(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Impugnazione della rinunzia da parte dei creditori

Articolo 524 - Codice Civile

Se taluno rinunzia, benché senza frode, a un’eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunziante (2652 n. 1), al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti.
Il diritto dei creditori si prescrive in cinque anni dalla rinunzia (2934 ss.).

Articolo 524 - Codice Civile

Se taluno rinunzia, benché senza frode, a un’eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunziante (2652 n. 1), al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti.
Il diritto dei creditori si prescrive in cinque anni dalla rinunzia (2934 ss.).

Note

Massime

Per l’impugnazione della rinunzia ereditaria ai sensi dell’art. 524 c.c. è richiesto il solo presupposto oggettivo del prevedibile danno ai creditori, che si verifica quando, al momento dell’esercizio dell’azione, fondate ragioni (nella specie, l’intervenuta dichiarazione di fallimento) facciano apparire i beni personali del rinunziante insufficienti a soddisfare del tutto i suoi creditori. Cass. civ. sez. VI-II, 29 aprile 2016, n. 8519

L’azione ex art. 524 cod. civ. mediante la quale i creditori del rinunciante all’eredità chiedono di essere autorizzati all’accettazione con beneficio d’inventario, in nome e luogo del rinunciante stesso, non può essere esperita quando la rinuncia provenga dal legittimario pretermesso, non potendo quest’ultimo essere qualificato chiamato all’eredità, prima dell’accoglimento dell’azione di riduzione che abbia rimosso l’efficacia preclusiva delle disposizioni testamentarie. Cass. civ. sez. II, 29 luglio 2008, n. 20562

In caso di rinuncia all’eredità o di inutile decorso del termine all’uopo fissato, per impugnare la rinuncia e renderla inefficace i creditori debbono esperire l’azione prevista dall’art. 524 c.c. proponendo e trascrivendo la domanda anche nei confronti di chi si affermi quale avente causa degli altri chiamati all’eredità rispetto al medesimo immobile. Poiché tale azione produce in rapporto ai creditori del chiamato rinunciante i sostanziali effetti dell’azione revocatoria, al sequestro richiesto per assicurare gli effetti dell’accoglimento della domanda prevista dall’art. 524 è applicabile la disciplina dettata dall’art. 2905 c.c. potendosi trascrivere il sequestro tanto nei confronti del dante causa del debitore che nei confronti di quest’ultimo al solo scopo di far accertare l’esistenza del credito vantato verso di lui; non è invece idonea al medesimo fine la semplice richiesta di sequestro conservativo dei beni oggetto della delazione ereditaria, atteso che verrebbe altrimenti elusa la disciplina degli effetti della trascrizione, la quale ha riguardo a situazioni tipiche, e considerato che detti beni non appartengono a chi è chiamato all’eredità. (Fattispecie anteriore all’entrata in vigore delle norme sul procedimento cautelare uniforme). Cass. civ. sez. III, 29 marzo 2007, n. 7735

Il debitore rinunciante all’eredità è il solo soggetto passivamente legittimato all’azione intentata dai creditori ex art. 524 c.c. con la conseguenza che, al suo decesso, legittimato passivo risulta il suo erede quale persona che gli succede in universum ius, e, quindi, nella situazione di debitore rinunciante all’eredità, da cui scaturisce la legittimazione passiva de qua. Cass. civ. sez. II, 24 novembre 2003, n. 17866

L’azione esercitata dal creditore ai sensi dell’art. 524 c.c. per essere autorizzato ad accettare l’eredità in nome ed in luogo del debitore rinunziante ha una funzione strumentale per il soddisfacimento del credito, in quanto mira a rendere inopponibile al creditore la rinunzia e a consentirgli di agire sul patrimonio ereditario, rendendogli estranea la delazione del terzo chiamato per effetto della rinunzia da lui impugnata. Ne deriva che la legittimazione passiva spetta unicamente al debitore rinunciante, mentre i successivi chiamati che hanno accettato l’eredità possono considerarsi portatori di un interesse idoneo a consentire unicamente un intervento in causa adesivo dipendente, per sostenere le ragioni del debitore rinunziante, senza poter proporre domande proprie, diverse da quella di appoggio alla domanda della parte adiuvata. Cass. civ. sez. II, 25 marzo 1995, n. 3548.

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