(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Contenuto e sottoscrizione degli atti di parte

Articolo 125 - Codice di Procedura Civile

Salvo che la legge disponga altrimenti, la citazione (163), il ricorso (366, 486, 499, 638, 737; 184 att.), la comparsa (167, 190, 271), il controricorso (370), il precetto (480) debbono indicare l’ufficio giudiziario, le parti, l’oggetto, le ragioni della domanda e le conclusioni o la istanza, e, tanto nell’originale quanto nelle copie da notificare, debbono essere sottoscritti dalla parte, se essa sta in giudizio personalmente (82, 86, 317), oppure dal difensore (83) che indica il proprio codice fiscale (1). Il difensore deve altresì indicare il proprio numero di fax (2).
La procura al difensore dell’attore può essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell’atto, purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata (165).
La disposizione del comma precedente non si applica quando la legge richiede che la citazione sia sottoscritta da difensore munito di mandato speciale (221, 365, 370, 398).

Articolo 125 - Codice di Procedura Civile

Salvo che la legge disponga altrimenti, la citazione (163), il ricorso (366, 486, 499, 638, 737; 184 att.), la comparsa (167, 190, 271), il controricorso (370), il precetto (480) debbono indicare l’ufficio giudiziario, le parti, l’oggetto, le ragioni della domanda e le conclusioni o la istanza, e, tanto nell’originale quanto nelle copie da notificare, debbono essere sottoscritti dalla parte, se essa sta in giudizio personalmente (82, 86, 317), oppure dal difensore (83) che indica il proprio codice fiscale (1). Il difensore deve altresì indicare il proprio numero di fax (2).
La procura al difensore dell’attore può essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell’atto, purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata (165).
La disposizione del comma precedente non si applica quando la legge richiede che la citazione sia sottoscritta da difensore munito di mandato speciale (221, 365, 370, 398).

Note

(1) Le parole: «che indica il proprio codice fiscale» sono state aggiunte dall’art. 4, comma 8, lett. a), del D.L. 29 dicembre 2009, n. 193, convertito, con modificazioni, nella L. 22 febbraio 2010, n. 24.
(2) Questo periodo, aggiunto dall’art. 2, comma 35 ter, lett. a), del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, nella L. 14 settembre 2011, n. 148, è stato da ultimo così sostituito dall’art. 45 bis, comma 1, del D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, nella L. 11 agosto 2014, n. 114.

Massime

L’atto introduttivo del giudizio redatto in formato elettronico e privo di firma digitale è nullo, poiché detta firma è equiparata dal d.lgs. n. 82 del 2005 alla sottoscrizione autografa, che costituisce, ai sensi dell’art. 125 c.p.c., requisito di validità dell’atto introduttivo (anche del processo di impugnazione) in formato analogico. Cass. civ. sez. VI 8 giugno 2017, n. 14338

La previsione contenuta nell’art. 125, primo comma, c.p.c., come modificato dall’art. 4, comma 8, lettera a), del d.l. 29 dicembre 2009 n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2010 n. 24, secondo la quale “il difensore indica il proprio codice fiscale”, non è causa di nullità del ricorso, non essendo, tale conseguenza, espressamente comminata dalla legge, e non potendo ritenersi che siffatta omissione integri la mancanza di uno dei requisiti formali indispensabili all’atto per il raggiungimento dello scopo cui è preposto. Cass. civ. sez. lav. 23 novembre 2011, n. 24717

Poiché l’art. 125 c.p.c. prescrive che l’originale e le copie degli atti ivi indicati devono essere sottoscritti dalla parte che sta in giudizio personalmente oppure dal procuratore, il difetto di sottoscrizione (quando non desumibile da altri elementi, quali la sottoscrizione per autentica della firma della procura in calce o a margine dello stesso) è causa di inesistenza dell’atto (nella specie, di appello), atteso che la sottoscrizione è elemento indispensabile per la formazione dello stesso. Cass. civ. sez. lav. 20 gennaio 2011, n. 1275

Con riferimento alla disciplina relativa all’utilizzazione dei mezzi di telecomunicazione tra avvocati in ordine alla trasmissione di atti processuali, la leggibilità della sottoscrizione del mittente è prescritta dall’art. 1 della legge 7 giugno 1993, n. 183, non ai fini dell’esistenza o della validità dell’atto, ma della possibilità di considerare la copia ricevuta come conforme all’originale inviato con mezzo telematico, con la conseguenza che la mancanza di tale requisito ha rilievo solo nel caso in cui detta conformità venga posta in discussione. Cass. civ. sez. II 11 marzo 2009, n. 5883

