(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Durata

Articolo 979 - Codice Civile

La durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario (678, 698, 796, 1014, 2814). L’usufrutto costituito a favore di una persona giuridica (11 ss.) non può durare più di trent’anni.

Articolo 979 - Codice Civile

La durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario (678, 698, 796, 1014, 2814). L’usufrutto costituito a favore di una persona giuridica (11 ss.) non può durare più di trent’anni.

Note

Massime

L’istituto dell’usufrutto perpetuo di cui al codice civile del 1865 non è più previsto dal codice civile vigente, il cui art. 979, secondo comma, stabilisce che l’usufrutto non può avere una durata maggiore di trent’anni se costituito a favore di una persona giuridica; pertanto poiché l’art. 252 disp. att. c.c. dispone che, quando per l’esercizio di un diritto o per la prescrizione o per l’usucapione il codice stabilisce un termine pibreve di quello fissato dalle leggi anteriori, il nuovo termine si applichi anche all’esercizio dei diritti sorti anteriormente, con decorrenze diverse a seconda del diritto in questione – il diritto di usufrutto perpetuo, convertito in usufrutto trentennale, comincia a decorrere dal 28 ottobre 1941 e si estingue, perciò in data 28 ottobre 1971. Cass. civ. sez. II, 12 maggio 2011, n. 10453

A norma degli artt. 979 e 980 c.c. la durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario, il quale, peraltro, può cedere il suo diritto per un certo tempo o per tutta la sua durata. La temporaneità del diritto, pertanto, esclude che esso possa formare oggetto di disposizione testamentaria o ricadere nell’ambito di una successione mortis causa; tuttavia, una volta che l’usufrutto sia stato ceduto per atto inter vivos, esso, fino alla morte dell’originario e primo usufruttuario, si rende suscettibile di successione mortis causa ove l’originario cessionario deceda prima del cedente, e, se il concessionario in questione non ne abbia disposto per atto di ultima volontà. esso si trasmette per legge agli eredi dello stesso (ed è suscettibile di successive trasmissioni mortis causa), non essendosi estinto e continuando a far parte del patrimonio relitto fino alla sua estinzione per morte del primo usufruttuario. Cass. civ. sez. II, 27 marzo 2002, n. 4376

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