(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Modo di proposizione e contenuto della querela

Articolo 221 - Codice di Procedura Civile

La querela di falso può proporsi, tanto in via principale (9, 163; 99, 100, 101 att.) quanto in corso di causa (222, 313; 65 att.) in qualunque stato e grado di giudizio, finché la verità del documento non sia stata accertata con sentenza passata in giudicato (324).
La querela deve contenere, a pena di nullità (156), l’indicazione degli elementi e delle prove della falsità, e deve essere proposta personalmente dalla parte (84) oppure a mezzo di procuratore speciale (83, 125), con atto di citazione (163) o con dichiarazione da unirsi al verbale d’udienza (99 att.).
È obbligatorio l’intervento nel processo del pubblico ministero (70, 158).

Articolo 221 - Codice di Procedura Civile

La querela di falso può proporsi, tanto in via principale (9, 163; 99, 100, 101 att.) quanto in corso di causa (222, 313; 65 att.) in qualunque stato e grado di giudizio, finché la verità del documento non sia stata accertata con sentenza passata in giudicato (324).
La querela deve contenere, a pena di nullità (156), l’indicazione degli elementi e delle prove della falsità, e deve essere proposta personalmente dalla parte (84) oppure a mezzo di procuratore speciale (83, 125), con atto di citazione (163) o con dichiarazione da unirsi al verbale d’udienza (99 att.).
È obbligatorio l’intervento nel processo del pubblico ministero (70, 158).

Note

Massime

L’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti o degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza, ma non prova la veridicità e l’esattezza delle dichiarazioni rese dalle parti, le quali possono essere contrastate ed accertate con tutti i mezzi di prova consentiti dalla legge, senza ricorrere alla querela di  falso. (Nella specie, la S.C. ha escluso che l’attestazione, contenuta nell’atto notarile di compravendita, dell’avvenuto pagamento del prezzo nelle mani della parte venditrice contestualmente alla stipula, fosse dotata di fede privilegiata – e superabile, pertanto, solo  con la proposizione di querela di falso – in difetto di indicazione, nel medesimo atto, della presenza del notaio al momento del pagamento, nonché delle modalità di sua esecuzione). Cass. civ. sez. II 29 settembre 2017, n. 22903

Qualora la scrittura privata non autenticata formi un corpo unico col foglio sul quale è impresso il timbro postale, la data risultante da quest’ultimo è data certa della scrittura, perché la timbratura eseguita in un pubblico ufficio equivale ad attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita, mentre grava sulla parte che contesti la certezza della data l’onere di provare – pur senza necessità di querela di falso – che la redazione del contenuto della scrittura è avvenuta in un momento diverso. Cass. civ. sez. I 28 maggio 2012, n. 8438

La querela di falso in corso di causa, deve essere prima “proposta” ai sensi dell’art. 221 c.p.c., cioè portata all’attenzione del giudice affinché valuti la rilevanza e l’ammissibilità  della relativa istanza, e, quindi, “presentata” ai sensi dell’art. 222 c.p.c., il che può avvenire solo dopo l’autorizzazione del giudice che ne abbia positivamente valutato l’ammissibilità. Solo la “presentazione”, e non la “proposizione” della querela dà origine al subprocedimento incidentale di falso, con la conseguenza che la mera proposizione della querela stessa non comporta alcuna necessità di sospendere il giudizio principale. Cass. civ. sez. III 27 maggio 2009, n. 12263

La querela di falso civile in via incidentale o principale è consentita contro l’atto pubblico o le scritture private, cioè in genere contro le prove documentali precostituite, in quanto facciano fede ai sensi degli artt. 2699 e 2702 c.c., ed è diretta a togliere ai medesimi la fede che dovrebbero avere o hanno nel giudizio. Ne consegue che essa è ammissibile contro il verbale redatto dal consulente tecnico di ufficio – in relazione alla qualità di pubblico ufficiale dal medesimo rivestita –, costituente atto pubblico anche riguardo all’efficacia probatoria che esso spiega in ordine ai fatti che il consulente asserisce essersi verificati in sua presenza, ma non anche contro il contenuto della consulenza tecnica d’ufficio, la quale pur se redatta per iscritto si distingue dalla prova documentale e non fa pubblica fede delle affermazioni o constatazioni o giudizi in essa contenuti, potendo essere confutata con tutti i mezzi di prova senza necessità dell’esperimento della querela di falso,  né impegnando il giudice, che può approvarla o disattenderla. Cass. civ. sez. III 24 maggio 2007, n. 12086

