(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Casi di correzione

Articolo 287 - Codice di Procedura Civile

Le sentenze contro le quali non sia stato proposto appello (1)(339) e le ordinanze non revocabili (177) possono essere corrette, su ricorso di parte, dallo stesso giudice che le ha pronunciate, qualora egli sia incorso in omissioni o in errori materiali o di calcolo.

Articolo 287 - Codice di Procedura Civile

Le sentenze contro le quali non sia stato proposto appello (1)(339) e le ordinanze non revocabili (177) possono essere corrette, su ricorso di parte, dallo stesso giudice che le ha pronunciate, qualora egli sia incorso in omissioni o in errori materiali o di calcolo.

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 335 del 10 novembre 2004, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo articolo, limitatamente alle parole: «contro le quali non sia stato proposto appello».

Massime

Il procedimento di correzione degli errori materiali o di calcolo previsto dagli artt. 287 e 288 c.p.c. è esperibile non solo per ovviare ad un difetto di corrispondenza tra l’ideazione del giudice e la sua materiale rappresentazione grafica chiaramente rilevabile dal testo del provvedimento e come tale rilevabile “ictu oculi” ma anche in funzione integrativa in ragione della necessità di introdurre nel provvedimento una statuizione obbligatoria consequenziale a contenuto predeterminato ovvero una statuizione obbligatoria di carattere accessorio anche se a contenuto discrezionale. Può inoltre farsi ricorso a tale procedimento quando il giudice nel redigere la sentenza e in conseguenza di un mero errore di sostituzione del “file” informatico abbia commesso uno scambio di provvedimenti nella fase di impaginazione facendo seguire ad un’epigrafe pertinente uno “svolgimento del processo” dei “motivi della decisione” ed un dispositivo afferenti ad una diversa controversia decisa in data coeva nei confronti delle stesse parti: in tal caso infatti l’estensione della correzione non integra il deposito di una decisione affatto distinta la quale verrebbe interamente sostituita a quella corretta Cass. civ. sez. III 14 febbraio 2019 n. 4319

La procedura di correzione di errore materiale è esperibile per rimediare all’omessa liquidazione delle spese processuali nel dispositivo della sentenza qualora l’omissione non evidenzi un contrasto tra motivazione e dispositivo ma solo una dimenticanza dell’estensore Cass. civ. sez. VI-II ord. 27 luglio 2016 n. 15650

La mancata liquidazione in favore dell’avvocato della parte vittoriosa delle somme dovute per spese generali costituisce un errore materiale della sentenza che può essere corretto con il procedimento di cui agli artt. 287 e seguenti c.p.c. in quanto l’omissione riguarda una statuizione di natura accessoria e a contenuto normativamente obbligato che richiede al giudice una mera operazione tecnico-esecutiva da svolgersi sulla base di presupposti e parametri oggettivi Cass. civ. sez. III 2 agosto 2013 n. 18518

L’omessa o inesatta indicazione del nome di una delle parti nell’intestazione della sentenza va considerata un mero errore materiale emendabile con la procedura di cui agli artt. 287 e 288 c.p.c. quando dal contesto della sentenza risulti con sufficiente chiarezza l’esatta identità di tutte le parti e comporta viceversa la nullità della sentenza qualora da essa si deduca che non si è regolarmente costituito il contraddittorio ai sensi dell’art. 101 c.p.c. e quando sussiste una situazione di incertezza non eliminabile a mezzo della lettura dell’intero provvedimento in ordine ai soggetti cui la decisione si riferisce. (Nella specie in riferimento a procedura promossa dal curatore del fallimento di società di persone la S.C. ha stabilito che sebbene la dichiarazione di fallimento avesse riguardato anche il socio in proprio che non risultava perindicato nell’intestazione della sentenza non sussisteva alcuna situazione di incertezza né un’ipotesi di violazione del contraddittorio perché parte sostanziale del giudizio risultava essere il fallimento che era stato parte del contratto oggetto di controversia) Cass. civ. sez. I 25 settembre 2017 n. 22275

Il provvedimento che abbia natura di sentenza e sia impropriamente denominato “ordinanza” è affetto da errore materiale ma non è nullo quale sentenza attesi i principi di prevalenza della sostanza sulla forma e tassatività delle nullità Cass. civ. sez. II 12 luglio 2016 n. 14222

La mancata indicazione nella intestazione della sentenza del nome dei magistrati componenti del collegio giudicante che secondo le risultanze del dispositivo letto in udienza coerente con il relativo verbale abbiano pronunciato la decisione ha natura di mero errore materiale emendabile ai sensi degli artt. 287 e 288 cod. proc. civ. dovendosi in difetto di elementi contrari ritenere coincidenti i magistrati indicati nel predetto verbale con quelli che in concreto hanno partecipato alla deliberazione atteso che la intestazione è priva di autonoma efficacia probatoria in quanto meramente riproduttiva dei dati del verbale di udienza Cass. civ. sez. lav. 11 marzo 2015 n. 4875

