(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Diritti dei figli nati fuori del matrimonio non riconoscibili.

Articolo 580 - Codice Civile

Ai figli nati fuori del matrimonio (1) aventi diritto al mantenimento, all’istruzione e alla educazione, a norma dell’art. 279, spetta un assegno vitalizio pari all’ammontare della rendita della quota di eredità alla quale avrebbero diritto, se la filiazione fosse stata dichiarata (269 ss.) o riconosciuta (250 ss.).
I figli nati fuori del matrimonio (1) hanno diritto di ottenere su loro richiesta la capitalizzazione dell’assegno loro spettante a norma del comma precedente, in denaro, ovvero, a scelta degli eredi legittimi, in beni ereditari.

Articolo 580 - Codice Civile

Ai figli nati fuori del matrimonio (1) aventi diritto al mantenimento, all’istruzione e alla educazione, a norma dell’art. 279, spetta un assegno vitalizio pari all’ammontare della rendita della quota di eredità alla quale avrebbero diritto, se la filiazione fosse stata dichiarata (269 ss.) o riconosciuta (250 ss.).
I figli nati fuori del matrimonio (1) hanno diritto di ottenere su loro richiesta la capitalizzazione dell’assegno loro spettante a norma del comma precedente, in denaro, ovvero, a scelta degli eredi legittimi, in beni ereditari.

Note

(1) La parola: «naturali» è stata così sostituita dalle attuali: «nati fuori del matrimonio» dall’art. 79, comma 1, del D.L.vo 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (G.U. n. 5 dell’8 gennaio 2014).

Massime

Il figlio naturale riconosciuto è erede del genitore naturale alla stessa stregua dei figli legittimi onde il suo diritto al mantenimento da parte del genitore naturale deceduto si converte in diritto ereditario laddove nulla può essere chiesto a tale titolo agli altri eredi, gravando su di essi l’obbligo di mantenimento e/o alimentare solo a favore dei figli naturali non riconosciuti o non riconoscibili, ai sensi del combinato disposto degli artt. 580 e 594 c.c. (Omissis). Cass. civ. sez. I, 16 luglio 2005, n. 15100

Il conseguimento dello status di figlio naturale, con dichiarazione giudiziale di paternità ottenuta dopo la data di entrata in vigore della nuova disciplina di cui alla L. 19 maggio 1975, 151 ed in forza dell’operatività della disciplina stessa anche per i figli nati o concepiti anteriormente, comporta il diritto di partecipare alla successione del genitore naturale in precedenza apertasi (indipendentemente dal passaggio di sentenza in giudicato, o dalla stipulazione di transazione, prima di quella data, con riguardo all’assegno previsto dagli artt. 580 e 594 c.c.), atteso che detta dichiarazione ha effetti retroattivi, senza alcuna limitazione rispetto alle posizioni successorie (non operando le limitazioni poste dall’art. 230 della citata legge con esclusivo riferimento al diverso caso del riconoscimento del figlio naturale). Cass. civ. sez. II, 7 aprile 1990, n. 2923

Gli artt. 580 e 594 (nuovo testo) c.c. in forza dei quali ai figli naturali non riconoscibili, siano essi minorenni o maggiorenni, spetta un assegno vitalizio di natura successoria sull’eredità del padre naturale (rispettivamente, in sede di successione legittima e di successione testamentaria), sono applicabili anche in favore di colui che abbia un diverso stato di figlio legittimo, tenuto conto che tale status non è incompatibile con un’indagine da effettuarsi incidenter tantum, ai soli indicati fini patrimoniali, su una diversa procreazione naturale, anche considerando che, nella disciplina del diritto di famiglia introdotta dalla L. 19 maggio 1975, n. 151, l’accertamento della genitorialità effettiva, purché non si profili l’incesto, è ammesso pure in situazione di divieto di riconoscimento per contrasto con lo stato di figlio legittimo o legittimato (art. 278 c.c. nuovo testo, in relazione ai precedenti artt. 251 e 253). Peraltro, il diritto all’indicato assegno postula, oltre all’accertamento del suddetto fatto procreativo, l’ulteriore requisito dell’impossibilità di proporre azione per la dichiarazione giudiziale della paternità (stante il richiamo dell’art. 279 c.c. da parte dei citati artt. 580 e 594), e tale requisito va inteso nel senso d’impossibilità assoluta, cioè originaria, non d’impossibilità soltanto relativa, perché sopravvenuta, con la conseguenza che il diritto medesimo deve essere negato al figlio naturale che, divenuto maggiorenne abbia omesso di esperire, nel termine di decadenza all’uopo fissato, l’azione di disconoscimento del padre legittimo, sempreché ciò configuri una volontaria scelta circa l’incontestabilità dello status di figlio legittimo, in quanto compiuta nella consapevolezza della diversa filiazione naturale e nella ricorrenza delle condizioni previste per l’azione di disconoscimento del padre legittimo, nonché in assenza di cause di forza maggiore impeditive del tempestivo esercizio di detta azione di disconoscimento. Cass. civ. sez. I, 24 gennaio 1986, n. 467

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