(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Sospensione necessaria

Articolo 295 - Codice di Procedura Civile

Il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni caso in cui egli stesso o altro giudice deve risolvere una controversia (75 c.p.p.), dalla cui definizione dipende la decisione della causa (42, 48, 52, 313, 332, 337, 368, 443, 678; 129 bis, 133 bis att.).

Articolo 295 - Codice di Procedura Civile

Il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni caso in cui egli stesso o altro giudice deve risolvere una controversia (75 c.p.p.), dalla cui definizione dipende la decisione della causa (42, 48, 52, 313, 332, 337, 368, 443, 678; 129 bis, 133 bis att.).

Note

Massime

La sospensione necessaria del processo per pregiudizialità ai sensi dell’art. 295 c.p.c. rispondendo all’esigenza di ordine pubblico di evitare il conflitto di giudicati deve essere disposta dal giudice di merito non appena ne ravvisi i presupposti anche d’ufficio indipendentemente cioè da un’istanza di parte che qualora formulata equivale ad una semplice sollecitazione all’esercizio del potere officioso Cass. civ. sez. VI-III 26 settembre 2019 n. 23989

La sospensione necessaria del giudizio ex art. 295 c.p.c. ha lo scopo di evitare il conflitto di giudicati sicché può trovare applicazione solo quando in altro giudizio debba essere decisa con efficacia di giudicato una questione pregiudiziale in senso tecnico-giuridico non anche qualora oggetto dell’altra controversia sia una questione pregiudiziale soltanto in senso logico soccorrendo in tal caso la previsione dell’art. 336 comma 2 c.p.c. sul cd. effetto espansivo esterno della riforma o della cassazione di una sentenza sugli atti e i provvedimenti (comprese le sentenze) dipendenti dalla sentenza riformata o cassata. (Nella specie la S.C. ha ritenuto la pregiudizialità soltanto logica tra il giudizio sull’inefficacia della cessione di “leasing” ed il riconoscimento di parte del risarcimento per il godimento del bene da restituire e l’opposizione a decreto ingiuntivo fondato sulla pronuncia di inefficacia del contratto concernente altra parte delle somme dovute per la mancata restituzione del bene) Cass. civ. sez. I 15 maggio 2019 n. 12999

Ove intercorra tra due giudizi un rapporto di pregiudizialità ex art. 295 c.p.c. la sospensione di quello “pregiudicato” comportandone la quiescenza fino alla definizione di quello “pregiudicante” non può essere adottata se quest’ultimo sia stato a sua volta sospeso in quanto ritenuto dipendente dalla decisione del primo non sussistendo in tal caso il presupposto richiesto dall’art. 295 c.p.c. dell’effettiva pendenza della controversia “pregiudicante” e della sua idoneità ad approdare alla pronuncia ritenuta pregiudiziale; invero il giudice dell’unica causa effettivamente pendente non può revocare né altrimenti sindacare l’ordine di sospensione impartito nell’altra rimovibile soltanto con il regolamento necessario di competenza ex art. 42 c.p.c. (nella specie non più proponibile per decorso del termine) e una nuova pronuncia di sospensione si tradurrebbe in un’inevitabile paralisi del rapporto processuale poiché non potrebbe mai realizzarsi la condizione risolutiva rispettivamente apposta dai due giudici alla sospensione di ciascun procedimento. (Fattispecie riguardante un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e uno di opposizione allo stato passivo concernenti identica controversia) Cass. civ. sez. VI-I 18 giugno 2019 n. 16361

Nel caso di cause connesse pendenti innanzi al medesimo giudice questi non può disporre la sospensione ex art. 295 c.c. ma deve verificare se i giudizi si trovino irrimediabilmente in fasi diverse sì da renderne impossibile la riunione (come nel caso ad esempio in cui una causa sia già rimessa in decisione e l’altra ancora in trattazione o in fase istruttoria) ovvero se sia ancora realizzabile la riunione ritardando il procedere dell’uno in attesa della maturazione della fase istruttoria anche per l’altro Cass. civ. sez. VI-II 17 settembre 2015 n. 18286

Ordinata la sospensione del processo per pregiudizialità ai sensi dell’art. 295 c.p.c. e proposto regolamento di competenza per contestare la sussistenza di un’ipotesi di sospensione necessaria se nelle more della decisione della Cassazione venga deciso il processo ritenuto pregiudicante con sentenza passata in giudicato si determina la sopravvenuta carenza di interesse delle parti in ordine alla decisione sulla questione relativa alla sospensione e quindi la cessazione della materia del contendere relativamente al regolamento di competenza Cass. civ. Sezioni Unite 29 marzo 2013 n. 7932

L’art. 295 c.p.c. nel prevedere la sospensione necessaria del giudizio civile quando la decisione “dipenda” dalla definizione di altra causa allude ad un vincolo di stretta ed effettiva conseguenzialità fra due emanande statuizioni e quindi coerentemente con l’obiettivo di evitare un conflitto di giudicati non ad un mero collegamento fra diverse statuizioni per l’esistenza di una coincidenza o analogia di riscontri fattuali o di quesiti di diritto da risolvere per la loro adozione ma ad un collegamento per cui l’altro giudizio (civile penale o amministrativo) oltre a investire una questione di carattere pregiudiziale cioè un indispensabile antecedente logico-giuridico la soluzione del quale pregiudichi in tutto o in parte l’esito della causa da sospendere dev’essere pendente in concreto e coinvolgere le stesse parti. (Nella specie la S.C. ha escluso la sospensione di un giudizio di opposizione a cartella esattoriale relativa a contributi previdenziali in ragione della pendenza in grado più avanzato tra le stesse parti di altro giudizio analogo relativo a diverso periodo contributivo in ragione della autonomia dei procedimenti e della diversità di oggetto degli stessi) Cass. civ. sez. VI 3 ottobre 2012 n. 16844

La sospensione necessaria del processo civile a norma dell’art. 295 c.p.c. può disporsi solo se imposta da un’esplicita norma di legge ovvero quando la definizione di una controversia costituisca l’indispensabile antecedente logico e giuridico dell’altra di cui sia richiesto l’accertamento con efficacia di giudicato. Pertanto la pendenza del giudizio di impugnazione del lodo per nullità fondata sulla illegittimità della investitura degli arbitri non impedisce al presidente del tribunale di liquidare il compenso per l’opera prestata ai sensi dell’art. 814 c.p.c. essendo la sua competenza limitata alla determinazione del “quantum” senza che egli possa conoscere della denuncia di eventuali vizi del procedimento arbitrale Cass. civ. sez. VI 7 settembre 2012 n. 15053

La sospensione necessaria del processo ex art. 295 c.p.c. è applicabile anche al processo tributario qualora risultino pendenti davanti a giudici diversi procedimenti legati tra loro da un rapporto di pregiudizialità tale che la definizione dell’uno costituisce indispensabile presupposto logico-giuridico dell’altro nel senso che l’accertamento dell’antecedente venga postulato con effetto di giudicato in modo che possa astrattamente configurarsi l’ipotesi di conflitto al giudicato. (In applicazione di tale principio la S.C. ha cassato la decisione della commissione tributaria regionale che pur riconoscendo effetti decisivi alla sentenza non definitiva di annullamento dell’avviso di accertamento emesso nei confronti di una società a ristretta compagine sociale non aveva disposto in attesa della definizione di quel giudizio la sospensione del processo pendente nei confronti del socio avente ad oggetto l’accertamento IRPEF per la stessa annualità di imposta) Cass. civ. sez. VI 8 febbraio 2012 n. 1865