In ipotesi di dichiarazione sottoscritta, pur se contenuta in più fogli dei quali solo l’ultimo firmato, poiché la sottoscrizione, ai sensi dell’art. 2702 c.c., si riferisce all’intera dichiarazione e non al solo foglio che la contiene, la scrittura privata deve ritenersi valida ed efficace nel suo complesso, rimanendo irrilevante la mancata sottoscrizione dei fogli precedenti, con la conseguenza che, al fine di impedire che l’intero contenuto della scrittura faccia stato nei confronti del sottoscrittore, quest’ultimo ha l’onere di proporre querela di falso. (Nella specie, la S.C., alla stregua dell’enunciato principio, ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che, con riguardo ad un’azione proposta ai sensi dell’art. 2932 c.c. in conseguenza dell’inadempimento della promittente venditrice di un immobile che si era rifiutata di stipulare il contratto definitivo, l’aveva rigettata sul presupposto erroneo dell’insussistenza del fatto costitutivo della pretesa attorea in virtù della circostanza che il contratto preliminare era stato sottoscritto dalla suddetta parte solo nel foglio finale, così ritenendolo invalido ed inefficace). Cass. civ. sez. II 1 marzo 2007, n. 4886

Il giudizio di querela di falso, tanto in via principale che incidentale, si connota quale processo a contenuto oggettivo con prevalente funzione di protezione dell’interesse pubblico all’eliminazione di documenti falsi dalla circolazione giuridica. Ove, peraltro, la querela di falso sia proposta in via principale, il giudice non è tenuto al preliminare vaglio,  al fine della valutazione dell’ammissibilità della domanda, della rilevanza del documento, come richiede invece l’art. 222 c.p.c., per il caso di querela incidentale, dopo avere prescritto l’interpello della controparte, ma deve, ai soli fini del riscontro della fondatezza o non della querela, controllare che sulla genuinità del documento sia insorta contestazione,  che di esso sia stato fatto uso, anche al di fuori di un determinato processo e che, per il suo contenuto, esso sia suscettibile di costituire mezzo di prova contro l’istante, mentre non ha rilievo l’ammissione della falsità da parte del soggetto nei cui confronti la querela è stata proposta. Cass. civ. sez. lav. 3 giugno 2011, n. 12130

L’atto di citazione con il quale è proposta in via principale querela di falso relativa a un determinato documento può essere sottoscritto anche dal solo difensore munito di procura  ad litem rilasciata in calce o a margine dell’atto, perché la procura speciale ad litem è astrattamente idonea a conferire il potere di proporre la querela di falso in via principale, mentre va in concreto accertato se, in considerazione del contenuto e dell’oggetto dell’atto di citazione, la volontà della parte di proporre querela possa ritenersi univocamente espressa con il conferimento della procura ad litem e tale volontà deve ritenersi sussistente allorché  la citazione sia esclusivamente diretta a proporre querela di falso in via principale, dato che non può – in virtù del principio della inscindibilità della procura dall’atto in calce o a margine del quale è apposta – sollevarsi alcun dubbio in ordine alla manifestazione della volontà della parte di proporre querela e di conferire al procuratore speciale il relativo potere, non essendo individuabile una diversa domanda, e tenuto conto anche del criterio ermeneutico di cui all’art. 1367 c.c. (principio di conservazione del negozio). Cass. civ. sez. I 20 settembre 2006, n. 2015

La querela di falso proposta in via principale dà luogo ad un giudizio autonomo volto ad accettare la falsità materiale di un atto pubblico o di una scrittura privata autenticata o riconosciuta, ovvero la divergenza, in un atto pubblico, fra la dichiarazione e gli altri fatti  che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza o essere stati da lui compiuti  e quanto effettivamente avvenuto, al fine di paralizzarne l’efficacia probatoria. All’esito di siffatto giudizio, l’eventuale accertamento della falsità spiega i suoi effetti “erga omnes”, e, quindi, oltre il limite del giudicato, senza, peraltro, che da tali effetti risulti esclusa la possibilità che al relativo giudizio partecipino tutti coloro che da esso potrebbero subire qualche effetto. In considerazione delle richiamate peculiarità, il giudizio introdotto con la querela di falso in via principale non tollera la proposizione di altre domande, nemmeno se dipendenti, nell’esito, dalla prima, e nemmeno se risarcitorie, per la cui definizione, del resto, non sarebbe sufficiente l’affermazione della falsità del documento, essendo pur sempre necessaria una ulteriore indagine, volta ad individuare i soggetti tenuti al risarcimento e ad accertare la sussistenza del dolo o della colpa. Cass. civ. sez. I 5 giugno 2006, n. 13190

