Art. 136 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Comunicazioni

Articolo 136 - codice di procedura civile

Il cancelliere, con biglietto di cancelleria [in carta non bollata] (1) (45 att.), fa le comunicazioni (133, 134) che sono prescritte dalla legge o dal giudice al pubblico ministero (71), alle parti (170, 176, 280, 292, 308, 377, 485, 538; 176 att.), al consulente (192), agli altri ausiliari del giudice (68) e ai testimoni, e dà notizia di quei provvedimenti per i quali è disposta dalla legge tale forma abbreviata di comunicazione.
Il biglietto è consegnato dal cancelliere al destinatario, che ne rilascia ricevuta, ovvero trasmesso a mezzo posta elettronica certificata, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici (2).
Salvo che la legge disponga diversamente, se non è possibile procedere ai sensi del comma che precede, il biglietto viene trasmesso a mezzo telefax, o è rimesso all’ufficiale giudiziario per la notifica (3).
Tutte le comunicazioni alle parti devono essere effettuate con le modalità di cui al terzo comma (4).

Articolo 136 - Codice di Procedura Civile

Il cancelliere, con biglietto di cancelleria [in carta non bollata] (1) (45 att.), fa le comunicazioni (133, 134) che sono prescritte dalla legge o dal giudice al pubblico ministero (71), alle parti (170, 176, 280, 292, 308, 377, 485, 538; 176 att.), al consulente (192), agli altri ausiliari del giudice (68) e ai testimoni, e dà notizia di quei provvedimenti per i quali è disposta dalla legge tale forma abbreviata di comunicazione.
Il biglietto è consegnato dal cancelliere al destinatario, che ne rilascia ricevuta, ovvero trasmesso a mezzo posta elettronica certificata, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici (2).
Salvo che la legge disponga diversamente, se non è possibile procedere ai sensi del comma che precede, il biglietto viene trasmesso a mezzo telefax, o è rimesso all’ufficiale giudiziario per la notifica (3).
Tutte le comunicazioni alle parti devono essere effettuate con le modalità di cui al terzo comma (4).

Note

(1) Le parole tra parentesi quadrate sono state soppresse dall’art. 16, comma 1, del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, nella L. 17 dicembre 2012, n. 221.
(2) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 25, comma 1, lett. d), n. 1), della L. 12 novembre 2011, n. 183. A norma dell’art. 25, comma 5, della stessa legge, tali disposizioni si applicano decorsi 30 giorni dalla data di entrata in vigore della medesima legge (Suppl. ord. alla G.U. Serie gen.- n. 265 del 14 novembre 2011).
(3) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 25, comma 1, lett. d), n. 2), della L. 12 novembre 2011, n. 183. A norma dell’art. 25, comma 5, della stessa legge, tali disposizioni si applicano decorsi 30 giorni dalla data di entrata in vigore della medesima legge (Suppl. ord. alla G.U. Serie gen.- n. 265 del 14 novembre 2011).
(4) Questo comma, aggiunto dall’art. 2, comma 35 ter, lett. b), del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, nella L. 14 settembre 2011, n. 148, è stato abrogato dall’art. 25, comma 1, lett. d), n. 3), della L. 12 novembre 2011, n. 183. A norma dell’art. 25, comma 5, della stessa legge, tali disposizioni si applicano decorsi 30 giorni dalla data di entrata in vigore della medesima legge (Suppl. ord. alla G.U. Serie gen.- n. 265 del 14 novembre 2011).

Massime

Il mancato buon esito della comunicazione telematica di un provvedimento giurisdizionale dovuto alla saturazione della capienza della casella PEC del destinatario è evento imputabile a quest’ultimo; di conseguenza, é legittima l’effettuazione della comunicazione mediante deposito dell’atto in cancelleria, ai sensi dell’art. 16, comma 6, del d.l. n. 179 del 2012, conv. in l. n. 221 del 2012, come modificato dall’art. 47 del d.l. n. 90 del 2014, conv. in l. n. 114 del 2014, senza che, nell’ipotesi in cui il destinatario della comunicazione sia costituito nel giudizio con due procuratori, la cancelleria abbia l’onere, una volta non andato a buon fine il primo tentativo di comunicazione, di tentare l’invio del provvedimento all’altro procuratore. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva dichiarato tardiva l’opposizione proposta dal lavoratore avverso l’ordinanza ex art. 1, comma 49, della l. n. 92 del 2012, comunicata all’indirizzo PEC di uno dei suoi procuratori e non consegnata per “casella piena”, reputando irrilevante che la cancelleria non avesse tentato la comunicazione al secondo procuratore ed avesse invece eseguito la comunicazione telematica ad entrambi i difensori costituiti del datore di lavoro). Cass. civ. sez. lav. 20 maggio 2019, n. 13532

In tema di comunicazioni di cancelleria, qualora nell’atto sia stato specificato di voler ricevere le comunicazioni esclusivamente presso l’indirizzo PEC di uno dei difensori di fiducia, non è valida la comunicazione effettuata all’indirizzo PEC di altro difensore. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva dichiarato improcedibile l’appello sebbene il decreto di fissazione di udienza, di cui all’art. 435 c.p.c., fosse stato comunicato all’indirizzo PEC di un codifensore diverso da quello indicato).  Cass. civ. sez. lav. 31 gennaio 2019, n. 2942

