Art. 117 – Codice di Procedura Civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Interrogatorio non formale delle parti

Articolo 117 - codice di procedura civile

Il giudice, in qualunque stato e grado del processo, ha facoltà di ordinare la comparizione personale delle parti (350, 485) in contraddittorio tra loro per interrogarle liberamente sui fatti della causa (183, 185). Le parti possono farsi assistere dai difensori.

Articolo 117 - Codice di Procedura Civile

Il giudice, in qualunque stato e grado del processo, ha facoltà di ordinare la comparizione personale delle parti (350, 485) in contraddittorio tra loro per interrogarle liberamente sui fatti della causa (183, 185). Le parti possono farsi assistere dai difensori.

Massime

La natura giuridica non confessoria dell’interrogatorio libero non incide sulla sua libera valutazione da parte del giudice, che può legittimamente trarre dalle dichiarazioni rese dalla parte in tale sede un convincimento contrario all’interesse della medesima ed utilizzare tali dichiarazioni quale unica fonte di prova. Cass. civ. sez. lav. 1 ottobre 2014, n. 20736

Le dichiarazioni rese in sede d’interrogatorio libero o non formale, che è istituto finalizzato alla chiarificazione delle allegazioni delle parti e dotato di funzione probatoria a carattere meramente sussidiario, non possono avere valore di confessione giudiziale ai sensi dell’art. 229 c.p.c., ma possono solo fornire al giudice elementi sussidiari di convincimento utilizzabili ai fini del riscontro e della valutazione delle prove già acquisite; ne consegue che rientra nel potere discrezionale del giudice di merito la scelta relativa alla concreta utilizzazione di tale strumento processuale, non suscettibile di sindacato in sede di legittimità, e che la mancata considerazione delle sue risultanze, da parte del giudice, non integra il vizio di omesso esame di un punto decisivo della controversia. Cass. civ. sez. lav. 22 luglio 2010, n. 17239

La mancata valutazione delle risultanze dell’interrogatorio libero (da cui il giudice può semplicemente dedurre motivi sussidiari di convincimento per rafforzare o disattendere le prove già acquisite al processo) costituisce espressione del potere discrezionale del giudice del merito e, conseguentemente, non è sindacabile in sede di legittimità sotto il profilo dell’omessa od insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia. Cass. civ. sez. III 28 febbraio 2008, n. 5290

Nel nuovo rito del lavoro il libero interrogatorio delle parti, pur costituendo un adempimento doveroso per il giudice di primo grado – salva la valutazione della sua indispensabilità da parte del giudice dell’appello – è prescritto senza alcuna sanzione di nullità in quanto, pur essendo diretto all’accertamento della verità, non è preordinato a fini probatori né – come invece avviene nel rito ordinario (art. 117 c.p.c.) – a provocare la confessione della parte. Conseguentemente la mancata considerazione di esso, in quanto costituente solo un elemento sussidiario di convincimento, non integra il vizio di omesso esame di un punto decisivo della controversia. Cass. civ. sez. III 16 giugno 1986, n. 4002

Seppure l’interrogatorio non formale ex art. 117 c.p.c. non costituisce normalmente un mezzo di prova, tuttavia le dichiarazioni rese dalle parti durante lo stesso possono essere prese in considerazione come elementi indiziari al fine della decisione, soprattutto quando non contrastino tra loro. Cass. civ. sez. II 29 gennaio 1983, n. 801.
In sede di interrogatorio non formale ex art. 117 c.p.c., la parte può, ma non deve farsi assistere dal proprio difensore, configurandosi al riguardo una mera facoltà della parte stessa. Cass. civ. sez. II 28 gennaio 1983, n. 801.

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