(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

ARTICOLO ABROGATO - Divieto di testimoniare

Articolo 247 - Codice di Procedura Civile

[Non possono deporre il coniuge ancorché separato (150 c.c.), i parenti (75 c.c.), o affini in linea retta e coloro che sono legati a una delle parti da vincoli di affiliazione, salvo che la causa verta su questioni di stato, di separazione personale o relative a rapporti di famiglia] (1)

Articolo 247 - Codice di Procedura Civile

[Non possono deporre il coniuge ancorché separato (150 c.c.), i parenti (75 c.c.), o affini in linea retta e coloro che sono legati a una delle parti da vincoli di affiliazione, salvo che la causa verta su questioni di stato, di separazione personale o relative a rapporti di famiglia] (1)

Note

(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 248 del 23 luglio 1974, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’intero articolo, salvo che la causa verta su questioni di stato di separazione personale o relative a rapporti di famiglia.

Massime

Nel caso di regime di comunione di beni fra i coniugi, qualora sia promossa una controversia da parte di uno di essi per l’attribuzione di un bene destinato ad incrementare il patrimonio comune, l’altro coniuge, pur non avendo la qualità di litisconsorte necessario, si trova in una condizione di incapacità a testimoniare, ai sensi dell’art. 246 c.p.c., stante la sua facoltà di intervenire nel processo. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata resa all’esito di un giudizio, in cui era stato illegittimamente ammesso a testimoniare il coniuge dell’originario attore, avente ad oggetto la domanda di restituzione di somma data in mutuo, versata al mutuatario con provvista tratta dal conto corrente bancario cointestato ai coniugi ed il cui titolo del versamento era stato contestato dalla controparte). Cass. civ. sez. III 21 gennaio 2010, n. 988

In tema di prova testimoniale, l’insussistenza, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 248 del 1974, del divieto di testimoniare sancito per i parenti (e gli altri soggetti) indicati dall’art. 247 c.p.c. rende bensì impossibile ogni aprioristica valutazione di  non credibilità delle deposizioni rese dalle persone indicate da tal norma – non avendo evidentemente senso, in caso contrario, l’eliminazione del divieto stesso – ma non esclude che il vincolo di parentela possa, in concorso con ogni altro utile elemento, essere considerato ai fini della verifica della maggiore o minore attendibilità delle deposizioni stesse. Cass. civ. sez. III 14 febbraio 2000, n. 1632

In materia di prova testimoniale, non sussiste con riguardo alle deposizioni dei parenti e  del coniuge di una delle parti alcun principio di necessaria inattendibilità connessa al vincolo  di parentela o coniugale, essendo un principio siffatto privo di riscontri nell’attuale ordinamento, tenuto conto che venuto meno il divieto di testimoniare previsto dall’art. 247 c.p.c. per effetto della sentenza della Corte cost. n. 248 del 1974, l’attendibilità del teste non può essere esclusa aprioristicamente, in difetto di ulteriori elementi che il giudice del merito reputi inficiarne la credibilità, per il solo fatto della esistenza di vincoli familiari con le parti. Cass. civ. sez. III 21 novembre 1997, n. 11635

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