(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Forma dei provvedimenti del collegio

Articolo 279 - Codice di Procedura Civile

Il collegio pronuncia ordinanza quando provvede soltanto su questioni relative all’istruzione della causa, senza definire il giudizio, nonché quando decide soltanto questioni di competenza. In tal caso, se non definisce il giudizio, impartisce con la stessa ordinanza i provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa (1).
Il collegio pronuncia sentenza:
1) quando definisce il giudizio, decidendo questioni di giurisdizione [o di competenza] (2);
2) quando definisce il giudizio, decidendo questioni pregiudiziali attinenti al processo o questioni preliminari di merito;
3) quando definisce il giudizio, decidendo totalmente il merito;
4) quando, decidendo alcune delle questioni di cui ai nn. 1, 2 e 3, non definisce il giudizio e impartisce distinti provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa (340, 356; 129, 129 bis, 133 bis att.);
5) quando, valendosi della facoltà di cui agli artt. 103, secondo comma, e 104, secondo comma, decide solo alcune delle cause fino a quel momento riunite, e con distinti provvedimenti dispone la separazione delle altre cause e l’ulteriore istruzione riguardo alle medesime, ovvero la rimessione al giudice inferiore delle cause di sua competenza.
I provvedimenti per l’ulteriore istruzione, previsti dai nn. 4 e 5, sono dati con separata ordinanza (280).
I provvedimenti del collegio, che hanno forma di ordinanza (134), comunque motivati, non possono mai pregiudicare la decisione della causa (177); salvo che la legge disponga altrimenti (308), essi sono modificabili e revocabili dallo stesso collegio, e non sono soggetti ai mezzi di impugnazione previsti per le sentenze (323). Le ordinanze del collegio sono sempre immediatamente esecutive. Tuttavia, quando sia stato proposto appello immediato (339) contro una delle sentenze previste dal n. 4 del secondo comma, il giudice istruttore, su istanza concorde delle parti, qualora ritenga che i provvedimenti dell’ordinanza collegiale siano dipendenti da quelli contenuti nella sentenza impugnata, può disporre con ordinanza non impugnabile (177) che l’esecuzione o la prosecuzione dell’ulteriore istruttoria sia sospesa (295 ss.) sino alla definizione del giudizio di appello (356; 125 bis, 126 att.).
L’ordinanza è depositata in cancelleria insieme con la sentenza.

Articolo 279 - Codice di Procedura Civile

Il collegio pronuncia ordinanza quando provvede soltanto su questioni relative all’istruzione della causa, senza definire il giudizio, nonché quando decide soltanto questioni di competenza. In tal caso, se non definisce il giudizio, impartisce con la stessa ordinanza i provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa (1).
Il collegio pronuncia sentenza:
1) quando definisce il giudizio, decidendo questioni di giurisdizione [o di competenza] (2);
2) quando definisce il giudizio, decidendo questioni pregiudiziali attinenti al processo o questioni preliminari di merito;
3) quando definisce il giudizio, decidendo totalmente il merito;
4) quando, decidendo alcune delle questioni di cui ai nn. 1, 2 e 3, non definisce il giudizio e impartisce distinti provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa (340, 356; 129, 129 bis, 133 bis att.);
5) quando, valendosi della facoltà di cui agli artt. 103, secondo comma, e 104, secondo comma, decide solo alcune delle cause fino a quel momento riunite, e con distinti provvedimenti dispone la separazione delle altre cause e l’ulteriore istruzione riguardo alle medesime, ovvero la rimessione al giudice inferiore delle cause di sua competenza.
I provvedimenti per l’ulteriore istruzione, previsti dai nn. 4 e 5, sono dati con separata ordinanza (280).
I provvedimenti del collegio, che hanno forma di ordinanza (134), comunque motivati, non possono mai pregiudicare la decisione della causa (177); salvo che la legge disponga altrimenti (308), essi sono modificabili e revocabili dallo stesso collegio, e non sono soggetti ai mezzi di impugnazione previsti per le sentenze (323). Le ordinanze del collegio sono sempre immediatamente esecutive. Tuttavia, quando sia stato proposto appello immediato (339) contro una delle sentenze previste dal n. 4 del secondo comma, il giudice istruttore, su istanza concorde delle parti, qualora ritenga che i provvedimenti dell’ordinanza collegiale siano dipendenti da quelli contenuti nella sentenza impugnata, può disporre con ordinanza non impugnabile (177) che l’esecuzione o la prosecuzione dell’ulteriore istruttoria sia sospesa (295 ss.) sino alla definizione del giudizio di appello (356; 125 bis, 126 att.).
L’ordinanza è depositata in cancelleria insieme con la sentenza.

