Art. 729 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262 - Aggiornato alla legge 26 novembre 2021, n. 206)

Assegnazione o attribuzione delle porzioni

Articolo 729 - codice civile

L’assegnazione delle porzioni eguali è fatta mediante estrazione a sorte. Per le porzioni diseguali si procede mediante attribuzione. Tuttavia, rispetto a beni costituenti frazioni eguali di quote diseguali, si può procedere per estrazione a sorte (2646; 789 c.p.c.).

Articolo 729 - Codice Civile

L’assegnazione delle porzioni eguali è fatta mediante estrazione a sorte. Per le porzioni diseguali si procede mediante attribuzione. Tuttavia, rispetto a beni costituenti frazioni eguali di quote diseguali, si può procedere per estrazione a sorte (2646; 789 c.p.c.).

Massime

In tema di scioglimento della comunione relativa ad un immobile comodamente divisibile, il giudice di merito gode di un’ampia discrezionalità nell’esercizio del potere di attribuzione delle porzioni ai condividenti, salvo l’obbligo di darne conto in motivazione; nell’esercizio di tale potere discrezionale, egli può considerare anche gli interessi individuali delle parti aventi ad oggetto beni estranei alla comunione – confrontandoli con gli altri interessi rilevanti nella specie – allo scopo di compiere la scelta più appropriata. Cass. civ. sez. II, 15 ottobre 2010, n. 21319

In materia di divisione ereditaria, non essendo applicabile l’art. 1115 c.c. – secondo il quale il partecipante che abbia adempiuto obbligazioni contratte in solido per la cosa comune ha diritto, in sede di divisione, ad un incremento della quota in misura corrispondente al rimborso dovutogli – se eredi legittimi sono soltanto i due figli del “de cuius”, ciascuno di essi ha diritto ad una metà del patrimonio relitto, senza che il coerede che abbia sostenuto oneri anche nell’interesse dell’altro possa vedersi riconoscere il diritto ad un corrispondente incremento della propria quota o anche soltanto alla scelta tra le quote uguali predisposte nel progetto di divisione, dovendosi ritenere che, a parità di quote, il metodo tendenziale di assegnazione, derogabili solo in presenza di situazioni di apprezzabile opportunità, sia quello del sorteggio previsto dall’art. 729 c.c. Cass. civ. sez. II, 29 gennaio 2009, n. 2394

In tema di divisione di comunione ereditaria, con parità di quote, qualora alcuni dei condividenti vogliono mantenere la comunione con riferimento alla quota loro spettante, ottenendo l’assegnazione congiunta di una quota pari alla somma delle loro singole quote, deve ritenersi sussistere ai sensi dell’articolo 729 c.c. una ipotesi di porzioni diseguali con conseguente impossibilità di procedere alla assegnazione delle quote mediante sorteggio e la necessità, quindi, di disporre l’attribuzione delle quote stesse da parte del giudice; ciò in quanto l’alterazione della originaria uguaglianza delle quote ereditarie, dovuta alla richiesta di alcuni coeredi di attribuzione di una porzione corrispondente ad una quota pari alla somma delle singole quote loro spettanti, determina un inevitabile riflesso sulle modalità di attuazione della divisione e giustifica la mancata adozione del criterio di estrazione a sorte. Cass. civ. sez. II, 9 ottobre 2007, n. 21085

L’uguaglianza delle quote, per procedere al sorteggio tra coeredi, ai sensi dell’art. 729 c.c. va riferita al momento della divisione e non a quello dell’aperta successione, sia perché la norma non qualifica le quote in questione come ereditarie, ed è pertanto da intendere come misura della partecipazione alla comunione, come risultante anche dagli atti dispositivi dei condividenti, sia perché il diritto di prelazione, di cui all’art. 732 c.c. volto a favorire fra l’altro la concentrazione delle quote nei condividenti, è previsto anche per facilitare tendenzialmente la formazione delle porzioni. Cass. civ. sez. II, 7 dicembre 2000, n. 15540