La sospensione necessaria del processo può essere disposta a norma dell’art. 295 c.p.c. quando la decisione del medesimo dipenda dall’esito di altra causa nel senso che questo abbia portata pregiudiziale in senso stretto e cioè vincolante con effetto di giudicato all’interno della causa pregiudicata ovvero che una situazione sostanziale rappresenti fatto costitutivo o comunque elemento fondante della fattispecie di altra situazione sostanziale sicché occorra garantire uniformità di giudicati essendo la decisione del processo principale idonea a definire in tutto o in parte il “thema decidendum” del processo pregiudicato. (In applicazione di tale principio la S.C. ha accolto il ricorso per regolamento di competenza proposto avverso l’ordinanza con cui era stata disposta la sospensione del giudizio possessorio avente ad oggetto una frequenza radiofonica per la ritenuta pregiudizialità di un giudizio amministrativo volto all’annullamento della diffida alla disattivazione di impianto interferente) Cass. civ. sez. VI 9 dicembre 2011 n. 26469

Nel caso in cui tra due procedimenti pendenti dinanzi al medesimo ufficio o a sezioni diverse del medesimo ufficio esista un rapporto di identità o di connessione il giudice del giudizio pregiudicato non può adottare un provvedimento di sospensione ex art. 295 c.p.c. ma deve rimettere gli atti al capo dell’ufficio secondo le previsioni degli artt. 273 o 274 c.p.c. a meno che il diverso stato in cui si trovano i due procedimenti non ne precluda la riunione. La violazione di tale principio può essere sindacata anche d’ufficio dalla Corte di cassazione in sede di regolamento di competenza proposto avverso il provvedimento di sospensione Cass. civ. sez. III 22 maggio 2008 n. 13194

La coincidenza del petitum non può integrare il concetto di dipendenza della causa richiesto dall’art. 295 c.p.c. per farsi luogo alla sospensione necessaria che dev’essere intesa come pregiudizialità non meramente logica ma tecnico giuridica cioé quella determinata da una relazione tra rapporti giuridici sostanziali distinti ed autonomi uno dei quali (pregiudiziale) integra la fattispecie dell’altro (dipendente) in modo tale che la decisione sul primo rapporto si riflette necessariamente condizionandola sulla decisione del secondo Cass. civ. sez. lav. 7 aprile 2006 n. 8174

La sospensione del processo per pregiudizialità non è ammissibile allorchè sia possibile la riuninone e la decisione congiunta dei giudizi davanti al giudice della causa pregiudiziale o a quello della causa dipendente attraverso gli strumenti offerti dagli artt. 34 40 274 c.p.c. atteso che il processo simultaneo è il mezzo più efficace per perseguire la speditezza e il coordinamento delle decisioni. (Nella specie la Corte Cass. ha annullato il provvedimento con cui pendendo innanzi a sezioni diverse dello stesso tribunale due controversi l’una di opposizione ad intervento in una procedura esecutiva e l’altra di opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto per lo stesso credito il giudice della causa di opposizione all’esecuzione aveva sospeso il processo pendente innanzi a sè) Cass. civ. sez. III 27 gennaio 2005 n. 1653

Presupposti per la sospensione necessaria del processo di cui all’art. 295 c.p.c. sono sia la pendenza dinanzi allo stesso o ad altro giudice di una controversia avente ad oggetto questioni pregiudiziali rispetto a quelle dibattute nel giudizio da sospendere ma oggettivamente diverse da tali ultime questioni sia la mancata sottoposizione della questione pregiudiziale anche all’esame del giudice che dovrebbe in ipotesi procedere alla sospensione poiché in tal caso essendo egli investito della questione ha il potere di decidere a meno che non ricorra con le altre controversie un’ipotesi di riunione di litispendenza o di continenza di cause. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso con riferimento alla domanda di pagamento della indennità di maternità proposta da una bracciante agricola che ricorresse un’ipotesi di sospensione necessaria in relazione alla causa avente ad oggetto l’accertamento del diritto della medesima lavoratrice alla iscrizione negli elenchi nominativi in forza dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato dando per pacifica la sussistenza del diritto alla iscrizione negli elenchi oggetto della controversia asseritamene pregiudiziale e ritenendo che l’accertamento della sussistenza della subordinazione avrebbe dovuto essere effettuato nel medesimo giudizio avente ad oggetto l’indennità di maternità) Cass. civ. sez. lav. 19 giugno 2004 n. 11463 

In tema di sospensione necessaria del processo per pregiudizialità di altro procedimento la improcedibilità del procedimento pregiudiziale può essere rilevata e dichiarata solo dal giudice competente per quel procedimento non anche dal giudice del procedimento pregiudicato che verificato il rapporto di pregiudizialità deve limitarsi a sospendere il procedimento pendente dinanzi a sé. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che legittimamente il giudice di merito in sede di opposizione allo sfratto per morosità si era limitato a sospendere il procedimento per pregiudizialità di altro procedimento avente ad oggetto la compensazione dei rispettivi crediti senza valutare e statuire sulla procedibilità del procedimento pregiudiziale) Cass. civ. sez. III ord. 26 marzo 2004 n. 6142.

In tema di sospensione del processo l’art. 295 c.p.c. stabilendo che la sospensione necessaria deve essere ordinata se la decisione della controversia “dipenda” dalla definizione di un’altra causa non postula un mero collegamento tra due emanande sentenze ma richiede l’esistenza di un vincolo di consequenzialità in virtù del quale uno dei due giudizi oltre ad essere in concreto pendente ed a coinvolgere le stesse parti investe una questione di carattere pregiudiziale cioè un indispensabile antecedente logico – giuridico la cui soluzione pregiudichi in tutto o in parte l’esito del processo da sospendere in modo che possa astrattamente configurarsi l’ipotesi del conflitto di giudicati. (Nella specie la S.C. ha rigettato il ricorso per regolamento di competenza avverso l’ordinanza che aveva disposto la sospensione del processo avente ad oggetto l’impugnazione del licenziamento di un lavoratore subordinato da parte della Ansaldo Energia SpA ritenendo pregiudiziale rispetto ad esso la definizione del giudizio avente ad oggetto la domanda per la dichiarazione della nullità della cessione del relativo contratto di lavoro subordinato dalla Ansando Energia SPA al Consorzio Manila in quanto dalla definizione di quest’ultimo dipendeva l’accertamento della perdurante esistenza del rapporto di lavoro tra l’attore e la Ansando Energia SPA) Cass. civ. sez. lav. 11 febbraio 2003 n. 2048

Il rapporto di pregiudizialità che ai sensi dell’art. 295 c.p.c. impone al giudice la sospensione del processo non può configurarsi nella ipotesi di cause pendenti tra soggetti diversi perché la pronuncia di ciascun giudizio non potendo fare stato nei confronti delle diverse parti dell’altro non può perciò stesso costituire il necessario antecedente logico-giuridico della relativa decisione Cass. civ. sez. III 29 maggio 2001 n. 7280

L’art. 42 c.p.c. – come novellato dalla legge 26 novembre 1990 n. 353 – nel rendere impugnabili con il regolamento di competenza i provvedimenti che dichiarano la sospensione del processo ai sensi dell’art. 295 del codice di rito esclude che questa possa risiedere in ragioni di mera opportunità atteso che la previsione di un controllo immediato in Cassazione di tali provvedimenti – mirante a garantire l’effettività della tutela giurisdizionale di cui è componente essenziale la durata ragionevole del processo ed alla verifica delle prescritte condizioni di pregiudizialità-dipendenza – preclude che il fondamento della sospensione ope iudicis possa rinvenirsi in una definitiva insindacabile discrezionalità del giudice di merito Cass. civ. sez. I 6 febbraio 2001 n. 1676