La firma del difensore sugli atti di cui all’art. 125 c.p.c., apposta anche solo sotto la certificazione dell’autenticità della sottoscrizione della parte, ha lo scopo – oltre che di certificare l’autografia del mandato – di sottoscrivere tale atto, con la conseguenza che non sussiste la nullità dell’atto stesso per mancata sottoscrizione del procuratore. Cass. civ.sez. lav. 23 marzo 2005, n. 6225

Per la sottoscrizione degli atti di parte ex art. 125 c.p.c. è sufficiente, nell’ipotesi di persone giuridiche, il riferimento alla denominazione in cui si estrinseca la soggettività giuridica dell’ente (nella specie una Srl), mentre non è necessaria l’indicazione del nominativo del titolare dell’organo investito dalla rappresentanza, che ben può essere indicato con la generica dizione di legale rappresentante in carica. Cass. civ. sez. II 6 settembre 2000, n. 11761

Si veda, con riguardo alla citazione, sub art. 163, par. h); con riguardo al precetto, sub art. 480, par. d); con riguardo al pignoramento, sub art. 555, in fine; con riguardo alla procura alle liti, sub art. 83, par. b).
b) Rilascio della procura dopo la notifica e prima della costituzione. b-1) In genere.
Il principio secondo cui gli atti posti in essere da soggetto privo, anche parzialmente, del potere di rappresentanza possono essere ratificati con efficacia retroattiva (salvi i diritti dei terzi) non opera nel campo processuale, ove la procura alle liti costituisce il presupposto della valida instaurazione del rapporto processuale e può essere conferita con effetti retroattivi solo nei limiti stabiliti dall’art. 125 cod. proc. civ., il quale dispone che la procura al difensore può essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell’atto, purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata, e sempre che per l’atto di cui trattasi non sia richiesta dalla legge la procura speciale, come nel caso del ricorso per cassazione, restando conseguentemente esclusa, in tale ipotesi, la possibilità di sanatoria e ratifica. Cass. civ. sezioni Unite, 13 giugno 2014, n. 13431

In tema di procura alla lite conferita, a norma dell’art. 83 comma terzo c.p.c., in calce o a margine dell’atto introduttivo della fase processuale per cui viene rilasciata, fermo restando che il conferimento deve in ogni caso essere, a norma dell’art. 125 c.p.c., anteriore alla costituzione della parte, è irrilevante che la certificazione dell’autografia della sottoscrizione della parte sia redatta in data successiva a quella del conferimento della procura e della opposizione della relativa sottoscrizione. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto la nullità della procura alle liti, tra l’altro anche per la riscontrata non corrispondenza tra la data del rilascio della procura e quella della certificazione della sottoscrizione). Cass. civ. sez. lav. 15 febbraio 2000, n. 1705

È valida la procura alle liti conferita al difensore in calce alla copia notificata del decreto ingiuntivo, anche se priva di data certa, quando sia depositata all’atto della sua costituzione in giudizio, così da poterne ritenere, implicitamente, l’anteriorità rispetto a tale momento, come prescritto dall’art. 125, comma 2, c.p.c.. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione impugnata con la quale il giudice di appello, oltre a considerare ammissibile l’opposizione ad un decreto ingiuntivo nonostante la procura alle liti, posta in calce al decreto ingiuntivo notificato e priva di data, fosse stata depositata alla prima udienza e non contestualmente alla iscrizione a ruolo della causa, aveva pure addossato all’opposto l’onere di dimostrare il momento di rilascio della detta procura). Cass. civ., sez. II 5 novembre 2018, n. 28106

La norma dell’art. 125, secondo comma c.p.c., secondo cui la procura al difensore può essere rilasciata anche in data posteriore alla notificazione dell’atto, purché anteriormente alla costituzione in giudizio della parte, consente la sanatoria della sottoscrizione dell’atto introduttivo del giudizio da parte di un difensore che, in tal momento, non era fornito di valida procura, ma non si riferisce anche all’ipotesi in cui detto atto sia stato sottoscritto solo dalla parte personalmente. In quest’ultima ipotesi, infatti, l’atto è affetto da nullità assoluta, per violazione dell’art. 82, terzo comma, c.p.c., non sanabile dalla procura successivamente rilasciata. Cass. civ.sez. I 23 luglio 1997, n. 6894