In tema di prova documentale e con riguardo alla querela di falso proposta in via incidentale, la risposta affermativa all’interpello rivolto dal giudice alla parte, circa l’intenzione di avvalersi del documento contestato, è revocabile, poiché l’utilizzazione del documento resta nella disponibilità della parte che l’ha prodotto, la quale può, pertanto, dichiarare successivamente di non avvalersene, con la conseguente sopravvenuta carenza di interesse, in capo al querelante, a proseguire il giudizio sulla querela di falso. Cass. civ. sez. VI 30 agosto 2017, n. 20563

In materia di querela di falso in via incidentale, ed ai fini della liquidazione delle spese giudiziali, il valore della causa di falso deve ritenersi indeterminabile, giacché connaturato  sia allo scopo del giudizio (che è quello di eliminare la verità del documento, anche al di là dell’utilizzo nella controversia in cui la querela è incidentalmente insorta), sia alle possibili implicazioni, al di fuori del processo, dell’accertamento della falsità. Cass. civ. sez. III, 23 giugno 2017, n. 15642

La querela di falso è proponibile in via incidentale nel giudizio di regolamento di competenza solo quando riguardi atti del medesimo procedimento (il ricorso, la memoria ex art. 47, ultimo comma, c.p.c., la decisione impugnata, le memorie del procedimento ai sensi dell’art. 380-ter o dell’art. 380-bis c.p.c.), ovvero documenti di cui è ammesso il deposito ai sensi dell’art. 372 c.p.c., e non invece quando investa atti del procedimento che si è svolto innanzi al giudice del merito. Cass. civ. sez. VI-III 2 settembre 2015, n. 17473

La querela di falso in via incidentale non può essere proposta nella comparsa conclusionale, scritto riservato alla sola illustrazione delle difese. Cass. civ. sez. VI  25 luglio 2013, n. 18069

La proponibilità della querela di falso in via incidentale presuppone la rilevanza del documento della cui autenticità si controverte; ciò non esclude che – accertata, all’esito del giudizio incidentale, la falsità di un documento – il giudice possa accogliere la domanda  della parte, che si è avvalsa del medesimo, sulla base delle complessive risultanze processuali e senza attribuire valore di prova legale al documento dichiarato falso. Cass. civ. sez. I 6 dicembre 2006, n. 26149

Nell’ipotesi di incidente di falso, la competenza a conoscere appartiene inderogabilmente – stante il previsto intervento obbligatorio del P.M. – al giudice individuabile secondo il criterio del Foro Generale delle persone fisiche ai sensi dell’art. 18 c.p.c., non potendo al riguardo farsi diversamente riferimento al Foro del domicilio eletto di cui all’art. 30 c.p.c., sulla base della sola elezione di domicilio contenuta nella procura speciale ex art. 83 c.p.c. (che rileva ai meri fini del compimento delle attività processuali demandate al procuratore costituito in ordine alla causa di merito, e non anche nei termini sostanziali – concernenti il compimento di determinati atti o affari – postulati viceversa alla stregua del richiamo all’art. 47 c.c. operato dall’art. 30 c.p.c.). né il carattere endoprocessuale ed incidentale della procedura di falso può far ritenere che la suddetta competenza inderogabile sia modificabile per effetto di attrazione da parte della connessa causa di merito, in mancanza di specifica disposizione normativa, non potendosi, peraltro, stabilire una correlazione tra luogo ove deve effettuarsi la notificazione dell’atto di riassunzione e foro della competenza territoriale. Cass. civ. sez. III 21 maggio 2004, n. 9713

Al fine dell’osservanza delle norme che prevedono l’intervento obbligatorio del P.M. nel procedimento per querela di falso, a tutela di interessi generali per la pubblica fede, ai sensi dell’art. 221, terzo comma, c.p.c., non è necessaria la presenza di un rappresentante di tale ufficio nelle udienze, nè la formulazione di conclusioni, essendo sufficiente che il P.M., mediante l’invio degli atti, sia informato del giudizio e quindi posto in condizione di sviluppare l’attività ritenuta opportuna; ciò esclude la nullità della consulenza tecnica d’ufficio per assenza del P.M. all’udienza di conferimento dell’incarico e per la conseguente omissione della sua firma sul documento oggetto di querela. Cass. civ. sez. I 24 ottobre 2008, n. 25722