Ai fini della sospensione necessaria del processo non è configurabile un rapporto di pregiudizialità necessaria tra cause pendenti fra soggetti diversi seppur legate fra loro da pregiudizialità logica in quanto la parte rimasta estranea ad uno di essi può sempre eccepire l’inopponibilità nei propri confronti della relativa decisione. (Nella specie la S.C. ha cassato l’ordinanza di sospensione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo per un credito a titolo di mediazione prestata dall’opposta sulla base della ritenuta pregiudizialità della decisione di altra causa pendente tra la venditrice-opponente e l’acquirente dell’immobile ed avente ad oggetto il mancato avveramento di una condizione sospensiva del contratto di vendita) Cass. civ. sez. VI 11 agosto 2017 n. 20072

Tra l’azione di disconoscimento della paternità e quella di dichiarazione giudiziale di altra paternità sussiste un nesso di pregiudizialità in senso tecnico-giuridico con la conseguenza che. in pendenza del primo giudizio il secondo ex art. 295 c.p.c. deve essere sospeso coerentemente con l’art. 253 c.c. Cass. civ. sez. VI 3 luglio 2018 n. 17392

In materia di contratti agrari la causa di rilascio del fondo promossa dal proprietario concedente o acquirente del fondo stesso ha carattere di pregiudizialità giuridica rispetto alla causa di riscatto promossa dall’affittuario qualora con efficacia di giudicato si chieda l’accertamento della scadenza del contratto anteriore all’alienazione con conseguente necessità di sospensione del giudizio di riscatto in attesa che sia definito il giudizio di rilascio Cass. civ. sez. VI 3 marzo 2017 n. 5463

Non sussiste un rapporto di pregiudizialità necessaria tale da imporre la sospensione del processo ai sensi dell’art. 295 c.p.c. tra il giudizio di responsabilità dell’amministratore di una società ex art. 2393 c.c. di natura contrattuale e quello di accertamento della nullità di alcuni contratti stipulati dalla stessa società e della responsabilità extracontrattuale di terzi soggetti attesa l’ontologica differenza sia delle parti sia delle “causae petendi” idonea ad escludere ogni potenziale situazione di contrasto tra giudicati Cass. civ. sez. VI-I 27 luglio 2015 n. 15797

Non sussiste un rapporto di pregiudizialità tale da giustificare la sospensione del processo ex art. 295 cod. proc. civ. tra la controversia pendente tra locatore e locatario per intervenuta scadenza del contratto di locazione e il giudizio di sfratto per morosità instaurato dal locatario nei confronti del sub conduttore attesa la parziale diversità soggettiva delle parti dei rispettivi giudizi e tenuto conto che l’obbligo del subconduttore al pagamento dei canoni a favore del sublocatore persiste fino a ché perduri l’occupazione dell’immobile senza che assuma rilievo l’intervenuta risoluzione del contratto di locazione principale Cass. civ. sez. VI 17 luglio 2015 n. 15094

In tema di sospensione del processo non è ravvisabile alcun nesso di pregiudizialità-dipendenza agli effetti dell’art. 295 c.p.c. tra causa petitoria e causa possessoria poiché l’una è volta alla tutela della proprietà o di altro diritto reale mentre l’altra soltanto al ripristino dello stato di fatto mediante un’azione che culmina in un provvedimento suscettibile di giudicato sostanziale indipendentemente dall’esistenza o meno del diritto al quale il possesso corrisponde e il cui eventuale contrasto col giudicato petitorio va risolto attraverso le opportune “restitutiones in integrum” Cass. civ. sez. VI-II 16 luglio 2015 n. 14979

Non sussiste il rapporto di pregiudizialità ai fini della sospensione necessaria di cui all’art. 295 cod. proc. civ. tra il giudizio di risoluzione contrattuale promosso dal subappaltante nei confronti del subappaltatore per l’inadempimento di questi ed il giudizio promosso dallo stesso subappaltante nei confronti del fideiussore per escutere la garanzia prestata per l’inadempimento del subappaltatore tenuto conto sia dell’autonomia dei rapporti e della diversità dei soggetti non esclusa dal carattere accessorio della garanzia sia del fatto che l’inadempimento del subappaltatore non può essere accertato con efficacia di giudicato nei confronti del fideiussore in un giudizio cui quest’ultimo è estraneo Cass. civ. sez. VI-III 20 febbraio 2014 n. 4038

Non ricorre il rapporto di pregiudizialità giuridica ai fini della sospensione necessaria di cui all’art. 295 cod. proc. civ. tra una controversia relativa ad uno sfratto per finita locazione ed altra attinente all’esecuzione in forma specifica del contratto preliminare di compravendita stipulato tra locatore e conduttore in quanto attesa la natura costitutiva della sentenza che dispone il trasferimento coattivo destinata a produrre effetti solo alla data del passaggio in giudicato della relativa pronuncia permangono nelle more del giudizio ex art. 2932 cod. civ. gli obblighi derivanti dal contratto di locazione senza che con questi possa interferire l’eventuale accoglimento della domanda di adempimento del preliminare Cass. civ. sez. III 22 aprile 2013 n. 9714

Non è ravvisabile un rapporto di pregiudizialità tra due processi di divisione pendenti (in tutto o in parte) tra gli stessi eredi o condomini ma riguardanti masse oggettivamente diverse in quanto appartenenti a comunioni fondate su distinte situazioni giuridiche Cass. civ. sez. II 24 gennaio 2013 n. 1739

Non sussiste pregiudizialità ai sensi dell’art. 295 c.p.c. fra il giudizio di revocazione di un decreto ingiuntivo di cui sia stata dichiarata l’esecutorietà per mancata opposizione ed il giudizio di opposizione a precetto fondato sul medesimo titolo giudiziale posto che con il primo necessariamente motivato da ragioni diverse da quelle su cui si basa l’opposizione si contesta la formazione del titolo stesso Cass. civ. sez. III 20 novembre 2012 n. 20318

La sospensione del giudizio per pregiudizialità non può essere invocata per la prima volta dinanzi al giudice di legittimità non potendosi in quella sede produrre i documenti che ne dimostrino i presupposti Cass. civ. sez. III 18 maggio 2012 n. 7932 

L’ipotesi della sospensione necessaria del processo che non sia imposta da una specifica disposizione di legge ha per fondamento non solo l’indispensabilità logica dell’antecedente avente carattere pregiudiziale nel senso che la definizione della relativa controversia si ponga come momento ineliminabile del processo logico della causa dipendente prendendo questa contenuto anche da quanto affermato con la pronuncia sulla controversia pregiudiziale ma anche l’indispensabilità giuridica nel senso che l’accertamento dell’antecedente logico venga postulato con effetto di giudicato per modo che possa eventualmente verificarsi conflitto tecnico di giudicati. Non ricorre pertanto questa ipotesi nel caso in cui il comodante abbia agito per ottenere il rilascio dell’immobile e il comodatario abbia a sua volta promosso giudizio tendente all’accertamento dell’acquisto a suo favore della proprietà dell’immobile per usucapione non ravvisandosi la possibilità di conflitto di giudicati tra le eventuali sentenze di accoglimento delle rispettive domande attesa l’unica conseguenza che – per effetto della seconda che accerti la titolarità del bene in capo al comodatario – il comodante sarà costretto a restituire l’immobile che quello aveva dovuto consegnargli in ottemperanza della prima sentenza Cass. civ. sez. VI 11 gennaio 2012 n. 170

La sospensione necessaria del processo di cui all’art. 295 c.p.c. che è rivolta a prevenire i conflitti tra giudicati contraddittori non può essere determinata dalla pendenza di una domanda di risoluzione di un contratto di locazione per inadempimento del conduttore in rapporto alla domanda di rilascio per finita locazione dello stesso immobile giacché ove il primo giudizio si concluda con l’accoglimento della domanda di risoluzione la statuizione sulla domanda di licenza per finita locazione rimane senza effetti in conseguenza della risoluzione anticipata del contratto talché non si realizza una situazione di contraddittorietà di giudicati ma soltanto l’inutilità della seconda decisione Cass. civ. sez. VI 13 dicembre 2011 n. 26776

