(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Morte o perdita della capacità della parte costituita o del contumace

Articolo 300 - Codice di Procedura Civile

Se alcuno degli eventi previsti nell’articolo precedente si avvera nei riguardi della parte che si è costituita a mezzo di procuratore (82 ss.), questi lo dichiara in udienza (126) o lo notifica alle altre parti (170).
Dal momento di tale dichiarazione o notificazione il processo è interrotto, salvo che avvenga la costituzione volontaria o la riassunzione a norma dell’articolo precedente.
Se la parte è costituita personalmente (82, 317, 417, 442), il processo è interrotto al momento dell’evento.
Se l’evento riguarda la parte dichiarata contumace, il processo è interrotto dal momento in cui il fatto interruttivo è documentato dall’altra parte, o è notificato ovvero è certificato dall’ufficiale giudiziario nella relazione di notificazione di uno dei provvedimenti di cui all’articolo 292 (1)(2).
Se alcuno degli eventi previsti nell’articolo precedente si avvera o è notificato dopo la chiusura della discussione davanti al collegio (190 bis, 275), esso non produce effetto se non nel caso di riapertura dell’istruzione (279, 280, 281) (3).

Articolo 300 - Codice di Procedura Civile

Se alcuno degli eventi previsti nell’articolo precedente si avvera nei riguardi della parte che si è costituita a mezzo di procuratore (82 ss.), questi lo dichiara in udienza (126) o lo notifica alle altre parti (170).
Dal momento di tale dichiarazione o notificazione il processo è interrotto, salvo che avvenga la costituzione volontaria o la riassunzione a norma dell’articolo precedente.
Se la parte è costituita personalmente (82, 317, 417, 442), il processo è interrotto al momento dell’evento.
Se l’evento riguarda la parte dichiarata contumace, il processo è interrotto dal momento in cui il fatto interruttivo è documentato dall’altra parte, o è notificato ovvero è certificato dall’ufficiale giudiziario nella relazione di notificazione di uno dei provvedimenti di cui all’articolo 292 (1)(2).
Se alcuno degli eventi previsti nell’articolo precedente si avvera o è notificato dopo la chiusura della discussione davanti al collegio (190 bis, 275), esso non produce effetto se non nel caso di riapertura dell’istruzione (279, 280, 281) (3).

Note

(1) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 46, comma 13, della L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Ai sensi dell’art. 58, comma 1, della predetta legge, tale disposizione si applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore.
Il testo precedente così disponeva: «Se questo riguarda la parte dichiarata contumace, il processo è interrotto dal momento in cui il fatto interruttivo è notificato o è certificato dall’ufficiale giudiziario nella relazione di notificazione di uno dei provvedimenti di cui all’art. 292.».
(2) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 46, comma 13, della L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Ai sensi dell’art. 58, comma 1, della predetta legge, tale disposizione si applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore.
(3) La Corte costituzionale, con sentenza n. 220 del 16 ottobre 1986, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 75 e 300 c.p.c. nella parte in cui non prevedono, ove emerga una situazione di scomparsa del convenuto, l’interruzione del processo e la segnalazione, ad opera del giudice, del caso al pubblico ministero perché promuova la nomina di un curatore, nei cui confronti debba l’attore riassumere il giudizio.

Massime

Nonostante il carattere «personalissimo» (ex art. 270 c.c.) dell’azione del figlio per la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale la sostituzione processuale di lui da parte della persona esercente la potestà genitoriale (nel caso di specie la madre) non cessa automaticamente allorquando lo stesso raggiunga la maggiore età se tale circostanza non sia dichiarata in udienza o comunque portata a conoscenza delle altre parti mediante notifica (art. 300 primo comma c.p.c.). Ove peraltro il figlio che abbia compiuto diciotto anni nel corso del giudizio di appello provveda ad impugnare personalmente con ricorso per cassazione essendone legittimato la relativa sentenza non può concorrere al riguardo anche la legittimazione del genitore già esercente la potestà il quale conserva una propria legittimazione a ricorrere in cassazione soltanto allorché il petitum consista in pretese di carattere economico accessorie alla dichiarazione giudiziale di genitura naturale Cass. civ. sez. I 14 maggio 2005 n. 10131

Il raggiungimento della maggiore età da parte del minore costituito nel processo per mezzo del suo legale rappresentante se non sia stato formalmente dichiarato o notificato dal difensore a norma dell’art. 300 c.p.c. resta privo d’incidenza nel corso del processo che prosegue regolarmente nei confronti del suo rappresentante legale al quale pertanto è regolarmente notificata l’impugnazione avverso la sentenza in quanto soltanto qualora la capacità di stare in giudizio in rappresentanza del figlio minore venga meno per il raggiungimento della maggiore età da parte di quest’ultimo dopo la pubblicazione della sentenza l’impugnazione va proposta nei confronti dell’ex minore divenuto maggiorenne (e notificata presso il suo domicilio reale) e non nei confronti dei genitori (ovvero del figlio rappresentato dai genitori) Cass. civ. sez. I 9 gennaio 2004 n. 116

La rappresentanza processuale del minore (da parte del genitore del tutore o ove ricorra del curatore speciale) non cessa automaticamente allorché il minore diventa maggiorenne ed acquista a sua volta la capacità processuale rendendosi invece necessario che il raggiungimento della maggiore età sia reso noto alle altre parti mediante dichiarazione notifica o comunicazione della circostanza con un atto del processo. È infatti solo da tale momento che cessa la legittimazione processuale del rappresentante e c he si produce nel giudizio di merito l’interruzione del processo nonché che i successivi atti processuali vanno indirizzati personalmente alla parte. Tale principio dell’«ultrattività» di una tale rappresentanza opera – tuttavia – soltanto nell’ambito della stessa fase processuale attesa l’autonomia dei singoli gradi di giudizio. Ne consegue che nell’ipotesi in cui il minore abbia raggiunto la maggiore età nel corso del precedente grado del giudizio qualora l’appellante pur sapendo ciproponga impugnazione nei confronti del rappresentante costringendolo a costituirsi sia per sostenere l’infondatezza dell’eccezione circa la sua carenza di legittimazione a proseguire il giudizio di primo grado sia per chiedere la sua estromissione dal giudizio in relazione agli altri punti controversi della vertenza e sui quali solo il minore divenuta maggiorenne – intervenuto nel giudizio di secondo grado – è legittimato ad articolare difese correttamente l’appellante viene condannato alla rifusione delle spese di giudizio sostenute dal detto rappresentante risultato sul punto vittorioso Cass. civ. sez. II 30 gennaio 2002 n. 1206

