraio 2015 n. 3782

La morte o la perdita della capacità processuale della parte costituita dichiarata in udienza o notificata alle altre parti dal suo procuratore produce ai sensi dell’art. 300 comma secondo c.p.c. l’effetto automatico dell’interruzione del processo dal momento di tale dichiarazione o notificazione ed il conseguente termine per la riassunzione come previsto in generale dall’art. 305 c.p.c. decorre dal momento della dichiarazione o della notificazione dell’evento alle altre parti senza che abbia alcuna efficacia a tal fine il momento nel quale venga adottato o conosciuto il provvedimento giudiziale dichiarativo dell’intervenuta interruzione Cass. civ. sez. III 15 gennaio 2013 n. 773

In tema di conclusione del processo civile il provvedimento di estinzione del giudizio adottato dal tribunale in composizione unipersonale o monocratica ai sensi dell’art. 305 c.p.c. ha il contenuto sostanziale di una sentenza in quanto contiene una pronuncia definitiva sui presupposti e condizioni processuali della domanda giudiziale. Infatti posto che al fine di stabilire se un provvedimento abbia o meno carattere di ordinanza o di sentenza deve darsi prevalenza alla sostanza piche alla forma della decisione si è in presenza di un’ordinanza quando il provvedimento dispone circa il contenuto formale delle attività consentite dalle parti mentre si è dinanzi ad una sentenza quando il giudice nell’esercizio del suo potere giurisdizionale si pronuncia in via definitiva o non definitiva sul merito della controversia o sui presupposti processuali. Pertanto ove una parte abbia in un primo tempo proposto reclamo avanti allo stesso tribunale che ha emesso la pronuncia estintiva (avente contenuto di sentenza) e questo reclamo sia stato correttamente dichiarato inammissibile essa – ove intenda dolersi della pronuncia estintiva del giudizio – non deve proporre impugnazione contro il provvedimento d’inammissibilità del reclamo ma avverso il primo ossia contro quello che abbia dichiarato estinto il giudizio di prime cure (In applicazione di tale principio la Corte di cassazione ha cassato con rinvio la pronuncia della corte d’appello che aveva dichiarato inammissibile l’impugnazione perchè proposta anzichè contro il secondo provvedimento nei riguardi del primo ossia quello dichiarativo dell’estinzione del giudizio così come correttamente aveva fatto la parte dopo la prima erronea sua iniziativa processuale) Cass. civ. sez. I 18 gennaio 2005 n. 950

L’art. 305 c.p.c. – a seguito delle sentenze n. 139 del 1967 n. 178 del 1970 n. 159 del 1971 e n. 36 del 1976 della Corte costituzionale – deve essere interpretato nel senso che il termine per la riassunzione o la prosecuzione del processo interrotto per morte o impedimento del procuratore decorre non dal giorno in cui si è verificato l’evento interruttivo bensì da quello in cui lo stesso evento sia venuto a conoscenza della parte interessata alla riassunzione in forma legale risultante cioè da dichiarazione notificazione e certificazione non essendo sufficiente la conoscenza aliunde acquisita. Pertanto alla stregua di tale sistema da un lato il termine suddetto essendo correlato alla data in cui per ciascuna delle parti si è verificato il menzionato presupposto non decorre contemporaneamente nei confronti di tutte e dall’altro lato la dimostrazione della legale conoscenza dell’evento in tempo anteriore al semestre precedente la riassunzione o prosecuzione del processo incombe sulla parte che ne eccepisce l’intempestività non potendo farsi carico all’altra dell’onere di fornire una prova negativa Cass. civ. sez. lav. 29 dicembre 1999 n. 14691

Nel caso di cumulo di cause scindibili laddove il giudice – a fronte di un evento che concerna uno solo dei soggetti coinvolti nelle diverse vertenze – non separi le cause ma interrompa l’intero processo la riassunzione effettuata mediante deposito del relativo ricorso in cancelleria nel termine semestrale previsto dall’art. 305 c.p.c. deve ritenersi tempestiva rispetto a tutte le parti sicché ove ricorso e decreto di fissazione dell’udienza di riassunzione non siano stati notificati ad alcune di esse non può essere dichiarata rispetto a costoro l’estinzione parziale del processo dovendosi invece in applicazione analogica dell’art. 291 c.p.c. ordinare la rinnovazione della notifica entro un termine perentorio Cass. civ. sez. III 18 settembre 2015 n. 18318