L’art. 125, secondo comma, c.p.c., il quale, fino al momento della costituzione, consente alla parte attrice di rilasciare procura al difensore, in via di ratifica con effetti retroattivi dell’atto in precedenza notificato dal difensore stesso in suo nome e conto, esige la ritualità di detta costituzione, ma prescinde dalla circostanza che la medesima avvenga entro la scadenza di cui agli artt. 165 e 347 c.p.c., ovvero successivamente. Pertanto, la riassunzione del giudizio d’appello, originariamente non sorretta da valida procura al difensore, per essere questa apposta su atto difensivo predisposto ma non ancora prodotto in causa, resta convalidata ex tunc, ove tale atto sia allegato in sede di costituzione dell’istante, non rilevando che tale costituzione avvenga in occasione di una seconda riassunzione, effettuata dalla parte medesima o da altre parti dopo che la prima riassunzione non sia stata seguita da iscrizione a ruolo. Cass. civ. sez. I 1 settembre 1993, n. 9231

L’anteriorità del rilascio della procura ad litem alla costituzione dell’attore a norma dell’art. 125 comma 2 c.p.c. può presumersi dal mancato rilievo da parte del cancelliere della inesistenza della procura indicata nella nota di iscrizione a ruolo, stante l’obbligo del cancelliere di verificare la corrispondenza della nota di iscrizione a ruolo con gli atti e documenti effettivamente prodotti dalla parte. Cass. civ. sez. II 19 settembre 1992, n. 10737
La facoltà di rilasciare la procura al difensore, di cui all’art. 125, secondo comma, c.p.c., può essere esercitata pure dopo la notificazione dell’atto di citazione – anche per impugnazione – purché prima della costituzione della parte rappresentata in una qualsiasi delle forme previste dall’art. 83 dello stesso codice, restando all’apprezzamento del giudice del merito accertare l’anteriorità del rilascio rispetto alla costituzione, attraverso ogni elemento atto a garantire la certezza sul punto. Cass. civ. sez. II, , 22 ottobre 1982, n. 5498

La norma dell’art. 125 c.p.c. – che prevede la possibilità di rilasciare la procura al difensore in data posteriore alla notificazione dell’atto, purché anteriormente alla costituzione della parte rappresentata – non è applicabile nei procedimenti promossi mediante ricorso (nell’ipotesi, azione possessoria di reintegrazione), in quanto in questi la costituzione della parte rappresentata coincide con il deposito del ricorso, con la conseguenza che l’eventuale mancanza della procura, al momento di detto deposito, comporta l’inesistenza dell’atto introduttivo, il quale risulta privo di un presupposto indispensabile per la valida instaurazione del rapporto processuale. Cass. civ. sez. I 10 maggio 1995, n. 5119

Dal disposto combinato degli artt. 83 e 125 c.p.c. risulta che il rilascio al difensore della procura ad litem può avvenire anche dopo la notifica della citazione o del ricorso, purché anteriormente alla costituzione della parte, intendendosi quest’ultima nel senso del compimento, ad opera dell’interessato, di tutte quelle necessarie attività d’impulso processuale con le quali si esprime la concreta e definitiva volontà di postulare il giudizio, facendo sorgere nel giudice il corrispondente dovere di pronunziarsi sul merito. Nel caso di ricorso inteso a promuovere un giudizio in materia elettorale (a differenza di altri casi di procedimenti che iniziano con ricorso, e in cui basta la presentazione dell’atto stesso perché il giudice sia già tenuto a provvedere nel merito), quel potere-dovere non diviene attuale finché l’istante non abbia notificato il ricorso all’avversario e ottemperato a quant’altro occorre (deposito di copia del ricorso e del decreto di fissazione di udienza, con la prova dell’avvenuta notifica, unitamente agli altri atti e documenti del processo), a sensi degli artt. 82 e 82 bis del T.U. 16 maggio 1960, n. 570, nel testo modificato dalla L. 23 dicembre 1966, n. 1147, con l’adempimento di tali incombenti si attua la costituzione in giudizio dell’attore; ed è anteriormente a questa, ancorché in data posteriore alla notificazione del ricorso alle controparti, che l’istante, se non lo ha già fatto, deve e può rilasciare la procura al suo difensore.  Cass. civ. sez. I 5 aprile 1976, n. 1180.