La mancata indicazione della parte contumace nell’epigrafe della sentenza e la mancata dichiarazione di contumacia della stessa non incidono sulla regolarità del contraddittorio e non comportano quindi alcuna nullità ove risulti che la parte sia stata regolarmente citata in giudizio configurandosi un mero errore materiale emendabile con il procedimento di cui all’art. 287 c.p.c. Cass. civ. sez. I 9 ottobre 2013 n. 22918

Deve qualificarsi come errore materiale suscettibile di correzione quello che non riguarda la sostanza del giudizio ma la manifestazione del pensiero all’atto della formazione del provvedimento e si risolve in una fortuita divergenza fra il giudizio e la sua espressione letterale cagionata da mera svista o disattenzione nella redazione della sentenza e come tale percepibile e rilevabile “ictu oculi”. (In applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto suscettibile di correzione il dispositivo di una sentenza emessa quando il figlio era ormai maggiorenne come accertato dal giudice del merito in motivazione che conteneva l’imposizione di un assegno per il suo mantenimento “fino al raggiungimento della maggior età” statuizione che è stata modificata con riguardo al raggiungimento dell’indipendenza economica) Cass. civ. sez. I 26 settembre 2011 n. 19601

In tema di nullità della sentenza l’interlineatura nella parte dispositiva del nome di uno dei componenti del collegio astenutosi e sostituito da altro giudice non comporta alcuna illegittimità della decisione (riconducibile ad una difettosa costituzione del collegio o a un contrasto tra dispositivo e motivazione) né puqualificarsi come errore materiale posto che quest’ultimo si sostanzia in una mera svista che non incide sul contenuto concettuale della decisione ma si concretizza in una divergenza fra l’ideazione e la sua materiale rappresentazione grafica Cass. civ. Sezioni Unite 3 novembre 2009 n. 23198

La mancata liquidazione nella sentenza degli onorari di avvocato costituisce un errore materiale che puessere corretto con il procedimento di correzione di cui agli artt. 287 e seguenti c.p.c. in quanto l’omissione riscontrata riguarda una statuizione di natura accessoria e a contenuto normativamente obbligato che richiede al giudice una mera operazione tecnico-esecutiva da svolgersi sulla base di presupposti e parametri oggettivi. (Nella specie il giudice aveva liquidato le spese e i diritti di procuratore omettendo gli onorari dopo aver affermato in motivazione che le spese dovevano seguire la soccombenza) Cass. civ. sez. I 4 settembre 2009 n. 19229

Nel caso in cui ad una sentenza integralmente e ritualmente formata e depositata in cancelleria risulti per un mero disguido materiale affogliata di seguito alla sua ultima pagina la copia del dispositivo riferibile ad una diversa causa in calce alla quale sia stata apposta l’attestazione della data del deposito il vizio in cui la pronuncia puincorrere è dato dalla coesistenza di due dispositivi; ne consegue che qualora per la diversità dei nomi delle parti e dell’oggetto della controversia nell’ulteriore dispositivo riportati emerga che quest’ultimo dispositivo non atteneva alla causa cui era riferibile la sentenza tele vizio non puassurgere a nullità di carattere sostanziale ed è emendabile con la procedura di correzione di cui agli artt. 287 e 288 c.p.c. Cass. civ. sez. II 23 febbraio 2009 n. 4391

Il procedimento di correzione di errori materiali disciplinato dagli artt. 287 ss. c.p.c. è funzionale alla eliminazione di errori di redazione del documento cartaceo qualora palesemente emerga l’incongruenza della materiale esteriorizzazione del pensiero rispetto al concetto ad esso sotteso concretandosi alfine in un difetto di corrispondenza tra l’ideazione e la sua materiale rappresentazione grafica ipotesi diversa da quella in cui si deduca viceversa che il giudice ha omesso di pronunziare su una domanda giacché in tale caso si censura non già la mera manifestazione della volontà del giudicante bensì la sua stessa volontà quale asseritamente contraria a principi giuridici o logici Cass. civ. sez. lav. 5 settembre 2003 n. 13006

