(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Provvedimenti sull'esecuzione provvisoria in appello

Articolo 283 - Codice di Procedura Civile

(1) Il giudice dell’appello, su istanza di parte, proposta con l’impugnazione principale o con quella incidentale, quando sussistono gravi e fondati motivi, anche in relazione alla possibilità di insolvenza di una delle parti, sospende in tutto o in parte l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della sentenza impugnata, con o senza cauzione.
Se l’istanza prevista dal comma che precede è inammissibile o manifestamente infondata il giudice, con ordinanza non impugnabile, può condannare la parte che l’ha proposta ad una pena pecuniaria non inferiore ad euro 250 e non superiore ad euro 10.000. L’ordinanza è revocabile con la sentenza che definisce il giudizio (2).

Articolo 283 - Codice di Procedura Civile

(1) Il giudice dell’appello, su istanza di parte, proposta con l’impugnazione principale o con quella incidentale, quando sussistono gravi e fondati motivi, anche in relazione alla possibilità di insolvenza di una delle parti, sospende in tutto o in parte l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della sentenza impugnata, con o senza cauzione.
Se l’istanza prevista dal comma che precede è inammissibile o manifestamente infondata il giudice, con ordinanza non impugnabile, può condannare la parte che l’ha proposta ad una pena pecuniaria non inferiore ad euro 250 e non superiore ad euro 10.000. L’ordinanza è revocabile con la sentenza che definisce il giudizio (2).

Note

(1) Questo articolo è stato così sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. q), della L. 28 dicembre 2005, n. 263.
Ai sensi dell’art. 2, comma 4, del medesimo provvedimento, come modificato dall’art. 39 quater del D.L. 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, nella L. 23 febbraio 2006, n. 51, questa disposizione entra in vigore il 1° marzo 2006 e si applica ai procedimenti instaurati successivamente a tale data.
Si riporta l’articolo precedente:
«283. (Procedimenti sull’esecuzione provvisoria in appello). Il giudice d’appello su istanza di parte, proposta con l’impugnazione principale o con quella incidentale, quando ricorrono gravi motivi, sospende in tutto o in parte l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della sentenza impugnata».
(2) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 27, comma 1, lett. a), della L. 12 novembre 2011, n. 183. A norma dell’art. 27, comma 2, della stessa legge, tali disposizioni si applicano decorsi 30 giorni dalla data di entrata in vigore della medesima legge (Suppl. ord. alla G.U. Serie gen. – n. 265 del 14 novembre 2011).

Massime

L’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva o dell’esecuzione della sentenza impugnata formulata ai sensi dell’art. 283 c.p.c. mette capo ad un subprocedimento incidentale privo di autonomia rispetto al giudizio di merito sicché la regolamentazione delle spese ad esso relative deve essere disposta al pari di quella concernente le spese del procedimento principale con il provvedimento che chiude quest’ultimo tenendo conto del suo esito complessivo. Pertanto ove la sentenza impugnata sia stata riformata “in toto” dal giudice d’appello la liquidazione delle spese relative a tale subprocedimento non puessere esclusa sul presupposto che l’istanza di sospensione fosse stata “medio tempore” rigettata Cass. civ. sez. VI 5 febbraio 2013 n. 2671

L’ordinanza emessa ai sensi dell’art. 283 c.p.c. con la quale venga accolta l’istanza di sospensione dell’efficacia della sentenza di primo grado ha carattere provvisorio e cautelare e pertanto non pregiudica in nessun caso la decisione definitiva sull’appello fondata sulla piena cognizione di tutte le acquisizioni processuali dalla quale è destinata ad essere assorbita con la sua conseguente inidoneità ad incidere su diritti soggettivi con efficacia di giudicato Cass. civ. sez. II 21 febbraio 2007 n. 4024

La sospensione della provvisoria esecuzione della sentenza di primo grado che il giudice d’appello ai sensi dell’art. 283 c.p.c. nel testo novellato dalla legge n. 353 del 1990 pudisporre in presenza di «gravi motivi» è rimessa ad una valutazione globale d’opportunità poichè tali motivi consistono per un verso nella delibazione sommaria della fondatezza dell’impugnazione e per altro verso nella valutazione del pregiudizio patrimoniale che il soccombente pusubire (anche in relazione alla difficoltà di ottenere eventualmente la restituzione di quanto pagato) dall’esecuzione della sentenza che puessere inibita anche parzialmente se i capi della sentenza sono separati. Ne consegue che il potere discrezionale riconosciuto al giudice d’appello dagli articoli 283 e 351 c.p.c. dopo la suddetta novella è piampio di quello riconosciuto al medesimo giudice con riferimento alla sentenza impugnata con ricorso per Cassazione ovvero alla sentenza di primo grado favorevole al lavoratore o a quella di condanna relativa a rapporti di locazione comodato e affitto d’immobili per la sospensione dell’esecutività delle quali è rispettivamente richiesta l’esistenza di un «grave e irreparabile danno» ovvero di un «gravissimo danno» Cass. civ. sez. III 25 febbraio 2005 n. 4060

Poiché ai sensi dell’art. 283 c.p.c. riformato l’istanza diretta ad ottenere la sospensione in tutto o in parte dell’efficacia esecutiva o dell’esecuzione della sentenza di primo grado deve essere proposta con l’impugnazione principale o incidentale la decisione di inammissibilità dell’appello (nel caso di specie appello con riserva dei motivi) fa venir meno anche gli effetti dell’inibitoria Cass. civ. sez. III 22 luglio 2004 n. 13617

Le somme pagate in esecuzione della sentenza di primo grado provvisoriamente esecutiva ai sensi del previgente art. 282 c.p.c. che in conseguenza della riforma di detta sentenza da parte del giudice d’appello debbono essere restituite costituiscono debito di valuta sicché trova applicazione il principio nominalistico in base al quale l’obbligazione deve essere adempiuta mediante la restituzione della medesima quantità di moneta salvo oltre agli interessi legali il diritto al risarcimento del «maggior danno» ai sensi dell’art. 1224 comma secondo c.c. Detto risarcimento non pu peraltro essere chiesto allo stesso giudice d’appello ostandovi il principio del doppio grado di giurisdizione Cass. civ. sez. III 26 ottobre 1995 n. 11143

La declaratoria di difetto di giurisdizione resa dal giudice d’appello privando di ogni efficacia la sentenza di primo grado ne elimina anche l’eventuale valore provvisoriamente esecutivo (nella specie trattandosi di condanna al pagamento di crediti di lavoro) e comporta quindi il potere-dovere del medesimo giudice d’appello di disporre la restituzione di quanto ricevuto in forza di detta provvisoria esecutività senza che si renda in proposito necessaria trattandosi di pronuncia di natura conseguenziale una istanza della parte interessata Cass. civ. Sezioni Unite 7 settembre 1985 n. 4647.

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