(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Contumacia del convenuto

Articolo 291 - Codice di Procedura Civile

Se il convenuto non si costituisce (166, 171) e il giudice istruttore rileva (182) un vizio che importi nullità nella notificazione della citazione (160, 354) fissa all’attore un termine perentorio (152, 307) per rinnovarla (162). La rinnovazione impedisce ogni decadenza. (1)
Se il convenuto non si costituisce neppure all’udienza fissata a norma del comma precedente, il giudice provvede a norma dell’articolo 171, ultimo comma.
Se l’ordine di rinnovazione della citazione di cui al primo comma non è eseguito, il giudice ordina la cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue a norma dell’articolo 307, comma terzo.

Articolo 291 - Codice di Procedura Civile

Se il convenuto non si costituisce (166, 171) e il giudice istruttore rileva (182) un vizio che importi nullità nella notificazione della citazione (160, 354) fissa all’attore un termine perentorio (152, 307) per rinnovarla (162). La rinnovazione impedisce ogni decadenza. (1)
Se il convenuto non si costituisce neppure all’udienza fissata a norma del comma precedente, il giudice provvede a norma dell’articolo 171, ultimo comma.
Se l’ordine di rinnovazione della citazione di cui al primo comma non è eseguito, il giudice ordina la cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue a norma dell’articolo 307, comma terzo.

Note

(1) Ai sensi dell’art. 46, comma 24, della L. 18 giugno 2009, n. 69, questo comma si applica anche nei giudizi davanti ai giudici amministrativi e contabili, a decorrere dal 4 luglio 2009. Ai sensi dell’art. 58, comma 1, della L. 18 giugno 2009, n. 69, tale disposizione si applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore. Tuttavia, a decorrere dal 16 settembre 2010, l’art. 46, comma 24, è stato abrogato dall’art. 4, comma 1, dell’Allegato 4 del D.L.vo 2 luglio 2010, n. 104, limitatamente alle parole: «amministrativi e».

Massime

La disciplina della contumacia ex art. 290 ss. c.p.c. non attribuisce a questo istituto alcun significato sul piano probatorio salva previsione espressa con la conseguenza che si deve escludere non solo che essa sollevi la controparte dall’onere della prova ma anche che rappresenti un comportamento valutabile ai sensi dell’art. 116 primo comma c.p.c. per trarne argomenti di prova in danno del contumace Cass. civ. sez. III 13 giugno 2013 n. 14860

La invalida costituzione in giudizio della parte mediante procuratore privo di ius postulandi determina la situazione di contumacia anche se essa non viene dichiarata e comporta l’impossibilità di chiedere – ove non ricorrano le condizioni previste dall’art. 294 c.p.c. – la rimessione in termini per riproporre difese ed eccezioni che prive di valore in quanto proposte dal procuratore suddetto sono precluse al momento della (successiva) regolare costituzione della stessa parte; né dette difese ed eccezioni preclusse in primo grado possono essere riproposte nel giudizio di appello ove il processo deve essere accettato nello stato in cui si trova con tutte le preclusioni e decadenze già verificatesi Cass. civ. sez. III 1 ottobre 2004 n. 19652 .

La disposizione generale dell’art. 291 c.p.c. per la quale se il convenuto non si costituisce il giudice che rileva un vizio che importi nullità della notificazione dell’atto introduttivo fissa all’attore un termine perentorio per rinnovarlo è applicabile anche nel giudizio di legittimità Cass. civ. sez. III 2 febbraio 1995 n. 1242

La dichiarazione di contumacia non è impedita dal fatto che l’udienza indicata in citazione sia diversa da quella stabilita dall’ufficio dopo l’iscrizione della causa a ruolo e dal fatto che vi sia stato un rinvio d’ufficio essendo onere del convenuto che non provveda esso stesso all’iscrizione a ruolo di accertarsi della sorte della causa Cass. civ. sez. III 30 gennaio 1995 n. 1104

Una volta accertata la regolare costituzione del contraddittorio la mancata formale dichiarazione di contumacia della parte non costituita non è di per sé causa di nullità del procedimento o della sentenza avendo tale declaratoria il solo scopo di fornire la prova dell’avvenuto accertamento da parte del giudice della regolare notificazione dell’atto introduttivo alla parte non comparsa Cass. civ. sez. III 4 luglio 2019 n. 17928

Non essendo la mancanza di un provvedimento formale di dichiarazione di contumacia di per sé causa di nullità del procedimento o della sentenza quando risulti che il contraddittorio sia stato comunque ritualmente costituito nei confronti della parte non costituita neppure è imposto dal codice di rito un termine perentorio per la relativa declaratoria Cass. civ. sez. II 5 settembre 2013 n. 20406