L’errore di calcolo emendabile ai sensi dell’art. 287 c.p.c. consiste in un’erronea utilizzazione delle regole matematiche sulla base di presupposti numerici individuazione ed ordine delle operazioni da compiere esattamente determinati e non contestati. Pertanto non vi rientra la dedotta erronea individuazione del termine di decorrenza dell’impugnazione che abbia condotto alla dichiarazione di inammissibilità di un gravame poiché tale ipotesi è riconducibile ad un possibile “error in iudicando” non emendabile con il procedimento di correzione ex art. 391 bis c.p.c.. (Nella specie la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da una parte che aveva richiesto la correzione dell’errore di calcolo asseritamente consistente nell’inesatta individuazione del “dies a quo” per la proposizione del ricorso in cassazione contro una ordinanza emessa ex art. 348 bis c.p.c.) Cass. civ. sez. VI 29 gennaio 2019 n. 2486

L’errore di calcolo aritmetico determinato da erronea applicazione delle regole matematiche ma sulla base di presupposti numerici non contestati e da ritenersi esatti è emendabile con l’apposita procedura di cui all’art. 287 c.p.c. e non a mezzo del ricorso per cassazione Cass. civ. sez. I 7 ottobre 2005 n. 19639

La sentenza che contenga una corretta statuizione sulle spese nella parte motiva conforme al principio della soccombenza ma non contenga poi alcuna liquidazione di esse nel dispositivo non è emendabile con la procedura di correzione dell’errore materiale in quanto ai fini della concreta determinazione e quantificazione delle spese si rende necessaria la pronuncia del giudice Cass. civ. sez. III 29 luglio 2014 n. 17221

La procedura di correzione di errore materiale è esperibile per rimediare all’omessa liquidazione delle spese processuali nel dispositivo della sentenza qualora l’omissione non evidenzi un contrasto tra motivazione e dispositivo ma solo una dimenticanza dell’estensore Cass. civ. sez. II 24 luglio 2014 n. 16959

La data di deliberazione della sentenza non è a differenza di quella di sua pubblicazione (che ne segna il momento di acquisto della rilevanza giuridica) un elemento essenziale dell’atto processuale sicchè la relativa mancanza e/o la sua erronea indicazione non comportano alcuna nullità deducibile con l’impugnazione costituendo invece fattispecie di mero errore materiale emendabile ex artt. 287 e 288 cod. proc. civ. ed altrettanto dicasi per l’ipotesi di diversità tra la prima di tali date riportata in calce alla sentenza e quella dell’udienza collegiale all’uopo fissata tanto non essendo di per sé solo sufficiente a far ritenere qualora quest’ultima sia successiva che detto provvedimento sia stato deliberato prima di tale udienza cioè a far ritenere superata la presunzione di rituale decisione della causa da parte del collegio Cass. civ. sez. III 12 aprile 2013 n. 8942

Pur essendo la procedura di correzione degli errori materiali di cui agli artt. 287 e 288 c.p.c. applicabile benché non richiamata al processo di esecuzione l’intervenuta correzione con ordinanza del giudice dell’esecuzione in materia di espropriazione immobiliare dell’errore materiale (rilevabile “ictu oculi”) relativo al prezzo riportato nella precedente ordinanza di aggiudicazione provvisoria non comporta la riapertura del termine utile per la proposizione di una nuova offerta di aumento ai sensi dell’art. 584 c.p.c. non essendo configurabile nel nostro ordinamento in mancanza di un’esplicita norma al riguardo la facoltà per il giudice di disporre la riapertura del termine in questione avente natura perentoria Cass. civ. sez. III 15 maggio 2009 n. 11320

La sentenza con la quale il giudice di merito dopo aver nominato un consulente tecnico d’ufficio per la determinazione di spettanze retributive a seguito di sentenza non definitiva sull’an condivida le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio senza rilevare che il medesimo aveva effettuato le operazioni contabili incorrendo in errori e tra l’altro non considerando il periodo di riferimento indicato nella sentenza non definitiva è affetta da vizio di motivazione e non da errore materiale o di calcolo ed è pertanto ricorribile in cassazione Cass. civ. sez. lav. 30 agosto 2004 n. 17320

Mentre è suscettibile di correzione secondo il procedimento di cui all’art. 287 c.p.c. l’erronea indicazione del giudice contenuta in difformità delle risultanze del verbale di udienza – nell’intestazione della sentenza purché la stessa risulti correttamente sottoscritta dal Presidente e dal relatore (o dal solo Presidente relatore) è affetta da nullità assoluta la sentenza che riservata in decisione dal Collegio (al quale è devoluta la cognizione dell’appello avverso le sentenze del Pretore) risulti emessa e sottoscritta soltanto dal giudice relatore in funzione di giudice monocratico Cass. civ. sez. II 17 marzo 2004 n. 5424.