Note

(1) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 46, comma 9, lett. a), della L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Ai sensi dell’art. 58, comma 1, della predetta legge, tale disposizione si applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore.
Il testo precedente così disponeva: «Il collegio quando provvede soltanto su questioni relative all’istruzione della causa, senza definire il giudizio, pronuncia ordinanza».
(2) Le parole fra parentesi quadrate sono state soppresse dall’art. 46, comma 9, lett. b), della L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Ai sensi dell’art. 58, comma 1, della predetta legge, tale disposizione si applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore.

Massime

Al fine di stabilire se un provvedimento abbia natura di sentenza o di ordinanza è decisiva non già la forma adottata ma il suo contenuto (cosiddetto principio della prevalenza della sostanza sulla forma) di modo che allorquando il giudice ancorché con provvedimento avente veste formale di ordinanza abbia senza definire il giudizio deciso una o più delle questioni di cui all’art. 279 c.p.c. a detto provvedimento va riconosciuta natura di sentenza non definitiva ai sensi dell’art. 279 comma secondo n. 4 c.p.c Cass. civ. sez. lav. 7 aprile 2006 n. 8174

Per la qualificazione come ordinanza o come sentenza di un provvedimento del giudice civile anche in composizione monocratica ai sensi dell’art. 281 bis c.p.c. ai fini della sua impugnabilità è necessario ricorrere al criterio del contenuto e della sostanza di esso secondo le norme di legge; pertanto sono sentenze – soggette agli ordinari mezzi di impugnazione e suscettibili in mancanza di passare in giudicato – i provvedimenti che ai sensi dell’art. 279 c.p.c. contengono una statuizione di natura decisoria (sulla giurisdizione sulla competenza ovvero su questioni pregiudiziali del processo o preliminari di merito) anche quando non definiscono il giudizio; ne consegue che attesa l’ammissibilità della pronuncia di sentenze non definitive anche nel rito del lavoro il provvedimento con il quale nell’ambito di tale processo il giudice decida una questione pregiudiziale idonea a definire il giudizio ai sensi dell’art. 279 secondo comma n. 4) con riferimento al n. 2) deve essere necessariamente qualificato come sentenza. (Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito che aveva qualificato come ordinanza il provvedimento del giudice di primo grado che aveva deciso con provvedimento non definitivo la questione relativa al potere di rappresentanza sostanziale di una parte) Cass. civ. sez. lav. 22 novembre 2003 n. 17780

Al fine di stabilire se un provvedimento abbia o meno carattere di ordinanza o di sentenza e sia quindi o meno soggetto ai mezzi di impugnazione previsti per quest’ultima deve aversi riguardo non alla sua forma esteriore o alla denominazione datagli dal giudice che lo ha pronunziato ma all’effetto giuridico che esso è destinato a produrre talché si è in presenza di un’ordinanza quando il provvedimento dispone circa il contenuto formale delle attività consentite alle parti mentre si è innanzi ad una sentenza quando il giudice nell’esercizio del suo potere giurisdizionale si pronuncia in via definitiva o non definitiva sul merito della controversia o su presupposti e condizioni processuali. Pertanto concesso dal pretore provvedimento d’urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c. con termine per l’instaurazione del giudizio di merito qualora detto giudice adito entro tale termine dalla parte contro la quale il provvedimento è stato emanato con ricorso diretto alla revoca del provvedimento medesimo dichiari con ordinanza l’inefficacia del provvedimento per mancata instaurazione del giudizio di merito entro il termine assegnato ritenendo inidoneo a tal fine il ricorso proposto in quanto mirante alla revoca della cautela accordata e la conseguente inammissibilità di tale ricorso per difetto di interesse una volta caducato il provvedimento cautelare detta ordinanza pronunziandosi in via definitiva su condizioni processuali ha natura di sentenza impugnabile con l’appello e non con il ricorso per cassazione Cass. civ. sez. lav. 13 aprile 1995 n. 4225