Non sussiste un rapporto di pregiudizialità tale da giustificare la sospensione necessaria del processo ai sensi dell’art. 295 c.p.c. fra il giudizio di risoluzione per inadempimento di un contratto preliminare di compravendita immobiliare e quello di esecuzione specifica dell’obbligo di concludere il relativo contratto definitivo non costituendo l’accertamento della fondatezza della prima domanda un antecedente logico indispensabile per la pronuncia sulla seconda Cass. civ. sez. VI 18 novembre 2011 n. 24369

Il rapporto di pregiudizialità-dipendenza che a norma dell’art. 295 c.p.c. legittima la sospensione del processo va apprezzato in modo oggettivo e quindi con riferimento ad entrambi gli esiti possibili del giudizio pregiudicante. Esso pertanto sussiste fra un giudizio di rilascio di un immobile – goduto secondo l’attore in comodato precario dal convenuto – nel quale quest’ultimo abbia eccepito il suo diritto di permanere nel godimento in virtù della pattuizione intervenuta in una donazione remuneratoria stipulata con l’attore e il giudizio in cui il convenuto abbia chiesto l’accertamento della simulazione del contratto di donazione remuneratoria in forza del quale egli ha trasferito al comodante altro immobile (nella specie in asserita remunerazione del precario) e nel contempo sia stata pattuita la protrazione del comodato invocato nell’altro giudizio. L’accertamento positivo o negativo della simulazione infatti determinando l’accertamento della validità o meno anche della clausola relativa alla protrazione del comodato pregiudica l’eccezione prospettata nel giudizio di rilascio “iure commodati” Cass. civ. sez. III 25 novembre 2010 n. 23914

La sospensione necessaria del processo ex art. 295 c.p.c. presuppone l’esistenza di un nesso di pregiudizialità sostanziale ossia una relazione tra rapporti giuridici sostanziali distinti ed autonomi dedotti in via autonoma in due diversi giudizi uno dei quali (pregiudiziale) integra la fattispecie dell’altro (dipendente) in modo tale che la decisione sul primo rapporto si riflette necessariamente condizionandola sulla decisione del secondo. Ove invece contro la medesima sentenza di primo grado esecutiva vengano proposti appello ed opposizione di terzo si è in presenza di due distinti mezzi di impugnazione esercitati nell’ambito dello stesso processo sicché la pregiudizialità che verrebbe a configurarsi è meramente processuale e non sostanziale. Ne consegue che – fermi i poteri del giudice dell’opposizione di pronunciare la sospensione dell’esecuzione della sentenza non può farsi ricorso alla sospensione del giudizio di appello ex art. 295 c.p.c. essendo ciascuna impugnazione destinata a proseguire per proprio conto e la coordinazione tra le stesse si prospetta soltanto in riferimento ai rispettivi provvedimenti conclusivi nel senso che la riforma della sentenza tra le parti produrrà la cessazione della materia del contendere del profilo impugnatorio del giudizio di opposizione così come l’accoglimento dell’opposizione di terzo con relativo annullamento della sentenza opposta farà venir meno l’interesse alla prosecuzione del giudizio di appello Cass. civ. sez. II 25 giugno 2010 n. 15353.

In tema di sospensione necessaria del processo qualora il diritto dedotto in un separato giudizio dalla cui definizione dipende la decisione della causa tragga origine da un fatto impeditivo modificativo o estintivo del diritto azionato in via principale è necessario affinché si instauri un rapporto di pregiudizialità sul piano processuale che tale fatto sia stato ritualmente e tempestivamente dedotto nel processo dipendente in quanto solo in tal caso il giudice è tenuto a tenerne conto non potendosi attraverso l’istituto della sospensione introdurre una domanda o un’eccezione preclusa; a maggior ragione non ricorrono i presupposti per la sospensione necessaria del processo qualora una domanda riconvenzionale sia stata irritualmente proposta e il processo pregiudiziale che la reitera sia stato iniziato successivamente consentendosi altrimenti di reintrodurre nel primo giudizio una domanda inammissibile. (In applicazione di tale principio la S.C. ha accolto il regolamento di competenza proposto avverso l’ordinanza con cui nel giudizio avente ad oggetto l’accertamento di una servitù era stata disposta la sospensione in attesa della definizione di un altro giudizio avente ad oggetto l’accertamento dell’avvenuta estinzione per prescrizione della medesima servitù benché nel primo giudizio la domanda riconvenzionale di accertamento della prescrizione fosse stata dichiarata inammissibile in quanto tardiva) Cass. civ. sez. I 19 gennaio 2010 n. 818

Il giudice dell’opposizione all’esecuzione anche nell’ipotesi in cui la provvisoria esecutività della sentenza fatta valere come titolo esecutivo sia stata sospesa ai sensi degli artt. 283 e 351 c.p.c. non è tenuto a disporre la sospensione del processo di opposizione a norma dell’ art. 295 c.p.c. in attesa della definizione della controversia cui la sentenza si riferisce non sussistendo pregiudizialità tra gli accertamenti oggetto dei due giudizi Cass. civ. sez. III 13 giugno 2008 n. 15909

Presupposto per la sospensione necessaria del giudizio ai sensi dell’art. 295 c.p.c. non è la mera pregiudizialità di carattere logico ma solo la pregiudizialità che si traduca in un potenziale conflitto di giudicati; conseguentemente non è integrata l’ipotesi di sospensione necessaria fra la domanda di annullamento o di rescissione del contratto di locazione e la domanda tendente a far valere medio tempore gli effetti dello stesso contratto atteso che l’eventuale accoglimento della prima non comporta necessariamente conflitto di giudicati non essendo incompatibile con la provvisoria efficacia del contratto salvo il diritto delle parti alle restituzioni e sempre che nella causa tendente a far valere gli effetti del contratto non sia stata proposta apposita domanda o eccezione diretta ad ottenere una pronuncia in via principale o incidentale sull’annullabilità o rescindibilità Cass. civ. sez. III 28 novembre 2007 n. 24751

Il rapporto di pregiudizialità tra due controversie che impone al giudice di sospendere il processo ai sensi dell’art. 295 c.p.c. ricorre solo quando la decisione della prima influenzi la pronuncia che deve essere resa sulla seconda nel senso che sia idonea a produrre effetti relativamente al diritto dedotto in lite e che possa quindi astrattamente configurarsi il conflitto tra giudicati. Ne consegue che la natura privata dell’arbitrato e del provvedimento che ne deriva escludendo il pericolo di un contrasto di giudicati impedisce anche la possibilità per il giudice di sospendere la causa in attesa della definizione di una lite pendente davanti agli arbitri o in relazione alla quale sia prevista la definizione a mezzo di arbitrato Cass. civ. sez. I 2 agosto 2007 n. 16995

La sospensione necessaria del processo a norma dell’art. 295 c.p.c. presuppone non soltanto che tra due giudizi sussista un rapporto di pregiudizialità giuridica nel senso che la situazione sostanziale che costituisce oggetto di uno di essi rappresenti fatto costitutivo o comunque elemento della fattispecie di quella che costituisce oggetto dell’altro ma anche che per legge o per esplicita domanda di una delle parti la questione pregiudiziale debba essere definita con efficacia di giudicato ben potendo altrimenti risolverla in via incidentale il giudice della causa pregiudicata nell’ottica di una sollecita definizione della controversia la quale avendo trovato riconoscimento nell’art. 111 Cost. prevale sull’opposta esigenza di evitare un contrasto tra giudicati Cass. civ. sez. I 22 novembre 2006 n. 24859

