Art. 263 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Presentazione e accettazione del conto

Articolo 263 - Codice di Procedura Civile

Se il giudice ordina la presentazione di un conto (385 ss, 496, 709, 1130, 1713 c.c.) questo deve essere depositato in cancelleria con i documenti giustificativi, almeno cinque giorni prima dell’udienza fissata per la discussione di esso (198).
Se il conto viene accettato, il giudice istruttore ne dà atto nel processo verbale (126) e ordina il pagamento delle somme che risultano dovute. L’ordinanza non è impugnabile (177) e costituisce titolo esecutivo (474).

Articolo 263 - Codice di Procedura Civile

Se il giudice ordina la presentazione di un conto (385 ss, 496, 709, 1130, 1713 c.c.) questo deve essere depositato in cancelleria con i documenti giustificativi, almeno cinque giorni prima dell’udienza fissata per la discussione di esso (198).
Se il conto viene accettato, il giudice istruttore ne dà atto nel processo verbale (126) e ordina il pagamento delle somme che risultano dovute. L’ordinanza non è impugnabile (177) e costituisce titolo esecutivo (474).

Note

Massime

L’inosservanza dell’ordine del giudice in ordine al rendimento del conto non comporta a carico del convenuto l’inversione dell’onere della prova che resta pur sempre a carico dell’attore che si assume creditore potendo al piil giudice nel suo prudente apprezzamento trarre da tale inosservanza un argomento di prova a norma dell’art. 116 secondo comma c.p.c. Cass. civ. sez. I 11 novembre 2013 n. 25302

L’istituto del rendiconto previsto dall’art. 1713 comma primo c.c. (che trova il suo riferimento in sede processuale nell’art. 263 c.p.c.) è incompatibile con il mandato “ad litem” di cui all’art. 84 comma primo c.p.c. che abilita il difensore a compiere e ricevere nell’interesse della parte che lo ha conferito tutti gli atti del processo non essendo invero riconducibile ad un mandato “ad negotia” e quindi ad una figura che attenga al diritto sostanziale in senso proprio Cass. civ. sez. III 19 aprile 2010 n. 9264

La sottoscrizione di colui che renda il conto consistendo questo in una esposizione analitica di somme necessariamente racchiusa in un documento da depositare in tempo utile perché la controparte possa esaminarlo deve considerarsi requisito essenziale del medesimo con la conseguenza che il documento che ne risulti privo non puritenersi idoneo a fondare il legittimo instaurarsi del procedimento di cui agli artt. 263 e seguenti c.p.c Cass. civ. sez. II 2 dicembre 2009 n. 25349

Il procedimento di rendiconto di cui agli artt. 263 ss. c.p.c. è fondato sul presupposto dell’esistenza dell’obbligo legale o negoziale di una delle parti di rendere il conto all’altra facendo conoscere il risultato della propria attività in quanto influente nella sfera di interessi patrimoniali altrui o contemporaneamente nelle altrui e nella propria e come tale si ricollega all’esistenza di un rapporto di natura sostanziale e si instaura a seguito di domanda di rendiconto proposta in via principale od incidentale sviluppandosi quindi come un giudizio di cognizione di merito sia pure speciale il cui atto terminale – in caso di accettazione del conto – è un’ordinanza non impugnabile del giudice istruttore mentre – in caso contrario – è una sentenza (se del caso parziale quando trattasi di procedimento promosso in via incidentale) avente attitudine ad acquisire efficacia di giudicato sul modo di essere della situazione sostanziale inerente l’obbligo di rendiconto (e ci o in via esclusiva o in via strumentale rispetto ad altra situazione costituente il diritto principale cui si ricollega l’obbligo di rendiconto). Il suddetto procedimento è tuttavia dalla legge previsto come applicabile anche a taluni rapporti di natura processuale (come la tutela la custodia e l’amministrazione giudiziaria dei beni immobili esecutati o assoggettati a sequestro la curatela fallimentare) ma in tal caso la disciplina del procedimento non sempre è quella degli artt. 263 ss. c.p.c. nella sua integralità come si verifica nel caso in cui si tratti dell’obbligo di rendiconto da rendersi dall’amministratore giudiziario nominato ex art. 676 c.p.c. in cui il procedimento sorge in forza dell’ordine del giudice di presentare il conto e si conclude a norma dell’art. 593 c.p.c. sia che si tratti di conti parziali che totali con un’ordinanza non impugnabile la quale non è neppure ricorribile ex art. 111 Cost. difettando del requisito della decisorietà e definitività giacché non contiene statuizioni dirette a dirimere un contenzioso fra le parti ma si caratterizza come atto di amministrazione nell’ambito dei poteri di verifica e di controllo del giudice sull’operato del custode tanto che eventuali responsabilità di quest’ultimo possono farsi valere in un autonomo giudizio della parte che risulti titolare del diritto controverso in funzione della cui preservazione l’amministrazione venne tenuta (nella specie in applicazione di tali principi la Suprema Corte ha cassato senza rinvio la sentenza impugnata e dichiarata improponibile ex art. 382 terzo comma c.p.c. la domanda con la quale nell’ambito di un procedimento di sequestro giudiziario concesso in corso di impugnazione di lodo arbitrale avanti ad una corte d’appello a seguito della presentazione del conto ordinata dal consigliere istruttore si era impugnato il conto e si era dato corso al giudizio di rendiconto pronunciandosi quindi da parte della corte d’appello una sentenza parziale su alcune questioni contro la quale era stato proposto ricorso per cassazione Cass. civ. sez. I 10 novembre 1999 n. 12463 Comune Fiuggi c. Ciarrapico. Conforme alla prima parte della massima Cass. I 23 luglio 2010 n. 17283.