L’art. 720 c.c. disciplina l’ipotesi in cui l’immobile oggetto di comunione non sia divisibile o comodamente divisibile a prescindere dal fatto che le quote dei condividenti siano o meno eguali, mentre l’art. 729 c.c. riguarda la divisione degli immobili divisibili con conseguente formazione di quote uguali o diseguali, procedendosi nel primo caso all’estrazione a sorte e nel secondo all’attribuzione. Ne consegue che nell’ipotesi dell’immobile indivisibile, deve escludersi nella divisione il criterio del sorteggio. Del pari resta estraneo alla disciplina dell’art. 720 c.c. l’eventualità di un frazionamento in natura del bene, mentre la vendita all’incanto è configurata come rimedio residuale cui ricorrere quando nessuno dei condividenti voglia giovarsi della facoltà di attribuzione dell’intero. Cass. civ. sez. II, 27 ottobre 2000, n. 14165

In caso di domanda di divisione ordinaria proposta nei confronti dei coeredi di uno degli originari comunisti, qualora questi non facciano richiesta della loro quota indivisa, ma chiedano lo scioglimento anche di tale comunione, quali successori a titolo universale del de cuius, le porzioni da attribuire ai condividenti divengono diseguali, quand’anche la misura del diritto del loro dante causa fosse stata uguale a quella dell’altro comunista, talché trova applicazione l’art. 729 c.c. che, in caso di quote diseguali, ne prevede l’attribuzione in luogo dell’estrazione a sorte. Cass. civ. sez. II, 1 aprile 1995, n. 3846

Nella divisione tra coeredi aventi diritto a porzioni uguali, l’assegnazione di queste non può che avvenire mediante estrazione a sorte, a norma dell’art. 729, primo inciso, c.c. criterio che è inteso a garantire i singoli condividenti contro ogni possibile favoritismo. L’uguaglianza o meno delle quote va valutata con riferimento al momento dell’apertura della successione, mentre la circostanza che taluno dei coeredi si sia, per convenzione, reso cessionario della quota di altro coerede non può avere l’effetto di alterare il criterio direttivo per la determinazione e valutazione delle singole quote in confronto degli altri condividenti rimasti estranei alla convenzione. Cass. civ. sez. II, 26 ottobre 1994, n. 8772

In tema di scioglimento della comunione ereditaria, il criterio dell’estrazione a sorte previsto, nel caso di uguaglianza di quote, dall’art. 729 c.c. a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo, non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale, e, pertanto, è derogabile in base a valutazioni discrezionali, che possono attenere non soltanto a ragioni oggettive, legate alla condizione funzionale ed economica dei beni, ma anche a fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunità, la cui valutazione non è sindacabile in sede di legittimità, se non sotto il profilo del difetto di motivazione, non solo ove il giudice di merito abbia ritenuto di derogare al criterio suddetto, ma anche se abbia scelto di respingere la richiesta di deroga avanzata dalla parte. . Cass. civ. sez. II, 21 febbraio 2017, n. 4426

In tema di divisione ereditaria, il criterio dell’estrazione a sorte previsto dall’art. 729 c.c. nel caso di uguaglianza di quote a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo, può essere derogato soltanto in presenza di ragioni oggettive legate alla condizione dei beni quale risulterebbe dall’applicazione della regola del sorteggio, essendo irrilevante al riguardo la volontà presunta delle parti legata a fattori soggettivi. Cass. civ. sez. II, 15 luglio 2005, n. 15079

In tema di divisione ereditaria, il principio posto dall’art. 729 c.c. secondo il quale, nell’ipotesi di uguaglianza di quote, l’assegnazione delle porzioni uguali è fatta mediante estrazione a sorte non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale, ed è, pertanto, derogabile, in presenza di valide ragioni, in base a valutazioni prettamente discrezionali, insindacabili in sede di legittimità salvo che sotto il profilo dell’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione. In particolare, non costituisce una valida ragione la richiesta di alcuni dei condividenti di assegnazione delle quote relativa ad un bene immobile adibito ad attività commerciale, in quanto, in tal caso, aderendo a tale richiesta, da un lato non si raggiungerebbe l’obiettivo dello scioglimento della comunione (dandosi invece luogo ad una nuova, seppur minore comunione ), e dall’altro si violerebbe il principio della par condicio dei condividenti, che è alla base del criterio del sorteggio. Cass. civ. sez. II, 28 aprile 2005, n. 8833

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