Art. 817 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Pertinenze

Articolo 817 - Codice Civile

Sono pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un’altra cosa.
La destinazione può essere effettuata dal proprietario della cosa principale o da chi ha un diritto reale sulla medesima (29, 246, 862 c.n.).

Articolo 817 - Codice Civile

Sono pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un’altra cosa.
La destinazione può essere effettuata dal proprietario della cosa principale o da chi ha un diritto reale sulla medesima (29, 246, 862 c.n.).

Note

Massime

Ai fini della sussistenza del vincolo pertinenziale avuto riguardo alle cd. pertinenze “urbane” e, in specie, ai beni mobili posti ad ornamento di edifici, è necessaria la presenza del requisito oggettivo dell’idoneità del bene a svolgere la funzione di servizio od ornamento rispetto ad un altro, ponendosi in collegamento funzionale o strumentale con questo, nonché del requisito soggettivo dell’effettiva volontà dell’avente diritto di destinare durevolmente il bene accessorio a servizio od ornamento del bene principale; sicché, di regola, va esclusa la natura di pertinenza delle suppellettili, degli arredi e dei mobili che riguardino esclusivamente la persona del titolare del diritto reale sulla cosa principale e non la cosa in sé considerata. Cass. civ. sez. VI, 14 maggio 2019, n. 12731

Ai fini della sussistenza del vincolo pertinenziale tra bene principale e bene accessorio è necessaria la presenza del requisito soggettivo dell’appartenenza di entrambi al medesimo soggetto nonché del requisito oggettivo della contiguità, anche solo di servizio, tra i due beni, ai fini del quale è necessario che il bene accessorio arrechi una “utilità” al bene principale e non al proprietario di esso. (Omissis). Cass. civ. sez. II, 10 giugno 2011, n. 12855

Il rapporto pertinenziale tra due cose ex art. 817 c.c. presuppone la destinazione in modo durevole di una cosa a servizio od ornamento di un’altra, senza che sia sufficiente, per la sussistenza di tale rapporto, solo la teorica possibilità che una cosa possa eventualmente servire all’altra, al fine di renderla più utile o più amena. Cass. civ. sez. III, 28 maggio 1991, n. 6025

Le pertinenze a norma dell’art. 817 c.c. sono le cose che pur essendo destinate in modo durevole al servizio o ad ornamento di altra cosa (principale) possono formare oggetto di separati atti e rapporti giuridici (art. 818). Il rapporto tra cosa principale e cosa accessoria (diversamente dall’incorporazione) è preso in considerazione dalla legge non come rapporto di connessione materiale o strutturale ma come rapporto economico e giuridico di strumentalità e complementarità funzionale, sicché non è necessario che il vincolo pertinenziale dia luogo ad un quid novi, cioè ad una nuova individualità (come avviene nell’incorporazione), né alla configurazione di una nuova utilità diversa dalla somma o anche dalla sintesi dell’utilità fornita dai due beni singolarmente considerati, essendo destinata la pertinenza al servizio o ad ornamento della cosa principale per renderne possibile una migliore utilizzazione o godimento, o per aumentarne il decoro. Cass. civ. sez. II, 19 marzo 1990, n. 2278

Ai sensi dell’art. 817 c.c. l’esistenza del vincolo pertinenziale tra due beni richiede la presenza di un elemento oggettivo, consistente nella destinazione di un bene al servizio o all’ornamento di un altro, ed un elemento soggettivo, costituito dalla rispondenza di tale destinazione all’effettiva volontà dell’avente diritto di creare il predetto vincolo di strumentalità e complementarietà funzionale. Cass. civ. sez. II, 26 giugno 1989, n. 3103