È da considerarsi definitiva la sentenza con la quale il giudice si pronunci su una (o pi delle domande o su capi autonomi della domanda mentre è da considerarsi non definitiva agli effetti della riserva di impugnazione differita la sentenza resa su questioni preliminari alla decisione finale e che non contenga quegli elementi formali sulla base dei quali va operata la distinzione cioè la pronuncia sulle spese o un provvedimento relativo alla separazione dei giudizi Cass. civ. sez. III 18 giugno 2019 n. 16289

In caso di sentenza non definitoria dell’intero giudizio accertare se essa debba qualificarsi o meno come non definitiva rileva solo allo scopo di valutare la validità dell’eventuale riserva di impugnazione e non al fine dell’ammissibilità dell’impugnazione immediatamente proposta che resta sempre consentita Cass. civ. sez. VI-III 19 settembre 2014 n. 19836

Il provvedimento che abbia deciso esclusivamente sulla non condivisibilità del metodo di stima seguito dalla consulenza tecnica d’ufficio già esperita e sulla necessità di disporre una nuova indagine peritale ancorché contenuto nella sentenza non definitiva ha natura e funzione ordinatoria e quindi rimane revocabile e modificabile. Ne consegue che le censure avverso tale provvedimento possono essere fatte valere non con la sua impugnazione ma solo con l’impugnazione della successiva sentenza definitiva che abbia mantenuto fermo il provvedimento stesso ed utilizzato i risultati di quel mezzo d’indagine istruttoria Cass. civ. sez. I 27 febbraio 2008 n. 5214

La questione dell’integrazione del contraddittorio non costituisce per se stessa questione preliminare «di merito» ai sensi dell’art. 279 secondo comma nn. 2 e 4 c.p.c. ma piuttosto questione processuale; né inoltre costituisce comunque questione pregiudiziale attinente al processo ai sensi della stessa norma dato che le questioni pregiudiziali prese in considerazione dall’art. 279 cit. sono esclusivamente quelle idonee – ove decise in un certo senso – a definire il giudizio mentre la decisione sulla integrazione del contraddittorio sia essa positiva o negativa non pumai porre fine al processo che invece prosegue in ogni caso dovendo anche in ipotesi di decisione positiva (nell’ipotesi opposta il giudizio prosegue puramente e semplicemente tra le parti originarie) disporsi l’integrazione del contraddittorio nei confronti del litisconsorte pretermesso e non certo definirsi il giudizio con una pronuncia di mero rito. Pertanto l’ordinanza in proposito emessa dal giudice ha in ogni caso contenuto e natura meramente ordinatori giammai decisori e conseguentemente non può mai costituire sentenza non definitiva suscettibile di separata impugnazione o riserva di appello e in difetto di passaggio in giudicato Cass. civ. sez. I 15 luglio 2004 n. 13104

Quando il dispositivo contenga statuizioni che riguardino solo alcune cause decise (e la sentenza va intesa quanto ad esse come definitiva ai sensi di cui all’art. 279 secondo comma n. 5 c.p.c.) e si limiti per il resto a disporre la rimessione delle parti in istruttoria «come da separata ordinanza» l’esistenza di una sentenza «non definitiva» in merito alle residue cause non può essere desunta da mere affermazioni contenute nella motivazione. Infatti l’essenza volitiva della sentenza si concreta nel «dispositivo» destinato ad accogliere l’ordine formale con il quale viene data concreta attuazione al precetto normativo mentre la motivazione esprime invece il momento «logico» della sentenza e appunto per questo le considerazioni in essa contenute se assumono rilievo ai fini della individuazione del contenuto precettivo della sentenza chiarendo e integrando il significato delle statuizioni del dispositivo non possono sostituirsi a queste ultime quando esse siano del tutto mancanti anche perché manifeste esigenza di salvaguardia della certezza delle situazioni giuridiche e di tutela della parti portano ad escludere che una decisione giudiziaria idonea ad assumere la forza del giudicato possa essere individuata nella sola parte motiva del provvedimento Cass. civ. sez. I 25 giugno 2004 n. 11842

Il processo in cui si succedano una decisione parziale e una decisione definitiva non dà luogo a una progressione in virtù della quale a una prima risposta giurisdizionale provvisoria segua una risposta definitiva che la prima sia in grado di infirmare. La prima sentenza è detta non definitiva solo perché non esaurisce l’oggetto del contendere decidendo solo una parte delle questioni controverse in causa: ma nell’ambito di tali questioni è decisione piena non sommaria o provvisoria. Salvo che il giudice istruttore non abbia fatto uso del potere di rimettere le parti al collegio su una questione pregiudiziale o preliminare di merito vale il principio per cui il collegio deve decidere su tutte le domande ed eccezioni definendo il giudizio. La scelta di emettere una decisione non definitiva è affidata alla discrezionalità del collegio stesso ma presuppone che il giudice istruttore gli abbia rimesso la decisione sull’intera causa e in rapporto all’intera causa le parti debbono in ogni caso formulare le conclusioni Cass. civ. sez. I 5 luglio 2000 n. 8969