Nel giudizio di appello avente ad oggetto una querela di falso, è necessario che la pendenza del medesimo venga comunicata al P.M. presso il giudice ad quem – affinché sia posto in grado di intervenire – e non al P.M. presso il giudice a quo che non è legittimato a proporre impugnazione. La conseguente omissione è causa di nullità del giudizio di appello  e della relativa sentenza, a nulla rilevando l’insanabile difetto di legittimazione della parte  che ha promosso il giudizio, poiché alla presenza del P.M. si collega un interesse pubblico. Cass. civ. sez. I 9 ottobre 2007, n. 21092

Nel giudizio di falso l’intervento del P.M. è necessario nella fase relativa all’accertamento del falso e non anche nella fase preliminare in cui si decide dell’ammissibilità dell’azione e della rilevanza del documento, poiché soltanto con l’effettiva promozione di accertamenti della falsificazione denunciata si coinvolge il generale interesse all’intangibilità della pubblica fede dell’atto, che l’organo requirente è chiamato a tutelare. Cass. civ. sez. II 20 settembre 2000, n. 12444

È legittimato a proporre querela di falso chiunque abbia interesse a contrastare l’efficacia probatoria di un documento munito di fede privilegiata in relazione ad una pretesa che su di esso si fondi, non esclusa la stessa parte che l’abbia prodotto in giudizio, senza potersi distinguere tra querela proposta in via principale o incidentale. Cass. civ. sez. II 27 marzo 2019, n. 8575

In tema di querela di falso, la procura speciale soddisfa i requisiti di cui all’art. 221, comma 2, c.p.c., ove dall’atto risulti che il rappresentato abbia consapevolezza della falsità  di taluni documenti essenziali prodotti in giudizio e nel mandato siano specificati i documenti da impugnare con la volontà esplicita di proporre querela, senza, peraltro, che occorra individuare i documenti allorché la procura sia conferita al difensore a margine o in calce alla citazione per la proposizione della querela in via principale poiché il collegamento con l’atto su cui è apposta elimina ogni incertezza sull’oggetto di essa.  Cass. civ. sez. II 19 agosto 2015, n. 16919

La necessità che la querela di falso sia confermata nella prima udienza, prevista dall’art. 99 disp. att. cod. proc. civ., sussiste soltanto nel caso di querela proposta in via principale, mentre non è necessaria ove la stessa sia stata proposta in via incidentale dinanzi al giudice  di pace, con successiva riassunzione del giudizio di falso dinanzi al Tribunale, ai sensi dell’art. 313 cod. proc. civ., atteso che, in tale evenienza, al querelante è noto che l’altra  parte intende avvalersi del documento contestato. Cass. civ. sez. III 9 gennaio 2014, n. 196

L’atto di citazione, con il quale sia proposta in via principale la querela di falso relativa  ad un documento, può essere sottoscritto anche dal solo difensore munito di procura speciale “ad litem” rilasciata in calce o a margine dell’atto, la quale è in astratto idonea a conferire il relativo potere, e dovendosi in concreto ritenere univocamente espressa col conferimento del mandato la corrispondente volontà della parte, allorché la citazione sia diretta esclusivamente alla proposizione della querela stessa. Cass. civ. sez. II 25 settembre 2013, n. 21941

La sottoscrizione dell’atto ad opera della parte personalmente o a mezzo di procuratore speciale costituisce un requisito d’ammissibilità della querela di falso, che non può ritenersi soddisfatto dalla procura rilasciata al difensore per il giudizio nel quale è stato prodotto il documento di cui si vuole far dichiarare la falsità. Cass. civ. sez. VI 3 luglio 2013, n. 16674

In tema di querela di falso, il giudizio di ammissibilità e rilevanza non è riservato alla fase della sua proposizione, in quanto l’ordinanza che autorizza la presentazione non è suscettibile di passare in giudicato e, pertanto, non vincola il giudice della querela che, se  non è obbligato a esaminare nuovamente la rilevanza, è tenuto a controllare che: a) che sulla genuinità del documento sia insorta contestazione; b) sia stato fatto uso del documento; c) il documento stesso sia idoneo a costituire prova contro l’istante. Cass. civ. sez. I 4 maggio 2012, n. 6793

La previsione secondo cui la querela di falso può essere sempre proposta in qualsiasi stato e grado del giudizio (art. 221 c.p.c.) deve essere intesa nel senso che la relativa istanza, in primo o in secondo grado, deve comunque intervenire prima della rimessione  della causa in decisione, quindi, al più tardi (ove anche in appello si opti per l’osservanza del sistema ordinario di decisione) entro l’udienza di precisazione delle conclusioni. (Principio enunciato in un giudizio introdotto in data successiva al 30 aprile 1995, nel quale la querela di falso era stata dichiarata inammissibile in quanto proposta con la memoria di replica). Cass. civ. sez. II 31 agosto 2011, n. 17900