Al fine della configurabilità del vincolo pertinenziale (art. 817 c.c.) sotto il profilo della durevole destinazione di una cosa al servizio di un’altra, è necessario che l’utilità sia oggettivamente arrecata dalla cosa accessoria a quella principale e non al proprietario di questa, dovendo le pertinenze servire all’utilità della cosa e non anche a quella meramente personale del dominus della stessa. (Nella specie, in applicazione del suesposto principio, la C.S. ha confermato la decisione del giudice del merito, con cui si è escluso che costituisca pertinenza di una farmacia l’appartamento che il proprietario della stessa abbia costruito come sua abitazione per raggiungere da essa più rapidamente il luogo di lavoro). Cass. civ. sez. II, 22 dicembre 1984, n. 6671

La costituzione del rapporto pertinenziale presuppone che il proprietario della cosa principale abbia anche la piena disponibilità della pertinenza; in difetto, la destinazione di una cosa al servizio di un’altra può avere luogo solo in forza di un rapporto obbligatorio convenzionalmente stabilito tra il proprietario della cosa principale e quello della cosa accessoria. Cass. civ. sez. II, 30 ottobre 2018, n. 27636

La costituzione del vincolo pertinenziale presuppone un elemento oggettivo, consistente nella materiale destinazione del bene accessorio ad una relazione di complementarità con quello principale, e un elemento soggettivo, consistente nella effettiva volontà del titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale sui beni collegati di destinare il bene accessorio al servizio o all’ornamento del bene principale, ma non si traduce in un modo di acquisto della proprietà, sicché è comunque necessario l’accertamento del diritto dominicale sulla cosa accessoria. (Omissis). Cass. civ. sez. II, 20 gennaio 2015, n. 869

In tema di pertinenze, tra le singole unità immobiliari di proprietà esclusiva dei condomini e le relative aree di parcheggio esiste un vincolo pertinenziale ex lege, previsto dalla norma di cui all’art. 26 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (a mente della quale «gli spazi di cui all’art. 18 della legge 765/67 costituiscono pertinenze delle costruzioni, ai sensi degli artt. 817, 818 ed 819 c.c.). Cass. civ. sez. II, 4 marzo 2000, n. 2473

Mentre il rapporto pertinenziale ex lege che si costituisce tra il fabbricato e l’area da destinare a parcheggio trova la sua fonte nella norma imperativa che determina ed impone l’esistenza dell’inderogabile vincolo pubblicistico di servizio con il fabbricato, l’eventuale rapporto pertinenziale che sussiste tra lo stesso fabbricato e la superficie eccedente quella vincolata è geneticamente collegato solo ai modi ordinari con cui esso si costituisce, ossia secondo la effettiva destinazione della cosa e secondo la volontà del proprietario. Cass. civ. sez. II, 21 febbraio 1996, n. 1327

Perché il vincolo pertinenziale, tra due beni autonomi e distinti, siano essi mobili o immobili, possa costituirsi e il relativo regime – che postula l’esclusività della funzione accessoria – possa funzionare, è necessario che il proprietario della cosa principale abbia la piena disponibilità anche della cosa accessoria e che la destinazione pertinenziale, specie quando essa derivi da un atto non negoziale, sia attuale ed effettiva e non meramente potenziale, dovendo risultare da un comportamento oggettivamente valutabile. Pertanto, non ricorre un vincolo pertinenziale, ma semmai un rapporto di comproprietà o di servitù nell’ipotesi di un immobile contemporaneamente adibito a servizio di diversi altri immobili, appartenenti a proprietari diversi, né tale vincolo sussiste quando il collegamento funzionale sia previsto solo in prospettiva futura, come in un progetto finalizzato all’edificazione con riguardo ad immobili poi venuti ad esistenza in capo a diversi proprietari. Cass. civ. sez. I, 7 maggio 1993, n. 5262

Il vincolo pertinenziale, il quale può sussistere anche fra beni immobili, assume rilevanza giuridica non soltanto nel caso in cui il contratto che lo riguarda sia di natura obbligatoria, ma anche nel caso in cui il detto contratto sia ad effetti reali, non consentendo l’ampia dizione degli artt. 817 e 818 c.c. alcuna limitazione al riguardo. Cass. civ. sez. II, 19 marzo 1990, n. 2278

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