 

Affinché una sentenza possa configurarsi come definitiva con conseguente esclusione della possibilità di differirne l’impugnazione è necessario che essa concluda l’intera controversia su una o più domande così esaurendo la decisione delle questioni dalle medesime implicate ed acquistando connotati di autonomia ed autosufficienza laddove costituisce sentenza non definitiva quella che rinviando al prosieguo il riconoscimento del bene in contestazione (o di una parte di esso) statuisca su questioni in senso lato pregiudiziali o su domande connesse o su alcuni capi dell’unica domanda ovvero solo sull’an debeatur Cass. civ. sez. lav. 7 settembre 1995 n. 9448

In ipotesi di cumulo di domande ai fini dell’identificazione di una sentenza resa nel relativo processo come definitiva o non definitiva – onde desumerne il regime dell’impugnabilità e della formazione del giudicato – deve aversi riguardo non già alle circostanze meramente estrinseche della prosecuzione del processo stesso dopo la sua pronunzia e della mancanza di provvedimenti sulle spese o di separazione ma all’effettivo contenuto della sentenza configurandosi come definitiva quella che conclude l’intera controversia su una o più domande così esaurendo la decisione delle questioni dalle medesime implicate ed acquistando connotati di autonomia ed autosufficienza laddove costituisce sentenza non definitiva quella che rinviando al prosieguo il riconoscimento del bene (o di una parte di esso) in contestazione fra le parti statuisce soltanto su questioni in senso lato pregiudiziali o su domande connesse o su alcuni capi dell’unica domanda o solo sull’an Cass. civ. sez. lav. 12 giugno 1992 n. 7225

Rientra nel potere discrezionale del giudice del merito tanto la facoltà di derogare in presenza di richiesta della parte alla regola generale della concentrazione della decisione in un’unica sentenza quanto quella di rigettare anche senza espressa motivazione tale richiesta ed emettere un’unica sentenza. (Nella specie la S.C. ha rigettato il motivo di ricorso con il quale la sentenza impugnata veniva censurata perchè in presenza di una richiesta di decisione limitata ad alcune soltanto delle conclusioni formulate con l’atto introduttivo aveva deciso su tutte le domande proposte) Cass. civ. sez. lav. 25 febbraio 2004 n. 3769

Nel caso in cui le parti contendenti accampino contrapposte pretese creditorie fondate sullo stesso titolo o scaturenti da rapporti diversi il giudice di merito ai sensi degli artt. 103 104 279 c.p.c. ha facoltà di separare le cause relative a diverse pretese e quindi di statuire con sentenza non definitiva su una o su talune di queste e di rimettere al prosieguo all’esito dell’ulteriore istruzione ravvisata necessaria la decisione sulle altre Cass. civ. sez. II 20 maggio 1997 n. 4465

Fuori dell’ipotesi prevista dagli artt. 279 n. 4 e 278 c.p.c. al giudice del merito non è consentito frazionare il procedimento decisorio in più pronunzie aventi per oggetto la stessa causa. Pertanto nel caso di violazione di tale principio tutte le sentenze assumono carattere definitivo anche se la prima pronuncia erroneamente sia stata indicata come «non definitiva» cosicché priva di ogni effetto è la riserva di impugnazione ex artt. 340 e 361 c.p.c. compiuta dalla parte totalmente o parzialmente soccombente la quale deve provvedere invece all’impugnazione immediata della sentenza nel termine previsto dagli artt. 326 327 c.p.c Cass. civ. sez. I 4 giugno 1981 n. 3605

Il giudice del merito indipendentemente dalla richiesta delle parti ha facoltà di emettere una pronuncia non definitiva quando ritenga di poter decidere in base alle prove raccolte soltanto alcune delle questioni a lui sottoposte riservando ad una successiva pronuncia da emanare a seguito dell’espletamento di ulteriori atti istruttori la decisione definitiva sui restanti capi della domanda Cass. civ. sez. II 30 marzo 1981 n. 1811