La querela di falso, giusta la previsione dell’art. 221 c.p.c., può essere sempre proposta  in qualsiasi stato e grado del giudizio, a nulla rilevando né che il querelante abbia tacitamente od espressamente riconosciuto la sottoscrizione del documento di cui allega la falsità, né che venga proposta dopo lo spirare delle preclusioni istruttorie né, infine, che la relativa istanza venga formulata per la prima volta solo in grado di appello. Cass. civ. sez. III 21 ottobre 2008, n. 25556

L’esistenza di copie autentiche di un atto pubblico tra loro difformi impone la proposizione della querela di falso contro quelle ritenute contraffatte, essendo questo lo strumento imprescindibile per neutralizzare il valore probatorio di tali documenti. Cass. civ. sez. III 27 settembre 2017, n. 22469

In presenza di un foglio firmato in bianco sulla base di un preesistente accordo tra il firmatario e colui che ha poi proceduto a riempire il foglio, l’incertezza circa i termini di  detto accordo preclude l’ammissibilità della querela di falso al sottoscrittore che voglia contestare la riconducibilità a sé medesimo del contenuto della scrittura. Cass. civ. sez. I 30 dicembre 2011, n. 30226

Nel caso di sottoscrizione di documento in bianco, colui che contesta il contenuto della scrittura è tenuto a proporre la querela di falso soltanto se assume che il riempimento sia avvenuto “absque pactis”, in quanto in tale ipotesi il documento esce dalla sfera di controllo del sottoscrittore completo e definitivo, sicché l’interpolazione del testo investe il modo di essere oggettivo dell’atto, tanto da realizzare una vera e propria falsità materiale, che esclude la provenienza del documento dal sottoscrittore; qualora, invece, il sottoscrittore,  che si riconosce come tale, si dolga del riempimento della scrittura in modo difforme da quanto pattuito, egli ha l’onere di provare la sua eccezione di abusivo riempimento “contra pacta” e, quindi, di inadempimento del mandato “ad scribendum” in ragione della non corrispondenza tra il dichiarato e ciò che si intendeva dichiarare, giacché attraverso il patto  di riempimento il sottoscrittore medesimo fa preventivamente proprio il risultato espressivo prodotto dalla formula che sarà adottata dal riempitore. Cass. civ. sez. III 1 settembre 2010, n. 18989

In tema di querela di falso, la formulazione dell’art. 221 c.p.c., secondo cui la proposizione della querela deve contenere, a pena di nullità, l’indicazione degli elementi e delle prove poste a sostegno dell’istanza, indica in modo non equivoco che il giudice di merito davanti al quale sia stata proposta la querela di falso è tenuto a compiere un accertamento preliminare per verificare la sussistenza o meno dei presupposti che ne giustificano la proposizione, finendosi diversamente dilatare i tempi di decisione del processo principale, in contrasto con il principio della ragionevole durata del processo di cui all’art. 111, secondo comma, Cost.. Cass. civ., Sezioni Unite 23 giugno 2010, n. 15169

La querela di falso postula – nell’ipotesi di sua proposizione relativa a scrittura privata – che quest’ultima sia stata riconosciuta (volontariamente dal suo autore o che debba considerarsi legalmente come tale) e che il querelante intenda eliminare la sua efficacia probatoria attribuitale dall’art. 2702 c.c. o, almeno, voglia contestare la genuinità dell’inerente documento, ragion per cui la proponibilità della suddetta querela presuppone,  in ogni caso, che la scrittura alla quale si rivolge sia stata sottoscritta, costituendo, invero, la sottoscrizione un suo elemento essenziale. (Nella specie, la S.C., sulla scorta dell’enunciato principio, ha confermato la sentenza impugnata con la quale era stata correttamente esclusa l’ammissibilità della querela di falso sul presupposto che le fatture impugnate con tale rimedio non risultavano sottoscritte). Cass. civ. sez. I 30 agosto 2007, n. 18323

La querela di falso non può essere proposta se non allo scopo di togliere ad un documento (atto pubblico o scrittura privata) la idoneità a far fede e servire come prova di determinati rapporti, sicché, ove siffatte finalità non debbano essere perseguite, in quanto non sia impugnato un documento nella sua efficacia probatoria, né debba conseguirsi l’eliminazione del documento medesimo o di una parte di esso, né si debba tutelare la fede pubblica, ma si controverta soltanto su di un errore materiale incorso nel documento (configurabile nel caso di mera “svista” che non incide sul contenuto sostanziale del documento, rilevabile dal suo stesso contenuto e tale da non esigere una ulteriore indagine  di fatto), la querela di falso non è ammissibile. Cass. civ. sez. II 2 luglio 2001, n. 8925