Qualora la capacità del genitore di stare in giudizio in rappresentanza del figlio minore venga meno per il raggiungimento della maggiore età da parte di quest’ultimo dopo la conclusione del processo in primo grado – con la conseguenza che il relativo evento non è più suscettibile di dichiarazione o notificazione su iniziativa del procuratore costituito nel suddetto grado del processo ai sensi ed agli effetti dell’art. 300 c.p.c. – deve escludersi la validità della notificazione dell’atto di appello al genitore medesimo anziché al figlio divenuto maggiorenne ove l’appellante avrebbe potuto accertare senza difficoltà l’avvenuto raggiungimento della maggiore età rilevandolo dalla data di nascita menzionata nella sentenza impugnata) Cass. civ. sez. lav. 8 marzo 2001 n. 3349

Il principio che la rappresentanza processuale del minore da parte del genitore si protrae dopo il raggiungimento della maggiore età in mancanza di dichiarazione notificazione o comunicazione dell’evento vale se non vi è necessità di rinnovare la procura ad litem ma se per qualsiasi motivo sorge una tale necessità (nella specie a seguito di decesso del procuratore) viene meno la ragione giustificatrice del principio da individuare nell’ultrattività della procura e cessa la rappresentanza processuale del genitore Cass. civ. sez. III 16 febbraio 2001 n. 2333 

Il raggiungimento della maggiore età da parte del minore costituito nel processo a mezzo del suo legale rappresentante se non dichiarato o notificato formalmente dal difensore a norma dell’art. 300 c.p.c. è privo di incidenza sul corso del processo che può proseguire regolarmente nei confronti del rappresentante al quale pertanto vengono notificate le impugnazioni avverso le sentenze pronunciate nelle diverse fasi del giudizio. Cass. civ. sez. III 6 febbraio 2001 n. 1646

In tema di azione per la dichiarazione della filiazione naturale proposta dal genitore esercente la potestà sul minore qualora quest’ultimo divenga maggiorenne dopo la conclusione del processo di secondo grado l’eventuale ricorso per cassazione gli va notificato personalmente presso il suo domicilio reale giacché l’intervenuta maggiore età del rappresentato determina la perdita della capacità processuale del rappresentante e travolge anche la procura da questi conferita al difensore senza che sia applicabile il principio dell’ultrattività del mandato e della sopravvivenza della procura alla morte (nella specie perdita di capacità) del conferente giacché tale principio avendo carattere eccezionale e attesa l’autonomia dei singoli gradi di giudizio trova applicazione solo entro i limiti (segnati dell’emissione della sentenza) della conclusione della fase del processo in cui si è verificato l’evento concernente il mandante; ne consegue che deve considerarsi inesistente senza possibilità di sanatoria mediante rinnovazione la notifica del ricorso per cassazione all’ex minore (divenuto maggiorenne dopo la sentenza di secondo grado) effettuata presso il “procuratore domiciliatario e difensore costituito” se non risulta che al suddetto difensore il minore abbia rilasciato dopo il raggiungimento della maggiore età un’ulteriore procura con contestuale elezione di domicilio mancando altrimenti ogni collegamento tra la persona cui l’atto è destinato (ex minore) e il luogo e il soggetto cui la copia è stata consegnata (procuratore domiciliatario nominato in altro grado di giudizio da rappresentante ormai privo di capacità processuale) Cass. civ. sez. I 20 giugno 2000 n. 8380

L’art. 43 comma 3 l.fall. va interpretato nel senso che intervenuto il fallimento l’interruzione è sottratta all’ordinario regime dettato in materia dall’art. 300 c.p.c. nel senso cioè che è automatica e deve essere dichiarata dal giudice non appena sia venuto a conoscenza dall’evento ma non anche nel senso che la parte non fallita sia tenuta alla riassunzione del processo nei confronti del curatore indipendentemente dal fatto che l’interruzione sia stata o meno dichiarata Cass. civ. sez. VI-I 1 marzo 2017 n. 5288

La modifica dell’art. 43 della l. fall. introdotta dall’art. 41 del d.l.vo n. 5 del 2006 trova applicazione ai sensi dell’art. 153 del d.l.vo citato a partire dal 16 luglio 2006 con consequenziale automaticità dell’interruzione del processo a seguito della dichiarazione di fallimento purché quest’ultima sia intervenuta successivamente a tale data anche nei giudizi anteriormente pendenti restando irrilevante la disposizione transitoria dettata dall’art. 150 del medesimo d.l.vo la quale attiene a norme che regolano la procedura concorsuale e non alla disciplina processuale già in vigore all’epoca della dichiarazione di fallimento Cass. civ. sez. III 28 dicembre 2016 n. 27165

In caso di interruzione del processo determinata “ipso iure” dall’apertura del fallimento giusta l’art. 43 comma 3 l. fall. aggiunto dall’art. 41 del d.l.vo n. 5 del 2006 al fine del decorso del termine per la riassunzione non è sufficiente la sola conoscenza da parte del curatore fallimentare dell’evento interruttivo rappresentato dalla dichiarazione di fallimento ma è necessaria anche la conoscenza dello specifico giudizio sul quale detto effetto interruttivo è in concreto destinato ad operare; la conoscenza deve inoltre essere “legale” cioè acquisita non in via di mero fatto ma per il tramite di una dichiarazione notificazione o certificazione rappresentativa dell’evento che determina l’interruzione del processo assistita da fede privilegiata Cass. civ. sez. III 28 dicembre 2016 n. 27165

La chiusura del fallimento non produce effetti interruttivi automatici sui processi in cui sia parte il curatore perché la perdita della capacità processuale che ne consegue non si sottrae alla regola dettata a tal fine dall’art. 300 c.p.c. della necessità della dichiarazione in giudizio da parte del procuratore dell’evento interruttivo Cass. civ. sez. I 27 ottobre 2016 n. 21742

