Art. 296 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Sospensione su istanza delle parti

Articolo 296 - codice di procedura civile

(1) Il giudice istruttore, su istanza di tutte le parti, ove sussistano giustificati motivi, può disporre, per una sola volta, che il processo rimanga sospeso per un periodo non superiore a tre mesi, fissando l’udienza per la prosecuzione del processo medesimo.

Articolo 296 - Codice di Procedura Civile

(1) Il giudice istruttore, su istanza di tutte le parti, ove sussistano giustificati motivi, può disporre, per una sola volta, che il processo rimanga sospeso per un periodo non superiore a tre mesi, fissando l’udienza per la prosecuzione del processo medesimo.

Note

(1) Questo articolo è stato così sostituito dall’art. 46, comma 11, della L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Ai sensi dell’art. 58, comma 1, della predetta legge, tale disposizione si applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore.
Il testo precedente così disponeva: «296. (Sospensione su istanza delle parti). Il giudice istruttore, su istanza di tutte le parti, può disporre che il processo rimanga sospeso per un periodo non superiore a quattro mesi.».

Massime

Nel caso in cui si verifichi la morte di una parte nel tempo compreso tra la pubblicazione e la notificazione della sentenza l’altra parte ai fini della decorrenza del termine breve di impugnazione deve effettuare la notificazione agli eredi della parte defunta e non al procuratore di quest’ultima atteso che l’impugnazione va proposta da e contro i soggetti reali del rapporto. A tal fine la formula utilizzata dall’art. 286 c.p.c. secondo cui la notificazione “si può fare anche a norma dell’art. 303” va interpretata nel senso che la parte ha la facoltà di notificare la sentenza agli eredi singolarmente e personalmente nel loro domicilio oppure ad essi collettivamente ed impersonalmente nell’ultimo domicilio del defunto Cass. civ. sez. II 6 ottobre 2011 n. 20491

A differenza del termine per la riassunzione del processo in caso di sospensione necessaria che è espressamente definito perentorio dal legislatore (art. 297 c.p.c.) quello previsto per la riassunzione in caso di sospensione facoltativa o su accordo delle parti (art. 296 c.p.c.) per l’ipotesi di mancata prefissione dell’udienza di ripresa del processo ha natura solo ordinatoria in consonanza alla assenza della diversa cogente disposizione legislativa (art. 152 secondo comma c.p.c.) ed alla diversità di genesi e di computo. Correlativamente per quest’ultima operazione come delineata dall’art. 297 il termine di riassunzione nel caso di sospensione facoltativa (o su accordo delle parti) viene per il determinante riferimento finalistico alla sua scadenza a coincidere con lo stesso periodo della sospensione con la conseguenza che solo in relazione a questo periodo debba valutarsi la tempestività o meno dell’istanza per la riassunzione del processo restando l’eventuale inosservanza del previsto subtermine di dieci giorni – da computarsi a ritroso dalla scadenza del periodo di sospensione – sanzionabile come mera irregolarità soltanto sul piano del pregiudizio delle attività defensionali della controparte con le pertinenti disposizioni ordinatorie del processo del giudice Cass. civ. sez. III 16 aprile 1981 n. 2295 

In ipotesi di sospensione facoltativa l’esercizio del potere discrezionale da parte del giudice del merito di disporla o meno non è censurabile in sede di legittimità Cass. civ. sez. I 31 maggio 1979 n. 3139

Nello svolgimento del processo civile possono ricadere a beneficio o a danno delle parti solo quegli effetti che la legge assegna all’esatto o al mancato esercizio delle attività che incombono a carico delle parti stesse e non anche delle attività che sono esclusive del giudice. Pertanto proposta da una parte la istanza di sospensione del processo mentre pende il termine per la riassunzione a seguito di pronuncia di sentenza interlocutoria (art. 19 disp. trans. c.p.c. in relazione art. 307 c.p.c.) e per una causa espressamente prevista da apposita legge (nel caso L. 22 maggio 1942 n. 568 per essere stato richiamato alle armi l’unico difensore) nessun pregiudizio può derivare alla parte medesima dalla mancata tempestiva pronuncia del giudice su detta istanza. Per modo che accertato in un secondo tempo dallo stesso giudice o da altro divenuto successivamente competente che sussistevano tutte le condizioni per la sospensione del processo la pronuncia di sospensione retroagisce nel tempo ed ha effetto ex tunc impedendo ogni decadenza in cui la parte eventualmente sarebbe altrimenti incorsa Cass. civ. 21 dicembre 1962 n. 3399.

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