(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Chiamata di un terzo per ordine del giudice

Articolo 270 - Codice di Procedura Civile

La chiamata di un terzo nel processo a norma dell’articolo 107 può essere ordinata (134, 176) in ogni momento dal giudice istruttore per una udienza che all’uopo egli fissa.
Se nessuna delle parti provvede alla citazione del terzo, il giudice istruttore dispone con ordinanza non impugnabile (177) la cancellazione della causa dal ruolo (307).

Articolo 270 - Codice di Procedura Civile

La chiamata di un terzo nel processo a norma dell’articolo 107 può essere ordinata (134, 176) in ogni momento dal giudice istruttore per una udienza che all’uopo egli fissa.
Se nessuna delle parti provvede alla citazione del terzo, il giudice istruttore dispone con ordinanza non impugnabile (177) la cancellazione della causa dal ruolo (307).

Note

Massime

La fissazione di un’udienza (ai sensi dell’art. 270 c.p.c.) per la chiamata di un terzo disposta dal giudice (ex art. 107 c.p.c.) per ragioni di opportunità non comporta fissazione di alcun termine perentorio trattandosi dell’indicazione dell’udienza di comparizione del terzo del tutto analoga all’indicazione della udienza stabilita dall’art. 163 n. 7 c.p.c. per l’ordinaria citazione con la conseguenza che l’inosservanza dell’ordine di chiamata del terzo – e correlativamente la mancata comparizione dello stesso all’udienza fissata – non impediscono al giudice nell’esercizio del suo potere discrezionale la fissazione di una nuova udienza di comparizione Cass. civ. sez. II 12 luglio 2000 n. 9237

La chiamata del terzo iussu iudicis di cui all’art. 107 c.p.c. determina (in assenza di un’ipotesi di litisconsorzio necessario di natura sostanziale) una situazione di litisconsorzio necessario c.d. «processuale» non rimuovibile per effetto di un diverso apprezzamento del giudice dell’impugnazione. La conseguenza della mancata ottemperanza all’ordine del giudice è poi espressamente disciplinata dall’art. 270 comma secondo c.p.c. secondo il quale la causa non si estingue (così come preveduto nel testo anteriore alla riforma di cui alla legge n. 857 del 1950) ma viene cancellata dal ruolo Cass. civ. sez. I 28 gennaio 1999 n 739 

Quando l’intervento in causa è disposto dal giudice ai sensi dell’art. 107 c.p.c. diventa irrilevante avuto riguardo al preminente interesse pubblico cui tale disposizione è ispirata il decorso del termine previsto dall’art. 269 dello stesso codice per l’ipotesi di chiamata in causa del terzo ad istanza di parte Cass. civ. sez. lav. 2 luglio 1985 n. 4000

Per attribuire la qualità di parte all’interventore iussu iudicis non è necessario che egli proponga domande o che queste siano proposte contro di lui Cass. civ. sez. lav. 2 luglio 1985 n. 4000

La valutazione dell’opportunità di ordinare l’intervento in causa del terzo a norma dell’art. 107 c.p.c. rappresenta una prerogativa esclusiva e discrezionale del giudice di primo grado sia per i limiti temporali stabiliti per la chiamata di un terzo in causa dall’art. 269 c.p.c. sia per la salvaguardia del doppio grado di giurisdizione. Da ciconsegue che il mancato uso del relativo potere non puformare oggetto di sindacato da parte del giudice di appello il quale da un lato non potrebbe rimettere la causa al primo giudice per l’esercizio di quel potere esulando tale ipotesi dai motivi di remissione tassativamente previsti dall’art. 354 c.p.c. e dall’altro non potrebbe ordinare l’intervento del terzo in appello ostandovi il divieto di cui all’art. 344 dello stesso codice Cass. civ. sez. III 16 settembre 1981 n. 5133

L’irritualità dell’introduzione di una domanda nei confronti del terzo chiamato in causa per ordine del giudice perché effettuata con atto non notificato ma solo depositato in cancelleria prima che il terzo medesimo con la notificazione della chiamata assuma la qualità di parte resta sanata ove quest’ultimo nel costituirsi accetti il contraddittorio difendendosi nel merito Cass. civ. Sezioni Unite 13 giugno 1979 n. 3326

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