Ai fini della valida proposizione della querela di falso, l’obbligo di indicazione degli elementi e delle prove della falsità previsto dall’art. 221 c.p.c. può essere assolto con qualsiasi tipo di prova che sia idonea all’accertamento del falso e, quindi, anche a mezzo di presunzioni. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto inidonei a dimostrare la falsità della sottoscrizione di una quietanza di integrale soddisfacimento di un credito risarcitorio il deposito di una consulenza tecnica di parte, la sottoscrizione, da parte della querelante, del verbale di udienza, la dichiarazione di disponibilità della stessa al saggio grafico, nonché la macroscopica inferiorità della somma riportata nella quietanza rispetto a quella oggetto della domanda risarcitoria e a quella indicata in una bozza di transazione sottoscritta dalla medesima querelante). Cass. civ. sez. III 19 febbraio 2019, n. 4720

Nel giudizio di falso, la prova univoca della falsità del documento impugnato con apposita querela deve essere fornita dal querelante perché possa pervenirsi all’accoglimento della relativa domanda, sia essa proposta in via incidentale o in via principale. Cass. civ. sez. VI-II 24 gennaio 2019, n. 2126

La sottoscrizione di un documento integrante gli estremi della scrittura privata vale, ex  se, ai sensi dell’art. 2702 c.c., a ingenerare una presunzione iuris tantum di consenso del sottoscrittore al contenuto dell’atto e di assunzione della paternità dello scritto, indipendentemente dal fatto che la dichiarazione non sia stata vergata o redatta dal sottoscrittore. Ne consegue che, se la parte contro la quale la scrittura sia stata prodotta ne riconosce la sottoscrizione (ovvero se quest’ultima debba aversi per riconosciuta), la scrittura fa piena prova della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, mentre  il sottoscrittore che assuma, con querela di falso, che la sottoscrizione era stata apposta su foglio firmato in bianco ed abusivamente riempito, ha l’onere di provare sia che la firma era stata apposta su foglio non ancora riempito, sia che il riempimento era avvenuto absque pactis, sicché, se la dichiarazione in contestazione integra gli estremi della promessa di pagamento (ovvero della ricognizione di debito) spetta al sottoscrittore, in ossequio alla regola di cui all’art. 1988 c.c., provare l’inesistenza del rapporto fondamentale, e non a colui  a favore del quale la dichiarazione risulti rivolta provarne l’esistenza. Cass. civ. sez. III, 24 ottobre 2003, n. 16007

Ai fini della valida proposizione della querela di falso, l’obbligo di indicazione degli elementi e delle prove della falsità (previsto dall’art. 221 c.p.c.) non   impone necessariamente la completa e rituale formulazione della prova testimoniale, essendo sufficiente l’indicazione di tale prova e delle circostanze che ne dovrebbero costituire l’oggetto; peraltro, il suddetto obbligo può essere assolto con l’indicazione di qualsiasi tipo di prova idoneo all’accertamento del falso, e quindi anche a mezzo di presunzioni. (Nella specie, in tema di buste paga asseritamente sottoscritte in bianco, oltre all’indicazione della prova testimoniale vertente su tale circostanza, era stato indicato, quale elemento di prova in via presuntiva, anche il possesso da parte della lavoratrice di numerose copie in bianco delle buste paga). Cass. civ. sez. lav. 3 febbraio 2001, n. 1537 

L’efficacia probatoria privilegiata dell’atto pubblico è limitata ai fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza e alla provenienza delle dichiarazioni, senza implicare l’intrinseca veridicità di esse o la loro rispondenza all’effettiva intenzione delle parti. (In applicazione dell’anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto estranea all’efficacia probatoria dell’atto la dichiarazione, in esso contenuta, del versamento del prezzo in cambio del bene). Cass. civ. sez. I 9 maggio 2013, n. 11012

La querela di falso, avendo lo scopo di privare il documento dell’efficacia probatoria qualificata che gli è attribuita dalla legge, può investire anche una sentenza purché attenga a ciò di cui la sentenza, stessa fa fede quale atto pubblico, cioè alla provenienza del documento dall’organo che l’ha sottoscritta, alla conformità al vero di quanto risulta dalla veste estrinseca del documento (data, sottoscrizione, composizione del collegio giudicante, ecc.) e di ciò che il giudicante attesta essere avvenuto in sua presenza. Cass. civ. sez. III 5 febbraio 2013, n. 2637