La sospensione del processo contemplata dall’art. 295 c.p.c. per l’ipotesi in cui la decisione dipenda dalla definizione di una diversa causa implicando la collocazione del processo in uno stato di quiescenza fino al momento della conclusione di tale altra causa postula che: a) la causa pregiudiziale sia effettivamente pendente e in grado di approdare alla pronuncia ritenuta pregiudiziale o b) la questione pregiudiziale oggetto della diversa controversia pendente davanti allo stesso o ad altro giudice non sia stata sottoposta neanche implicitamante all’esame del giudice della causa «pregiudicata» . La prima ipotesi difetta quando la causa in tesi «pregiudicante» sia stata già sospesa perché a sua volta ritenuta «pregiudicata» dalla definizione dell’altra ovvero dalla definizione di una terza causa perché una nuova sospensione si tradurrebbe in un’inammissibile paralisi del rapporto processuale. La seconda ipotesi consegue al fatto che il giudice investito della questione ha il potere – dovere di decidere a meno che non ricorra con l’altra controversia la fattispecie della riunione della litispendenza o della continenza di cause Cass. civ. sez. III 21 novembre 2006 n. 24742

Poiché anche il credito eventuale in veste di credito litigioso è idoneo a determinare – sia che si tratti di un credito di fonte contrattuale oggetto di contestazione giudiziale in separato giudizio sia che si tratti di credito risarcitorio da fatto illecito – l’insorgere della qualità di creditore che abilita all’esperimento dell’azione revocatoria ai sensi dell’art. 2901 c.c. avverso l’atto di disposizione compiuto dal debitore il giudizio promosso con l’indicata azione non è soggetto a sospensione necessaria a norma dell’art. 295 c.p.c. per il caso di pendenza di controversia avente ad oggetto l’accertamento del credito per la cui conservazione è stata proposta la domanda revocatoria in quanto la definizione del giudizio sull’accertamento del credito non costituisce l’indispensabile antecedente logico-giuridico della pronuncia sulla domanda revocatoria essendo d’altra parte da escludere l’eventualità di un conflitto di giudicati tra la sentenza che a tutela dell’allegato credito litigioso dichiari inefficace l’atto di disposizione e la sentenza negativa sull’esistenza del credito. (Enunciando il principio di cui in massima – in una fattispecie in cui il credito litigioso allegato quale fatto costitutivo della pretesa revocatoria era rappresentato dal credito risarcitorio per mala gestio fatto valere in giudizio nei confronti di amministratori di società – le S.U. hanno annullato l’ordinanza con cui il tribunale aveva sospeso il giudizio introdotto per ottenere la dichiarazione di inefficacia dell’atto di disposizione in ragione della pendenza del processo relativo alla domanda avente ad oggetto il credito per risarcimento danni posto a fondamento della domanda revocatoria) Cass. civ. Sezioni Unite ord. 18 maggio 2004 n. 9440

In tema di rapporto tra giudizio civile e processo penale il primo può essere sospeso in base a quanto dispongono gli artt. 295 c.p.c. 654 c.p.p. e 211 disp. att. c.p.p. ove alla commissione del reato oggetto dell’imputazione penale una norma di diritto sostanziale ricolleghi un effetto sul diritto oggetto di giudizio nel processo civile e sempre a condizione che la sentenza che sia per essere pronunciata nel processo penale possa esplicare nel caso concreto efficacia di giudicato nel processo civile. Pertanto per rendere dipendente la decisione civile dalla definizione del giudizio penale non basta che nei due processi rilevino gli stessi fatti ma occorre che l’effetto giuridico dedotto nel processo civile sia collegato normativamente alla commissione del reato che è oggetto di imputazione nel giudizio penale. (Così statuendo la S.C. ha annullato l’ordinanza di sospensione e disposto la prosecuzione del giudizio avente ad oggetto domanda di risoluzione del contratto nei confronti di un convenuto e di rilascio di un fondo nei confronti di altro rilevando che solo riguardo a quest’ultima – in relazione ai fatti oggetto del coevo giudizio penale concernente pretesa frode processuale per immutazione dello stato dei luoghi – poteva al più configurarsi un collegamento con il procedimento penale così da potersi giustificare previa separazione dei giudizi la sospensione “in parte qua” del processo civile) Cass. civ. sez. VI 16 marzo 2017 n. 6834

In materia di immigrazione tra il giudizio di opposizione all’espulsione e l’accertamento in sede penale dei fatti che sarebbero a base della valutazione di pericolosità dell’espulso non sussiste un rapporto di pregiudizialità ai sensi dell’art. 295 c.p.c. idoneo a giustificare la sospensione del primo ma solo un rapporto di connessione Cass. civ. sez. VI-I 20 giugno 2016 n. 12711

Non sussiste rapporto di pregiudizialità tra il processo penale avente ad oggetto i reati di falso e truffa ed il processo civile volto ad ottenere una pronuncia ex art. 2932 c.c. atteso che per rendere dipendente la decisione civile dalla definizione del giudizio penale non basta che nei due processi rilevino gli stessi fatti ma occorre che l’effetto giuridico dedotto nel processo civile sia collegato normativamente alla commissione del reato che è oggetto di imputazione nel giudizio penale Cass. civ. sez. VI-II 4 aprile 2016 n. 6510

La pendenza del giudizio penale sull’imputazione di usura non impone la sospensione del giudizio civile sulla nullità del patto commissorio atteso che quest’ultimo può configurarsi anche in assenza di convenzione usuraria sicché tra i due giudizi pur concernenti i medesimi fatti non ricorre il nesso di pregiudizialità-dipendenza ex art. 295 c.p.c Cass. civ. sez. VI-II 30 settembre 2015 n. 19383

In applicazione del nuovo codice di procedura penale il rapporto tra processo civile e penale si configura in termini di pressoché completa autonomia e separazione nel senso che ad eccezione di alcune e limitate ipotesi di sospensione del giudizio civile previste dall’art. 75 terzo comma cod. proc. pen. detto processo deve proseguire il suo corso senza essere influenzato da quello penale e il giudice civile accerta autonomamente i fatti e la responsabilità con pienezza di cognizione senza essere vincolato alle soluzioni e alle qualificazioni del giudice penale sicché non è tenuto a sospendere il giudizio in attesa della definizione del processo penale in cui si sia proceduto ad una valutazione di risultanze probatorie in senso parzialmente difforme Cass. civ. sez. lav. 10 marzo 2015 n. 4758

Il rapporto tra giudizio civile e penale è ispirato al principio della separatezza dei due giudizi prevedendo che il giudizio civile di danno debba essere sospeso soltanto allorché l’azione civile sia stata proposta dopo la costituzione di parte civile in sede penale o dopo la sentenza penale di primo grado (art. 75 c.p.p.) in quanto esclusivamente in tali casi si verifica una concreta interferenza del giudicato penale nel giudizio civile di danno che pertanto non può pervenire anticipatamente ad un esito potenzialmente difforme da quello penale in ordine alla sussistenza di uno o pidei comuni presupposti di fatto. (In applicazione del principio la S.C. ha annullato l’ordinanza con la quale il tribunale adito con azione di risarcimento danni rilevata la pendenza di un giudizio concernente la responsabilità penale dei convenuti per i medesimi fatti per i quali erano stati citati in sede civile aveva sospeso il giudizio ai sensi dell’art. 295 c.p.c.) Cass. civ. sez. VI 1 ottobre 2013 n. 22463

La sospensione necessaria del processo civile per pregiudizialità penale ai sensi dell’art. 295 c.p.c. nell’ipotesi in cui alla commissione del reato oggetto dell’imputazione penale una norma di diritto sostanziale ricolleghi un effetto sul diritto oggetto del giudizio civile è subordinata alla condizione della contemporanea pendenza dei due processi civile e penale e quindi dell’avvenuto esercizio dell’azione penale da parte del P.M. nei modi previsti dall’art. 405 c.p.p. mediante la formulazione dell’imputazione o la richiesta di rinvio a giudizio sicché tale sospensione non può essere disposta sul presupposto della mera presentazione di una denuncia e della conseguente apertura di indagini preliminari Cass. civ. sez. VI 28 giugno 2012 n. 10974

