(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Deferimento del giuramento suppletorio

Articolo 240 - Codice di Procedura Civile

Nelle cause riservate alla decisione collegiale, il giuramento suppletorio può essere deferito esclusivamente dal collegio (237).

Articolo 240 - Codice di Procedura Civile

Nelle cause riservate alla decisione collegiale, il giuramento suppletorio può essere deferito esclusivamente dal collegio (237).

Note

Massime

La valutazione sull’opportunità di disporre il giuramento suppletorio, trattandosi di mezzo di prova eccezionalmente sottratto alla disponibilità delle parti ed ammissibile di ufficio, è rimessa al prudente e discrezionale apprezzamento del giudice del merito, il quale – con valutazione insindacabile in sede di legittimità, se sorretta da motivazione immune da vizi logici o giuridici – stabilisce se ricorrono le condizioni previste dall’art. 2736, n. 2 c.c., ossia che la domanda o le eccezioni, pur non pienamente provate, non siano del tutto sfornite di prova, e, ai fini della scelta della parte cui deferire il giuramento, è facultato ad avvalersi anche di elementi di valutazione desumibili dal comportamento processuale e stragiudiziale delle parti e di semplici presunzioni, indipendentemente dalla loro gravità, precisione e concordanza. Cass. civ. sez. III 10 febbraio 2016, n. 2676

Il giuramento suppletorio ai sensi dell’art. 2736, n. 2, c.c. è deferibile d’ufficio ed è  quindi oggetto di un potere pienamente discrezionale del giudice, il cui esercizio la parte  può solo sollecitare, sicchè il giudice d’appello può sempre ammettere il suddetto giuramento ove ritenga la domanda o le eccezioni non pienamente provate ma non del tutto sfornite di prova, senza incontrare impedimento – nei giudizi assoggettati al rito del lavoro – nell’art. 437 c.p.c., il quale regola l’attività delle parti, ma non limita in alcun modo i poteri che il giudice può esercitare d’ufficio, con l’ulteriore conseguenza che, non applicandosi al giuramento suppletorio la norma testé menzionata, la sua deferibilità non è condizionata  dalla indispensabilità, prevista dallo stesso articolo quale condizione per l’ammissione dei nuovi mezzi di prova. Cass. civ. sez. III 20 ottobre 2016, n. 21235

Il deferimento del giuramento suppletorio rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, cui è riservata tanto la valutazione circa la sussistenza del requisito della semiplena probatio e dell’opportunità di avvalersi o meno di tale mezzo di prova integrativo, quanto la scelta della parte alla quale il giuramento deve essere deferito. Il relativo apprezzamento è insindacabile in sede di legittimità, se sorretto da adeguata motivazione. Cass. civ. sez. lav. 8 gennaio 2003, n. 101

Il giudice di merito che ritenga la causa giunta ad un stato di “semiplena probatio” ha la facoltà ma non dell’obbligo di deferire il giuramento suppletorio ai sensi del disposto dell’art. 2736 n. 2 cod. civ., così che dovrà ritenersi sindacabile soltanto la decisione positiva del giudice di ricorrere a tale mezzo istruttorio (e solo limitatamente al profilo dell’adeguatezza e della correttezza logica della relativa motivazione in ordine alle circostanze della effettiva esistenza di una “semiplena probatio” e del maggior contenuto probatorio che si presume offerto dalla parte prescelta a prestare il giuramento), ma non anche quella negativa di non farne uso in applicazione della regola generale di cui all’art. 2697 cod. civ., senza che, in quest’ultimo caso, possa invocarsi l’omessa motivazione di tale, discrezionale decisione. Cass. civ. sez. III 2 aprile 2009, n. 8021

La valutazione con cui sia stato disposto o negato il giuramento suppletorio, ovvero si  sia proceduto alla revoca del giuramento suppletorio già disposto, è censurabile in cassazione come vizio di violazione di norme sul procedimento ai sensi del n. 4 dell’art. 360 c.p.c. sia quando una motivazione manchi, sia quando il giudice abbia giustificato l’esercizio del suo potere assumendo che il relativo presupposto non sia quello della semiplena probatio bensì diverso, sia quando la motivazione sia esplicitata ed il giudice  abbia assunto a presupposto della conseguente decisione rispettivamente l’esistenza o meno di una situazione di semiplena probatio attribuendo o negando tale natura alla situazione probatoria esistente nel giudizio in relazione alla fattispecie giudicata con una valutazione che risulti erronea secondo le categorie della logica generale o di quella giuridica pertinenti nella specie. Cass. civ. sez. III 20 giugno 2008, n. 16800

Il potere del giudice di merito di deferire il giuramento suppletorio ha natura eminentemente discrezionale – trattandosi di mezzo di prova eccezionalmente sottratto alla disponibilità delle parti ed ammissibile d’ufficio – e la valutazione circa la sussistenza o  meno dei presupposti per detto deferimento ex art. 2736, n. 2 c.c., è insindacabile in sede di legittimità, se sorretta da motivazione immune da vizi logico – giuridici. Quanto ai poteri  del giudice di appello allorchè la lite sia stata definita in primo grado in base al predetto mezzo di prova, escluso che egli possa revocare l’ordinanza ammissiva del giuramento, essi  si sostanziano nella (ri)valutazione del materiale probatorio raccolto prima della delazione del giuramento, sicchè, qualora egli pervenga al convincimento che gli elementi acquisiti risultavano di per sè idonei alla decisione della vertenza, nel senso tanto dell’accoglimento, quanto del rigetto delle domande, potrà allora legittimamente pronunciare sentenza che prescinda dall’esito del giuramento. Cass. civ. sez. III 11 febbraio 2004, n. 2659

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