Chi intenda mettere in dubbio l’autenticità di un atto pubblico (nella specie, rapporto su un sinistro sciistico redatto dai Carabinieri), in base al rilievo che l’autore del rapporto, avendo interesse ad escludere una propria possibile corresponsabilità nei fatti riferiti, ne abbia fornito una versione non veritiera, ha l’onere di impugnarlo con la querela di falso, e non può limitarsi ad addurre, nel giudizio in cui quel rapporto è prodotto come fonte di  prova, il conflitto d’interessi del verbalizzante al fine di escluderne l’efficacia probatoria privilegiata. Cass. civ. sez. III 10 dicembre 2012, n. 22383

Per contestare le affermazioni contenute in un verbale proveniente da un pubblico ufficiale su circostanze oggetto di percezione sensoriale, e come tali suscettibili di errore di fatto – nella specie la rilevazione del numero di targa di un’auto – non è necessario proporre querela di falso, ma è sufficiente fornire prove idonee a vincere la presunzione di veridicità del verbale, secondo l’apprezzamento rimesso al giudice di merito. Cass. civ. sez. I 20 luglio 2001, n. 9909

Nell’ambito dell’atto pubblico di vendita la descrizione del bene compravenduto non integra né un fatto avvenuto in presenza del pubblico ufficiale, né un fatto da lui compiuto, per cui la stessa non è assistita da alcuna garanzia di veridicità. Cass. civ. sez. III 7 dicembre 2000, n. 15526

La sentenza, considerata quale provvedimento del giudice tipicamente decisorio nell’ambito del procedimento nel quale è stata pronunciata (e non quale documento probatoriamente rilevante ab extrinseco in altro giudizio) non rientra nel novero degli atti contro i quali può proporsi querela di falso, tali essendo quelli la cui falsità rileva nel processo civile per l’attitudine ad ingenerare l’erroneo convincimento del giudice. Cass. civ. sez. I 26 luglio 2000, n. 9804

La querela di falso proposta avverso una scrittura privata è limitata a contestare la provenienza materiale dell’atto dal soggetto che ne abbia effettuato la sottoscrizione e non pure ad impugnare la veridicità di quanto dichiarato. (Nella fattispecie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva dichiarato inammissibile la querela di falso, proposta soltanto in appello, volta a far accertare l’inesistenza dell’operazione risultante da una fattura o a dimostrarne la sua realizzazione ad un prezzo diverso da quello ivi indicato). Cass. civ. sez. III 14 maggio 2019, n. 12707

Il verbale di un’assemblea condominiale, munito di sottoscrizione del presidente e del segretario, ha natura di scrittura privata, sicché il valore di prova legale è limitato alla provenienza delle dichiarazioni dai sottoscrittori e non si estende al contenuto della scrittura medesima, per impugnare la cui veridicità non occorre la proposizione di querela di falso, potendosi far ricorso ad ogni mezzo di prova. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva negato legittimazione all’impugnazione ex art. 1137 c.c. ad  un condomino che, pur avendo evidenziato di avere espresso, in sede assembleare, voto contrario alla delibera impugnata, non aveva tuttavia articolato alcuna deduzione istruttoria volta a sovvertire le risultanze del relativo verbale che, diversamente, ne riportava l’approvazione senza dissensi). Cass. civ. sez. VI-II 9 maggio 2017, n. 11375

Alla parte nei cui confronti venga prodotta una scrittura privata deve ritenersi consentita – oltre alla facoltà di disconoscerla, così facendo carico alla controparte di chiederne la verificazione addossandosi il relativo onere probatorio – anche la possibilità alternativa di proporre, senza con ciò riconoscere né espressamente né tacitamente la scrittura medesima, querela di falso al fine di contestare la genuinità del documento stesso, atteso che in difetto  di limitazioni di legge non può negarsi a detta parte di optare per uno strumento per lei più gravoso ma rivolto al conseguimento di un risultato più ampio e definitivo, quello cioè della completa rimozione del valore del documento con effetti erga omnes e non nei soli riguardi della controparte. Cass. civ. sez. II 23 dicembre 2003, n. 19727

In tema di querela di falso “incidentale”, l’art. 221, secondo comma, c.p.c. prescrive che essa sia proposta “con dichiarazione da unirsi al verbale d’udienza”, in un momento, quindi, che garantisca la diretta interlocuzione fra le parti ed il giudice e la presenza del P.M., per la redazione del relativo processo verbale. Ne consegue che, nel procedimento di legittimità,  se la trattazione del ricorso sia stata disposta in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è irricevibile la querela in questione se, alla sua proposizione, si proceda non all’adunanza della Corte, previa richiesta di audizione formulata dalla parte, tramite il suo difensore, bensì mediante deposito di un istanza in cancelleria. Cass. civ. sez. VI 23 luglio 2010, n. 17465