Quando il processo sia stato dichiarato interrotto la riassunzione è tempestiva quando il relativo ricorso sia stato depositato in cancelleria nel termine di sei mesi previsto dall’art. 305 c.p.c. con la conseguenza che ove il ricorso col pedissequo decreto di fissazione dell’udienza di riassunzione non sia stato regolarmente notificato il giudice non può dichiarare l’estinzione del processo ma deve ordinare la rinnovazione della notifica in applicazione analogica dell’art. 291 c.p.c. entro un termine perentorio Cass. civ. sez. III 31 luglio 2012 n. 13683

In tema di litisconsorzio facoltativo ove all’interruzione del processo per morte di uno dei creditori o condebitori non segua l’atto di riassunzione effettuato nel termine previsto nei confronti dei suoi eredi il processo prosegue solo quanto ai rapporti processuali relativi alle parti regolarmente citate e si estingue invece limitatamente alla parte deceduta in applicazione del principio di cui all’art. 1306 c.c. per cui anche in caso di rapporto plurisoggettivo solidale sono possibili le azioni di un solo contitolare o verso un solo contitolare dirette a perseguire l’adempimento dell’obbligazione Cass. civ. sez. III 7 luglio 2010 n. 16018

In tema di interruzione del processo una volta eseguito tempestivamente il deposito del ricorso in cancelleria con la richiesta di fissazione di una udienza il rapporto processuale quiescente è ripristinato con integrale perfezionamento della riassunzione non rilevando a tal fine l’eventuale errore sulla esatta identificazione della controparte contenuto nell’atto di riassunzione che opera in relazione al processo in termini oggettivi ed è valido per raggiungimento dello scopo ai sensi dell’art. 156 c.p.c. quando contenga gli elementi sufficienti ad individuare il giudizio che si intende far proseguire. Pertanto in caso di fusione per incorporazione fra società seguita dalla cessione dell’azienda dalla società incorporante ad altro soggetto ove il processo sia stato interrotto a causa della fusione è sufficiente – ai fini della tempestività della riassunzione e per evitare l’estinzione del processo – il deposito presso la cancelleria del giudice dell’atto di prosecuzione del giudizio ancorché questo sia stato notificato soltanto nei confronti del cessionario dell’azienda e successore a titolo particolare nel diritto controverso potendo l’incompletezza del contraddittorio essere sanata dal giudice attraverso l’ordine di integrazione del contraddittorio nei confronti della società incorporante successore a titolo universale Cass. civ. sez. I 29 luglio 2009 n. 17679

Quando a seguito di interruzione del processo venga depositato nel termine perentorio di cui all’art. 305 c.p.c. un ricorso in riassunzione e sia in tal modo impedita l’estinzione del processo ove all’udienza fissata per la prosecuzione compaiano le parti cui l’istante avrebbe dovuto notificare il ricorso per realizzare la “vocatio in ius” e non compaia la parte istante il processo deve regolarmente proseguire rimanendo irrilevante che quest’ultima non abbia fornito la prova dell’avvenuta notificazione risultando realizzato in ogni caso con la comparizione lo scopo della “vocatio” medesima Cass. civ. sez. III 18 settembre 2008 n. 23848

L’evento della morte o della perdita della capacità processuale della parte costituita che sia dichiarato in udienza o notificato alle altre parti dal procuratore della stessa parte colpita da uno di detti eventi produce ai sensi dell’art. 300 comma secondo c.p.c. l’effetto automatico dell’interruzione del processo dal momento di tale dichiarazione o notificazione e il conseguente termine per la riassunzione in tale ipotesi come previsto in generale dall’art. 305 c.p.c. decorre dal momento in cui interviene la dichiarazione del procuratore o la notificazione dell’evento ad opera dello stesso nei confronti delle altre parti senza che abbia alcuna efficacia a tal fine il momento nel quale venga adottato e conosciuto il provvedimento giudiziale dichiarativo dell’intervenuta interruzione (avente natura meramente ricognitiva) pronunziato successivamente e senza che tale disciplina incida negativamente sul diritto di difesa delle parti Cass. civ. Sezioni Unite 20 marzo 2008 n. 7443