In caso di perdita della capacità di stare in giudizio della parte rimasta contumace l’evento interruttivo del processo (nella specie sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa) deve essere portato a conoscenza delle altre parti nei modi stabiliti dall’art. 300 quarto comma c.p.c. che non consentono equipollenti in quanto assicurano alle parti una probabilità di effettiva conoscenza dell’evento superiore ad altre modalità (quali nella specie la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale che dispone la liquidazione coatta amministrativa) e ad opera di coloro che possono proseguire il giudizio anche perché l’indicata disposizione è dettata nell’interesse di chi può e deve difendersi in sostituzione della parte contumace Cass. civ. sez. I 23 novembre 2001 n. 14856

L’inizio della procedura fallimentare non produce effetti interruttivi automatici sui processi in corso in cui il fallito sia parte atteso che la perdita della capacità processuale a seguito di dichiarazione di fallimento non si sottrae alla disciplina di cui all’art. 300 c.p.c. prevedendo a tal fine la necessità della dichiarazione in giudizio dell’evento; in difetto di tale dichiarazione il processo prosegue tra le parti originarie (almeno fino a quando non si costituisca il soggetto legittimato) e l’eventuale sentenza pronunciata nei confronti del fallito non è nulla né inutiliter data bensì soltanto inopponibile alla massa dei creditori rispetto ai quali il giudizio in tal modo proseguito costituisce res inter alias acta Cass. civ. sez. I 20 giugno 2000 n. 8363

La morte della parte contumace ai sensi dell’art. 300 quarto comma c.p.c. nella formulazione – applicabile nella specie “ratione temporis” – antecedente alle modifiche introdotte dall’art. 46 tredicesimo comma della legge 18 giugno 2009 n. 69 (con le quali è stata espressamente attribuita rilevanza ai fini interruttivi anche all’attività di documentazione proveniente dalle altri parti del giudizio) comporta l’interruzione del processo solo se notificata o certificata dall’ufficiale giudiziario nella relazione di notificazione di uno dei provvedimenti di cui all’art. 292 c.p.c. senza che tali forme tassative ammettano equipollenti apparendo altresì manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale di detta norma in riferimento all’art. 3 Cost. nella parte in cui non prevede l’interruzione del processo come effetto della conoscenza dell’evento comunque acquisita alla luce delle profonde differenze esistenti tra la fattispecie in esame e quella della scomparsa del convenuto nel corso del processo. Ne consegue che non può attribuirsi efficacia interruttiva alla produzione del certificato di morte del contumace effettuata dal procuratore della controparte costituita Cass. civ. sez. II 31 maggio 2012 n. 8755 

La cancellazione di una società di persone (nella specie una s.n.c.) dal registro delle imprese costituita in giudizio a mezzo di procuratore che tale evento non abbia dichiarato in udienza o notificato alle altre parti nei modi e nei tempi di cui all’art. 300 c.p.c. comporta giusta la regola dell’ultrattività del mandato alla lite che detto procuratore continua a rappresentare la parte come se l’evento interruttivo non si fosse verificato con conseguente ammissibilità della notificazione dell’impugnazione presso di lui ex art. 330 comma 1 c.p.c. senza che rilevi la conoscenza “aliunde” dell’avvenuta cancellazione da parte del notificante; viceversa la medesima regola dell’ultrattività del mandato alla lite non consente al procuratore della società cancellata pur quando la procura originariamente conferita sia valida anche per gli ulteriori gradi del processo di proporre ricorso per cassazione giacché da un lato esso richiede la procura speciale e dall’altro l’operatività del predetto principio presuppone che si agisca in nome di un soggetto esistente e capace di stare in giudizio Cass. civ. sez. II 9 ottobre 2017 n. 23563

La cancellazione della società di persone dal registro delle imprese determina l’estinzione della società stessa privandola della capacità di stare in giudizio sicché quando ciò intervenga nella pendenza di un giudizio del quale la medesima è parte ancorchè questo non sia interrotto per mancata dichiarazione del corrispondente evento da parte del suo difensore la legittimazione sostanziale e processuale attiva e passiva si trasferisce automaticamente ai sensi dell’art. 110 c.p.c. ai soci quali successori a titolo universale divenuti partecipi della comunione in ordine ai beni residuati dalla liquidazione o sopravvenuti alla cancellazione Cass. civ. sez. L 25 maggio 2017 n. 13183

 

La cancellazione della società dal registro delle imprese dà luogo a un fenomeno estintivo che priva la stessa della capacità di stare in giudizio costituendo un evento interruttivo la cui rilevanza processuale è peraltro subordinata ove la parte sia costituita a mezzo di procuratore stante la regola dell’ultrattività del mandato alla lite dalla dichiarazione in udienza ovvero dalla notificazione dell’evento alle altre parti; a tale principio consegue che: a) la notificazione della sentenza fatta a detto procuratore ex art. 285 c.p.c. è idonea a far decorrere il termine per l’impugnazione nei confronti della società cancellata; b) il medesimo procuratore qualora originariamente munito di procura alla lite valida per gli ulteriori gradi del processo è legittimato a proporre impugnazione ad eccezione del ricorso per cassazione per cui è richiesta la procura speciale – in rappresentanza della società; c) è ammissibile la notificazione dell’impugnazione presso detto procuratore ai sensi dell’art. 330 comma 1 c.p.c. senza che rilevi la conoscenza “aliunde” di uno degli eventi previsti dall’art. 299 c.p.c. da parte del notificante. (In applicazione del principio la S.C. ha ritenuto ammissibile il ricorso per cassazione promosso dal difensore munito di mandato a tal fine conferito dalla società con procura speciale sottoscritta prima dell’estinzione dell’ente a seguito della cancellazione dal registro delle imprese) Cass. civ. sez. V 23 novembre 2018 n. 30341