La prestazione del giuramento suppletorio (così come di quello decisorio) ai sensi dell’art. 2738 c.c. implicando una presunzione “iuris et de iure” in ordine all’esistenza dei fatti che ne hanno formato oggetto svincola l’esito del giudizio civile da quello dell’eventuale procedimento penale per falsità del giuramento stesso la cui definizione può soltanto costituire titolo per le pretese risarcitorie da avanzare verso chi abbia giurato il falso. Ne consegue che nell’ipotesi di un giuramento così configurato deve considerarsi erronea la sospensione necessaria del procedimento civile non ricorrendo alcun caso di pregiudizialità né alcuna delle altre situazioni legali che autorizzino detta sospensione Cass. civ. sez. III 16 ottobre 2009 n. 22037

In materia di rapporto tra processo civile e processo penale il primo può essere sospeso in base a quanto dispongono gli artt. 295 c.p.c. 654 c.p.p. e 211 att. c.p.c. solo se una norma di diritto sostanziale ricolleghi alla commissione del reato oggetto dell’imputazione penale un effetto sul diritto oggetto di giudizio nel processo civile e sempre a condizione che la sentenza che sia per essere pronunciata nel processo penale possa esplicare nel caso concreto efficacia di giudicato nel processo civile atteso che fuori da tali casi la sospensione di quest’ultimo si tradurrebbe in una violazione del principio di ragionevole durata del processo Cass. civ. sez. III 29 aprile 2009 n. 10054

Attesa l’autonomia del giudizio civile di risarcimento del danno rispetto a quello penale ove l’illecito abbia integrato gli estremi di un reato non è consentito al giudice civile sospendere il processo dinanzi a lui pendente ai sensi dell’art. 295 c.p.c. nell’attesa della definizione del giudizio penale nemmeno nel caso in cui dopo l’introduzione del giudizio civile gli attori si siano costituiti parti civili nel processo penale perché in tale ipotesi il giudice civile deve adottare i provvedimenti di cui all’art. 75 comma primo cod. proc. pen. Cass. civ. sez. III 9 gennaio 2009 n. 317

Nell’ordinamento processuale vigente l’unico mezzo preventivo di coordinamento tra il processo civile e quello penale è costituito dall’art. 75 c.p.p. il quale esaurisce ogni possibile ipotesi di sospensione del giudizio civile per pregiudizialità ponendosi come eccezione al principio generale di autonomia al quale s’ispirano i rapporti tra i due processi con il duplice corollario della prosecuzione parallela del giudizio civile e di quello penale senza alcuna possibilità di influenza del secondo sul primo e dell’obbligo del giudice civile di accertare autonomamente i fatti. La sospensione necessaria del giudizio civile è pertanto limitata all’ipotesi in cui l’azione in sede civile sia stata proposta dopo la costituzione di P.C. nel processo penale prevedendosi nel caso inverso la facoltà di trasferire l’azione civile nel processo penale il cui esercizio comporta la rinuncia ex lege agli atti del giudizio civile ovvero la prosecuzione separata dei due giudizi Cass. civ. sez. III 12 giugno 2006 n. 13544

La sospensione necessaria nel giudizio civile è subordinata alla duplice condizione dell’avvenuto esercizio dell’azione penale e della rilevanza ed opponibilità dell’eventuale giudicato penale nel processo da sospendere requisito quest’ultimo che sussiste allorché la previa definizione della controversia penale per il suo carattere pregiudiziale costituisce l’inevitabile antecedente logico-giuridico dal quale dipende la decisione della causa pregiudicata ed il cui accertamento sia richiesto con efficacia di giudicato. (Sulla base dell’enunciato principio la S.C. ha confermato l’impugnata ordinanza di sospensione del processo civile in fattispecie di proposizione di domanda di risoluzione per inadempimento di un contratto di prestazione d’opera intellettuale consistente nella valutazione del patrimonio di alcune società a fronte dell’avvenuto esercizio nei confronti del professionista parte di quel negozio di azione penale con l’imputazione di fraudolenta sovraesposizione del valore delle partecipazioni azionarie di dette società Cass. civ. sez. II 8 aprile 2002 n. 5039

 

Ai sensi degli artt. 295 c.p.c. 75 c.p.p. 211 disp. att. c.p.c. fuori dal caso in cui i giudizi di danno possono proseguire davanti al giudice civile ai sensi dell’art. 75 secondo comma c.p.p. negli altri casi il processo può essere sospeso se tra processo penale e altro giudizio ricorra il rapporto di pregiudizialità indicato dall’art. 295 c.p.c. o se la sospensione sia prevista da altra specifica norma e sempre a condizione che la sentenza penale esplichi efficacia di giudicato nell’altro giudizio ai sensi degli artt. 651 652 e 654 c.p.p. (sulla base di tale principio la S.C. ha annullato per mancanza di un rapporto di pregiudizialità tra i giudizi l’ordinanza di sospensione del processo civile avente ad oggetto l’adempimento del contratto in attesa della definizione del processo penale per la truffa relativa alla determinazione dei corrispettivi) Cass. civ. Sezioni Unite 5 novembre 2001 n. 13682

In tema di sospensione del processo non è ravvisabile alcun vincolo di pregiudizialità agli effetti dell’art. 295 cod. proc. civ. tra la causa possessoria promossa da colui che in qualità di erede legittimo sia subentrato nel possesso dell’intero compendio nei confronti dell’unico erede per testamento il quale rifiuti la restituzione dei beni ereditari e la causa pendente tra le stesse parti volta a fare valere la falsità del predetto titolo testamentario atteso che l’oggetto della tutela possessoria è rappresentato dall’esercizio di fatto di un diritto e non dalla titolarità di esso Cass. civ. sez. VI-II ord. 23 marzo 2015 n. 5808

La sospensione necessaria del processo civile in pendenza di un giudizio amministrativo tra le stesse parti la cui decisione sia ritenuta pregiudiziale rispetto al primo è ammissibile pur mancandone la corrispondente previsione nel vigente testo dell’art. 295 cod. proc. civ. se imposta dall’esigenza di evitare un conflitto tra giudicati e non anche se il possibile contrasto riguardi i soli effetti pratici delle rispettive pronunce potendosi astrattamente configurare solo laddove il giudice amministrativo sia chiamato a definire questioni di diritto soggettivo in sede di giurisdizione esclusiva e non anche qualora innanzi allo stesso sia impugnato un provvedimento amministrativo nell’ambito del giudizio a tutela di diritti soggettivi Cass. civ. Sezioni Unite 24 maggio 2013 n. 12901 

La sospensione prevista dall’art. 295 c.p.c. non può essere disposta quando il processo pregiudicante venga individuato nella proposizione di ricorso straordinario al Capo dello Stato determinandosi in quest’ipotesi non l’instaurazione di un giudizio ma l’attivazione di un procedimento amministrativo Cass. civ. Sezioni Unite 31 maggio 2011 n. 11964

Non ricorre la causa di sospensione necessaria della causa di lavoro (nella specie promossa per il riconoscimento in capo al ricorrente del diritto al pagamento di differenze retributive) in relazione alle cause di petizione dell’eredità e di riconoscimento della qualità di figlio naturale in quanto la predetta sospensione prevista dall’art. 295 c.p.c. postula la dipendenza della decisione dall’esito di altro procedimento e pertanto esige che la pronuncia da adottarsi in una distinta sede sia idonea ad assumere effetto vincolante nella causa pregiudicata sì da risolvere in tutto o in parte il dibattito; l’indicata situazione non è ravvisabile quando difetti la coincidenza delle parti delle due contese posto che i limiti soggettivi del giudicato sostanziale ostano a che la decisione dell’una causa possa determinare la decisione dell’altra Cass. civ. sez. lav. 27 gennaio 2011 n. 1948

