(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Chiamata di un terzo in causa

Articolo 269 - Codice di Procedura Civile

Alla chiamata di un terzo nel processo a norma dell’art. 106, la parte provvede mediante citazione (163) a comparire nell’udienza fissata dal giudice istruttore ai sensi del presente articolo, osservati i termini dell’art. 163-bis.
Il convenuto che intenda chiamare un terzo in causa deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di risposta (167) e contestualmente chiedere al giudice istruttore lo spostamento della prima udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini dell’art. 163 bis. Il giudice istruttore, entro cinque giorni dalla richiesta, provvede con decreto (135) a fissare la data della nuova udienza. Il decreto è comunicato (170) dal cancelliere alle parti costituite. La citazione è notificata al terzo a cura del convenuto.
Ove, a seguito delle difese svolte dal convenuto nella comparsa di risposta, sia sorto l’interesse dell’attore a chiamare in causa un terzo (100, 106), l’attore deve, a pena di decadenza, chiederne l’autorizzazione al giudice istruttore nella prima udienza (183). Il giudice istruttore, se concede l’autorizzazione, fissa una nuova udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini dell’art. 163 bis. La citazione è notificata al terzo a cura dell’attore entro il termine perentorio stabilito dal giudice.
La parte che chiama in causa il terzo, deve depositare la citazione notificata entro il termine pervisto dall’art. 165, e il terzo deve costituirsi a norma dell’art. 166.
Nell’ipotesi prevista dal terzo camma restano ferme per le parti le preclusioni ricollegate alla prima udienza di trattazione, ma i termini eventuali di cui al sesto comma dell’articolo 183 sono fissati dal giudice istruttore nella udienza di comparizione del terzo.

Articolo 269 - Codice di Procedura Civile

Alla chiamata di un terzo nel processo a norma dell’art. 106, la parte provvede mediante citazione (163) a comparire nell’udienza fissata dal giudice istruttore ai sensi del presente articolo, osservati i termini dell’art. 163-bis.
Il convenuto che intenda chiamare un terzo in causa deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di risposta (167) e contestualmente chiedere al giudice istruttore lo spostamento della prima udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini dell’art. 163 bis. Il giudice istruttore, entro cinque giorni dalla richiesta, provvede con decreto (135) a fissare la data della nuova udienza. Il decreto è comunicato (170) dal cancelliere alle parti costituite. La citazione è notificata al terzo a cura del convenuto.
Ove, a seguito delle difese svolte dal convenuto nella comparsa di risposta, sia sorto l’interesse dell’attore a chiamare in causa un terzo (100, 106), l’attore deve, a pena di decadenza, chiederne l’autorizzazione al giudice istruttore nella prima udienza (183). Il giudice istruttore, se concede l’autorizzazione, fissa una nuova udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini dell’art. 163 bis. La citazione è notificata al terzo a cura dell’attore entro il termine perentorio stabilito dal giudice.
La parte che chiama in causa il terzo, deve depositare la citazione notificata entro il termine pervisto dall’art. 165, e il terzo deve costituirsi a norma dell’art. 166.
Nell’ipotesi prevista dal terzo camma restano ferme per le parti le preclusioni ricollegate alla prima udienza di trattazione, ma i termini eventuali di cui al sesto comma dell’articolo 183 sono fissati dal giudice istruttore nella udienza di comparizione del terzo.

Note

(1) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. p), della L. 28 dicembre 2005, n. 263.
Ai sensi dell’art. 2, comma 4, del medesimo provvedimento, come modificato dall’art. 39 quater del D.L. 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, nella L. 23 febbraio 2006, n. 51, questa disposizione entra in vigore il 1° marzo 2006 e si applica ai procedimenti instaurati successivamente a tale data.
Si riporta il comma precedente: «Nell’ipotesi prevista dal terzo comma, restano ferme per le parti le preclusioni ricollegate alla prima udienza di trattazione, ma il termine eventuale di cui all’ultimo comma dell’articolo 183 è fissato dal giudice istruttore nella udienza di comparizione del terzo, e i termini di cui all’art. 184 decorrono con riferimento alla udienza successiva a quella di comparizione del terzo».

Massime

In tema di chiamata in garanzia il terzo chiamato – che assume la posizione di convenuto rispetto alla domanda proposta nei suoi riguardi ex art. 269 cod. proc. civ. – ove contesti la competenza territoriale del giudice adìto ha l’onere di farlo prioritariamente secondo i criteri ordinari e solo in via gradata sotto il profilo dell’art. 32 cod. proc. civ. ovvero assumendo che non si verte in ipotesi di garanzia propria. Ne segue che qualora la domanda oggetto della chiamata sia regolata secondo i criteri ordinari di competenza territoriale dal foro generale e dai fori concorrenti dell’art. 25 cod. proc. civ. l’eccezione deve riguardare – a seconda che il terzo sia persona fisica o soggetto collettivo – non solo il foro generale di cui agli artt. 18 e 19 cod. proc. civ. (e in base a tutti i criteri da essi previsti) ma anche quelli concorrenti pena l’irritualità dell’eccezione proposta a prescindere dalla ricorrenza dei presupposti di cui all’art. 32 cod. proc. civ Cass. civ. sez. VI-III 28 maggio 2014 n. 12009