La cancellazione della società dal registro delle imprese dà luogo ad un fenomeno estintivo che priva la società stessa della capacità di stare in giudizio determinando così qualora l’estinzione intervenga nella pendenza di un giudizio del quale la società è parte costituita – un evento interruttivo disciplinato dagli artt. 299 e ss. cod. proc. civ. la cui omessa dichiarazione o notificazione ad opera del procuratore comporta in applicazione della regola dell’ultrattività del mandato alla lite che il difensore continui a rappresentare la parte risultando così stabilizzata la sua posizione giuridica (rispetto alle altre parti ed al giudice) nella fase attiva del rapporto processuale nonché in quelle successive di sua quiescenza od eventuale riattivazione dovuta alla proposizione dell’impugnazione. Tale posizione è suscettibile di modificazione qualora nella fase di impugnazione si costituiscano i soci successori della società ovvero se il procuratore costituito per la società già munito di procura alla lite valida anche per gli ulteriori gradi del processo dichiari in udienza l’evento o lo notifichi alle altre parti o ancora se in caso di contumacia tale evento sia documentato dall’altra parte o notificato o certificato dall’ufficiale giudiziario ex art. 300 quarto comma cod. proc. civ Cass. civ. sez. III 31 ottobre 2014 n. 23141

La soppressione di un ente pubblico con il trasferimento dei relativi rapporti giuridici ad un altro ente determina l’interruzione automatica del processo ai sensi dell’art. 299 cod. proc. civ. soltanto ove intervenga tra la notificazione della citazione e la costituzione in giudizio trovando altrimenti applicazione l’art. 300 cod. proc. civ. che impone ai fini della interruzione la corrispondente dichiarazione in udienza del procuratore costituito per la parte interessata dall’evento (configurabile non come mera dichiarazione di scienza ma come vera e propria manifestazione di volontà diretta a provocare la predetta interruzione) o la notifica di quest’ultimo alle altre parti. Pertanto in assenza di una siffatta dichiarazione entro la chiusura della discussione la posizione della parte rappresentata resta stabilizzata rispetto alle altre parti ed al giudice quale persona giuridica ancora esistente con correlativa ultrattività della procura “ad litem” nessun rilievo assumendo ai fini suddetti la conoscenza dell’evento “aliunde” acquisita ancorché evincibile da un provvedimento legislativo che ha disposto quella soppressione Cass. civ. sez. I 13 marzo 2013 n. 6208

La cancellazione della società dal registro delle imprese a partire dal momento in cui si verifica l’estinzione della società cancellata priva la società stessa della capacità di stare in giudizio (con la sola eccezione della “fictio iuris” contemplata dall’art. 10 legge fall.); pertanto qualora l’estinzione intervenga nella pendenza di un giudizio del quale la società è parte si determina un evento interruttivo disciplinato dagli artt. 299 e ss. c.p.c. con eventuale prosecuzione o riassunzione da parte o nei confronti dei soci successori della società ai sensi dell’art. 110 c.p.c.; qualora l’evento non sia stato fatto constare nei modi di legge o si sia verificato quando farlo constare in tali modi non sarebbe più stato possibile l’impugnazione della sentenza pronunciata nei riguardi della società deve provenire o essere indirizzata a pena d’inammissibilità dai soci o nei confronti dei soci atteso che la stabilizzazione processuale di un soggetto estinto non può eccedere il grado di giudizio nel quale l’evento estintivo è occorso Cass. civ. Sezioni Unite 12 marzo 2013 n. 6070

L’estinzione della società a seguito di cancellazione determina nei processi in corso nei confronti dell’ente l’applicazione delle regole generali dettate dagli artt. 299 e seguenti c.p.c. poiché essa costituisce vicenda equiparabile alla morte della parte persona fisica. Ne consegue che per difetto assoluto della “giusta parte” processuale è inammissibile l’impugnazione proposta nei confronti di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese nelle more del processo Cass. civ. sez. V 16 maggio 2012 n. 7676 

La fusione per incorporazione che si sia verificata prima dell’entrata in vigore del novellato art. 2504 bis c.c. determina l’estinzione della società incorporata non avendo la nuova disciplina normativa della fusione introdotta del d.l.vo n. 6 del 2003 carattere interpretativo ed efficacia retroattiva ma esclusivamente innovativo Cass. civ. Sezioni Unite 14 settembre 2010 n. 19509

La circostanza che un ente pubblico parte in un procedimento civile venga soppresso ex lege e le sue funzioni trasferite ad altro ente costituisce una causa di interruzione del processo; ne consegue che ove tale fatto avvenga nelle more tra la notifica della citazione (anche d’appello) e la prima udienza di comparizione il processo è interrotto automaticamente e deve essere riassunto a pena di estinzione entro sei mesi dalla data di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale del provvedimento che ha disposto la soppressione dell’ente Cass. civ. sez. I 30 agosto 2007 n. 18306 

Ai sensi del nuovo art. 2505 bis c.c. conseguente alla riforma del diritto societario (D.L.vo 17 gennaio 2003 n. 6) la fusione tra società non determina nelle ipotesi di fusione per incorporazione l’estinzione della società incorporata né crea un nuovo soggetto di diritto nell’ipotesi di fusione paritaria ma attua l’unificazione mediante l’integrazione reciproca delle società partecipanti alla fusione risolvendosi in una vicenda meramente evolutivo-modificativa dello stesso soggetto giuridico che conserva la propria identità pur in un nuovo assetto organizzativo. Deve pertanto escludersi che la fusione per incorporazione determini l’interruzione del processo ai sensi dell’art. 300 c.p.c Cass. civ. Sezioni Unite 8 febbraio 2006 n. 2637 

La soppressione di un ente pubblico costituito in giudizio per mezzo di procuratore resta soggetta alle disposizioni di cui all’art. 300 c.p.c. e pertanto non determina l’interruzione del processo fino a quando il procuratore costituito non dichiari o notifichi detto evento tenendo conto che tale dichiarazione o notificazione non può trovare equipollente nella conoscenza aliunde dell’evento medesimo ancorché evincibile da un provvedimento legislativo che ha disposto quella soppressione. Ne consegue che qualora il procuratore unico legittimato ometta di dichiarare in udienza o di notificare detto evento alle altre parti fino alla chiusura della discussione la posizione della parte rappresentata rimane stabilizzata rispetto alle altre parti e al giudice quale persona giuridica ancora esistente con correlativa ultrattività della procura alle liti fino a quando nella successiva fase di impugnazione non si costituisca l’ente subentrato a quello soppresso ovvero il procuratore di quest’ultimo originariamente munito di procura valida anche per gli ulteriori gradi del processo non dichiari o notifichi il verificarsi dell’evento ovvero in caso di contumacia l’evento medesimo non sia notificato o certificato dall’ufficiale giudiziario. Cicomporta inoltre che l’altra parte in assenza delle dette situazioni correttamente notifica l’atto di impugnazione da lei proposto presso il difensore procuratore dell’ente per quanto lo stesso sia estinto. (Nella specie la S.C. ha ritenuto incensurabile la declaratoria di inammissibilità dell’appello ritenendo che in applicazione dei principi di cui in massima l’appello avrebbe potuto essere notificato o alla soppressa Usl o alla gestione liquidatoria della medesima ma non alla Asl che non era succeduta né a titolo universale né a titolo particolare nel rapporto tra il medico e la cessata Usl) Cass. civ. sez. lav. 4 novembre 2005 n. 21378

La cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese non ne determina ipso facto l’estinzione tale effetto verificandosi solo in conseguenza della definizione di tutti i rapporti ancora pendenti. La società conserva pertanto in pendenza di una siffatta situazione la sua piena capacità processuale tanto attiva quanto passiva e va evocata in giudizio in persona del suo liquidatore o in mancanza di un curatore speciale nominato ai sensi del disposto di cui all’art. 78 c.p.c Cass. civ. sez. III 28 maggio 2004 n. 10314 

La trasformazione della società compresa quella di una società di persone in società di capitali comporta soltanto il mutamento formale di un’organizzazione societaria già esistente ma non la creazione di un nuovo ente che si distingua dal vecchio sicché l’ente trasformato quand’anche consegua la personalità giuridica di cui prima era sprovvisto non si estingue per rinascere sotto altra forma né dà luogo a un nuovo centro di imputazione di rapporti giuridici ma sopravvive alla vicenda modificativa senza soluzione di continuità e senza perdere la identità soggettiva. (In applicazione di tale principio la S.C. ha cassato la sentenza impugnata nella parte in cui aveva dichiarato inammissibile l’appello proposto da una società in accomandita semplice trasformatasi medio tempore in società a responsabilità limitata ritenendo che il gravame provenisse da un soggetto non più esistente al momento della sua proposizione) Cass. civ. sez. lav. 12 novembre 2003 n. 17066 

L’atto formale di cancellazione di una società dal registro delle imprese ha funzione di pubblicità e non ne determina l’estinzione ove non siano ancora esauriti tutti i rapporti giuridici facenti capo alla società stessa. Ne consegue che fino a tale momento permane la legittimazione processuale in capo alla società e deve escludersi anche con riferimento alle successive fasi di impugnazione che intervenuta la cancellazione il processo già iniziato debba proseguire nei confronti o su iniziativa delle persone fisiche che la rappresentavano in giudizio o dei soci. (Fattispecie relativa a società in nome collettivo e a ritenuta inefficacia della notificazione della sentenza ai soci ai fini della decorrenza del termine di impugnazione) Cass. civ. sez. lav. 1 luglio 2000 n. 8842 

La dichiarazione dell’evento interruttivo che ha colpito la parte costituita di cui all’art. 300 comma 1 c.p.c. costituisce esercizio di un potere discrezionale del procuratore al quale soltanto compete di valutarne l’opportunità nell’esclusivo interesse della parte rappresentata così che la scelta di dichiarare o meno tale evento ovvero del momento in cui dichiararlo non può integrare di per sé abuso del processo né può incidere sulla durata del giudizio in danno della controparte essendo a tal fine indifferente che l’interruzione si verifichi in un momento del processo piuttosto che in un altro Cass. civ. sez. III 20 agosto 2018 n. 20809 

Ai fini dell’interruzione del processo il verificarsi di uno degli eventi previsti dall’art. 300 c.p.c. produce effetto solo se il procuratore della parte cui si riferisce l’evento interruttivo lo dichiari in udienza o lo notifichi alle altre parti senza che assuma rilievo la circostanza che il difensore a tanto legittimato abbia reso la relativa dichiarazione in un diverso processo ovvero in un diverso grado in considerazione dell’autonomia dei giudizi e dei singoli gradi processuali Cass. civ. sez. II 28 maggio 2012 n. 8494 

La dichiarazione resa ai sensi dell’art. 300 c.p.c. dal procuratore della parte costituita sebbene strutturata come dichiarazione di scienza riveste carattere strettamente negoziale e postula la esistenza di una volontà del dichiarante di provocare l’interruzione del processo; tale effetto non si realizza quando la causa interruttiva (nella specie la fusione per incorporazione) risulti semplicemente comunicata (attraverso il deposito dell’atto di fusione) con contestuale precisazione delle conclusioni che rivela una volontà opposta a quella di provocare l’interruzione e rende incomprensibili le ragioni della comunicazione Cass. civ. sez. I 24 aprile 2007 n. 9900 

Il principio per il quale il verificarsi di uno degli eventi previsti dall’art. 300 c.p.c. produce l’interruzione del procedimento solo se il procuratore della parte cui si riferisce l’evento interruttivo lo dichiari in udienza o lo notifichi alle altre parti operando in mancanza il principio della ultrattività della procura ad litem non è applicabile al caso in cui la procura originariamente rilasciata dal genitore in rappresentanza del figlio minore che nelle more abbia raggiunto la maggiore età non sia valida anche per l’ulteriore grado del processo essendosi il rappresentante legale limitato (come nella specie) a conferire al difensore mandato per la sola fase processuale dinanzi al giudice di primo grado Cass. civ. sez. III 14 ottobre 2003 n. 15323 

Nel caso di riunione di procedimenti relativi a cause connesse (l’evento interruttivo che interessa la parte di uno dei detti procedimenti non intacca minimamente l’effettività del contraddittorio rispetto alle parti degli altri procedimenti connessi (e come tali scindibili e tra di loro autonomi) né viene a ledere l’attività difensiva o una efficiente rappresentanza tecnica di dette parti. Ne consegue che nel caso di specie l’interruzione del processo deve essere dichiarata limitatamente alla parte colpita dall’evento interruttivo e non in riferimento all’intero processo Cass. civ. sez. lav. 25 febbraio 2002 n. 2676

consegue solo ad un atto del procuratore quale dominus litis atto che postula la valutazione riferita all’oggetto della causa dell’opportunità nell’interesse delle parti stesse o dei suoi eredi in caso di morte o di perdita di capacità della parte di comunicare o notificare l’evento interruttivo alle altre parti senza che detta comunicazione o notificazione ammetta equipollenti Cass. civ. sez. II 22 febbraio 2001 n. 2599