L’inesatta indicazione del nome di una parte nell’epigrafe della sentenza rientra nella nozione di errore materiale emendabile ai sensi dell’art. 287 c.p.c. tutte le volte in cui tale inesattezza non implichi un’incertezza sulla sua identificazione sostanziale e sulle conseguenti posizioni processuali Cass. civ. sez. I 8 agosto 2003 n. 11972

L’omessa o inesatta indicazione del nome di una delle parti nell’intestazione della sentenza va considerata un mero errore materiale emendabile con la procedura di cui agli artt. 287 e 288 c.p.c. quando dal contesto della sentenza risulti con sufficiente chiarezza l’esatta identità di tutte le parti; essa comporta viceversa la nullità della sentenza stessa qualora da essa si deduca che non si è regolarmente costituito il contraddittorio ai sensi dell’art. 101 c.p.c. e quando sussiste una situazione di incertezza non eliminabile a mezzo della lettura dell’intera sentenza in ordine ai soggetti cui la decisione si riferisce Cass. civ. sez. III 24 maggio 2003 n. 8242

La procedura di correzione di errore materiale di cui agli artt. 287 e ss. c.p.c. può essere adottata ricorrendone i presupposti anche nei confronti del dispositivo di sentenza pronunciata con il rito del lavoro atteso che la possibilità di procedere ad esecuzione forzata con la sola copia del dispositivo ex art. 431 secondo comma c.p.c. evidenzia l’interesse della parte ad ottenere la correzione dell’errore ancor prima del deposito della sentenza Cass. civ. sez. lav. 17 maggio 2003 n. 7748 .

La regola della non assoggettabilità della fattispecie di contrasto fra dispositivo letto in udienza e motivazione della sentenza ad una interpretazione correttiva o alla correzione ex art. 287 c.p.c. non è regola di portata assoluta e generale subendo una doverosa deroga – anche nel processo del lavoro – ogni qual volta le parti possano riscontrare agevolmente che si sia in presenza di un errore materiale dalla mera lettura del dispositivo avendo riguardo all’intero suo contenuto e ponendolo in relazione agli atti procssuali a conoscenza delle parti stesse Cass. civ. sez. lav. 16 maggio 2003 n. 7706 .

L’istanza di correzione dell’errore materiale deve essere proposta al giudice di merito che ha emesso la sentenza viziata e non alla Corte di legittimità anche nel caso in cui avverso quella sentenza sia stato già proposto ricorso per cassazione sicché è inammissibile l’istanza di correzione formulata dal resistente nel controricorso Cass. civ. sez. VI-II ord. 23 marzo 2015 n. 5727

È inammissibile l’istanza di correzione degli errori materiali proposta avverso un’ordinanza pronunciata dalla Corte di cassazione la quale dopo aver dichiarato in motivazione che il ricorrente in ragione della sua totale soccombenza era tenuto al rimborso delle spese in favore delle parti vittoriose abbia nel dispositivo compensato per intero le stesse tra le parti atteso che la composizione del contrasto logico esistente tra motivazione e dispositivo presuppone un’attività di interpretazione dell’effettivo “decisum” non consentita in sede di correzione Cass. civ. sez. U 13 maggio 2013 n. 11348

L’errore del giudice nella determinazione della misura delle spese vive sostenute dalla parte vittoriosa puessere emendato o con il procedimento di correzione di cui all’art. 287 c.p.c. ovvero per mezzo del procedimento di revocazione del provvedimento che le ha liquidate ma non col ricorso per cassazione Cass. civ. sez. III 12 ottobre 2010 n. 21012

L’errore materiale contenuto nella sentenza impugnata con il ricorso per cassazione pur non essendo suscettibile di correzione da parte della Cassazione puessere rilevato ed accertato dalla Corte medesima al limitato fine di escludere la ricorrenza di un errore di giudizio o di attività devoluto al suo sindacato Cass. civ. sez. lav. 28 maggio 2004 n. 10376

La speciale disciplina dettata dagli artt. 287 e seguenti c.p.c. per la correzione degli errori materiali incidenti sulla sentenza la quale attribuisce la competenza all’emanazione del provvedimento correttivo allo stesso giudice che ha emesso la decisione da correggere mentre non è applicabile quando contro la decisione stessa sia già stato proposto appello dinanzi al giudice del merito in quanto l’impugnazione assorbe anche la correzione di errori è invece da osservarsi rispetto alle decisioni impugnate con ricorso per cassazione atteso che il giudizio relativo a tale ultima impugnazione è di mera legittimità e la Corte di cassazione non pucorreggere errori materiali contenuti nella sentenza del giudice di merito al quale va pertanto rivolta l’istanza di correzione anche dopo la presentazione del ricorso per cassazione Cass. civ. sez. III 27 luglio 2001 n. 10289

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