L’omessa declaratoria di contumacia del convenuto non costituitosi non determina nullità della sentenza né rappresenta elemento da solo sufficiente per dedurne la mancata prova del perfezionamento della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio trattandosi di mera irregolarità sanabile con il procedimento di correzione di errore materiale della sentenza Cass. civ. sez. III 14 dicembre 2010 n. 25238

L’omissione della dichiarazione di contumacia non è causa di nullità della sentenza in quanto non prevista dall’ordinamento e non può ricomprendersi nell’ambito delle nullità di ordine generale poiché non comporta alcun effetto pregiudizievole ai fini dell’intervento e dell’assistenza dell’imputato. La nullità può solo scaturire dall’inesistenza dei presupposti della dichiarazione di contumacia perché in tal caso non si sarebbe potuto instaurare il rapporto processuale o ritualmente citato l’imputato non comparso da violazione di norme che implichino particolari adempimenti ai quali è funzionalmente connessa la previsione del provvedimento formale. Mentre dall’omessa dichiarazione di contumacia per sé stessa quando risultino le condizioni per celebrare il processo in assenza dell’imputato non scaturisce alcuna violazione del contraddittorio. Cass. pen. sez. V 6 febbraio 1998 n. 1444 (

L’erronea dichiarazione di contumacia di una delle parti non incide sulla regolarità del processo e non determina un vizio della sentenza deducibile in sede di impugnazione se non abbia in concreto pregiudicato il diritto di difesa come avviene nel caso in cui la parte erroneamente dichiarata contumace abbia sollevato delle eccezioni comuni a quelle degli altri convenuti le quali siano state prese in esame e disattese dal giudice Cass. civ. sez.  III 9 marzo 2012 n. 3704

L’erronea dichiarazione della contumacia di una parte non determina un vizio della sentenza deducibile in cassazione se non provochi in concreto alcun pregiudizio allo svolgimento dell’attività difensiva né incida sulla decisione. (Nella specie in un procedimeno d’appello l’appellato si era regolarmente costituito mentre nell’epigrafe della sentenza esso era indicato come contumace; nell’enunciare il principio di cui in massima la S.C. ha escluso la nullità della sentenza impugnata rilevando che non si era verificata alcuna illegittima limitazione dell’attività difensiva della parte e che la motivazione della sentenza impugnata smentiva la doglianza relativa al mancato esame delle sue difese) Cass. civ. Sezioni Unite 27 febbraio 2002 n. 2881

Poiché la capacità giuridica si acquista al momento della nascita e si estingue con la morte della persona fisica (art. 1 c.c.) deve ritenersi affetta da giuridica inesistenza denunciabile in ogni tempo e sede la sentenza pronunciata nei confronti di colui che pur dichiarato contumace risulti deceduto al momento della proposizione della domanda introduttiva senza che possa attribuirsi alcun rilievo in contrario al fatto che la dichiarazione di contumacia sia avvenuta a seguito di una notificazione della citazione effettuata nella formale osservanza delle norme in materia di notificazione giacché tale osservanza non vale ad escludere che in ragione dell’inesistenza del notificando al momento della notificazione quest’ultima debba a sua volta considerarsi inesistente e restando inoltre irrilevante che erroneamente il giudice di primo grado abbia autorizzato la notificazione di una nuova citazione nei confronti degli eredi del deceduto al fine di integrare il contraddittorio giacché non essendosi mai instaurato il contraddittorio nei confronti del medesimo il contraddittorio non era integrabile Cass. civ. sez. I 18 settembre 2001 n. 11688

In tema di cause inscindibili la circostanza che il termine di venti giorni per la conclusione del procedimento notificatorio ai sensi dell’art. 143 c.p.c. tempestivamente attivato dal notificante venga a scadere nei confronti del notificando oltre il termine assegnato dall’ordinanza di integrazione del contraddittorio non preclude al giudice che accerti la nullità della notificazione per mancanza delle ricerche dovute e preventive di fissare un nuovo termine per la rinnovazione a norma dell’art. 291 comma 1 c.p.c. venendo così esclusa ogni decadenza in considerazione del fatto che un’attività notificatoria sebbene invalida è stata comunque compiuta nel termine originariamente fissato Cass. civ. sez. I 19 aprile 2016 n. 7732

In tema di notifica dell’impugnazione a mezzo del servizio postale ove il procedimento notificatorio non si sia concluso mediante consegna di copia conforme all’originale dell’atto da notificare – nella specie per irreperibilità del difensore domiciliatario all’indirizzo indicato come certificato dall’ufficiale postale sull’avviso di ricevimento – la notifica solo tentata e non compiuta nel termine deve considerarsi inesistente con la conseguente inapplicabilità della disciplina della rinnovazione della notifica nulla e degli effetti preclusivi della decadenza previsti dall’art. 291 c.p.c. Cass. civ. sez. lav. 26 marzo 2010 n. 7358