La morte del mandante che sta in giudizio per mezzo del mandatario ad negotia costituito tramite procuratore legale in tanto ha rilevanza processuale ed importa l’interruzione del processo in quanto sia stata dichiarata o notificata dal procuratore legale restando irrilevante che la morte della parte sia nota al giudice ed alla controparte sopravvivendo la rappresentanza processuale per il suo particolare carattere di rapporto esterno rispetto al giudice ed alla controparte al decesso del mandante; mentre nei rapporti interni fra mandante e mandatario gli atti (in essi compresa la nomina di un procuratore ad processum) che siano stati compiuti dal mandatario prima di conoscere l’estinzione del mandato (per morte del mandante) restano validi sia nei confronti del mandante che dei suoi eredi (salva da parte di questi ultimi la ratifica dell’operato del mandatario) Cass. civ. sez. III 18 gennaio 2001 n. 721

La dichiarazione da parte del procuratore di uno degli eventi che a norma dell’art. 300 c.p.c. comportano l’interruzione del processo deve essere finalizzata al conseguimento di tale effetto il quale pertanto non si verifica se la dichiarazione stessa è stata resa per uno scopo meramente informativo in difetto del detto elemento intenzionale o dei necessari requisiti formali (quali la formulazione in udienza o in atto notificato alle altre parti) e senza astensione dall’attività difensiva. Ne consegue che non determina interruzione del processo la dichiarazione che risulti soltanto dalla comparsa conclusionale depositata che costituisce un tipico atto difensivo equiparabile alla dichiarazione resa in udienza o alle notificazioni con le suddette finalità Cass. civ. sez. I 23 novembre 2000 n. 15131

La dichiarazione di interruzione del processo emessa erroneamente per difetto del presupposto richiesto dall’art. 300 c.p.c. non comporta la nullità degli atti successivi del processo che sia stato proseguito per impulso di una delle parti nel rispetto del contraddittorio con le altre. In tal caso si configura a seguito dell’omessa fissazione dell’udienza per il prosieguo una fattispecie equiparabile in via analogica a quella prevista dall’art. 289 c.p.c. (che prevede l’integrazione ad istanza di parte dei provvedimenti istruttori che non contengono la fissazione dell’udienza successiva o del termine entro il quale le parti debbono compiere gli atti processuali) con il conseguente onere della parte di richiedere al giudice l’integrazione del provvedimento con la fissazione dell’udienza di prosecuzione della causa Cass. civ. sez. I 7 giugno 2000 n. 7710

La morte della parte costituita a mezzo di procuratore da questi non dichiarata in udienza o notificata alle altre parti comporta giusta la regola dell’ultrattività del mandato che il medesimo procuratore qualora munito di procura “ad litem” valida non solo per il primo ma anche per gli ulteriori gradi del processo è legittimato non solo ad impugnare la sentenza di primo grado ma anche a notificarla con ciò determinando la decorrenza del termine breve per l’impugnazione Cass. civ. sez. VI-I 20 ottobre 2015 n. 21287

La dichiarazione da parte del procuratore di uno degli eventi che a norma dell’art. 300 c.p.c. comportano l’interruzione del processo deve essere finalizzata al conseguimento di tale effetto o corredata dei necessari requisiti formali (quali la formulazione in udienza o in atto notificato alle altre parti) sicché non determina interruzione del processo la dichiarazione contenuta nella comparsa conclusionale nella quale il difensore si sia limitato a chiedere la fissazione di apposita udienza istruttoria riservandosi in tale sede di dichiarare l’evento Cass. civ. sez. II 28 settembre 2015 n. 19139 

In caso di morte o perdita di capacità della parte costituita a mezzo di procuratore l’omessa dichiarazione o notificazione del relativo evento ad opera di quest’ultimo comporta giusta la regola dell’ultrattività del mandato alla lite che il difensore continui a rappresentare la parte come se l’evento stesso non si fosse verificato risultando così stabilizzata la posizione giuridica della parte rappresentata (rispetto alle altre parti ed al giudice) nella fase attiva del rapporto processuale nonché in quelle successive di sua quiescenza od eventuale riattivazione dovuta alla proposizione dell’impugnazione. Tale posizione è suscettibile di modificazione qualora nella fase di impugnazione si costituiscano gli eredi della parte defunta o il rappresentante legale di quella divenuta incapace ovvero se il suo procuratore già munito di procura alla lite valida anche per gli ulteriori gradi del processo dichiari in udienza o notifichi alle altre parti l’evento o se rimasta la medesima parte contumace esso sia documentato dall’altra parte o notificato o certificato dall’ufficiale giudiziario ex art. 300 quarto comma cod. proc. civ Cass. civ. Sezioni Unite 4 luglio 2014 n. 15295

Qualora uno degli eventi idonei a determinare l’interruzione del processo ai sensi dell’art. 301 c.p.c. quale la morte della parte si verifichi nel corso del giudizio di primo grado e tale evento non venga dichiarato né notificato dal difensore della parte alla quale l’evento si riferisce il giudizio di impugnazione deve essere comunque instaurato da e contro i soggetti effettivamente legittimati e quindi da e contro gli eredi. Infatti al fine di riconoscere la persistente legittimazione del procuratore della parte originaria in relazione al giudizio di impugnazione non è invocabile il principio di ultrattività del mandato che attribuendo al procuratore la possibilità di continuare a rappresentare in giudizio la parte che gli abbia conferito il mandato e costituendo deroga al principio secondo il quale la morte del mandante estingue il mandato (secondo la normativa sulla rappresentanza e sul mandato di cui all’art. 1722 n. 4 cod. civ.) va contenuto nei limiti della fase del processo in cui si è verificato l’evento non dichiarato né notificato Cass. civ. sez. I 19 marzo 2009 n. 6701