Ove sia stata proposta al tribunale una domanda di divisione ereditaria relativa ad un fondo ed il convenuto abbia avanzato fra l’altro domanda riconvenzionale di accertamento dell’esistenza sul fondo stesso di un contratto di affitto agrario la rimessione della domanda riconvenzionale alla sezione specializzata agraria non giustifica di per sè l’automatica sospensione ai sensi dell’art. 295 cod. proc. civ. del giudizio di divisione; infatti un problema di pregiudizialità dell’accertamento del rapporto agrario si puporre soltanto con riferimento al momento in cui dovessero essere adottate disposizioni conseguenti all’accertamento del modo della divisione tali da comportare l’estromissione del convidente risultato affittuario dal lotto a lui assegnato in sede di divisione Cass. civ. sez. III ord. 13 agosto 2010 n. 18673 

Poichè l’art. 295 c.p.c. la cui ragione fondante è quella di evitare il rischio di un conflitto tra giudicati fa esclusivo riferimento all’ipotesi in cui fra due cause pendenti davanti allo stesso giudice o a due giudici diversi esista un nesso di pregiudizialità in senso tecnico – giuridico e non già in senso meramente logico la sospensione necessaria del processo non può essere disposta nell’ipotesi di contemporanea pendenza davanti a due giudici diversi del giudizio sull’an debeatur e di quello sul quantum fra i quali esiste un rapporto di pregiudizialità solamente in senso logico essendo in tal caso applicabile l’art. 337 secondo comma c.p.c. il quale in caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia stata invocata in un separato processo prevede soltanto la possibilità della sospensione facoltativa di tale processo e tenuto conto altresì del fatto che a norma dell’art. 336 secondo comma c.p.c. la riforma o la cassazione della sentenza sull’an debeatur determina l’automatica caducazione della sentenza sul quantum anche se su quest’ultima si sia formato un giudicato apparente con conseguente esclusione del conflitto di giudicati. (Nella specie la S.C. ha cassato l’ordinanza con la quale il tribunale aveva disposto la sospensione del procedimento in opposizione a decreto ingiuntivo relativo al risarcimento del danno da licenziamento dichiarato illegittimo a causa della pendenza in appello tra le stesse parti del giudizio sulla impugnativa del licenziamento) Cass. civ. sez. lav. 3 maggio 2007 n. 10185 

La sospensione necessaria del processo ex art. 295 c.p.c. nell’ipotesi di giudizio promosso per il riconoscimento di diritti derivanti da titolo ricorre quando in un diverso giudizio tra le stesse parti si controverta dell’inesistenza o della nullità assoluta del titolo stesso poiché al giudicato d’accertamento della nullità – la quale impedisce all’atto di produrre ab origine qualunque effetto sia pure interinale – si potrebbe contrapporre un distinto giudicato di accoglimento della pretesa basata su quel medesimo titolo contrastante con il primo. Detto principio di inesecutività del titolo impugnato a seguito di allegazione della sua originaria invalidità assoluta è derogato nella disciplina del condominio da un sistema normativo che mira all’immediata esecutività del titolo pur in pendenza di controversia a tutela di interessi generali ritenuti prevalenti e meritevoli d’autonoma considerazione sicché il giudice non ha il potere di disporre la sospensione della causa di opposizione a decreto ingiuntivo ottenuto ai sensi dell’art. 63 disp. att. c.c. in relazione alla pendenza del giudizio in cui sia stata impugnata la relativa delibera condominiale restando riservato al giudice dell’impugnazione il potere di sospendere ex art. 1137 comma secondo c.c. l’esecuzione della delibera. Non osta a tale disciplina derogatoria il possibile contrasto di giudicati in caso di rigetto dell’opposizione all’ingiunzione e di accoglimento dell’impugnativa della delibera poiché le conseguenze possono essere superate in sede esecutiva facendo valere la sopravvenuta inefficacia del provvedimento monitorio ovvero in sede ordinaria mediante azione di ripetizione dell’indebito Cass. civ. Sezioni Unite 27 febbraio 2007 n. 4421

Ai fini della sospensione necessaria del processo civile ai sensi dell’art. 295 c.p.c. la pregiudizialità di una controversia amministrativa è configurabile solo laddove entrambi i giudizi pendano tra le stesse parti ed il giudice amministrativo sia chiamato a definire questioni di diritto soggettivo in sede di giurisdizione esclusiva e non anche qualora innanzi allo stesso sia impugnato un provvedimento incidente su interessi legittimi potendo in quest’ultima ipotesi il giudice ordinario disapplicare il provvedimento amministrativo Cass. civ. sez. VI 3 agosto 2018 n. 20491

In tema di sospensione necessaria del processo civile benché nel testo dell’art. 295 c.p.c. modificato dall’art. 35 legge n. 353 del 1990 manchi il riferimento ad una pregiudiziale “controversia amministrativa” (presente invece nella precedente formulazione) non può escludersi in via di principio la sospensione necessaria del giudizio civile in pendenza di un giudizio amministrativo che deve ritenersi ammissibile qualora sia imposta dall’esigenza di evitare un conflitto di giudicati ipotesi che non ricorre se il possibile contrasto riguardi soltanto gli effetti pratici dell’una o dell’altra pronuncia e se tra i giudizi sussista diversità di petitum e di parti essendo peraltro il G.O. competente a conoscere dei provvedimenti amministrativi eventualmente incidenti sui presupposti della domanda ai fini e nei limiti di una loro eventuale disapplicazione agli effetti della decisione sulla controversia relativa a diritti soggettivi. (Nella specie la S.C. ha escluso la sussistenza dei presupposti della sospensione necessaria tra il giudizio avente ad oggetto il pagamento dell’indennità di avviamento in favore del gestore provvisorio di una sede farmaceutica ed il giudizio promosso in sede amministrativa per l’annullamento del provvedimento di cessazione di detta gestione) Cass. civ. sez. I 19 settembre 2003 n. 13891

L’azione revocatoria ordinaria disciplinata dall’art. 2901 del codice civile accoglie una nozione di credito non limitata in termini di certezza liquidità ed esigibilità ma estesa fino a comprendere le legittime ragioni o aspettative di credito in coerenza con la funzione sua propria di conservazione dell’integrità del patrimonio del debitore quale garanzia generica delle ragioni creditizie. Ne consegue che il giudizio promosso con l’indicata azione non è soggetto a sospensione necessaria ai sensi dell’art. 295 c.p.c. per il caso di pendenza di controversia sull’accertamento del credito in quanto la definizione di quest’ultimo giudizio non costituisce antecedente logico giuridico della pronuncia sulla domanda revocatoria Cass. civ. sez. I 24 luglio 2003 n. 11471 

Qualora davanti al tribunale ordinario si controverta tra privato e P.A. della proprietà di un terreno che si contesti costituisca l’alveo di un corso d’acqua va rimessa al tribunale regionale delle acque pubbliche – competente per materia ai sensi dell’art. 140 lett. b R.D. 11 dicembre 1933 n. 1775 in ordine alle «controversie circa i limiti dei corsi o bacini loro alveo e sponde» – l’intera causa nella quale vengono in rilievo tali limiti con la conseguenza che non può disporsi la sospensione del giudizio pendente davanti al tribunale ordinario in attesa della definizione davanti al tribunale delle acque della sola questione pregiudiziale relativa ai limiti dell’alveo Cass. civ. sez. II 21 luglio 2003 n. 1134