La rinnovazione della notificazione pue deve essere ordinata dal giudice in primo grado quando “rileva un vizio che importi nullità” (art. 291 primo comma c.p.c.) in appello “quando occorre” (art. 350 secondo comma c.p.c.) e nel procedimento per convalida di sfratto anche se “risulta o appare probabile che l’intimato non abbia avuto conoscenza della citazione stessa” (art. 663 primo comma c.p.c.). È pertanto nullo l’ordine di rinnovazione della notificazione emesso sull’erroneo presupposto della nullità di questa e la sua esecuzione non può avere l’effetto di far decorrere “ex novo” i termini che le parti a pena di decadenza devono osservare per le attività processuali che si ha onere di compiere dal perfezionamento di una valida notifica. L’illegittimità dell’ordine di rinnovazione pu inoltre essere fatta valere nel successivo giudizio di impugnazione. (Nella specie alla prima udienza il presidente della Corte di merito aveva intimato all’appellante di rinnovare al domicilio reale del difensore la notifica dell’appello ma essendo valida la notificazione già eseguita siccome effettuata presso la cancelleria del giudice “a quo” – perché ex art. 82 R.D. n.37 del 1934 la parte appellata aveva eletto domicilio presso il procuratore che esercitava fuori della circoscrizione del proprio tribunale e non aveva eletto domicilio nel luogo di questo- la S.C. ha ritenuto l’inammissibilità dell’appello incidentale proposto a seguito della rinnovazione) Cass. civ. sez. III 18 settembre 2009 n. 20104

La mancata o non tempestiva rinnovazione della notificazione disposta a norma dell’art. 291 c.p.c. per un vizio implicante la nullità della stessa determina nell’ipotesi in cui la notifica da rinnovare abbia ad oggetto un ricorso per cassazione l’inammissibilità del medesimo salvo che prima che questa sia dichiarata il ricorrente provveda ad altra valida notifica restando in ogni caso esclusa la possibilità di assegnazione di un ulteriore termine per il medesimo adempimento stante la perentorietà di quello già concesso Cass. civ. sez. I 14 gennaio 2008 n. 625

Il potere del giudice di cui all’art. 291 c.p.c. di rilevare d’ufficio la nullità della notificazione dell’atto introduttivo è limitato all’atto introduttivo del grado di giudizio che si svolge davanti a quel giudice e non si estende anche all’atto introduttivo dei gradi pregressi; il vizio di nullità della notificazione di quest’ultimo che si trasmette alla sentenza ricade infatti nell’ambito della disciplina generale dettata dall’art. 161 c.p.c. traducendosi in motivo di impugnazione Cass. civ. sez. I 3 novembre 2006 n. 23587

Il termine stabilito dal giudice per la rinnovazione (nella specie per mutamento del rito) della notificazione della citazione alla parte non costituita ha natura ordinatoria e pu pertanto essere rinnovato in presenza di un’istanza presentata prima della scadenza del termine stesso Cass. civ. sez. I 7 marzo 2006 n. 4867

L’ordine di rinnovo della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio (disposto ai sensi dell’art. 291 c.p.c. e per il rito del lavoro ai sensi dell’art. 421 c.p.c.) è provvedimento che corrisponde ad uno specifico modello processuale potendo e dovendo essere emesso sempre che si verifichi la situazione normativamente considerata; ne consegue che l’atto che dispone la rinnovazione della notifica quando una rituale notifica vi sia già stata deve ritenersi nullo ai sensi dell’art. 156 c.p.c. perché discostantesi dal relativo modello processuale in quanto emesso al di fuori delle ipotesi consentite e perché inidoneo a raggiungere il proprio scopo consistente nella valida instaurazione del contraddittorio essendo tale scopo già stato raggiunto per la ritualità delle notifica della quale è stata erroneamente disposta la rinnovazione. La nullità del suddetto atto si trasmette agli atti successivi che ne dipendono onde non punegarsi l’interesse ad affermare che l’ordine di rinnovazione è stato impartito al di fuori delle ipotesi consentite in chi destinatario inottemperante del medesimo abbia poi subito le conseguenze della propria inottemperanza. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che pronunciando in sede di rinvio aveva dichiarato improcedibile il ricorso in riassunzione per non avere il ricorrente in riassunzione ottemperato all’ordine di rinnovo della notificazione già ritualmente eseguita alla parte personalmente impartito dal giudice sulla base dell’erroneo presupposto che il ricorso in riassunzione dovesse essere notificato al procuratore costituito nella precedente fase del giudizio) Cass. civ. sez. lav. 25 agosto 2004 n. 16803