In tema di rendimento dei conti la mancata produzione dei documenti giustificativi priva di attendibilità e di efficacia il conto medesimo risultando tali documenti (necessariamente) funzionali al riscontro della veridicità delle singole partite di dare ed avere e quindi al controllo del risultato finale in termini di saldo attivo e passivo Cass. civ. sez. I 9 dicembre 1998 n. 12387

La competenza sulla domanda diretta ad ottenere il rendiconto o la restituzione del saldo attivo proposta dal mandante contro il mandatario spetta al giudice della residenza o del domicilio del mandatario Cass. civ. sez. III 20 febbraio 1993 n. 2073

Nel giudizio di rendiconto promosso nei confronti del soggetto obbligato alla presentazione del conto al fine di ottenere il pagamento del saldo di gestione tale soggetto è tenuto a prescindere dalla sua formale funzione di convenuto a fornire tutti gli elementi utili per la ricostruzione della gestione stessa – ed in tal caso spetterà a chi contrasti le sue affermazioni documentate dimostrare la loro erroneità – mentre alla lacunosità o incompletezza delle prove fornite dalle parti sopperisce comunque l’istruttoria disposta di ufficio dal giudice (con la consulenza tecnica e con il giuramento ex art. 265 c.p.c. o con quello suppletorio) escludendosi la possibilità di una pronunzia di non liquet che si configurerebbe come sostanzialmente assolutoria del convenuto dall’obbligo di presentazione del conto Cass. civ. sez. I 15 aprile 1992 n. 4568

L’obbligo di rendere il conto puritenersi adempiuto quando colui che vi è tenuto si sia dato carico di fornire la prova attraverso i corrispondenti documenti giustificativi non soltanto della qualità e quantità dei frutti percetti e della somma incassata nonché dell’entità e causale degli esborsi ma anche di tutti gli elementi di fatto che consentono di individuare e vagliare le modalità con cui l’incarico è stato eseguito e di stabilire anche in relazione ai fini da perseguire e i risultati raggiunti se l’operato di chi renda il conto sia adeguato a criteri di buona amministrazione. (Nella specie in base all’enunciato principio la S.C. ha confermato la decisione impugnata con cui si era ritenuto che non fosse stato adempiuto l’obbligo di rendere il conto in quanto il soggetto che vi era tenuto si era limitato a presentare un prospetto riassuntivo degli aumenti in entrata e in uscita verificatisi in alcuni conti correnti bancari e dei corrispondenti saldi senza dare conto degli atti di gestione che avevano portato agli esposti risultati contabili) Cass. civ. sez. II 30 ottobre 1990 n. 10528

L’istituto del rendiconto opera per previsione espressa esclusivamente in relazione a determinati specifici rapporti giuridici caratterizzati in genere da una situazione di amministrazione di beni altrui con la conseguenza che fuori di questi casi la procedura di cui agli artt. 263 e seguenti c.p.c. è meramente facoltativa e l’ammissione del rendiconto rientra nei poteri discrezionali del giudice del merito il quale pupreferire il ricorso ad altri mezzi di prova. Tale principio vale anche in tema di divisione ereditaria perché l’art. 723 c.c. prescrive soltanto che i condividenti nel corso delle operazioni divisionali si rendano i conti ma non stabilisce le modalità del rendiconto Cass. civ. sez. II 21 febbraio 1985 n. 1529

 

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