A norma della disposizione di cui all’art. 279 n. 4 c.p.c. da interpretare in armonia con tutti i numeri precedenti dello stesso articolo il giudice è abilitato a decidere con sentenza non definitiva le questioni pregiudiziali di rito o preliminari di merito potenzialmente risolutive della controversia anche ove ritenga di risolvere tali questioni in un senso che comporti la prosecuzione del giudizio ma non è affatto abilitato a frazionare la decisione di merito in ordine alla domanda ovvero ai capi autonomi della medesima Cass. civ. sez. II 27 marzo 1980 n. 2028

Nel caso di pronuncia di sentenza non definitiva ai sensi dell’art. 279 secondo e quarto comma c.p.c. e di prosecuzione del giudizio per l’ulteriore istruzione della controversia il giudice resta da questa vincolato (anche se non passata in giudicato) sia in ordine alle questioni definite sia per quelle da queste dipendenti che debbono essere esaminate e decise sulla base dell’intervenuta pronuncia a meno che questa sia stata riformata con sentenza passata in giudicato pronunziata a seguito di impugnazione immediata. Pertanto detto giudice non può risolvere quelle questioni in senso diverso con la sentenza definitiva e ove lo faccia il giudice del gravame anche di legittimità può rilevare d’ufficio la violazione del giudicato interno originante dalla sentenza non definitiva che non sia immediatamente impugnata né fatta oggetto di riserva di impugnazione differita ed è abilitato ad interpretare la pronuncia che si assume definitiva poiché la formazione della preclusione data dal giudicato interno fa parte dello sviluppo del procedimento e gli errori che eventualmente affliggano il procedimento possono essere accertati dalla Corte di cassazione anche attraverso indagini di fatto Cass. civ. sez. II 14 settembre 2004 n. 18510

La sentenza non definitiva nella parte in cui statuendo solo sull’an ravvisi la necessità di ulteriore istruttoria per la liquidazione del quantum non spiega effetti vincolanti sulla sentenza definitiva (giacché la mancata acquisizione della prova dell’entità della prestazione controversa non è un presupposto della decisione sull’an debeatur bensì del provvedimento ordinatorio di separazione di tale decisione da quella sul quantum) e non osta pertanto a che tale sentenza definitiva provveda alla suddetta liquidazione alla stregua dei soli elementi già acquisiti al processo ove ritenuti sufficienti Cass. civ. sez. I 9 settembre 2004 n. 18187

In difetto di impugnazione immediata o differita non è consentito nel caso di pronuncia di sentenza non definitiva ai sensi dell’art. 279 comma secondo c.p.c. il riesame nel prosieguo del giudizio neppure nei gradi successivi delle questioni già decise con la pronuncia stessa Cass. civ. sez. II 2 agosto 2000 n. 10101

Se si chiede il risarcimento del danno senza alcuna specificazione o riserva la domanda per la sua genericità comprende il danno nella sua interezza e rimane escluso che dopo la formazione del giudicato si possa azionare lo stesso diritto per ottenere voci di danno non considerate da esso mentre questa possibilità è ammessa ove fin dal primo momento si delimiti l’oggetto della domanda a determinate voci restando in tal caso le voci ulteriori fuori dall’oggetto del primo giudizio. Poiché gli interessi compensativi costituiscono una componente del danno il relativo giudizio è assoggettato al medesimo regime di quello risarcitorio con la conseguenza della necessaria partecipazione a esso del proprietario del veicolo assicurato responsabile del danno Cass. civ. sez. III 2 giugno 2000 n. 7358

Nel caso di pronuncia di sentenza non definitiva ai sensi dell’art. 279 secondo e quarto comma c.p.c. e di prosecuzione del giudizio per l’ulteriore istruzione della controversia si verifica per il giudice che ha adottato la pronuncia una preclusione al riesame delle questioni decise con tale sentenza conseguente all’esaurimento con essa della relativa potestas decidendi onde detto giudice non puàrisolvere quelle questioni in senso diverso con la sentenza definitiva ed ove lo faccia il giudice del gravame può rilevare d’ufficio la violazione del giudicato interno originante dalla sentenza non definitiva che non sia stata immediatamente impugnata né fatta oggetto di riserva di impugnazione differita a nulla rilevando che la detta violazione non sia stata oggetto di specifico gravame di parte. (Nella specie la Suprema Corte ha ritenuto che correttamente il giudice dell’appello contro la sentenza definitiva avesse d’ufficio rilevato la violazione del giudicato sotto il profilo che una questione di individuazione di un termine di prescrizione decisa dal giudice di primo grado con sentenza parziale non definitiva non impugnata e non fatta oggetto di riserva di impugnazione era stata decisa differentemente con la sentenza definitiva pur non sottoposta dalla parte interessata a gravame incidentale sul punto) Cass. civ. sez. I 14 giugno 1999 n. 5860