Il terzo chiamato in causa su istanza di parte non pueccepire l’irritualità della stessa per mancata osservanza delle prescrizioni stabilite dall’art. 269 secondo comma cod. proc. civ. essendo al riguardo carente di interesse atteso che il suo interesse a far valere questioni relative al rapporto processuale originario è correlato esclusivamente alla correttezza della decisione in merito o in rito su di esso e non anche alla stessa ritualità della chiamata in giudizio Cass. civ. sez. VI- III 7 maggio 2013 n. 10579

In base al disposto dell’art. 269 secondo comma cod. proc. civ. il convenuto che intenda chiamare in giudizio un terzo ha l’onere di inserire nella comparsa di risposta sia la formulazione della chiamata che l’istanza di spostamento della prima udienza sicché incorre nella decadenza prevista dalla medesima di disposizione anche quando provveda solo al primo di tali adempimenti ma non al secondo Cass. civ. sez. VI– III 7 maggio 2013 n. 10579

La chiamata in causa del terzo ad istanza dell’attore non puessere chiesta né autorizzata dopo la prima udienza nemmeno nell’ipotesi in cui l’interesse alla chiamata sia sorto successivamente a tale momento. La violazione del termine in esame è rilevabile d’ufficio e non è sanata dalla costituzione del terzo chiamato a meno che quest’ultimo non accetti il contraddittorio nello stato in cui si trova la causa (fattispecie anteriore alle modifiche apportate all’art. 269 c.p.c. dalla legge n. 353 del 1990 ) Cass. civ. sez. III 24 aprile 2008 n. 10682

Il convenuto per poter legittimamente formulare ai sensi del combinato disposto degli artt. 167 comma terzo e 269 c.p.c. l’istanza di chiamata in causa di un terzo deve necessariamente costituirsi tempestivamente ovvero nel rispetto del termine fissato dall’art. 166 dello stesso codice di rito di modo che in caso di tardività della costituzione deve conseguire la declaratoria di inammissibilità della predetta richiesta. Ai fini dell’osservanza di detto termine stante l’esplicita previsione contenuta nello stesso art. 166 c.p.c. per il suo computo a ritroso deve aversi riguardo (in via esclusiva) all’udienza indicata nell’atto di citazione e non (anche) a quella eventualmente successiva cui la causa sia stata rinviata d’ufficio ai sensi dell’art. 168 bis comma quarto c.p.c. in ragione del calendario delle udienze del giudice designato Cass. civ. sez. II 28 maggio 2007 n. 12490

La chiamata del terzo disposta ex art. 106 c.p.c. ad istanza di parte è rimessa alla esclusiva valutazione discrezionale del giudice del merito sicché l’esercizio del relativo potere non puformare oggetto d’impugnazione né tantomeno è sindacabile nel giudizio di appello e in quello di legittimità Cass. civ. sez. II 19 gennaio 2006 n. 984

Il concetto di «prima udienza» ex art. 269 c.p.c. agli effetti della chiamata del terzo deve essere inteso in senso non meramente cronologico bensì sostanziale come indicativo della fase in cui si abbia una effettiva trattazione e cioè esercizio di attività di istruttoria oppure la risoluzione di questioni insorte fra le parti senza quindi che la preclusione per tale chiamata possa verificarsi qualora esaurite le attività preparatorie attinenti alla comparizione e costituzione delle parti si siano avute udienze di mero rinvio ma non anche espletamento sia pure in parte di attività istruttoria o decisoria a pregiudizio definitivo del terzo chiamato Cass. civ. sez. lav. 5 marzo 2002 n. 3156

Ai fini della chiamata in causa di un terzo il difensore non necessita di una apposita procura in aggiunta all’altra già ottenuta per iniziare la lite Cass. civ. sez. II 1 dicembre 2000 n. 15370.

È nulla la chiamata in causa del terzo contro il quale sia proposta una domanda di garanzia impropria ove il procuratore del chiamante sia sfornito di procura ad hoc. Tuttavia tale procura deve considerarsi implicitamente conferita ove la volontà di chiamare il terzo sia chiaramente manifestata nella comparsa di risposta e la procura alle liti sia apposta in margine od in calce alla stessa Cass. civ. sez. III 2 dicembre 1998 n. 12233

La parte che non abbia provveduto alla chiamata del terzo in giudizio nelle forme e nei termini fissati dall’art. 269 comma I c.p.c. non pudenunciare in sede di gravame (appello o cassazione) la mancata concessione di un termine per effettuare detta chiamata ex art. 269 comma II c.p.c. ovvero il mancato esercizio del potere di ordinare l’intervento di detto terzo a norma del precedente art. 107 vertendosi in tema di prerogative esclusive e discrezionali del giudice di primo grado Cass. civ. sez. III 20 gennaio 2004 n. 776

La previsione della decadenza dalla possibilità di chiamare in causa un terzo se il convenuto non ne manifesti l’intenzione nella comparsa di risposta di cui all’art. 167 c.p.c. non è applicabile nel procedimento davanti al giudice di pace Cass. civ. sez. II 1 dicembre 2000 n. 15370

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