(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Condanna generica. Provvisionale

Articolo 278 - Codice di Procedura Civile

Quando è già accertata la sussistenza di un diritto, ma è ancora controversa la quantità della prestazione dovuta, il collegio, su istanza di parte, può limitarsi a pronunciare con sentenza (279, 340; 129 att. ) la condanna generica alla prestazione, disponendo con ordinanza (280) che il processo prosegua per la liquidazione.
In tal caso il collegio, con la stessa sentenza e sempre su istanza di parte, può altresı̀ condannare il debitore al pagamento di una provvisionale, nei limiti della quantità per cui ritiene già raggiunta la prova (282; 129 att.; 2818 c.c.).

Articolo 278 - Codice di Procedura Civile

Quando è già accertata la sussistenza di un diritto, ma è ancora controversa la quantità della prestazione dovuta, il collegio, su istanza di parte, può limitarsi a pronunciare con sentenza (279, 340; 129 att. ) la condanna generica alla prestazione, disponendo con ordinanza (280) che il processo prosegua per la liquidazione.
In tal caso il collegio, con la stessa sentenza e sempre su istanza di parte, può altresı̀ condannare il debitore al pagamento di una provvisionale, nei limiti della quantità per cui ritiene già raggiunta la prova (282; 129 att.; 2818 c.c.).

Note

Massime

La sentenza di condanna generica postula quale presupposto necessario e sufficiente a legittimarne l’adozione solo l’accertamento di un fatto ritenuto alla stregua di un giudizio di probabilità potenzialmente produttivo di danni mentre il riscontro dell’esistenza in concreto di questi ultimi benché già ivi possibile puanche essere differito alla fase della loro effettiva liquidazione ed in tal caso se una siffatta pronuncia non sia stata impugnata il giudicato formatosi non investe la sussistenza dei danni stessi e del loro rapporto di causalità con il fatto illecito né preclude la successiva dichiarazione di infondatezza della pretesa risarcitoria ove si verifichi che i pregiudizi lamentati non si siano prodotti o non siano riconducibili al comportamento del responsabile Cass. civ. sez. I 11 ottobre 2016 n. 20444

La richiesta di condanna specifica al risarcimento del danno sia essa formulata in maniera determinata o indeterminata dà luogo ad un’unica domanda giudiziale e non a due distinti capi di domanda sull’ “an” e sul “quantum” debeatur. Ne consegue che in detta ipotesi non trova applicazione l’art. 277 secondo comma cod. proc. civ. il quale consente ove siano state avanzate pidomande la decisione separata di alcune di esse per le quali non sia necessaria ulteriore attività istruttoria presupponendo la scissione del giudizio sull’ “an” da quello sul “quantum” a norma dell’art. 278 primo comma cod. proc. civ. un’espressa richiesta della parte la cui volontà in tal senso non pudesumersi dalla formulazione di una domanda di risarcimento di danni non determinati ma determinabili Cass. civ. sez. II 26 aprile 2012 n. 6517

La domanda di condanna al risarcimento di un danno non quantificabile con mere operazioni aritmetiche deve interpretarsi in difetto di indicazioni contrarie come domanda di condanna generica. (Nella specie il lavoratore aveva chiesto la condanna del datore di lavoro a risarcirgli il danno cagionato dalla mancata iscrizione ad un fondo previdenziale di categoria; la S.C. osservando che il danno da omissione contributiva si attualizza soltanto al raggiungimento dell’età pensionabile e non è quantificabile prima di tale evento condizionante ha cassato la decisione di merito che aveva qualificato la domanda come istanza di condanna specifica e l’aveva respinta per difetto di prova circa l’ammontare del danno) Cass. civ. sez. lav. 26 marzo 2012 n. 4805

Ai fini della pronuncia di condanna generica al risarcimento dei danni ai sensi dell’art. 278 c.p.c. qualora venga accertato un fatto potenzialmente produttivo di danno il giudice pue deve accertare altresì se esso sia conseguenza di diverse azioni di pisoggetti responsabili anche tra loro indipendenti ed anche ove costituiscano violazione di norme diverse ai fini della responsabilità solidale di cui all’art. 2055 c.c. fermo restando che nel successivo giudizio instaurato per la liquidazione possa essere poi negato il fondamento della domanda risarcitoria e della responsabilità solidale dei picoaturi previo accertamento del fatto che il danno non si sia in concreto verificato Cass. civ. sez. III 16 novembre 2011 n. 24002

La sentenza di condanna generica pronunciata nel corso di un giudizio di risarcimento del danno aquiliano di norma presuppone il positivo accertamento del nesso di causalità cosiddetta “materiale” (“ex” art. 40 c.p.) tra la condotta e l’evento produttivo di danno sicché nel successivo giudizio sul “quantum” resta da accertare soltanto il nesso di causalità cosiddetta “giuridica” (“ex” art. 1223 cod. civ.) tra l’evento di danno ed i pregiudizi che ne sono derivati Cass. civ. sez. III 11 febbraio 2009 n. 3357