Nel vigente sistema processuale il frazionamento della decisione comporta l’esaurimento dei poteri decisori per la parte della controversia definita con la sentenza interlocutoria con la conseguenza che la prosecuzione del giudizio non può riguardare altro che le questioni non coperte dalla prima pronuncia. Ciò significa che il giudice che ha emesso una sentenza non definitiva – anche se non passata in giudicato – resta da questa vincolato agli effetti della prosecuzione del giudizio davanti a sé in ordine sia alle questioni definite sia per quelle da queste dipendenti che debbano essere esaminate e decise sulla base dell’intervenuta pronunzia a meno che questa sia stata riformata con sentenza passata in giudicato pronunziata a seguito di impugnazione immediata (la quale rappresenta l’unico strumento per sottoporre a riesame le statuizioni contenute in una sentenza non definitiva) Cass. civ. sez. lav. 18 maggio 1999 n. 4821

I provvedimenti pronunciati dal collegio per l’ulteriore istruzione della causa a norma dell’art. 279 cod. proc. civ. sono revocabili non hanno contenuto decisorio (ancorché la loro motivazione sia contenuta nella sentenza non definitiva) e non sono sindacabili con ricorso per cassazione avverso la sentenza parziale coeva ma solo con la sentenza definitiva pronunciata all’esito della prosecuzione dell’istruttoria sicché essi non hanno alcuna attitudine al giudicato Cass. civ. sez. lav. 22 dicembre 2014 n. 27229

Qualora in una sentenza non definitiva oltre a statuizioni di carattere decisorio siano contenute anche disposizioni meramente ordinatorie od istruttorie esse non possono formare oggetto di gravame con la sentenza non definitiva restando impregiudicata la futura decisione sulle domande e sulle questioni per le quali è stato disposto il prosieguo del giudizio senza che sulle statuizioni a carattere istruttorio della sentenza non definitiva si formi un giudicato per mancata riserva di impugnazione. Ne consegue che la decisione assunta con la sentenza definitiva di applicare criteri di liquidazione del danno parzialmente diversi rispetto a quelli indicati al CTU con il provvedimento ordinatorio istruttorio contenuto nella sentenza non definitiva costituisce semplice modifica di detto provvedimento Cass. civ. sez. II 30 agosto 2012 n. 14714

Nel rapporto fra il giudizio di impugnazione di una sentenza parziale e quello che sia proseguito davanti al giudice che ha pronunciato detta sentenza l’unica possibilità di sospensione di quest’ultimo giudizio è quella su richiesta concorde delle parti ai sensi dell’art. 279 quarto comma c.p.c. (che trova applicazione anche nel caso di sentenza parziale sul solo an debeatur) restando esclusa sia la sospensione ai sensi dell’art. 295 c.p.c. sia la sospensione ai sensi del secondo comma dell’art. 337 c.p.c. per l’assorbente ragione che il giudizio è unico e che per tale ragione la sentenza resa in via definitiva è sempre soggetta alle conseguenze di una decisione incompatibile sulla statuizione oggetto della sentenza parziale Cass. civ. sez. III 30 ottobre 2007 n. 22944

Qualora il giudice di primo grado separando due cause connesse ne decida una soltanto e rimetta con separata ordinanza l’altra in istruttoria la decisione di separazione dei giudizi puessere impugnata soltanto con l’appello perché con esso non viene censurata l’ordinanza con la quale il giudice provvede per l’istruttoria della causa separata bensì il provvedimento della sentenza con il quale è posta in essere la separazione delle cause Cass. civ. sez. I 11 ottobre 2006 n. 21816 .

L’ordinanza collegiale che rimette la causa dinanzi al giudice istruttore (nel caso di specie perché questi accerti le donazioni fatte in vita dal de cuius) non ha natura decisoria ma ordinatoria e quindi non è autonomamente impugnabile dalle parti che potranno impugnare solo la decisione che risolva la controversia indicando in quella sede anche per i vizi del procedimento che si ripercuotono sulla correttezza della decisione Cass. civ. sez. II 7 agosto 2002 n. 11881

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