In tema di mandato alle liti, l’attestazione del difensore dà certezza non soltanto della autografia della sottoscrizione della parte, ma anche della data in cui la procura si indica come conferita. Pertanto il deposito dell’atto contenente la procura “ad litem”, (nella specie consistente nella copia conforme all’originale del decreto ingiuntivo notificato all’opponente) alla prima udienza di comparizione non incide sulla validità della procura conferita in quanto rilasciata in data incontestabilmente anteriore. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza della Corte territoriale confermativa di quella di primo grado, la quale aveva dichiarato inammissibile l’opposizione a decreto ingiuntivo per l’incertezza della anteriorità del conferimento della procura da parte dell’opponente rispetto alla notificazione dell’opposizione ed alla costituzione del difensore nel relativo giudizio, essendo stata depositata la copia fotostatica conforme all’originale della copia notificata all’opponente del decreto ingiuntivo, su cui era stato opposto il mandato, soltanto alla prima udienza di comparizione).
Cass. civ. sez.  III 13 luglio 2010, n. 16403

Per la contestazione della data della sottoscrizione apposta dalla parte ad una procura speciale rilasciata in calce o a margine degli atti di cui all’art. 83, comma terzo, c.p.c. e autenticata dal difensore è necessario la speciale procedimento della querela di falso di cui agli artt. 221 e ss. c.p.c., in quanto deve riconoscersi al difensore il potere di certificare non soltanto l’autografia della sottoscrizione ma anche la data di apposizione della stessa.  Cass. civ. sez. lav. 15 marzo 2006, n. 5620

Per gli atti introduttivi del giudizio di merito la procura è richiesta affinché il difensore possa esercitare nel processo lo ius postulandi in rappresentanza della parte che la ha conferita; ma non è necessario ai fini della sua validità, che essa sia trascritta nella copia dell’atto notificata alla controparte, occorrendo invece che la procura figuri sull’originale dell’atto stesso depositato in cancelleria, perché risulti rispettato il requisito della tempestività prescritto dall’art. 125, secondo comma c.p.c. Infatti, l’anteriorità del rilascio della procura rispetto alla costituzione dell’attore può desumersi, anche presuntivamente, da qualsiasi altro elemento emergente dagli atti processuali, atteso che la legge non richiede che tale anteriorità risulti da atti formali ed insostituibili (nel caso di specie la S.C. ha ritenuto che l’anteriorità potesse desumersi dal mancato rilievo del difetto di procura da parte del cancelliere, tenuto, ex art. 74 disp. att. c.p.c., a controllare la corrispondenza delle indicazioni esposte nella nota di iscrizione a ruolo con gli atti e documenti effettivamente prodotti dalla parte.  Cass. civ. sez. I 25 luglio 1997, n. 6955

Quando la procura alle liti apposta in calce o a margine dell’atto processuale sia priva della data, che risulti invece apposta su quest’ultimo, deve presumersi – in considerazione dello stretto rapporto esistente tra l’atto e la procura espressa in calce o a margine, nonché della qualità della parte che li redige entrambi e che ben conosce le conseguenze di una datazione incompleta – la contestualità dei due atti, salva la possibilità per gli interessati di provare, anche per presunzioni, che la procura è stata in effetti rilasciata in data diversa. Cass. civ. Sezioni Unite 13 novembre 1996, n. 9961

L’art. 82 del r.d. 22 gennaio 1934, n. 37 – secondo cui gli avvocati, i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati, devono, all’atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso, intendendosi, in caso di mancato adempimento di detto onere, lo stesso eletto presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria adita – trova applicazione in ogni caso di esercizio dell’attività forense fuori del circondario di assegnazione dell’avvocato, come derivante dall’iscrizione al relativo ordine professionale, e, quindi, anche nel caso in cui il giudizio sia in corso innanzi alla corte d’appello e l’avvocato risulti essere iscritto all’ordine di un tribunale diverso da quello nella cui circoscrizione ricade la sede della corte d’appello, ancorché appartenente allo stesso distretto di quest’ultima. Tuttavia, a partire dalla data di entrata in vigore delle modifiche degli artt. 125 e 366 c.p.c., apportate dall’art. 25 della legge 12 novembre 2011, n. 183, esigenze di coerenza sistematica e d’interpretazione costituzionalmente orientata inducono a ritenere che, nel mutato contesto normativo, la domiciliazione “ex lege” presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria, innanzi alla quale è in corso il giudizio, ai sensi dell’art. 82 del r.d. n. 37 del 1934, consegue soltanto ove il difensore, non adempiendo all’obbligo prescritto dall’art. 125 c.p.c. per gli atti di parte e dall’art. 366 c.p.c. specificamente per il giudizio di cassazione, non abbia indicato l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine. Cass. civ. Sezioni Unite 20 giugno 2012, n. 10143

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