Qualora uno degli eventi idonei a determinare l’interruzione del processo si verifichi nel giudizio di primo grado prima della chiusura della discussione (ovvero dopo l’udienza di precisazione delle conclusioni e durante la pendenza del termine per il deposito delle comparse conclusionali e di replica) e tale evento non venga dichiarato né notificato dal procuratore della parte cui l’evento si riferisce a norma dell’art. 300 c.p.c. il giudizio di impugnazione dev’essere comunque instaurato da e contro i soggetti effettivamente legittimati. Ne consegue che in caso di morte della parte verificatasi nella predetta fase deve considerarsi inammissibile l’appello proposto dal difensore (nominato nel grado precedente) per conto del “de cuius” non essendo il diritto di impugnazione riferibile a questi bensì esclusivamente al successore Cass. civ. sez. III 5 marzo 2009 n. 5387

L’incidenza dell’evento morte di una parte costituita con Procuratore verificatosi durante il giudizio di merito è regolata dall’art. 300 c.p.c. in base al quale è indispensabile la comunicazione formale dell’evento da eseguirsi dal procuratore della parte deceduta mentre non ha rilevanza la conoscenza che dell’evento stesso il giudice o le altre parti abbiano eventualmente avuto aluinde. La ratio di tale norma coincidente con l’esigenza di assicurare il rispetto del contraddittorio consentendo al rappresentante tecnico della parte di continuare a svolgere tutte le attività difensive nell’interesse della stessa da lui rappresentata anche quando questa sia deceduta o divenuta incapace deriva dalla presunzione della tacita conferma del mandato al difensore da parte dei legittimati alla prosecuzione del processo Cass. civ. sez. II 18 luglio 2002 n. 10443

È ammissibile il ricorso per cassazione proposto nei confronti di una società (originaria controparte nel giudizio di appello) estintasi per fusione prima della chiusura della discussione ove il procuratore unico legittimato abbia omesso di dichiarare in udienza o di notificare alle altre parti l’evento estintivo della parte da lui rappresentata Cass. civ. sez. II 6 novembre 2000 n. 14454

Le norme che disciplinano l’interruzione del processo sono preordinate a tutela della parte colpita dal relativo evento con la conseguenza che è solo detta parte legittimata a dolersi dell’irrituale continuazione del processo nonostante il verificarsi della causa interruttiva Cass. civ. sez. II 4 luglio 2000 n. 8931 

La morte o la perdita di capacità della parte costituita a mezzo di procuratore dallo stesso non dichiarate in udienza o notificate alle altre parti comportano giusta la regola dell’ultrattività del mandato alla lite che: a) la notificazione della sentenza fatta a detto procuratore ex art. 285 c.p.c. è idonea a far decorrere il termine per l’impugnazione nei confronti della parte deceduta o del rappresentante legale di quella divenuta incapace; b) il medesimo procuratore qualora originariamente munito di procura alla lite valida per gli ulteriori gradi del processo è legittimato a proporre impugnazione – ad eccezione del ricorso per cassazione per cui è richiesta la procura speciale – in rappresentanza della parte che deceduta o divenuta incapace va considerata nell’ambito del processo tuttora in vita e capace; c) è ammissibile la notificazione dell’impugnazione presso di lui ai sensi dell’art. 330 comma 1 c.p.c. senza che rilevi la conoscenza “aliunde” di uno degli eventi previsti dall’art. 299 c.p.c. da parte del notificante Cass. civ. sez. II 22 agosto 2018 n. 20964

Il processo è interrotto dal momento della dichiarazione della perdita della capacità di stare in giudizio della parte (art. 300 c.p.c.) e da tale momento decorre il termine per la riassunzione che non può essere sospeso in mancanza di una specifica previsione normativa. (Nella specie dichiarato il fallimento di una parte la Suprema Corte ha stabilito che il termine per la riassunzione non potesse essere sospeso in conseguenza di una pretesa scomparsa della medesima parte dichiarata fallita stante anche la presenza del soggetto legittimato – il curatore fallimentare – a ricevere l’atto di riassunzione) Cass. civ. sez. II 28 febbraio 2006 n. 4454

Nel caso di morte di una parte costituita in giudizio la mancata dichiarazione dell’evento ad opera del suo procuratore ai fini interruttivi ai sensi dell’art. 300 c.p.c. non impedisce alla controparte che sia comunque a conoscenza di tale evento di prendere l’iniziativa della chiamata in giudizio dei successori di detta parte mediante un atto di impulso processuale che pur non qualificabile come riassunzione in senso tecnico è idoneo a determinare la prosecuzione del giudizio Cass. civ. sez. II 13 settembre 2019 n. 22950    

La dichiarazione di fallimento di una delle parti che si sia verificata dopo l’udienza di precisazione delle conclusioni (o di discussione) effettuata nella prima memoria ai sensi dell’art. 190 c.p.c. non produce alcun effetto ai fini della interruzione del processo sicchè il giudizio prosegue tra le parti originarie e la sentenza pronunciata nei confronti della parte successivamente fallita non è nulla né inutiliter data bensì inopponibile alla massa dei creditori rispetto ai quali costituisce res inter alios acta Cass. civ. sez. I- 22 novembre 2017 n. 27829

In tema di interruzione del processo la morte o la perdita della capacità della parte costituita in giudizio qualora sia dichiarata o notificata successivamente alla scadenza dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica non produce alcun effetto interruttivo atteso che nella disciplina introdotta dalla l. n. 353 del 1990 tale ipotesi è equiparabile a quella in cui l’evento si avveri o sia notificato dopo la chiusura della discussione davanti al collegio Cass. civ. sez. VI 9 giugno 2017 n. 14472 G. c. Z.  

In tema di ricorso per cassazione la dichiarazione di fallimento di una delle parti non integra una causa di interruzione del relativo giudizio posto che in quest’ultimo opera il principio dell’impulso d’ufficio e non trovano pertanto applicazione i comuni eventi interruttivi del processo contemplati in via generale dalla legge Cass. civ. sez. I 23 marzo 2017 n. 7477 

In tema di interruzione del processo si ha “riapertura dell’istruzione” ai sensi dell’art. 300 quinto comma c.p.c. con la conseguente rilevanza degli eventi interruttivi successivi alla chiusura della discussione quando il procedimento regredisce dalla fase decisoria ad una fase precedente in cui può svolgersi attività istruttoria a prescindere dalla circostanza che quest’ultima abbia effettivamente luogo; pertanto allorchè il tribunale in composizione monocratica dopo aver trattenuto la causa in decisione fissi una nuova udienza davanti a sé “per chiarimenti” (che costituiscono attività istruttoria) e vi riceva la dichiarazione del procuratore circa l’avvenuto decesso del cliente deve constatare l’interruzione del processo restando irrilevante che in tale udienza sia effettivamente svolta attività istruttoria Cass. civ. sez. I 17 maggio 2012 n. 7789