Ai soggetti per i quali la legge prevede l’obbligo di munirsi di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), le notificazioni e comunicazioni devono essere eseguite, ai sensi dell’art. 16, comma 6, del d.l. n. 179 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 221 del 2012, esclusivamente mediante deposito in cancelleria quando non abbiano provveduto ad istituire o comunicare il predetto indirizzo (come nel caso di specie, per mancata comunicazione dell’indirizzo PEC al Consiglio dell’ordine di appartenenza), salva la sola ipotesi in cui non sia possibile procedere mediante PEC per causa non imputabile al destinatario medesimo, nel qual caso, ai sensi del co. 8 della citata norma, trova applicazione l’art. 136, comma 3, c.p.c. Ne consegue che è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 136, comma 3, c.p.c. e 16, comma 8, del d.l. n. 179 del 2012, in relazione agli artt. 3 e 111 Cost., nella parte in cui si prevede la comunicazione via fax o mediante ufficiale giudiziario solo per problemi della cancelleria nell’invio della comunicazione, non essendo il sistema configurato dalle citate disposizioni, imperniato sulla imputabilità o meno della causa al destinatario, impeditivo o gravemente limitativo del diritto di difesa. Cass. civ. sez. II 9 agosto 2018, n. 20698

Le comunicazioni di cancelleria devono essere eseguite, per i processi cui risulta applicabile la disciplina dell’art. 16 del d.l. n. 179 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 221 del 2012, esclusivamente presso l’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) del difensore della parte, senza che rilevi l’eventuale elezione di domicilio presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, salva la sola ipotesi in cui non sia possibile procedere, mediante PEC, ai sensi del comma 4 della citata norma, per causa non imputabile al destinatario, nel qual caso trova applicazione l’art. 136, comma 3, c.p.c. e può rilevare l’elezione di domicilio. Cass. civ. sez. VI 15 settembre 2017, n. 21519

A seguito delle modifiche al processo civile apportate dall’art. 16, comma 4, del d.l. n. 179 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 221 del 2012, le comunicazioni e notificazioni a cura della cancelleria si effettuano, per via telematica, all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) del destinatario e la trasmissione del documento informatico, equivalente alla notificazione a mezzo posta, si intende perfezionata, con riferimento alla data ed all’ora della sua ricezione, quando la stessa sia avvenuta in conformità alle disposizioni di cui al d.p.r. n. 68 del 2005, il cui art. 6 stabilisce che il gestore della PEC utilizzata dal destinatario deve fornire al mittente, presso il suo indirizzo elettronico, la cd. ricevuta di avvenuta consegna (RAC), che costituisce, quindi, il documento idoneo a dimostrare, fino a prova del contrario, che il messaggio informatico è pervenuto nella casella di posta elettronica del destinatario. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto valida ed efficace la comunicazione alle parti della data di fissazione dell’udienza in Cassazione effettuata dalla cancelleria a mezzo PEC e, conseguentemente, non meritevole di accoglimento l’istanza di rinvio formulata da una delle parti). Cass. civ. sez. I 22 dicembre 2016, n. 26773

Le comunicazioni di cancelleria sono validamente eseguite anche in forme equipollenti a quelle previste dagli artt. 136 cod. proc. civ. e 45 disp. att. cod. purché sia certa l’avvenuta consegna e la precisa individuazione del destinatario, il cui riscontro legittima la prassi del “visto per presa visione” apposto dal procuratore sull’originale del biglietto di cancelleria predisposto per la comunicazione o sul provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza di discussione. Cass. civ. sez. VI lav. 10 ottobre 2014, n. 21428

Con l’estrazione di copia autentica, la parte acquisisce conoscenza formale del provvedimento, all’esito di un’attività istituzionale della cancelleria, che impone l’individuazione del soggetto che richiede la copia e del soggetto che la ritira, nonché l’annotazione della data di rilascio della copia stessa, avendosi, quindi, al pari della “presa visione”, una forma equipollente della comunicazione di cancelleria. (Principio affermato con riferimento al processo del lavoro, in fattispecie nella quale, depositato il ricorso di appello, l’appellante, pur non avendo ricevuto comunicazione del decreto di fissazione dell’udienza, ne aveva estratto copia, facendo così decorrere il termine per la notifica all’appellato). Cass. civ. sez. lav. 11 giugno 2012, n. 9421

In presenza di una comunicazione di cancelleria eseguita a mezzo telefax, ai sensi dell’art. 136, terzo comma, c.p.c., l’attestato del cancelliere, da cui risulti che il messaggio è stato trasmesso con successo al numero di fax corrispondente a quello del destinatario, è sufficiente a far considerare la comunicazione avvenuta, salvo che il destinatario fornisca elementi idonei a fornire la prova del mancato o incompleto ricevimento. Cass. civ. sez. I 30 marzo 2012, n. 5168