Verificatasi una causa d’interruzione del processo in presenza di un meccanismo di riattivazione del processo interrotto destinato a realizzarsi distinguendo il momento della rinnovata edictio actionis da quello della vocatio in ius il termine perentorio di sei mesi previsto dall’art. 305 c.p.c. è riferibile solo al deposito del ricorso nella cancelleria del giudice sicché una volta eseguito tempestivamente tale adempimento quel termine non gioca più alcun ruolo atteso che la fissazione successiva ad opera del medesimo giudice di un ulteriore termine destinato a garantire il corretto ripristino del contraddittorio interrotto nei confronti della controparte pur presupponendo che il precedente termine sia stato rispettato ormai ne prescinde rispondendo unicamente alla necessità di assicurare il rispetto delle regole proprie della vocatio in ius. Ne consegue che il vizio da cui sia colpita la notifica dell’atto di riassunzione e del decreto di fissazione dell’udienza non si comunica alla riassunzione (oramai perfezionatasi) ma impone al giudice che rilevi la nullità di ordinare la rinnovazione della notifica medesima in applicazione analogica dell’art. 291 c.p.c. entro un termine necessariamente perentorio solo il mancato rispetto del quale determinerà l’eventuale estinzione del giudizio per il combinato disposto dello stesso art. 291 ultimo comma e del successivo art. 307 terzo comma Cass. civ. Sezioni Unite 28 giugno 2006 n. 14854  

L’estinzione del processo (sia stata o meno dichiarata dal giudice) elimina l’effetto permanente dell’interruzione della prescrizione prodotto dalla domanda giudiziale ai sensi dell’art. 2945 comma 2 c.c. ma non incide sull’effetto interruttivo istantaneo della medesima comunque prodottosi con la conseguenza che la prescrizione ricomincia a decorrere dalla data di detta domanda Cass. civ. sez. I 13 settembre 2017 n. 21201

In caso di litisconsorzio facoltativo e quindi di cause scindibili la nullità la tardività o l’assoluta mancanza dell’atto di riassunzione del processo nei confronti di alcuni coobbligati non si estende ai rapporti processuali relativi agli altri nei cui riguardi la riassunzione sia stata validamente e tempestivamente eseguita estinguendosi il giudizio in applicazione del principio previsto dall’art. 1306 cod. civ. esclusivamente con riferimento ai primi nei cui confronti la conseguente declaratoria di estinzione ha natura di sentenza definitiva Cass. civ. sez. II 8 luglio 2014 n. 15539

In tema di litisconsorzio facoltativo ove all’interruzione del processo per morte di uno dei creditori o condebitori non segua l’atto di riassunzione effettuato nel termine previsto nei confronti dei suoi eredi il processo prosegue solo quanto ai rapporti processuali relativi alle parti regolarmente citate e si estingue invece limitatamente alla parte deceduta in applicazione del principio di cui all’art. 1306 c.c. per cui anche in caso di rapporto plurisoggettivo solidale sono possibili le azioni di un solo contitolare o verso un solo contitolare dirette a perseguire l’adempimento dell’obbligazione Cass. civ. sez. III 7 luglio 2010 n. 16018

A seguito della interruzione del processo la mancata riassunzione nei confronti del terzo chiamato in causa come soggetto effettivamente obbligato comporta l’estinzione a norma dell’art. 305 c.p.c. in quanto la causa proposta nei confronti del terzo è in tal caso inscindibile da quella principale in ragione del vincolo che unisce le due cause riguardo alla individuazione del soggetto obbligato Cass. civ. sez. lav. 22 settembre 2003 n. 14040

La dichiarazione di estinzione del processo è bensì subordinata alla eccezione della parte interessata ma il giudice non è vincolato ad attenersi alle ragioni addotte dalla parte medesima a fondamento della eccezione potendo egli rilevare di ufficio il fatto estintivo non dedotto ovvero sostituire una causa estintiva valida a quella inidonea dedotta dalla parte Cass. civ. sez. III 19 gennaio 2001 n. 780

La mancata riassunzione nel termine perentorio di sei mesi del processo dichiarato interrotto (o sospeso) ne determina l’estinzione ai sensi degli artt. 305 (297) e 307 c.p.c. sempre che al momento della pronuncia di interruzione (o sospensione) siano effettivamente sussistenti i relativi presupposti con la conseguenza che qualora risulti invece che essi erano insussistenti l’inosservanza del suddetto termine perentorio è irrilevante e non comporta l’estinzione del processo tardivamente riassunto. (Nella specie essendo parte del giudizio l’Ente Ferrovie dello Stato ed essendo intervenuta la sua trasformazione in società per azioni il processo era stato interrotto nel presupposto che fosse venuto meno lo ius postulandi dell’Avvocatura dello Stato; la S.C. ha confermato sul punto la sentenza di merito che non aveva dichiarato l’estinzione del giudizio per tardiva riassunzione a seguito della dichiarata interruzione essendo quest’ultima da ritenersi illegittima a norma dell’art. 15 D.L. n. 16 del 1993 conv. in legge n. 75 del 1993 prevedente che anche dopo la trasformazione dell’Ente il patrocinio dell’Avvocatura dello Stato prosegua nei giudizi pendenti) Cass. civ. sez. lav. 19 aprile 2000 n. 5160

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