(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Confessione spontanea

Articolo 229 - Codice di Procedura Civile

La confessione spontanea può essere contenuta in qualsiasi atto processuale firmato dalla parte personalmente (125, 316, 317), salvo il caso dell’articolo 117 (183, 320).

Articolo 229 - Codice di Procedura Civile

La confessione spontanea può essere contenuta in qualsiasi atto processuale firmato dalla parte personalmente (125, 316, 317), salvo il caso dell’articolo 117 (183, 320).

Note

Massime

La relazione tecnica di parte prodotta in giudizio, dalla quale si traggono elementi a favore della controparte, non assume valore di confessione, la quale è atto della parte e va espressa in relazione ad un fatto in essa esplicitato, non rilevando, a tal fine, la mera inferenza logica di un’ammissione del consulente. Cass. civ. sez. II 24 settembre  2013, n. 21827

Ai sensi dell’art. 2731 c.c., l’efficacia probatoria della confessione postula che essa sia resa da persona capace di disporre del diritto cui i fatti confessati si riferiscono, ossia da persona che abbia la capacità e la legittimazione ad agire negozialmente riguardo al diritto. Ne consegue che non hanno valore confessorio le dichiarazioni rese dal mandatario del titolare del diritto medesimo. Cass. civ. sez. II 20 giugno 2013, n. 15538

La confessione stragiudiziale fatta alla parte, una volta provata (con qualsiasi mezzo, ivi compresa la confessione, valendo in tal caso le ordinarie regole probatorie), ha il medesimo valore di prova legale della confessione giudiziale, ed è dotata di efficacia vincolante sia nei confronti della parte che l’ha resa (alla quale non è riconosciuta alcuna facoltà di prova contraria), sia nei confronti del giudice, che, a sua volta, non può valutare liberamente la prova, né accertare diversamente il fatto confessato. Cass. civ. sez. III 10 agosto 2000, n. 10581

La dichiarazione sfavorevole alla parte contenuta nella comparsa di risposta o nella comparsa conclusionale, o anche nell’atto di opposizione o nell’atto di citazione, non può essere considerata confessione giudiziale spontanea ai sensi dell’art. 229 c.p.c., atteso che detti atti non possono ritenersi «atti processuali» – per tali intendendosi solo quegli atti che  si compiono nel processo nel contraddittorio delle parti in causa – specie quando non siano neppure sottoscritti dalla parte, come inequivocabilmente richiesto dalla norma citata. Cass. civ. sez. I 15 marzo 1994, n. 2465

Le ammissioni presenti negli atti difensivi, sottoscritti unicamente dal procuratore “ad litem”, non hanno natura confessoria, ma valore di indizi liberamente valutabili dal giudice per la formazione del suo convincimento mentre, qualora siano contenute in atti stragiudiziali, non hanno neppure tale ultimo valore. Cass. civ. sez. VI 19 marzo  2019, n. 7702

Le dichiarazioni rese in giudizio dal difensore, contenenti affermazioni relative a fatti sfavorevoli al proprio rappresentato e favorevoli all’altra parte, non hanno efficacia di confessione, ma possono essere utilizzate dal giudice come elementi indiziari, valutabili agli effetti dell’art. 2729 cod. civ. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la decisione di merito che aveva riconosciuto il possesso sulla  base delle ammissioni del difensore del convenuto per usucapione, in quanto corroborate da altri elementi inferenziali desunti dalla condotta proprietaria dell’attore). Cass. civ. sez. II 8 maggio 2012, n. 7015

Pur essendo vero che le ammissioni contenute nella comparsa di risposta – così come in uno degli atti processuali di parte indicati dall’art. 125 c.p.c. – siccome facenti parte del processo, possono assumere anche il carattere proprio della confessione giudiziale spontanea, alla stregua di quanto previsto dagli artt. 228 e 229 c.p.c., è tuttavia necessario  che la comparsa, affinché possa produrre tale efficacia probatoria, sia stata sottoscritta dalla parte personalmente, con modalità tali che rivelino inequivocabilmente la consapevolezza delle specifiche dichiarazioni dei fatti sfavorevoli contenute nell’atto. Conseguentemente, è inidonea a tale scopo la mera sottoscrizione della procura scritta a margine o in calce che, anche quando riportata nel medesimo foglio in cui è inserita la dichiarazione ammissiva, costituisce atto giuridicamente distinto, benché collegato. Cass. civ. sez. III 6 dicembre 2005, n. 26686

Le dichiarazioni rese in giudizio dal difensore, contenenti affermazioni relative a fatti sfavorevoli al proprio rappresentato e favorevoli all’altra parte non hanno efficacia di confessione ma costituiscono elementi di libero apprezzamento da parte del giudice di merito (in applicazione di tale principio di diritto, la S.C. ha cassato la sentenza di merito  per difetto di motivazione, in quanto questa, a seguito della negazione dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra il proprio assistito e il datore di lavoro, resa dal difensore, ha interpretato la stessa come rinuncia ad un capo di domanda senza apprezzarla liberamente). Cass. civ. sez. lav. 16 ottobre 2003, n. 15515