La querela di falso è proponibile in via incidentale nel giudizio di cassazione, dando luogo alla sua sospensione, solo quando riguardi atti dello stesso procedimento di cassazione (il ricorso, il controricorso e l’atto-sentenza) o i documenti di cui è ammesso, nel suddetto procedimento, il deposito ai sensi dell’art. 372 c.p.c., e non anche in riferimento ad atti del procedimento che si è svolto dinanzi al giudice del merito e la cui falsità vuole  essere addotta per contestare il vizio di violazione di norme sul procedimento in cui sia incorso il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata. Ne consegue che, ove si adduca la falsità degli atti del procedimento di merito, la querela di falso va proposta in via principale ed è nella impugnazione per revocazione, ai sensi dell’art. 395, primo comma, n.  2, c.p.c., il mezzo per rescindere la sentenza che, poi, possa essere riconosciuta aver pronunciato su prove dichiarate false, laddove la nozione di prova, dovendosi correlare al tipo di vizio di cui si dimostri che la sentenza è risultata essere affetta, può essere costituita dalla relazione di notificazione di un atto processuale (nella specie, dalla relazione di notificazione di ordinanza pronunciata, ex art. 426 c.p.c., fuori udienza), quando il vizio  della sentenza sia un vizio derivante da violazione della norma sul procedimento che di tale atto dispone la notificazione. Cass. civ. sez. III 16 gennaio 2009, n. 986

Nel giudizio di cassazione non può essere proposta querela di falso concernente un verbale di udienza del giudizio di merito, anzitutto perché nella fase di legittimità la querela di falso può essere proposta solo quando concerna documenti relativi alla fase stessa e non documenti già sottoposti al giudice del merito senza essere stati davanti a lui impugnati  come falsi, poi perché nel giudizio di cassazione possono essere prodotti documenti riguardanti la nullità della sentenza impugnata, ma intendendosi per tale solo quella inficiante direttamente la sentenza e non quella verificatasi nel corso del processo e incidente solo indirettamente sulla decisione e, infine, perché la querela di falso civile presuppone che il documento impugnato sia stato prodotto dalla parte, che ne conservi la disponibilità, ciò che non è per i verbali d’udienza. Cass. civ. Sezioni Unite 25 luglio 2007, n. 16402

La competenza territoriale sulla querela di falso proposta nel giudizio di appello appartiene al foro generale della persona, mancando una specifica disposizione normativa sulla forza attrattiva della causa di merito. Cass. civ. sez. VI-II ord. 23 giugno 2016,  n. 13032

La questione della rilevanza dell’eventuale falsità del documento, impugnato con la querela in via incidentale di cui all’art. 221 cod. proc. civ., è devoluta, ai fini della decisione di merito, al giudice della causa principale e non a quello della querela, il cui unico compito consiste nell’affermare o negare la falsità dell’atto. Cass. civ. sez. I 13 marzo 2015, n. 5102

La competenza a conoscere della querela di falso in via principale ex art. 221 c.p.c. appartiene inderogabilmente, stante il previsto intervento obbligatorio del P.M., al giudice individuabile secondo il criterio del foro generale delle persone di cui agli artt. 18 ss. c.p.c.,– e pertanto, trattandosi di persona giuridica, ex art. 19 c.p.c. –, senza che possano assumere al riguardo rilievo gli effetti della pronuncia sui rapporti giuridici della cui prova si tratta. Cass. civ. sez. III 25 agosto 2006, n. 18484

Al di fuori del caso di querela di falso proposta in via incidentale innanzi al tribunale, e, quindi, anche in caso di proposizione nel giudizio di appello, la competenza territoriale sulla querela di falso dev’essere individuata in base ai criteri di collegamento di cui agli artt. 18 e 19 c.p.c. (Sulla base di tale principio la Suprema Corte ha accolto l’istanza di regolamento di competenza avverso l’ordinanza con cui una corte d’appello aveva rimesso le parti per il giudizio sulla querela avanti al tribunale del luogo sede della corte d’appello, anziché avanti al tribunale territorialmente competente secondo quei criteri). Cass. civ. sez. III 23 marzo 2006, n. 6465

Office Advice Logo

Office Advice © 2020 – Tutti i diritti riservati