In tema di trasmissione con mezzi di telecomunicazione di atti relativi a procedimenti giurisdizionali e con riferimento al requisito secondo cui all’avvocato che trasmette l’atto e a quello che lo riceve sia stata conferita procura, richiesto dall’art. 1 della legge 7 giugno 1993, n. 183, al fine di considerare conforme all’atto trasmesso (nella specie ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione redatto dall’avvocato munito di procura) la copia inviata a mezzo fax al procuratore della controparte, nell’ipotesi di regolamento di giurisdizione, è sufficiente che quest’ultimo abbia ricevuto procura per il giudizio di merito, in riferimento al quale il regolamento è stato proposto, non essendo necessaria la procura speciale per il giudizio di cassazione, dovendosi ritenere che la garanzia dell’effettiva conformità all’originale sia assicurata dalla qualità del ricevente, tenuto conto della natura incidentale del regolamento di giurisdizione. Cass. civ. Sezioni Unite 28 novembre 2007, n. 24663

La mancata comunicazione al procuratore costituito di una delle parti delle ordinanze pronunziate fuori udienza determina la nullità delle attività riconducibili alle udienze posteriormente celebrate, che si estende agli atti successivi del processo, per violazione del principio del contraddittorio. Peraltro, nel caso in cui non sussista in concreto violazione di detto principio per effetto della spontanea partecipazione del predetto difensore all’udienza successivamente fissata senza che la cancelleria abbia provveduto al relativo adempimento informativo, la nullità del procedimento deve intendersi sanata, in quanto tale partecipazione dimostra che la parte ha potuto svolgere le sue difese. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata con la cui motivazione era stato ritenuto che, in virtù della sopravvenuta partecipazione del difensore alle udienze successive a quella per la quale non gli era stato comunicato l’avviso del differimento d’ufficio, la nullità riconducibile a quest’ultima omissione si sarebbe dovuta considerare sanata avendo lo stesso difensore potuto spiegare integralmente le sue difese e formulare le conclusioni, che erano state esaminate dal giudice di primo grado). Cass. civ. sez. II 1 marzo 2007, n. 4866

Benché le comunicazioni di cancelleria debbano avvenire, di norma, con le forme previste dagli artt. 136 c.p.c. e 45 disp. att. c.p.c. (consegna del biglietto effettuata dal cancelliere al destinatario ovvero notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario), esse possono essere validamente eseguite anche in forme equipollenti, sempreché risulti la certezza dell’avvenuta consegna e della precisa individuazione del destinatario, il quale deve sottoscrivere per ricevuta. Il rispetto di queste prescrizioni consente di ritenere sufficienti prassi come quella della apposizione della dizione «F.A.» (che sta per «Fatto Avviso»), con indicazione della data di trasmissione effettuata dal personale della cancelleria, e la relativa registrazione nella rubrica del passaggio atti ad altri uffici, recanti la firma «per ricevuta» dell’ufficio destinatario.  Cass. civ. sez. II 23 dicembre 2003, n. 19727

Allorché la comunicazione di un provvedimento giurisdizionale serva, oltre che a far conoscere quanto accaduto nel corso del processo, anche a individuare il momento iniziale per la decorrenza di un termine perentorio, contrariamente a quanto avviene negli altri casi in cui la funzione della comunicazione è limitata unicamente a finalità partecipative, il sistema della sola conoscenza di fatto del provvedimento non comunicato non può avere efficacia sanante della nullità dell’atto. Pertanto, nel caso di ordinanza relativa alla sospensione del processo, è necessario che la stessa sia comunicata ai sensi dell’art. 136 e seguenti c.p.c., ovvero in forme equipollenti che non possono in ogni caso prescindere, stante l’esigenza della certezza processuale, da un’attività del cancelliere, organo deputato infungibilmente a tale incombenza, cosicché – in caso di omessa comunicazione nella forma legale suddetta – alla sospensione del processo non può conseguire l’estinzione per inosservanza del termine di riassunzione di cui all’art. 297 c.p.c. Cass. civ. sez. lav. 20 maggio 2000, n. 6601

La comunicazione degli atti processuali è regolata dall’art. 136 c.p.c. e dall’art. 45 att. stesso codice e non può essere sostituita, ai fini della decorrenza del termine d’impugnazione, dalla conoscenza di fatto del provvedimento; essa, tuttavia, ammette equipollenti in forma diversa dalle modalità disciplinate dal codice di rito, purché pervenga da organo a ciò abilitato ed abbia raggiunto lo scopo di assicurare la certezza in ordine all’informazione della parte circa l’esistenza ed il contenuto del provvedimento ed in ordine alla data di tale conoscenza. (Riaffermando tale principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che, in materia fallimentare, può considerarsi equipollente alla comunicazione dell’esecutività del piano finale di riparto l’invio al creditore, da parte del curatore, di una raccomandata contenente il progetto finale di riparto e l’assegno di pagamento, con conseguente formazione del giudicato endofallimentare sull’indicata esecutività). Cass. civ. sez. I 15 febbraio 1996, n. 1140

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