In tema di interruzione del processo l’ordinanza con cui il giudice dopo aver assunto la causa in decisione rimette la causa sul ruolo per consentire alle parti il deposito in cancelleria dei rispettivi fascicoli con successiva nuova precisazione delle conclusioni costituisce riapertura dell’istruzione agli effetti dell’art. 300 quinto comma c.p.c. e perciò consente al procuratore della parte di rendere la dichiarazione di alcuno degli eventi interruttivi previsti dall’art. 299 c.p.c. avveratosi dopo il passaggio in decisione Cass. civ. sez. II 24 febbraio 2012 n. 2895 

Qualora verificatasi nel corso del giudizio di primo grado la morte della parte costituita tale evento venga attestato dal procuratore nel corso dell’udienza collegiale dopo che la causa è stata rimessa in decisione il giudice non può tenere conto di tale fatto né ai fini dell’interruzione del processo né per dichiarare la cessazione della materia del contendere Cass. civ. sez. II 30 ottobre 2008 n. 26254

In caso di morte della parte costituita nel processo allorquando tale evento si verifichi nel periodo di tempo compreso tra l’udienza di discussione e la pubblicazione della sentenza se lo stesso non sia stato portato a conoscenza della controparte che deve proporre l’impugnazione a mezzo di atti idonei l’impugnazione stessa è validamente proposta nei confronti della parte deceduta con atto notificato presso il procuratore di essa mentre nell’ipotesi inversa l’impugnazione va notificata agli eredi e ove non lo sia è affetta da nullità per errata identificazione del soggetto passivo della vocatio in ius rilevabile di ufficio a norma dell’articolo 164 c.p.c.e tuttavia sanabile per effetto della costituzione in giudizio degli eredi che avvenga quando non sia ancora decorso il termine annuale per proporre impugnazione. (Nella fattispecie verificatosi in primo grado l’evento interruttivo ad istanza di uno degli eredi la sentenza con anche la indicazione del decesso e del domicilio del notificante era stata notificata alle controparti che avevano proposto appello nei confronti della parte deceduta presso il procuratore costituito e la corte di merito aveva dichiarato inammissibile l’appello: sulla base dell’enunciato principio la S.C. ha rigettato il ricorso dei predetti appellanti) Cass. civ. sez. III 14 novembre 2006 n. 24208 

In caso di morte della parte costituita avvenuta dopo la chiusura della discussione ma anteriormente alla pubblicazione della sentenza l’impugnazione della sentenza va instaurata nei confronti non della parte defunta rappresentata dal suo procuratore nel precedente grado del processo ma degli eredi di questa (ferma in ogni caso l’inidoneità a far decorrere il termine breve per l’impugnazione della notifica della sentenza che non contenga l’autoindividuazione degli eredi richiedenti con tutte le indicazioni necessarie a rendere l’impugnazione stessa proponibile nei loro confronti nel ristretto ambito temporale indicato dall’art. 325 c.p.c.). Ove la non corretta proposizione dell’impugnazione sia dipesa da incolpevole ignoranza dell’impugnante circa l’evento che ha determinato il mutamento della situazione soggettiva riguardo all’altra parte non vi è possibilità di sanatoria mediante rinnovazione ex art. 291 c.p.c. versandosi in un caso non di semplice nullità della notificazione ma di errata identificazione del soggetto passivo della vocatio in ius mentre resta in ipotesi salva la rimessione in termini ove ricorrano le condizioni per l’applicabilità dell’istituto Cass. civ. sez. I 1 agosto 2003 n. 11736 

In tema di interruzione del processo a norma dell’art. 300 primo e secondo comma c.p.c. il procuratore ha la facoltà di continuare a rappresentare la parte che gli abbia conferito il mandato ancorché defunta dopo la costituzione in giudizio soltanto all’interno della fase processuale in cui l’evento si è verificato. Pertanto ove la morte della parte sia avvenuta dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado e prima della proposizione dell’appello il difensore della parte defunta non può proporre tale impugnazione in base alla procura rilasciata dalla medesima ma necessita di un nuovo mandato da parte degli eredi Cass. civ. sez. II 9 agosto 2010 n. 18485

In tema di ricorso per cassazione la dichiarazione di fallimento di una delle parti non integra una causa di interruzione del relativo giudizio posto che in quest’ultimo opera il principio dell’impulso d’ufficio e non trovano pertanto applicazione i comuni eventi interruttivi del processo contemplati in via generale dalla legge Cass. civ. sez. I 23 marzo 2017 n. 7477 

Il giudizio di cassazione caratterizzato dall’impulso di ufficio non è soggetto ad interruzione in presenza degli eventi di cui agli artt. 299 ss. c.p.c. dettati per il giudizio di merito. Ne consegue che nel caso in cui nelle more del giudizio per cassazione una società estranea al procedimento ne incorpori un’altra che di quest’ultimo sia parte l’estinzione della società incorporata da un lato non determina interruzione del giudizio di legittimità e dall’altro lato pur non dando luogo ad un fenomeno di successione a titolo particolare nel diritto controverso comporta la prosecuzione del giudizio medesimo fra le parti originarie senza che la società incorporante sia legittimata a rinnovare il ricorso precedentemente proposto dalla società incorporata neanche ai fini di intervento nel suddetto giudizio Cass. civ. sez. I 27 giugno 2000 n. 8708 

Nel caso di cumulo di cause scindibili l’evento interruttivo riguardante il debitore principale non si propaga al debitore solidale in qualità di fideiussore ed il giudice ha la facoltà non l’obbligo di separare le cause sicché ove non si avvalga di tale facoltà una volta mancata la riassunzione nell’interesse della parte colpita dall’evento interruttivo e determinatasi l’estinzione (parziale) del giudizio nei confronti di quest’ultima il processo deve continuare tra il fideiussore che non ha alcun onere di provvedere alla riassunzione del giudizio ed il creditore non potendosi profilare l’estinzione anche di tale giudizio Cass. civ. sez. III 20 aprile 2017 n. 9960

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