Con la sentenza di condanna generica il giudice può non solo limitarsi ad accertare l’esistenza di un fatto potenzialmente idoneo a produrre un danno ma anche accertare l’effettivo avveramento del danno demandando ad un successivo giudizio soltanto la sua liquidazione Cass. civ. sez. III 23 gennaio 2009 n. 1701

Allorché la vittima di un illecito aquiliano chieda l’accertamento dell’”an debeatur” separatamente da quello del “quantum debeatur” occorre distinguere due ipotesi: a) se nel medesimo processo viene dapprima pronunciata condanna al risarcimento e quindi viene disposta la prosecuzione del giudizio per l’accertamento del “quantum” ai sensi dell’art. 278 primo comma c.p.c. il passaggio in giudicato della sentenza non definitiva sull’”an” preclude la possibilità di contestare nel prosieguo del giudizio i presupposti del risarcimento quali l’esistenza del credito o la proponibilità della domanda; b) se invece il giudizio si è limitato all’accertamento dell’”an” rinviando ad un nuovo e separato giudizio l’accertamento del “quantum” quest’ultimo sarà del tutto autonomo rispetto al primo con la conseguenza che il passaggio in giudicato della sentenza di condanna generica al risarcimento non genera effetti vincolanti per il giudice del “quantum” né sull’esistenza del credito né sulla proponibilità della domanda Cass. civ. sez. III 15 luglio 2008 n. 19453

Anche nel rito del lavoro è ammissibile una sentenza di condanna generica (non limitata alle ipotesi di sentenza non definitiva con rinvio della liquidazione del quantum alla prosecuzione del giudizio previste dagli artt. 278 e 279 n. 4 c.p.c.) in quanto anche in detto rito la domanda puessere limitata fin dall’inizio all’accertamento dell’an con conseguente pronuncia di condanna generica che definisce il giudizio e connesso onere della parte interessata di introdurre ex art. 414 c.p.c. autonomo giudizio per la liquidazione del quantum Cass. civ. sez. lav. 5 maggio 2004 n. 8576

Ai fini della condanna generica al risarcimento dei danni ai sensi dell’art. 278 c.p.c. non è sufficiente accertare l’illegittimità della condotta ma occorre anche accertarne sia pure con modalità sommaria e valutazione-probabilistica la portata dannosa senza la quale il diritto al risarcimento di cui si chiede anticipatamente la tutela non puessere configurato; nel caso di condanna generica infatti ciche viene rinviato al separato giudizio è soltanto l’accertamento in concreto del danno nella sua determinazione quantitativa mentre l’esistenza del fatto illecito e della sua potenzialità dannosa devono essere accertati nel giudizio relativo all’an debeatur e di essi va data la prova sia pure sommaria e generica in quanto costituiscono il presupposto per la pronuncia di condanna generica Cass. civ. sez. II 1 agosto 2001 n. 10453

Il primo comma dell’art. 1227 c.c. concerne il concorso colposo del danneggiato nella produzione dell’evento che configura l’inadempimento quindi la sua cooperazione attiva mentre nel secondo comma il danno è eziologicamente imputabile al danneggiante ma le conseguenze dannose dello stesso avrebbero potuto essere impedite o attenuate da un comportamento diligente del danneggiato. Consegue che in tema di risarcimento del danno nel caso di giudizio sull’an separato da quello sul quantum le circostanze imputabili al danneggiato ed idonee a determinare un suo concorso di colpa vanno dedotte ed esaminate in sede di accertamento generico per quanto attiene sia alla loro esistenza sia al grado della loro efficienza causale con la conseguenza che qualora in detto giudizio sia stato escluso il concorso di colpa del danneggiato ogni questione sul punto non è piproponibile nel successivo giudizio Cass. civ. sez. III 9 gennaio 2001 n. 240

