(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Miglioramenti e addizioni

Articolo 975 - Codice Civile

Quando cessa l’enfiteusi, all’enfiteuta spetta il rimborso dei miglioramenti (1078) nella misura dell’aumento di valore conseguito dal fondo per effetto dei miglioramenti stessi, quali sono accertati al tempo della riconsegna (958, 963, 970, 972, 1150, 2815).
Se in giudizio è stata fornita qualche prova della sussistenza in genere dei miglioramenti, all’enfiteuta compete la ritenzione del fondo fino a quando non è soddisfatto il suo credito (748, 985).
Per le addizioni fatte dall’enfiteuta, quando possono essere tolte senza nocumento del fondo, il concedente, se vuole ritenerle, deve pagarne il valore al tempo della riconsegna. Se le addizioni non sono separabili senza nocumento e costituiscono miglioramento, si applica la disposizione del primo comma di questo articolo (986, 1593).

Articolo 975 - Codice Civile

Quando cessa l’enfiteusi, all’enfiteuta spetta il rimborso dei miglioramenti (1078) nella misura dell’aumento di valore conseguito dal fondo per effetto dei miglioramenti stessi, quali sono accertati al tempo della riconsegna (958, 963, 970, 972, 1150, 2815).
Se in giudizio è stata fornita qualche prova della sussistenza in genere dei miglioramenti, all’enfiteuta compete la ritenzione del fondo fino a quando non è soddisfatto il suo credito (748, 985).
Per le addizioni fatte dall’enfiteuta, quando possono essere tolte senza nocumento del fondo, il concedente, se vuole ritenerle, deve pagarne il valore al tempo della riconsegna. Se le addizioni non sono separabili senza nocumento e costituiscono miglioramento, si applica la disposizione del primo comma di questo articolo (986, 1593).

Note

Massime

La disposizione dell’art. 975, primo comma, c.c. secondo cui l’enfiteuta, quando cessa l’enfiteusi, ha diritto al rimborso dei miglioramenti apportati, nella misura dell’aumento di valore conseguito dal fondo per effetto dei miglioramenti stessi, quali risultino accertati al momento della riconsegna, trova applicazione solo ai miglioramenti che si collocano nell’ambito del rapporto di enfiteusi e che, essendo ancora esistenti alla data della riconsegna, si traducono in un valore economico direttamente o indirettamente riconducibile alla legittima attività dell’enfiteuta (o dei suoi danti causa), e non anche ai miglioramenti realizzati dopo la cessazione del rapporto nel tempo in cui l’enfiteuta abbia conservato di fatto il possesso materiale del bene, per i quali, invece, risultano applicabili i criteri generali previsti dall’art. 1150 c.c.. Cass. civ. sez. II, 12 novembre 2013, n. 25428

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