In tema di sospensione necessaria del processo civile anche se nel testo dell’art. 295 c.p.c. modificato dall’art. 35 legge n. 353 del 1990 manca il riferimento ad una pregiudiziale «controversia amministrativa» (presente invece nella precedente formulazione) non può escludersi a priori la sospensione necessaria di giudizi civili in presenza di un giudizio amministrativo quando questo verta su di un diritto soggettivo e la sua pronunzia conclusiva sia destinata a fare stato in altri giudizi; mentre qualora il giudice amministrativo sia chiamato a decidere su interessi legittimi – su situazioni giuridiche cioè dalle quali prima della loro tutela giurisdizionale non possono derivare effetti costitutivi di diritti soggettivi – non c’è necessità di sospensione del giudizio civile ancorché connesso in qualche modo con quello amministrativo. Ne consegue che non ricorre un’ipotesi di sospensione necessaria con riguardo al giudizio di rilascio per occupazione sine titulo di un terreno promosso da un ente regionale di sviluppo agricolo nei confronti del figlio dell’originario assegnatario in relazione al giudizio promosso dal figlio medesimo davanti al Tar per la verifica dei presupposti per ottenere l’assegnazione a sé di detto terreno non sussistendo «dipendenza» in senso giuridico tra il diritto dell’ente a vedersi restituito il possesso del fondo e quanto forma oggetto del giudizio amministrativo Cass. civ. Sezioni Unite 12 dicembre 1995 n. 12720

Presupposto per la sospensione necessaria del processo di cui all’art. 295 c.p.c. è la prova che una controversia avente ad oggetto questioni pregiudiziali sia effettivamente pendente dinanzi allo stesso o ad altro giudice ed in grado di approdare alla pronuncia ritenuta pregiudiziale. La valutazione circa la sussistenza di tale prova riservata in via esclusiva al giudice del merito è sottratta al sindacato della Corte di cassazione dinanzi alla quale non è pertanto consentito alla parte che si sia sottratta a tale onere provvedervi depositando la documentazione all’uopo occorrente Cass. civ. sez. III 30 agosto 2004 n. 17445

Ai fini della sospensione del processo spetta alla parte interessata l’onere di fornire al giudice i documenti idonei a provare la pendenza di un’altra causa e l’oggetto della medesima per consentirgli di valutare il rapporto di pregiudizialità logico-giuridica e quindi la sussistenza dell’obbligo di sospendere il processo pregiudicato per evitare il potenziale conflitto di giudicati Cass. civ. sez. III 18 ottobre 2001 n. 12743 

In tema d’impugnazione del provvedimento di sospensione del processo non osta all’ammissibilità del regolamento di competenza la circostanza che la sospensione non sia stata disposta con ordinanza ma con sentenza essendo la forma di detto provvedimento irrilevante ai fini dell’individuazione del mezzo d’impugnazione costituito ai sensi dell’art. 42 c.p.c. esclusivamente dal regolamento di competenza Cass. civ. sez. VI-I 18 giugno 2019 n. 16361 

L’ordinanza che dispone la sospensione del processo ai sensi dell’art. 295 c.p.c. non è impugnabile in Cassazione nè ai sensi dell’art. 360 c.p.c. nè dell’art. 111 Cost. ma dopo l’entrata in vigore della legge n. 353 del 1990 può essere impugnata esclusivamente con ricorso per regolamento necessario di competenza ai sensi dell’art. 42 c.p.c. il quale deve essere notificato alle controparti nel termine perentorio di trenta giorni (art. 47 c.p.c.) essendo tuttavia ammissibile la conversione nel ricorso ai sensi dell’art. 42 c.p.c. del ricorso ordinario o ex art. 111 Cost. se questo abbia i requisiti di sostanza – tra cui il rispetto del predetto termine – e forma previsti dall’art. 47 cit.; nel caso in cui sia ammissibile detta conversione il ricorso può essere deciso all’esito della sua trattazione in udienza pubblica non occorrendo disporne la trattazione in camera di consiglio sia perché il codice di rito non prevede il caso della trasformazione del rito ordinario nel rito camerale (art. 375 c.p.c.) sia perché regola generale è quella della trattazione dei ricorsi in pubblica udienza che assicura la realizzazione dei principi di oralità ed immediatezza nonché del diritto di difesa e del principio fondamentale recato dall’art. 6 C. 1 Convenzione europea dei diritti dell’uomo in tema di pubblicità del processo senza affatto incidere sui poteri del Procuratore generale presso la Corte di cassazione Cass. civ. sez. I 14 novembre 2003 n. 17190 

Il provvedimento di sospensione del processo emesso ai sensi dell’art. 295 c.p.c. pur avendo forma di ordinanza non è revocabile dal giudice che lo ha pronunciato poiché tale revocabilità confliggerebbe con la previsione della impugnabilità del provvedimento predetto a mezzo regolamento necessario di competenza (ex art. 42 del codice di rito così come sostituito dell’art. 6 della legge n. 353/1990). Ne consegue che ove le parti anziché proporre il regolamento de quo nel termine di cui all’art. 47 c.p.c. abbiano (come nella specie) presentato istanza per la revoca dell’ordinanza di sospensione al giudice che lo aveva emanato e questi abbia emesso un provvedimento meramente confermativo di quello precedente la mancata impugnazione della prima ordinanza rende inammissibile quella del secondo provvedimento (dovendosi in caso contrario ritenere attribuita alle parti una inammissibile facoltà di aggirare con la proposizione della richiesta di cui all’art. 297 c.p.c. seguita da rigetto il termine perentorio di trenta giorni stabilito dal precedente art. 47 per la proposizione del regolamento necessario di competenza unico mezzo di impugnazione dell’ordinanza di sospensione) Cass. civ. sez. II 9 luglio 2003 n. 10837

Poiché la sospensione necessaria del processo ai sensi dell’art. 295 c.p.c. deve essere disposta dal giudice che deve decidere la causa pregiudicata competente ad assumere il relativo provvedimento in un giudizio pendente alla data del 30 aprile 1995 innanzi al tribunale è il collegio e non il giudice istruttore ancorché presidente con la conseguenza che il provvedimento di sospensione emanato da quest’ultimo è illegittimo Cass. civ. sez. II ord. 5 maggio 2003 n. 6835

La mancata sospensione del giudizio nei casi in cui se ne assume la necessarietà integra un vizio della decisione astrattamente idoneo ad inficiare la successiva pronuncia di merito; essa traducendosi nella violazione di una norma processuale ricade nella previsione dell’art. 360 n. 4 c.p.c. ed è quindi deducibile con il ricorso per cassazione avverso la sentenza che contenga eventuali provvedimenti sulla sospensione ovvero ribadisca o modifichi precedenti ordinanze adottate in materia nella fase dell’istruzione della causa fermo restando che eventuali provvedimenti di sospensione se positivi sono autonomamente impugnabili con istanza di regolamento di competenza ai sensi dell’art. 42 c.p.c. come sostituito dall’art. 6 della legge 26 novembre 1990 n. 353 Cass. civ. sez. I 1 agosto 2007 n. 16992 

Il provvedimento che nega la sospensione del processo ai sensi dell’art. 295 c.p.c. al pari di quello che la dispone o la revoca ha carattere ordinatorio e non decisorio in quanto regola lo svolgimento del processo senza pronunziare sulle pretese dedotte in giudizio e pertanto è soltanto revocabile da parte del giudice che lo ha emesso ma non è suscettibile di impugnazione neppure mediante ricorso per Cassazione ex art. 111 della Costituzione ancorché adottato erroneamente sotto forma di sentenza né nei suoi confronti è possibile esperire il regolamento di competenza ex art. 42 c.p.c. come sostituito dall’art. 6 della legge 26 novembre 1990 n. 353 in quanto tale possibilità è esperibile solo contro i provvedimenti che dichiarano la sospensione Cass. civ. sez. lav. ord. 29 luglio 2004 n. 14430

 

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