Le ammissioni contenute negli scritti difensivi sottoscritti unicamente dal procuratore ad litem non hanno valore confessorio ma costituiscono meri elementi indiziari che possono essere liberamente valutati dal giudice per la formazione del suo motivato convincimento.  Ne consegue che incorre nel vizio di violazione di legge la sentenza del giudice del merito che attribuisca valore confessorio alla dichiarazione contenuta nell’atto di citazione senza specificare se esso contenga o meno anche la firma della parte e prescindendo dall’esame della sussistenza o meno dell’animus confitendi, mentre è configurabile vizio di motivazione allorché, mancando la sottoscrizione della parte, il giudice si limiti a fondare il proprio convincimento sull’elemento indiziario costituito dalla ammissione del procuratore, tralasciando completamente altre risultanze probatorie (nella specie: una prova testimoniale) di segno contrario. Cass. civ. sez. II 5 maggio 2003, n. 6750

Le missive preprocessuali e le affermazioni contenute negli atti processuali provenienti dal legale della parte non hanno valore confessorio, ma hanno carattere indiziario, e come tali possono essere legittimamente utilizzate e liberamente valutate dal giudice ai fini della formazione del proprio convincimento; di esse non può essere aprioristicamente omesso l’esame in quanto il giudice ha comunque l’obbligo di valutare in concreto la rilevanza degli elementi indiziari acquisiti al giudizio ed è tenuto a darne conto in motivazione sia quando li ritenga sufficienti per fondarvi la propria decisione, sia, all’opposto, quando non li ritenga determinanti. Cass. civ. sez. II 8 agosto 2002, n. 11946

Le ammissioni contenute negli scritti difensivi, sottoscritti unicamente dal procuratore “ad litem”, costituiscono elementi indiziari liberamente valutabili dal giudice per la formazione del suo convincimento. Esse, tuttavia, possono assumere anche il carattere proprio della confessione giudiziale spontanea, alla stregua di quanto previsto dagli artt. 228 e 229 c.p.c., qualora l’atto sia stato sottoscritto dalla parte personalmente, con modalità tali che rivelino inequivocabilmente la consapevolezza delle specifiche dichiarazioni dei fatti sfavorevoli in esso contenute. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza gravata che aveva negato valore confessorio alle dichiarazioni contenute nella comparsa di risposta di  una parte, sottoscritta dal solo difensore e depositata in diverso giudizio). Cass. civ. sez., II 28 settembre 2018, n. 23634

Le enunciazioni contenute in un ricorso per decreto ingiuntivo (nella specie, non firmato dalla parte) non possono legittimamente considerarsi come dichiarazioni sfavorevoli alla parte stessa, atteso che, ai fini della configurabilità di una confessione giudiziale spontanea (art. 229 c.p.c.), “atti processuali” sono soltanto quelli compiuti in seno al processo nel contraddittorio delle parti e, comunque, sottoscritti dalle parti medesime. Cass. civ. sez. I 4 giugno 2001, n. 7523

In tema di prova civile, le ammissioni provenienti dal difensore possono avere solo valore indiziario, che, peraltro, difficilmente può riconoscersi ove si tratti di affermazioni  che esulino dalla linea difensiva assunta. Cass. civ. sez. lav. 4 giugno 2001, n. 7561

La dichiarazione di fatti a sé sfavorevoli resa dal datore di lavoro in un verbale ispettivo non ha valore di confessione stragiudiziale con piena efficacia probatoria nel rapporto processuale ma costituisce prova liberamente apprezzabile dal giudice in quanto l’ispettore del lavoro, pur agendo quale organo della P.A., non la rappresenta in senso sostanziale, e, quindi, non è il destinatario degli effetti favorevoli, ed è assente l’”animus confitendi”, trattandosi di dichiarazione resa in funzione degli scopi dell’inchiesta. Cass. civ. sez. L, 7 settembre 2015, n. 17702

L’affermazione della parte o, se questa è una società, del suo legale rappresentante, di fatti a sé sfavorevoli resa al consulente tecnico d’ufficio, considerato come terzo al di fuori del processo, integra una confessione stragiudiziale liberamente apprezabile dal giudice, ai sensi dell’art. 2735, primo comma, c.c., con apprezzamento che, se congruamente motivato, non è sindacabile in sede di legittimità. Cass. civ. sez. lav. 11 dicembre 2003, n. 18987

Le dichiarazioni rese agli organi di polizia giudiziaria, ancorché non siano vincolanti in sede civile, costituiscono confessione stragiudiziale fatta ad un terzo che il giudice ha il potere-dovere di apprezzare liberamente. (Fattispecie relativa ad una dichiarazione resa agli ispettori Inail). Cass. civ. sez. lav. 16 agosto 2000, n. 10825

La confessione stragiudiziale fatta ad un terzo non ha valore di prova legale e può essere, quindi, liberamente apprezzata dal giudice. Cass. civ. sez. III 14 luglio 2000, n. 9368

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