La condanna generica al risarcimento del danno postula quale presupposto necessario e sufficiente della pronuncia l’accertamento di un fatto potenzialmente produttivo di conseguenze dannose restando impregiudicato quello riservato al giudice della liquidazione dell’esistenza e dell’entità del danno senza che cicomporti alcuna violazione del giudicato sull’an debeatur. Tale principio trova applicazione non solo nella ipotesi – specificamente prevista dall’art. 278 c.p.c. – in cui risultando accertata la sussistenza di un diritto ma essendo controversa la quantità della prestazione dovuta il giudice su istanza di parte si limiti a pronunciare con sentenza non definitiva la condanna generica alla prestazione disponendo con ordinanza che il processo prosegua per la liquidazione; ma altresì nel caso in cui l’attore proponga “a origine” domanda limitata alla sola condanna generica riservando a separato giudizio la richiesta di determinazione della prestazione dovuta. Né la proponibilità di siffatta domanda è subordinata alla condizione che essa si fondi su di un accordo con il convenuto ravvisabile peraltro anche tacitamente nell’assenza di opposizione costituendo la domanda stessa espressione del principio di autonoma disponibilità delle forme di tutela offerte dall’ordinamento ed essendo configurabile un interesse giuridicamente rilevante dell’attore che costituisce indefettibile condizione dell’azione consistente nel conseguimento di forme di tutela cautelare o speciale. Rispetto a tale domanda peraltro è possibile individuare un interesse del convenuto alla negazione dell’esistenza attuale del danno. In tal caso costui contrappone al proposto accertamento probabilistico della sussistenza del danno l’accertamento negativo sulla base di certezza. Solo un siffatto accertamento è idoneo ad impedire la prosecuzione della pretesa attorea in una seconda fase o in un successivo giudizio. (Nella specie la S.C. ha ritenuto corretta la decisione della Corte territoriale che in parziale riforma della sentenza del giudice di primo grado aveva pronunciato la condanna generica di un istituto di credito al risarcimento del danno cagionato ad una società che aveva intrattenuto con lo stesso un rapporto di apertura di credito in conto corrente assistito da fideiussione dalla emissione di decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo con conseguente iscrizione di ipoteche giudiziali sui beni dei fideiussori ottenuto dall’istituto receduto dal rapporto senza che venisse rispettato il relativo termine di preavviso per il rientro delle esposizioni debitorie. Nell’occasione la S.C. ha rilevato che nel giudizio di appello la banca si era limitata a chiedere la reiezione del gravame e la conferma della sentenza di primo grado e che tale comportamento non poteva ritenersi sufficiente a configurare una opposizione alla domanda attorea – originariamente limitata all’“an” – suscettibile di esigere dal giudice un ampliamento del tema di indagine ossia un accertamento in termini di certezza in ordine alla sussistenza del danno) Cass. civ. sez. I 22 novembre 2000 n. 15066

Ai fini della condanna generica al risarcimento dei danni è sufficiente l’esistenza potenziale del danno che dovrà poi essere determinato o anche escluso dal giudice della liquidazione. Pertanto la risoluzione del contratto per inadempimento di una delle parti giustifica la condanna generica di questa al risarcimento del danno indipendentemente dal concreto accertamento di uno specifico pregiudizio patrimoniale posto che l’anticipato scioglimento del rapporto è di per sé un evento potenzialmente generatore di danno avendo turbato e compromesso le aspettative economiche della parte adempiente anche se fatti specifici di violazione contrattuale non abbiano in ipotesi prodotto direttamente alcun pregiudizio patrimoniale al contraente incolpevole Cass. civ. sez. II 23 maggio 2000 n. 6690

In caso di azione per il risarcimento dei danni l’attore ove abbia chiesto alternativamente la condanna generica o quella integrale pulimitare la propria pretesa alla sola pronuncia sull’”an debeatur” senza necessità del consenso del convenuto il quale peraltro puchiedere in via riconvenzionale che l’accertamento della responsabilità si estenda al “quantum debeatur” onde verificare l’insussistenza del danno Cass. civ. sez. III 20 febbraio 2015 n. 3366

Se l’attore ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di una somma di denaro determinata o determinabile (c.d. condanna specifica) il giudice non pu in assenza dell’accordo delle parti o quanto meno della opposizione del convenuto alla relativa richiesta dell’attore rinviare a separato giudizio la liquidazione della somma dovuta limitandosi alla condanna all’”an debeatur” (c.d. condanna generica) ma deve decidere anche in ordine al “quantum debeatur” accogliendo la domanda ovvero respingendola in caso contrario fermo restando che non puconsiderarsi generica la condanna al pagamento di una somma denaro che anche se non indicata nel suo preciso ammontare sia facilmente determinabile con semplici operazioni di calcolo aritmetico sulla base degli elementi forniti dalla sentenza stessa Cass. civ. sez. lav. 18 febbraio 2011 n. 4051

La sentenza di condanna generica postula quale presupposto necessario e sufficiente a legittimarne l’adozione solo l’accertamento di un fatto ritenuto alla stregua di un giudizio di probabilità potenzialmente produttivo di danni mentre il riscontro dell’esistenza in concreto di questi ultimi benché già ivi possibile puanche essere differito alla fase della loro effettiva liquidazione ed in tal caso se una siffatta pronuncia non sia stata impugnata il giudicato formatosi non investe la sussistenza dei danni stessi e del loro rapporto di causalità con il fatto illecito né preclude la successiva dichiarazione di infondatezza della pretesa risarcitoria ove si verifichi che i pregiudizi lamentati non si siano prodotti o non siano riconducibili al comportamento del responsabile Cass. civ. sez. I 11 ottobre 2016 n. 20444

La pronuncia di condanna generica al risarcimento presuppone soltanto l’accertamento di un fatto potenzialmente produttivo del danno rimanendo l’accertamento della concreta esistenza dello stesso riservato alla successiva fase con la conseguenza che al giudice della liquidazione è consentito di negare la sussistenza del danno senza che cicomporti alcuna violazione del giudicato formatosi sull’ “an” Cass. civ. sez. II 13 settembre 2012 n. 15335

 

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