Il principio secondo il quale la notificazione di un atto di impugnazione a piparti eseguita mediante consegna all’unico difensore di un numero di copie non corrispondente a quello delle parti medesime è da ritenersi (non inesistente ma) nulla e come tale sanabile all’esito dell’esecuzione da parte del notificante dell’ordine di rinnovazione impartito dal giudice anche di legittimità trova un limite nell’ipotesi in cui tale ordine rimanga ineseguito dovendosi in tal caso procedere a declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione stessa (nella specie del ricorso per cassazione) attesa la perentorietà (art. 291 c.p.c.) del termine assegnato per la rinnovazione e la conseguente improrogabilità (art. 153 stesso codice) e non rinnovabilità di tale termine Cass. civ. sez. II 16 settembre 2002 n. 13510

Allorché il giudice abbia disposto ai sensi dell’art. 291 c.p.c. (ovvero nel rito del lavoro dell’art. 421 c.p.c.) la rinnovazione della notificazione dell’atto introduttivo sul presupposto della omissione della nullità o dell’inesistenza della prima ai fini della verifica della regolare instaurazione del contraddittorio occorre aver riguardo esclusivamente alla situazione processuale determinatasi per effetto dell’ordine del giudice; sicché ove questo sia rimasto ineseguito il vizio ha un rilievo autonomo ed assorbente mentre non spiega alcuna rilevanza la circostanza che l’intervento ordinatorio del giudice sia eventualmente frutto di un’erronea valutazione per essere stata la rinnovazione della notificazione disposta in presenza di un contraddittorio già integro Cass. civ. sez. lav. 30 maggio 2001 n. 7360

Nel rito del lavoro il termine assegnato dal giudice per la rinnovazione della notificazione del ricorso introduttivo (in caso di notifica nulla o inesistente) è perentorio secondo l’espressa disciplina al riguardo dell’art. 291 c.p.c. – da ritenersi applicabile anche se in detto rito la pendenza del giudizio è determinata dal deposito dell’atto – con la conseguenza che il suo mancato rispetto determina l’estinzione del giudizio a norma dell’art. 307 terzo comma. (Nella specie l’estinzione era stata eccepita con l’atto di appello dal convenuto rimasto contumace in primo grado a seguito della notificazione rinnovata fuori termine e affetta da nullità) Cass. civ. sez. lav. 10 aprile 2000 n. 4529

L’art. 291 comma terzo c.p.c. prevede che rimasto inadempiuto l’ordine di rinnovazione della citazione la causa sia cancellata dal ruolo senza esigere alcuna attività delle parti e che una volta intervenuta la cancellazione il processo si estingue a norma dell’art. 307 comma terzo c.p.c. di modo che il potere di rilevazione dell’estinzione di cui al quarto comma dello stesso art. 307 nel testo anteriore alla legge n. 69 del 2009 pue deve essere esercitato su rituale eccezione della parte interessata solo dopo la cancellazione della causa dal ruolo Cass. civ. sez. III 30 aprile 2010 n. 10609

Nel regime anteriore alla legge n. 69 del 2009 l’ordinanza che dispone la cancellazione della causa dal ruolo ai sensi dell’art. 291 comma terzo c.p.c. non è impugnabile in particolare con l’appello se emessa in primo grado sul presupposto che implichi una dichiarazione di estinzione del processo. Infatti la verificazione immediata di una fattispecie di estinzione in conseguenza della cancellazione a norma del quarto comma dell’art. 307 c.p.c. ha luogo di diritto nel senso che i suoi fatti costitutivi si intendono verificati una volta disposta la cancellazione dal ruolo per l’inottemperanza all’ordine di rinnovo della notificazione ma la sua rilevazione richiede l’eccezione di parte la quale puconseguire solo nei seguenti casi: a) a seguito di una riassunzione operata dalla parte interessata alla declaratoria dell’estinzione propositiva dell’eccezione e finalizzata alla sua declaratoria; b) in virtù della proposizione dell’eccezione da parte sua nel processo eventualmente riassunto irritualmente dalla parte interessata a proseguire il processo; c) in dipendenza della formulazione dell’eccezione in sede di eventuale ripresa del processo disposta dal giudice che aveva pronunciato la cancellazione previa revoca della stessa ordinanza di cancellazione dal ruolo cui l’altra parte lo avesse sollecitato; d) in forza di iniziativa intrapresa in altro processo separatamente instaurato in via incidentale al fine di dedurre un qualche effetto su di esso Cass. civ. sez. III 30 aprile 2010 n. 10609

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